Partito Comunista Internazionale

L’Internazionale ed il fronte unico

Categorie: PCd'I, Third International, Union Question

L’Unione internazionale dei Partiti socialisti comunemente chiamata l’Internazionale due e mezzo, pubblica un manifesto diretto agli operai di tutti i paesi per la convocazione di una conferenza internazionale.

Questa dovrebbe convocarsi a primavera ed il suo ordine del giorno dovrebbe basarsi su questi punti principali:

1. La situazione economica d’Europa e l’azione operaia.

2. La resistenza alla reazione da parte del proletariato.

Allo scopo di concretare per l’applicazione pratica di queste proposte il Bureau dell’Internazionale di Vienna dovrà mettersi in relazione cogli Esecutivi di Londra (seconda Internazionale) e di Mosca (terza Internazionale).

Non è stata fatta menzione delle Internazionali Sindacali. L’Esecutivo dell’Internazionale di Vienna dichiara inoltre di appoggiare le proposte fatte dai dissidenti francesi di convocare in principio di febbraio una conferenza dei rappresentanti dei 5 paesi occidentali direttamente interessati al problema delle riparazioni, Inghilterra, Francia, Germania, Belgio e Italia. La proposta di riunire una conferenza internazionale sembra corrispondere allo spirito della campagna condotta già da parecchi mesi dalla Internazionale Comunista, dopo il terzo Congresso mondiale, tendente alla formazione per le lotte attuali delle classi operaie di un unico fronte proletario. Questo proposito è stato oggetto del manifesto dell’Esecutivo del primo gennaio u.s. Esso costituisca il principale oggetto all’ordine del giorno della prossima riunione dell’Esecutivo, convocato a Mosca pei primi di febbraio.

Comunque è necessario di chiarire sin d’ora con tutta la precisione e la fermezza possibile che non si tratta per noi comunisti, quando parliamo di fronte unico, di fare delle variazioni sentimentali e platoniche sul tema dell’unità; ma di provocare l’azione di tutte le forze proletarie unite nella lotta. Non sarà per compilare d’accordo delle formule elastiche, o per votare delle mozioni platoniche sul tipo della seconda Internazionale che noi accetteremo di riunirci con chi sia; ma unicamente per organizzare delle azioni concrete. Conseguentemente le questioni da trattarsi in una conferenza internazionale e nelle circostanze che dovranno accompagnarla dovranno essere ispirate e determinate dal principio animatore seguente: gettare sulla bilancia degli avvenimenti tutto il peso delle masse proletarie.

È per questo che una conferenza che si riunisse, ad esempio, alla vigilia stessa della Conferenza dei governi a Genova e che fosse seguita, subito dopo la sua riunione, da una manifestazione internazionale potente di masse proletarie di tutti i Paesi, sembrerebbe a noi adatta a contribuire veramente alla formazione di un fronte unico proletario, tale quale noi lo vogliamo.

È evidente che ad una tale conferenza dovrebbero partecipare per poterne assicurare il successo nel campo dell’azione internazionale, che sarebbe ai nostri occhi l’unico fine propostoci, le internazionali sindacali.

D’altra parte la separata conferenza dei cinque paesi occidentali, proposta dal partito dissidente dei signori Vandeverlde e Brouchere, a noi sembra uno stratagemma riformista-opportunista estraneo e contrario agli scopi che noi perseguiamo.

L’isolare il problema delle riparazioni dalle altre questioni relative alla ricostruzione economica del mondo e specialmente sui rapporti colla Russia soviettista, non può condurre né a delle decisioni utili, né ad azioni efficaci.

E a noi interessano solo le azioni efficaci.

Noi non ci facciamo illusioni sulle difficoltà che si oppongono alla realizzazione del nostro scopo che è la formazione d’un unico fronte di lotta internazionale.

Malgrado le pressioni crescenti esercitate dalle masse operaie di quasi tutti i Paesi che sentono la necessità di un fronte unico nazionale ed internazionale, non sarà facile di spezzare la resistenza degli elementi che tendono a sostituire l’azione diretta con delle mozioni sulla carta e si sforzano di deviare le masse dalla lotta.

D’altra parte bisognerà che noi comunisti facciamo degli sforzi sovrumani sopra noi stessi per deciderci ad assiderci alla stessa tavola, malgrado le recentissime esperienze del passato e del presente; con della gente della quale abbiamo fondata opinione che invece d’aver nell’anima l’aspirazione ad organizzare e dirigere la lotta, tende a sabotarla ed a tradirla. Tuttavia può darsi che, nell’interesse supremo del Proletariato, occorra seguire tal via.

Noi dobbiamo opporre all’aggravamento continuo della situazione economica del Proletariato l’energia concentrata di tutta la classe operaia. Noi dobbiamo mobilizzare fino all’ultimo operaio per l’armata proletaria, per la guerra contro la reazione. Noi dobbiamo fare tutto il possibile per dimostrare al Proletariato tutto intero la possibilità e la necessità di una lotta su tutti i fronti per le conquiste più urgenti; noi dobbiamo ad acquistare le indispensabili esperienze per le battaglie decisive dell’avvenire.

Questo conferma la bontà della proposta, il suo contenuto rivoluzionario e deve spingersi a decuplicare i nostri sforzi per la realizzazione.

La riunione del Comitato Esecutivo, convocato pel principio di febbraio, alla quale parteciperanno le delegazioni rinforzate di tutti i partiti affiliati all’I.C. dovrà esaminare il problema sotto i suoi aspetti, tenendo conto tanto della situazione mondiale che delle situazioni particolari di ciascun Paese.

Le deliberazioni, veri frutti della collaborazione internazionale, stabiliranno la nostra linea di condotta precisa e definitiva in questa questione tanto importante quanto ardua.

(Dalla Corrisp. Internaz.)

A. VALECKI