Partito Comunista Internazionale

Il fronte unico proletario

Categorie: PCd'I, Union Question

Vi sono degli operai socialisti che hanno da lunga pezza adottato un sistema ben strano, per quanto comodo, di giudicare i fatti e gli episodi di questa terribile battaglia che si deve sostenere contro la coalizione e la offensiva borghese. Ad ogni scacco, ad ogni sosta, ad ogni ritirata più o meno strategica questi operai chiudono gli occhi davanti al quadrante della storia che pur si muove e sognano e pensano e si augurano che quello proprio sia l’ultimo scacco, l’ultima sosta, l’ultima marcia a ritroso più o meno strategicamente effettuata.

Taluni operai socialisti fanno peggio ancora: si ubriacano di luoghi comuni o di frasi prese ad imprestito non dalla realtà ma dalla fantasia e dicono: Oggi non siamo forti, oggi il Partito non si scinde, non collabora, non va a Canossa: oggi la Confederazione è ancora tutta nell’agone e nella sfera dell’azione di classe del programma socialista …

Illusioni! Perché la realtà ad ogni giorno batte più imperiosa alle porte e dice: Fino a quando?

Ecco il programma che ogni operaio deve porre innanzi a se stesso nel tribunale della propria coscienza: fino a quando?

La domanda gli deve venire imperiosa proprio in questi momenti mentre gli edili stanno per subire l’attacco – in grande stile questa volta – per la questione delle otto ore.

Otto ore di lavoro, otto ore di riposo, otto ore di studio e di svago. Ricordano gli operai quante vittime, quanto sangue, quanti martiri per la conquista di queste otto ore? Ricordano gli operai che la vittoria fu conseguita solo dopo la guerra, quando la borghesia tremava e temeva per la vendetta del proletariato? Ebbene, oggi è la sorte degli edili, ma domani sarà quella dei metallurgici, dopodomani … e chi lo sa che cosa vi sarà dopo domani?

Che fa intanto la Confederazione? Che fanno i socialdemocratici?

Che maturano gli uomini più in vista del grande e glorioso partito?

Forse che si vorrà tentare una interrogazione alla Camera, od una mozione, o la riesumazione del polveroso disegno di legge sulle otto ore che invece di venire in discussione in Parlamento sta per andarsene?

Che la famosa Commissione di Inchiesta sulle industrie, che tramutato Roma in Capua mentre il proletariato si consuma sui carboni accesi di una situazione precaria e pericolosa quanto mai?

Il problema delle otto ore è un problema di forza e non è e non può essere un motivo di vacue chiacchere per questo o per quell’altro deputato.

Che sia un problema di forza lo dimostra lo stesso sforzo della classe borghese che tenta appunto sugli edili il primo e clamoroso esperimento.

È vano lusingarci sulle crisi e sullo sfacelo del capitalismo.

È vano sperare che dal dissolvimento capitalista possa sbocciare, come per miracolo, il fiore purpureo e fresco della redenzione e della vittoria proletaria.

Il problema del comunismo e della sconfitta della classe borghese non è risolubile per chi si appaghi di guardare le stelle in attesa d’una luce che non potrà venire mai.

Il problema del comunismo è insito nella crisi della società non solo, ma anche nella possibilità per il proletariato di dare la battaglia e di affrancarsi dalla sanguinosa e vergognosa schiavitù.

Non basta potere, occorre anche volere.

La battaglia che domani si ingaggia per le otto ore è una ben fiera e terribile battaglia, che avrà delle storiche conseguenze per l’intero proletariato d’Italia. Il proletariato non ha più che una difesa da opporre: la piazza.

Ma per scendere in piazza occorre il giuoco delle masse, occorre la forza del numero, occorre – dobbiamo ripeterlo ancora? – il FRONTE UNICO!

I comunisti ancor auna volta additano il pericolo e l’insidia e dicono e ripetono a gran voce: Formiamo il fronte unico ed opponiamo alla offensiva borghese il petto poderoso, immenso ed invincibile di tutta la massa lavoratrice.