Il Convegno Confederale di Verona
I comunisti si affermano ottimamente
La giornata di domenica
VERONA, 7.
Sono oltre le ore 10 quando il Presidente, compagno Carretto della Camera del Lavoro di Torino, dopo aver augurato che i lavori procedano serenamente e proficuamente come il giorno innanzi, dà la parola al compagno Repossi.
L’on. Repossi inizia il suo discorso meravigliandosi che l’on. Reina attribuisca ai comunisti una mentalità e una tattica sindacalista. Ciò è smentito da tutto il contegno dei comunisti. Egli si addentra quindi nell’esame della situazione sindacale, notando che i comunisti sono in linea generale contrari agli scioperi di solidarietà nel campo economico.
Osserva che il padronato ha condotto la sua offensiva contro la classe operaia, non simultaneamente, come ha detto l’on. Reina, ma separatamente e di seguito contro tutte le categorie. Furono prima i falegnami, i cotonieri; vennero in seguito i lanieri, i metallurgici, ecc. Accenna alle condizioni create ai contadini dalla tattica confederale. Se i lavoratori sono tutti attaccati sia pure non simultaneamente dal padronato – dice il nostro compagno – non è più uno sciopero di solidarietà quello generale, ma è uno sciopero di vera difesa diretta di tutte le categorie dei lavoratori.
Affaccia dei dubbi sulle decantate vittorie dei chimici e dei metallurgici per la Lombardia.
L’oratore prosegue rapidamente polemizzando in modo felice con i dirigenti della Confederazione. Nota le continue contraddizioni del giornale confederale in merito agli scopi e alla portata dell’inchiesta sulle industrie. Prima si è detto che l’inchiesta sarebbe stata risolutiva per le vertenze salariali; poi è stata ritenuta come un puro mezzo polemico come sostenuto l’on. Buozzi.
Buozzi: Non è vero, non è vero.
La verità è invece quella detta ieri dal compagno Tasca: l’inchiesta sulle industrie è la collaborazione sul terreno economico che prepara e che rende necessaria quella sul terreno politico.
Il nostro compagno smentisce nel modo più reciso che i comunisti siano contro l’unità proletaria. Vuole che anche le altre organizzazioni sindacali nazionali siano chiamate a fianco della Confederazione per la battaglia contro il padronato. Parla sul problema dei disoccupati pei quali il Partito comunista rivendica l’intero diritto di esistenza e fa delle considerazioni intorno al problema della legislazione sociale.
Il nostro compagno che, durante il suo breve e sobrio discorso, è stato attentamente seguito, termina fra gli applausi dei comunisti.
Il segretario dei tessili
Lo segue alla tribuna Galli dei tessili il quale mentre ieri riteneva superfluo il suo intervento nella discussione inizia il suo discorso dicendo che è più facile discutere e criticare che non operare.
Voci: Scoperta da Colombo!
L’oratore polemizza con il compagno Flecchia al quale attribuisce pensieri che il nostro compagno non ha mai avuto; motivo per cui il Galli è rumoreggiato da quai tutta l’assemblea. Continuando a polemizzare con Flecchia il Galli parla della vertenza dei cotonieri dicendo che quando questi scesero in lotta esisteva una fortissima crisi.
Voci: Guarda Varese, Legnano, Pordenone, Vicenza!
Galli: Durante l’agitazione cotoniera la Federazione ha tenuto parecchi consigli nazionali durante i quali è regnato l’accordo anche coi comunisti. (Proteste dei comunisti della Venezia Giulia e del Vicentino).
L’oratore continua dicendo che in seguito alla venuta in Italia dei rappresentanti della Jugoslavia e della Romania la situazione è migliorata. Afferma che la FIOT con la lotta dei cotonieri ha spezzato l’offensiva padronale, e rivendica alla FIOT il merito di avere conservato uno dei migliori concordati italiani. Dice che a Torino si sono accettate riduzioni salariali.
Voci: I tessili torinesi sono diretti dai riformisti. È l’opera vostra che provoca il crumiraggio.
A questo punto succede un pandemonio in tutta la sala tanto che deve intervenire il Presidente per raccomandare la calma.
La situazione dei tessili
Il Galli però, che si trova in uno stato d’animo preoccupante, continua su di un tono provocatorio dicendo per es. che se gli operai hanno fatto i crumiri è stato perché i comunisti hanno denigrato i dirigenti della Federazione. Elogia la resistenza dei tessili vicentini, diretti – secondo il Galli – dai socialisti.
Voci: Bugiardo. Sono i comunisti alla loro testa!
Oggi, prosegue il Galli, vi è sul piede di guerra il 50 per cento degli operai lanieri, il resto ha defezionato. L’alto Biellese, il Vicentino e la Toscana resistono magnificamente. Il basso Biellese invece ha tradito accordandosi direttamente con gli industriali.
Voci: Effetti della propaganda riformista.
Dove si è defezionato – dice il Galli – si deve ricercare la causa in esercitazioni fatte al di fuori delle direttive della Federazione. (Proteste dei comunisti).
L’oratore continua dicendo che oggi il padronato tenta di ridurre le paghe del 23 e del 24 per cento, ma considera lo sciopero come un’azione da disperati. Egli si augura che la Confederazione si attenga invece al buon senso, al senso della responsabilità, perché nega che lo sciopero possa risolvere vertenze sindacali. La proposta dello sciopero generale è stata fatta unicamente per combattere i dirigenti confederali e il Partito socialista. (Appalusi dei bonzi). Lo sciopero generale, prosegue il Galli, può essere solo propugnato dagli incoscienti e dai demagoghi. (Proteste vivissime dei comunisti).
Voci: Va a dire queste cose fra la massa; bugiardo, demagogo, impostore, sfacciato.
Galli però ammette che i comunisti hanno ragione quando dicono che la solidarietà delle altre Federazioni è mancata, allorquando accettarono di trattare separatamente le loro questioni. Ricorda gli scioperanti di Valdagno ed accusa i comunisti di aver sparo lacrime per la rivoltellata che ha colpito il pescecane Marzotto, vittima si un suo figlio naturale.
Voci dei comunisti: Bugiardo, sono parole dette dai mandarini che tu hai inviato sul posto.
L’oratore prosegue dicendo che i lanieri non faranno lo sciopero generale se prima le altre categorie non dimostreranno verso di loro una maggiore solidarietà, e sulla necessità della solidarietà il Galli fa un vuoto pistolotto, freddamente applaudito dagli stessi bonzi che gli fanno corona.
Il segretario dei chimici
Prende ora a parlare Violante per i chimici, il quale esamina le diverse fasi dell’agitazione dei chimici, scagliandosi in modo feroce contro alcune corrispondenze apparse sull’«Ordine Nuovo» chiamando delinquenti coloro che vorrebbero trascinare alla lotta certamente disastrosa i 300 mila operai chimici. Il Violante continua, tutto furibondo e congestionato, dicendo che i dirigenti della Federazione dei chimici sono per l’Italia ricca e grande.
Voci: Socialpatriota, fosfatiero, qui ti volevamo!
Ricorda che alcuni giorni fa a Trieste alcuni individui che egli chiama teppisti, imposero colla rivoltella in pugno di approvare da parte dei suoi compagni quanto essi volevano.
I compagni della Venezia Giulia investono il Violante chiamandolo: «mentitore, mentitore, mascalzone, canaglia, mentisci sapendo di mentire».
Il vivacissimo incidente si trasforma tosto in un trambusto generale. Si minaccia di venire alle mani. Tutta la sala è in piedi.
Minacce ridicole!
Dopo ristabilita, con non lievi sforzi, la calma il Violante riprende a parlare dichiarando di assumere intera responsabilità di quanto ha detto e minaccia di espulsione i chimici della Venezia Giulia se essi non cambiano strada. Rivolgendosi agli organizzatori di parte estrema chiede se si deve parlare di solidarietà di uomini o di organizzazioni. Egli si dichiara completamente a fianco della Federazione del legno quantunque essa sia stata attaccata dai giornali borghesi. Non così sembrano comportarsi i comunisti.
Violante, che sembra un papero davanti allo straccio rosso, continua a sfuriare contro l’«Ordine Nuovo» lanciando al suo indirizzo un sacco di ingiurie. Poi se la prende con il compagno Tasca che considera solo un teorico.
In tono polemico, l’oratore, procede all’illustrazione dell’attività della sua Federazione dicendo che essa è solo per un protezionismo transitorio.
Mazzoni: Nessun professionista ha detto mai che il protezionismo doganale deve durare per l’eternità!
Voci dei socialisti: Tu parli per i contadini, tu non conosci le condizioni dell’industria.
Protezionismo social-patriota
Mazzoni: Parlo per coloro che soffrono di più e conosco le cose più di voi.
Violante continua ad addurre argomenti a favore del suo protezionismo transitorio citando a vanvera le condizioni di parecchie industrie e mettendosi su di un piano prettamente borghese e protezionista e finisce dicendo che per i chimici lo sciopero generale non è una necessità e quindi è contrario allo sciopero stesso.
Le bugie di Violante
Juraga, per fatto personale, dichiara che quanto ha affermato il Violante non risponde a verità. Spiega che essendo mancati dei documenti alla Camera del Lavoro ed entrando sovente degli spioni nei locali camerali, una sera il comando delle squadre d’azione decise di perquisire tutti i presenti per vedere se poteva rintracciare gli agenti della questura. Furono perquisiti quindi tanto i dirigenti dei chimici che erano presenti, quanto i comunisti, compreso l’Juraga stesso. Solo dopo, allorquando gli operai chimici della Venezia Giulia hanno dimostrato di essere a grande maggioranza per la proposta del Comitato sindacale comunista, i dirigenti dei chimici hanno tratto pretesto da quella necessaria precauzione per scandalizzarsi del contegno dei comunisti.
Con quella dichiarazione del compagno Juraga la speculazione tentata dal Violante cade nel ridicolo, ed il Presidente leva la seduta.
Il segretario dei tipografi
Solo dopo le ore 15 il presidente Ghezzi può dare la parola a Bruno della Federazione del Libro che incomincia subito col constatare che la discussione finora fatta è servita ai bonzi e ai mandarini (è il Bruno che definisce se stesso ed i suoi colleghi in tal modo) confederali. Nota che il movimento comunista al presente Consiglio Nazionale è diretto dal partito politico di qui.
Tasca (ironicamente): È diretto da Mosca!
Bruno è convinto che i discorsi fatti dai compagni Repossi e Flecchia ripetono in minore sincerità quanto in altri tempi fecero i sindacalisti.
Voci: Smettila con queste favole.
Repossi: Sono tanto d’accordo con i sindacalisti che fui il solo che a suo tempo si oppose ad uno sciopero di 30 mila operai diretto da loro.
Il Bruno polemizza quindi con il compagno Tasca al quale chiede se egli considera lo sciopero generale come un tentativo per fare la rivoluzione, oppure per conseguire dei risultati economici. In questo secondo caso egli richiama l’ABC del manuale degli organizzatori il quale insegna che le vertenze si devono sempre restringere e non allargare. In tal caso si deve pure lasciare ai dirigenti delle organizzazioni il diritto di dirigere il movimento da soli. Se invece dev’essere di carattere politico, allora non ritiene che si debba troppo coprire le proprie batterie e rendere in tal modo un servizio agli avversari.
Ancora i comunisti triestini
Anche il Bruno se la piglia con i comunisti triestini, a proposito di alcuni indicenti accaduti con i tipografi di Trieste i quali sono per la Confederazione e la Camera del Lavoro. Afferma che la Camera del Lavoro di Trieste pretende di imporre con metodi zaristi la propria volontà alla Sezione tipografi di Trieste.
Voci dei comunisti giuliani: I tipografi come gli altri debbono sottostare alla disciplina dell’organizzazione.
Marchiaro, socialista: Alla tirannia di Mosca preferiamo quella borghese.
Voci: Uh! uh! uh! uh!
Il bonzo Bianchi impartisce ordini ai suoi moretti perché bastonino i comunisti. Il compagno Galletto lo scorge e fra i due sorge un vivace diverbio. Marchiaro urla come un matto. D’Aragona vuole mettere alla porta il compagno Galletto il quale gli risponde che ha il diritto di rimanere al Convegno quanto ne ha diritto lui. Nella sala è un pandemonio generale.
Ristabilita la calma, Bruno chiede ai comunisti se questi atti di violenza sono da essi riconosciuti o sono sconfessati. Chiede pure alla Confederazione del Lavoro se essa può lasciar passare dei metodi coi quali ogni disciplina sarebbe infranta.
Bensi: C’è il mio ordine del giorno per l’espulsione dei comunisti. (Applausi dei mandarini).
Ritornando al compagno Tasca l’oratore Bruno dice che se i comunisti sono sinceri debbono adoperarsi perché questi sistemi non vengano più adoperati. In caso contrario si ha ragione di dire che essi mirano a sconquassare le organizzazioni.
Cavarocchi: Per fatto personale dice che non è possibile continuare in una atmosfera come quella provocata dal capo dei tipografi. Questa espressione del segretario della Camera del Lavoro di Trieste provoca un nuovo tumulto nella sala. I rumori sono altissimi.
Calmatisi gli animi Guarnieri domanda la chiusura e fa la proposta che gli oratori siano limitati al numero di tre per ogni gruppo. La proposta Guarnieri è approvata.
Vengono presentate le liste degli oratori le quali comprendono: per i comunisti: Radich, Vota e Tasca; per i capi confederali: Buozzi, Ramella e Mazzoni.
Il segretario dei metallurgici
Il presidente dà la parola all’on. Buozzi. Egli dice che si sforzerà a non toccare dei fatti personali, ma riferirà sulla situazione della «Fiom» e su quella generale. Ricorda che nel mese di luglio, le organizzazioni industriali hanno rinunciato ai concordati avanzando richieste addirittura fantastiche. Così si giunse alle agitazioni della Liguria, della Lombardia e della Venezia Giulia. È noto come si sia arrivati al concordato di Milano. In Piemonte le trattative non sono approdate ad alcun risultato, e si discute ancora, mentre nelle altre regioni si è inclini ad adottare l’accordo di Milano. Nell’Italia meridionale non vi è nessuna richiesta collettiva. Ha però ragione di credere che, dopo l’accordo milanese, i singoli industriali meridionali rinunceranno alle richieste diminuzioni di paga. In Liguria vi è lotta in pieno: ad Oneglia serrata e sciopero.
La situazione nella Venezia Giulia
Le richieste degli industriali della Venezia Giulia sono le più gravi, ed essi pretendono giustificarle coll’affermare, che in quella regione si hanno i salari più elevati. Invece il costo della mano d’opera risulta inferiore a quello delle altre regioni, e la «Fiom» si opporrà ad ogni riduzione salariale nella Venezia Giulia.
Buozzi dichiara di essere stato chiamato a colloquio del ministro Beneduce per trovare il mezzo per risolvere l’agitazione della Venezia Giulia, e di aver risposto che non solo questa ma tutte le vertenze in corso possono essere risolte applicando nazionalmente le proposte della «Fiom». Ci sarebbe la possibilità della ripresa del lavoro nella Venezia Giulia e nella Liguria, ma il C.C. della «Fiom» non può accettare che gli operai rientrino nelle officine senza prima avere un preciso ed impegnativo contratto di lavoro. Il ministro Beneduce farà ottenere all’on. Buozzi la risposta definitiva degli industriali a mezzo del prefetto di Milano.
L’on. Buozzi riferirà al C.C. le comunicazioni del prefetto stasera stessa, nella riunione.
L’oratore tratta quindi diffusamente il sistema salariale italiano e delle oscillazioni del cottimo ed afferma che la «Fiom» è risolutamente contraria ad ogni riduzione di salari. Anche perché la crisi delle industrie metallurgiche è nella sua parabola discendente, il che, secondo l’oratore non giustifica le richieste di riduzione domandate dagli industriali come conseguenza della crisi. Ci sono state le riduzioni dei cottimi, ciò che è anche troppo in proporzione della conseguenza della crisi.
L’accanimento padronale per la riduzione dei salari non ha alcuna giustificazione ed è più che altro un puntiglio degli industriali. Poiché i concordati furono disdetti, essi considerano come logica conseguenza infliggere una sconfitta alle loro maestranze.
La «Fiom» resisterà
Cosa farà la «Fiom»? Resisterà! Lotterà con tutte le sue forze e da sola. La «Fiom» non chiede aiuti, non domanda solidarietà: sopporterà da sola i sacrifici che la situazione esigerà. Perciò, dice l’oratore, noi siamo contro lo sciopero generale, che per noi rappresenta un pericolo di gravità estrema. La proposta di sciopero generale è l’alibi della vigliaccheria degli operai che non si sentono di lottare.
L’oratore ritiene che la presente discussione non sia impostata in modo elevato e che c’è un equivoco generato dal fatto di voler sostenere ad ogni costo lo sciopero generale come sola via di salvezza. Questa tendenza ne trova una opposta. Ma – domanda Buozzi – non vi è una soluzione intermedia? La Confederazione non ripudia nessun mezzo di lotta e qualora la situazione lo imponesse si potrebbe anche giungere allo sciopero generale. La lotta che combattono i metallurgici ha cento aspetti diversi e deve adeguarsi alle situazioni locali. Ma l’oratore non ha pregiudiziali a proposito dello sciopero generale. Il Consiglio deve esaminare la situazione e dice chiaramente ciò che si deve fare. Oggi e non domani e neppure in base ai principii politici, ma alla stregua dei fatti concreti e positivi.
Ma noi non vogliamo – esclama l’on. Buozzi – correre il rischio di sconfitte irreparabili. La Confederazione non può agire alla leggera, essa deve conoscere esattamente le proprie forze. La Confederazione ha una grande autorità morale e materiale come nessun’altra organizzazione europea. Questo patrimonio non può essere esposto tanto facilmente al pericolo di essere distrutto. Del resto, nessuna conquista è stata perduta. Poco si è perduto anche materialmente. Gli attacchi contro le otto ore furono numerosi, ma tutti fallirono.
Contro l’unità proletaria
L’unità proletaria, continua Buozzi, non esiste. Vi sono tante categorie che sono fuori dalla Confederazione e che non danno nessuna garanzia. I comunisti hanno proposto un fronte unico, ma tutti i tentativi fatti hanno dato esito negativo. Specialmente coi dirigenti dell’Unione Sindacale non sarebbe possibile stare un solo giorno.
L’oratore passa ora a trattare del salario e dice che esso non è intangibile. Quando il lavoro aumenta, aumenta il salario; quando il lavoro diminuisce, questo esiste disoccupazione i salari in generale vengono ridotti.
Le organizzazioni non possono impedire questi fatti, ma possono tutt’al più ridurre al minimo le riduzioni salariali, che in determinati momenti sono imposte dalle condizioni della produzione.
La condotta dei comunisti è stata – dice l’on. Buozzi – demagogica, perché essi hanno diffuso leggende che lo sciopero generale può risolvere la questione salariale. quest’arma però non potrà dare lavoro ai disoccupati. Si fermerà la discesa dei salari, ma gli industriali il giorno dopo la fine dello sciopero generale vittorioso, se non hanno interesse a produrre, chiuderanno gli stabilimenti e l’esercito dei disoccupati aumenterà.
L’oratore accenna quindi all’opera svolta dalla Confederazione per la difesa dei disoccupati. Polemizza col comp. Repossi in merito alle assicurazioni sociali. Parlando del concordato di Milano, l’on. Buozzi dice che se una simile occasione dovesse ripresentarsi egli firmerebbe ancora quel concordato. L’oratore si diffonde a trattare della situazione industriale nei rapporti della produzione ed afferma che per deficienza tecnica alcuni stabilimenti dovranno chiudersi. Parlando dell’inchiesta proposta dalla Confederazione, dice che essa ha un valore polemico che non si deve trascurare.
Venendo a concludere, il Buozzi dice che la «Fiom» non domanda nulla alle altre categorie. Da parte dei comunisti attende ancora precise dichiarazioni in merito alle possibilità sindacali dello sciopero generale e del fronte unico.
I mandarini vogliono la scissione
Consiglia di cessare coi metodi di violenza inaugurati dai comunisti, i quali se possono condurre alla conquista di qualche Lega, finiscono però per distruggere le organizzazioni. Si augura che la scissione, dalla quale i comunisti dicono di rifuggere, non venga imposta dal loro stesso metodo.
Violante e Bensi: No! No! Dobbiamo farla la scissione!
I comunisti – prosegue l’oratore – non hanno nulla da guadagnare da tale eventualità poiché il loro movimento finirebbe come quello dei sindacalisti.
Voci: No, no!
D’Aragona: Hanno i rubli di Mosca loro.
Buozzi è convinto che dalla scissione tutti in questo momento hanno da perdere poiché essa arresterebbe per un decennio almeno ogni conquista della classe lavoratrice.
Tasca: Sono i confederalisti che la vogliono!
Dal banco della Presidenza: Sì, sì!
Il discorso Buozzi venne applaudito calorosamente dai suoi colleghi.
Il rappresentante dei metallurgici giuliani
Sale quindi a parlare il compagno Radich, operaio metallurgico di Trieste, il quale osserva che il Buozzi ha ripetuto il suo discorso tenuto al Convegno di Roma. Come a Roma, i comunisti gli risponderanno punto per punto. Il nostro compagno rileva come il Buozzi sia caduto in diverse inesattezze e contraddizioni. Così contrariamente a quanto ha affermato il segretario generale dei metallurgici, la disdetta dei concordati è venuta proprio da quegli industriali e da quei consorzi che possono più facilmente sopportare la crisi. L’on. Buozzi al Convegno di Roma, prosegue il Radich, si dichiarò contrario non solo all’azione nazionale ma anche a quella regionale. Questa tattica è dannosa agli interessi del proletariato. Rileva che solo quando gli operai minacciarono un’azione generale e si dimostrarono disposti a trasportare la lotta sul terreno della forza, il padronato ha mutato proposte.
Il concordato di Milano rappresenta una sconfitta per il proletariato in quanto da parte padronale si è riusciti ad impedire l’azione sul fronte nazionale di tutti i lavoratori. Esso è una manovra abilissima degli industriali con la quale si vuole dividere gli operai delle diverse branche metallurgiche. Solo la necessità di infrangere il fronte unico proletario ha determinato gli industriali a firmare il concordato di Milano. Si chiede se abbandonando i metallurgici giuliani a combattere da soli, si potrà strappare la vittoria. Ma se la vittoria non ci sarà allora anche i compagni lombardi saranno necessariamente sconfitti. I comunisti respingono perciò l’accordo separato di Milano.
La saldezza dei lavoratori giuliani
L’oratore a questo punto dimostrò insussistenti le contraddizioni rilevate dai socialisti nei riguardi dei compagni della Venezia Giulia per un articolo illustrativo del concordato di Milano apparso sul «Lavoratore». È convinto che l’aver ragione non sia sufficiente a trionfare della resistenza padronale. Di ben altri argomenti ha bisogno la classe lavoratrice, se vuole salvaguardare i propri interessi.
Sempre attentissimamente seguito, il nostro compagno illustra l’entusiasmo e lo spirito di sacrificio dei lavoratori giuliani.
Inoltrandosi nel merito, l’oratore parla dei limiti concessi dal Convegno di Roma alle Commissioni locali, si dichiara vivamente preoccupato delle sorti delle varie agitazioni in corso. Parla del fronte unico. Ammette che fra Borghi e D’Aragona un accordo non sia possibile. La classe operaia però al fronte unico vuole assolutamente arrivare. L’organizzazione è posta oggi davanti a questo dilemma: o la lotta o la morte. L’organizzazione è l’organo di combattimento; gli operai aspirano alla lotta; non bisogna opporsi alle loro aspirazioni.
È contro i settarismi di partito. Teme che la Confederazione non voglia addivenire ad un’azione generale, perché la proposta è partita dai comunisti. (Rumori ed applausi).
Gli operai – continua Radich – non hanno fiducia nella proposta d’inchiesta sull’industria. Essi hanno delle condizioni vitali da difendere, non possono assoggettarsi al responso di inchieste semi-parlamentari. Ancora una volta richiama la necessità della lotta solo mediante la quale la classe operaia può giungere alla vittoria.
Il comp. Radich è applauditissimo e vivamente felicitato pel suo chiaro, sereno ed efficace discorso.
Le idrofobie dell’on. Ramella
La discussione, dopo gli indicenti provocati dai pettegolezzi di Bruno, è proceduta abbastanza serena. Ma questa serenità scomparve quando prende la parola l’on. Ramella, specialmente negli idrofobi attacchi contro l’«Ordine Nuovo». Egli ne ha un fascio tutti segnati colla matita blu. I congressisti lo accolgono con esclamazioni ironiche, che il ridicolo mandarino novarese ascolta con dispetto. «Ci avete chiamati, egli dice, mandarini, bonzi, imbroglioni, canaglie, farabutti …».
violante: Malviventi!
Guarnieri Mario: Malviventi perché vivete male!
Guarnieri Gino: Con quelle paghe …!
Lo spropositato concionatore novarese vorrebbe continuare nella sua elencazione degli epiteti e delle violenze comuniste, ma l’assemblea lo interrompe. Nasce un tumulto e la gazzarra suscitata da Ramella continua con gran sollazzo dei giornalisti che approfittano per darsi un breve riposo … Finalmente l’oratore riprende la sua rimasticatura di brani dell’«Ordine Nuovo», suscitando interruzioni, proteste, e clamori ad ogni frase. Sostanzialmente l’on. Ramella non dice nulla che sia degno di esser preso in considerazione.
Non fa che ripetere meno bene dei precedenti oratori le solite ragioni in difesa della tattica confederale e della proposta di inchiesta sulle industrie. Ad un certo punto legge il resoconto del Congresso dei De Ambrisiani tenuto a Parma e dice che i sindacalisti sono d’accordo coi comunisti contro l’inchiesta e per lo sciopero generale.
Tasca: Già, e i fascisti ed i popolari sono d’accordo con voi. (Applausi vivissimi).
L’oratore a questa precisa botta del nostro compagno s’impappina e quindi conclude con un’equivoca manifestazione unitaria. I mandarini lo applaudiscono senza calore, mentre i comunisti rumoreggiano.
Il segretario dei lavoranti in legno
Dopo l’on. Ramella, prende la parola il comp. Vota. Egli comincia col rilevare come il discorso Ramella, dopo quelli di Buozzi e Radich abbia notevolmente abbassato il tono del dibattito. Procedendo l’oratore risponde alla lunga serie di stupide insinuazioni e di volgari accuse lanciate dai vari oratori social-democratici contro la Federazione lavoranti in legno, contro il P.C. ed i nostri giornali. Accenna alla polemica dell’«Ordine Nuovo» con la Federazione dei chimici e stabilisce con precisi dati di fatto, come la diminuzione di lire 1.65 al giorno ai chimici abbia ripercussioni gravissime sull’andamento delle altre agitazioni in corso.
Violante sempre congestionato: sei un volgare mentitore!
Queste parole, che non sono raccolte dall’oratore, suscitano invece proteste da parte dei suoi colleghi confederalisti.
Il comp. Vota riprende quindi il suo discorso, riaffermando e dimostrando la fondatezza delle sue affermazioni. L’oratore fa quindi una serrata analisi dei metodi di lotta dei riformisti, dimostrandone la fallacia.
Seguendo la tattica riformista, esclama Vota, non si giungerà ad altro che a ridurre alla completa impotenza il proletariato. L’oratore termina con una vibrata esaltazione dei metodi di lotta dei comunisti e delle proposte del Comitato Sindacale per un’azione generale di tutti i lavoratori.
Il comp. Vota è vivamente applaudito, e la seduta viene quindi tolta.