La mozione comunista
Categorie: CGL, Union Question
VERONA, 7.
Ecco l’ordine del giorno proposto dal compagno Tasca, a nome delle organizzazioni comuniste e respinto dal convegno:
«Il Consiglio Nazionale della Confederazione Generale del Lavoro, esaminata ampiamente la grave situazione creatasi al proletariato italiano;
afferma che l’offensiva padronale in tutte le sue manifestazioni politiche ed economiche costituisce la esplicazione di un piano di schiacciamento della organizzazione di classe proletaria, piano in cui la classe dominante scorge l’unica via per sboccare dalla presente situazione in una ricostituzione del suo dominio economico e politico, e per scongiurare la opposta soluzione rivoluzionaria a cui il proletariato è sempre più sospinto dalla stessa difesa dei suoi interessi immediati e dagli svolgimenti della sua lotta economica per i problemi contingenti;
ritiene, in conseguenza, che la sostituzione dello svolgimento delle lotte sindacali e dell’impiego delle forze dell’organizzazione coll’arbitrato di una Commissione in cui prevalgano sui rappresentanti dei sindacati proletari quelli dei padroni, dello Stato e di organizzazioni gialle – come l’accettazione del principio che in base all’esame dello stato delle aziende capitalistiche si debba giustificare la riduzione dei salari con quella del reddito del capitale – equivalgono al disarmo dinanzi alla offensiva borghese e alla rinuncia, non solo ad ogni metodo di lotta di classe ma altresì alla stessa ragione d’essere ed esistenza della organizzazione proletaria;
ritiene anche che la resistenza sindacale alle pretese del padronato, se svolta localmente o per categoria da singole organizzazioni non offra alcun affidamento di effettiva vittoria proletaria e di vera salvaguardia della organizzazione;
e considerando che l’andamento delle vertenze già aperte, anche dove segna momentanee tregue che mentre non garantiscono di fatto i lavoratori da molteplici rappresaglie padronali e compromettono la lotta proletaria nella errata tattica del caso per caso e segnano l’implicita accettazione secondo l’accertamento delle condizioni dell’industria, evidentemente prelude ad una estensione ed intensificazione dell’attacco capitalistico alle conquiste del proletariato;
dichiara che il compito e il dovere della organizzazione proletaria nella situazione attuale è di impegnare tutte le sue forze per la difesa di una serie di postulati che segnano le conquiste proletarie realizzate dinanzi ai vitali problemi del lavoro, e il cui mantenimento è condizione indispensabile della vita dell’organizzazione, postulati che ravvisa nei punti seguenti:
a) Otto ore di lavoro;
b) Rispetto effettivo dei patti vigenti per i lavoratori industriali ed agricoli e nessuna variazione dei salari se non in proporzione di reali variazioni del costo della vita;
c) Assicurazione dell’esistenza per i lavoratori disoccupati e le loro famiglie, gravando gli oneri sulla classe industriale e sullo Stato;
d) Integrità del diritto di organizzazione e riconoscimento di questa;
e) Controllo della organizzazione sulle assunzioni e i licenziamenti perché attraverso questi non sia frustrato il rispetto a tutti i punti precedenti;
e quindi il Consiglio afferma che la difesa di queste posizioni è soltanto possibile colla realizzazione del fronte unico proletario di tutte le categorie e di tutte le organizzazioni sindacali per la esplicazione di una azione di insieme che contrapponga all’attacco capitalistico col fondere insieme tutte le singole vertenze ed agitazioni, l’attuazione dello sciopero generale di tutto il proletariato;
e passa alla nomina di un comitato di agitazione che immediatamente provvederà ad intendersi ed integrarsi colle rappresentanze degli altri organismi proletari nazionali, e assumerà la coordinazione e la direzione del movimento sulla anzidetta piattaforma di rivendicazioni per innestare efficacemente allo svolgimento già iniziato delle singole lotte del proletariato lo schieramento contro l’offensiva borghese in continuo sviluppo, di tutte le forze coalizzate proletarie».