Partito Comunista Internazionale

Le due ultime giornate del Consiglio Generale della Confederazione

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Malgrado il ritardo di un giorno non ci sembra inopportuno un largo resoconto della giornata decisiva del Congresso confederale. È necessario che i lavoratori sappiano come si sono svolte le discussioni, conoscano i fatti per giudicare e per agire.

VERONA, 7 novembre.

La seduta antimeridiana della terza giornata si inizia con la solita ora di ritardo. Appena aperta la seduta presieduta da Bruno, il compagno on. Repossi prendendo l’occasione che è oggi il 7 novembre manda un fervido saluto al proletariato russo che da tanti anni e con tanto eroismo lotta per la rivoluzione mondiale. Tutto il Congresso scatta in piedi ed applaude lungamente.

Giovannetti fa quindi una breve relazione di maggioranza sulla verifica dei poteri. Egli comunica che sono rappresentate al Convegno 58 Camere del Lavoro con 84 delegati e 1712054 soci, 31 Federazioni con 120 delegati e 1646104 soci. Essendo, come è noto, i soci delle Camere del Lavoro aderenti alle Federazioni, la Commissione assegna 856027 voti alle Camere del Lavoro e 987663 alle Federazioni.

Le camorre della maggioranza

Per la minoranza riferisce con una sobria e precisa relazione il compagno Volpetto. Egli dice che molte Federazioni e molte Camere del Lavoro non hanno ottemperato al deliberato del Consiglio Nazionale precedente tenutosi a Milano, in cui si è modificato lo statuto della Confederazione. Parte delle Camere del Lavoro e delle Federazioni non hanno riconosciuto le minoranze. Così è avvenuto per Vercelli e Monfalcone. Prato è coi comunisti ma non potrà votare per noi. È già noto che i rappresentanti comunisti degli edili non sono stati ammessi al Convegno. Volpetto fa poi rilevare che per il sistema di votazione adottato in questo Convegno, basato sui quadri del 1920, le organizzazioni che hanno aderito alla Confederazione nell’anno corrente non sono ammesse al voto seppure siano direttamente interessate alle decisioni che il Convegno prenderà. Dopo una breve replica di Giovannetti sullo stesso argomento parla ancora l’on. Repossi ponendo soprattutto in rilievo l’atteggiamento dei dittatori della Federazione edile nei confronti dei rappresentanti comunisti esclusi dal Congresso. Quest’atto è una vera sopraffazione, tanto più grave perché nello stesso tempo una palese violazione degli statuti della Confederazione.

La relazione di maggioranza della verifica dei poteri viene approvata. I comunisti si riservano di documentare con una dettagliata pubblicazione tutti i soprusi compiuti ai loro danno o tutti i voti carpiti dai confederalisti per rabberciare una maggioranza qualunque, per conservare il potere confederale. Sarà soprattutto interessante stabilire un raffronto fra il numero attuale degli organizzati nella Federazione della Terra che pagano regolarmente le quote e la cifra assegnata alla Federazione nell’attuale Convegno.

L’on. Mazzoni

Prende poi la parola l’on. Mazzoni che evoca il martirio dei contadini italiani perseguitati dall’iniquo brigantaggio fascista. Cerca quindi di dimostrare come la situazione non si presenti favorevole per la ginnastica dello sciopero generale, perché non può risolversi che in due modi: o nella rivoluzione o in un «putsch» formidabile che seppellirà il movimento operaio ed ogni speranza di redenzione proletaria.

Continuando l’oratore parla dell’inchiesta proposta dalla Confederazione di cui esalta le virtù taumaturgiche. Parla poi della questione doganale pigliandosela soprattutto contro i suoi compagni della Confederazione, liberisti per metà e per metà protezionisti. Concludendo l’oratore fa un garbato sermone ai comunisti invitandoli ad essere un po’ meno aspri, violenti nei loro attacchi ai socialdemocratici e ai mandarini! Questa violenza verbale non può dare – egli dice – nessun concreto risultato. Questa tregua non è reclamata nell’interesse delle persone in sé ma per la salvezza stessa dell’organizzazione e per l’immancabile avvenire del proletariato.

«È nostro destino, destino di tutti gli uomini di camminare sulle ossa dei nostri padri. Anche voi comunisti camminerete sulle nostre ossa. La vostra vittoria sui nostri metodi, sulla nostra tattica è ineluttabile. Sarete vittoriosi in tutto il mondo. L’avvenire è per voi, ma lo sarà tanto più e meglio se con la vostra opera non distruggerete quel poco che la Confederazione crea e che vi lascerà in eredità».

All’on. Mazzoni che ha parlato con la solita «verve» infiorando il suo discorso di motti e di strane immagini, il Congresso decreta un successo grandioso.

La replica dei comunisti

Accolto dai vivissimi applausi dei comunisti, riprende ora a parlare il compagno Tasca. Egli incomincia il suo smagliante discorso dicendo di ritenere necessario non lasciare i rappresentanti del Consiglio Nazionale sotto l’impressione di sentimento lasciata dall’on. Mazzoni con la sua evocazione degli strazi e dei dolori a cui sono soggetti i contadini di tante regioni d’Italia.

«È stato detto – dice il nostro compagno – che la teoria ed i metodi seguiti dai comunisti ripetono quella attività che fu già seguita dai sindacalisti. Questo è assolutamente falso. Basta leggere la lettera indirizzata dal compagno Lenin ai lavoratori americani per averne la documentazione precisa ed inequivocabile. Si può affermare anzi che solo i comunisti hanno saputo battere in pieno la teoria sindacalista dal punto di vista teorico. Non a Sorel si richiamano i comunisti, ma al marxismo, il quale ha trovato nella compagno Luxemburg una delle più efficaci e coscienti espositrici, specialmente nell’opuscolo scritto dall’illustre martire del comunismo internazionale sullo sciopero generale.

Le ragioni dello sciopero generale

I comunisti non chiedono a questo Consiglio Nazionale la proclamazione dello sciopero generale, ma ne chiedono la sua preparazione, perché solo lo sciopero generale potrà condurre all’avviamento della soluzione della questione operaia. Esso ha in questo momento un carattere puramente difensivo, ma è lo strumento al quale è riservato, nell’attuale periodo, di riconsacrare le funzioni dei Sindacati operai. Esso non porta nel suo seno la soluzione dei vasti problemi che interessano la classe lavoratrice, ma dà all’organizzazione la capacità di resistere e di sopravvivere.

Si è creduto di riscontrare una contraddizione fra la nostra convinzione che la crisi presente può essere solo risolta su scala internazionale e la nostra proposta di sciopero generale nazionale. Ciò dipende dall’abitudine da parte dei nostri avversari di prestare ai comunisti idee che essi non hanno mai avuto. Noi comunisti affermiamo che la situazione attuale non è risolubile che con una ricostruzione economica, la quale presuppone la conquista del potere politico, poiché il potere politico costituisce l’involucro necessario senza del quale il problema della produzione non può essere risolto. In questo senso noi possiamo anche essere ritenuti per dei riformisti.

Si è detto da qualcuno che i comunisti sostengono la necessità dello sciopero generale perché qualche categoria non può da sola sopportare l’offensiva della classe padronale. Ebbene noi diciamo che non siamo qui a chiedere la proclamazione dello sciopero generale perché i compagni Venezia Giulia o della Liguria o di un’altra qualsiasi regione d’Italia si trovano in lotta asprissima col padronato, ma lo chiediamo perché in questo momento tutte le altre categorie di lavoratori si trovano nelle stesse condizioni.

Gli avversari si preoccupano di conservare il vaso delle conquiste morali; ma anche questo vaso diviene inutile allorquando lo spirito ne è sfuggito, allorquando cioè le condizioni economiche indispensabili alla conservazione dei valori morali acquisiti al proletariato siano state distrutte. È necessario ottenere ad ogni costo il controllo dei licenziamenti da parte dell’organizzazione, mentre se noi accettiamo le riduzioni di salario diamo al proletariato, inevitabilmente, la sensazione che tutto dovrà essere perduto.

Nel discorso sereno pronunciato dal segretario generale dei metallurgici, più mi ha colpito il fatto che piccoli gruppi si ritirano dalla lotta perché essa non è generale, e quindi creano dei precedenti che possono riuscire fatali all’intera classe lavoratrice. Questo, quantunque esagerato, è davvero un pericolo. Ma non se ne può attribuire la colpa alla proposta comunista; la quale va considerata come il tentativo di fondere e di valorizzare tutti gli sforzi delle diverse categorie e dei diversi gruppi di lavoratori. Essa non può in conseguenza, considerarsi un alibi per coloro che non intendono lottare.

Ma seguendo il metodo indicato – metodo tolstoiano, rinunciatario – dall’on. Mazzoni, nessuna possibilità di riscossa esisterebbe per la classe operaia poiché, per la condizione creata dal fascismo e dagli industriali in Italia, si ha ragione di ritenere che la classe capitalistica miri alla distruzione non solo delle conquiste dei lavoratori, ma dell’organizzazione stessa.

Gli scopi della proposta comunista

Molto valore hanno le speranze di Mazzoni. Ma noi dobbiamo però essere pratici e basarci sui fatti concreti. Quando si scopriranno le tombe aperte dal fascismo, la fiamma della fede sarà ancora viva in mezzo alle popolazioni martoriate. Ma noi non possiamo attendere che la fede del proletariato si faccia leggenda, si faccia mito per dire che quei contadini, come tutti gli altri operai, hanno ancora una sola anima di salvezza; ed è quella contenuta nella proposta del Comitato sindacale comunista.

Si è detto che la nostra tattica è quella dell’attacco frontale, ad ogni costo, sostenuta con quel successo da tutti ormai riconosciuto, dal generale Cadorna. Noi abbiamo ben altri generali o compagni, noi riconosciamo ben altri strateghi; noi ci rivolgiamo costantemente agli insegnamenti dei nostri compagni russi. Noi impariamo da Lenin, in quale disse che primo dovere dei comunisti è quello di imparare come si compie la ritirata.

Si è detto qui ripetutamente che noi facciamo il processo alle intenzioni. Anche questo è inesatto: noi pensiamo che l’imbottigliamento che per effetto dell’inchiesta si avrà, sarà fatale al proletariato. Tale imbottigliamento è una conseguenza inevitabile della linea di condotta seguita dalla Confederazione. In simili casi la buona volontà e le buone intenzioni, delle quali è lastricata la via dell’inferno, valgono ben poco. Ciò che ha valore sono le conseguenze necessarie.

L’inutilità dell’inchiesta

È stato detto che la proposta d’inchiesta sull’industria fatta dalla Confederazione ha un efficacissimo valore polemico, poiché essa è valsa a scuotere vastissimi strati dell’opinione pubblica. Ma è pericoloso questo appellarsi alla pubblica opinione, poiché essa non può concordare domani in un periodo di avanzata con le necessità imposte dalla lotta di classe. Secondo Buozzi i salari non sono intangibili. Dunque anche l’inchiesta non può garantire i salari. Solo l’organizzazione può raggiungere questo scopo.

I comunisti sostengono che oggi il problema della produzione non è più quello del perfezionamento singolo, particolare; ma è quello dello stabilimento di un equilibrio produttivo in tutto il mondo. Questo equilibrio non può essere raggiunto entro i quadri del capitalismo, ma può essere dato solo dal comunismo. Ebbene, voi con la vostra proposta non passate più per la strada che conduce a questa meta.

Buozzi: La nostra proposta sul controllo e sulla distribuzione delle materie prime!

Galletto: Società delle Nazioni!

Bianchi: L’«Humanitè» ha pubblicato la relazione Baldesi.

Galletto: Segno che ha un servizio d’informazioni migliore di quello dell’«Avanti!».

Ciò che distingue l’uomo è la teoria, è la facoltà di trovare e di stabilire un rapporto tra gli svariatissimi fatti da cui è animata la società. I riformisti ci valorizzano sempre, invece, l’azione particolare, l’azione contingente; essi dimenticano di stabilire il rapporto dei fatti, essi si rifiutano di assurgere alla comprensione generale dei fenomeni sociali. Si chiede perciò se essi, i riformisti, non intendano riportarci allo stato animale.

Il protezionismo transitorio

Il Violante, segretario dei chimici, è per il protezionismo transitorio. Ha detto di volere una grande Italia e per raggiungere questo risultato insegue scopi protezionisti. I comunisti respingono questo concetto, che è quello della torta la quale dovrebbe essere divisa in eque proporzioni tra proletariato e borghesia: lo respingono perché è anticlassista, perché è borghese. (Applausi vivissimi dei comunisti).

Tasca, proseguendo: «Mazzoni ritiene possibile risolvere il problema della produzione agraria senza allacciarlo al piano della ricostruzione internazionale? Il liberismo tanto calorosamente difeso dal Mazzoni, è molto equivoco. Il liberismo vero, il liberismo che vuole il proletariato, non può raggiungersi se non in un regime di equilibrio economico, il quale si ricollega direttamente alla causa del proletariato internazionale.

La fisionomia economica di una nazione si trova in rapporto alla fisionomia economica di tutte le nazioni del mondo. La proposta Confederale non darà mai il liberismo poiché essa lega il proletariato alle sorti della classe dominante.

Questa mane, si è commemorata la Rivoluzione Russa. Ma il miglior modo di commemorare quel grandioso avvenimento è quello di considerarlo non come un fatto puramente russo, ma come una grande pagina del proletariato internazionale.

Il problema della disoccupazione

La teoria del «tanto peggio, tanto meglio» è squisitamente anticomunista. I comunisti non intendono perciò abbandonare i disoccupati al loro destino. Il disoccupato dev’essere considerato come oggetto di un’azione di sussistenza. Da questo solo lato lo ha anzi sempre considerato la Confederazione generale del Lavoro. Il disoccupato però non è soltanto questo; egli è pure un agente che si muove nell’organamento della lotta di classe e che può influire moltissimo sullo svolgimento di essa. Bisogna valorizzare questo secondo carattere del disoccupato. Si deve tastare continuamente il polso dei disoccupati perché solo così noi potremo orientarci nella nostra opera. La Confederazione non deve preoccuparsi dei comizi dei disoccupati. Spero che la Confederazione del Lavoro riconosca di aver commesso una gaffe nel diramare quella famosa circolare in merito alle supposte macchinazioni di comunisti nei riguardi dei disoccupati. Il problema dei disoccupati può diventare un grande elemento di pressione politica, poiché il disoccupato si ritrova sempre nella strada poiché esso non scompare per il fatto che è stato scacciato dalla fabbrica. Certo la pressione dei disoccupati è molto maggiore sulle stessa opinione pubblica che non la proposta confederale. Ma è merito del Comitato sindacale comunista l’aver posto nei suoi giusti termini la questione dei disoccupati.

L’unità proletaria è problema delicatissimo del quale però occorre parlare assolutamente. I fatti denunciati da Bruno non sono di quella gravità che ad essi si tentava di dare.

L’unità proletaria

Per quanto riguarda i comunisti, essi non hanno tralasciato nulla per risolvere questo problema. Consentendo ampia facoltà di critica a tutti gli organizzati la organizzazione potrà muoversi su di un altro terreno. Non si può giungere alla vittoria finale senza aver raggiunto prima la sintesi dell’antagonismo assoluto della classe operaia contro il capitalismo. Solo il Partito comunista può indirizzare l’azione verso questa sintesi. È quindi contro il sindacalismo di sinistra e contro quello di destra. I comunisti mirano a ricostruire le organizzazioni in tutta la loro efficienza. Anche della Cooperazione i comunisti si interessano perché sanno di poter giungere attraverso ad essa, anche fra questi strati che con la sola organizzazione di resistenza non sarebbe possibile raggiungere.

La Confederazione del Lavoro deve però permettere ai comunisti di rimanere tali, anche in seno all’organizzazione. Condizioni di questo è che il patto di alleanza col Partito socialista venga riveduto. I comunisti però rimarranno nella Confederazione anche se quel patto dovrà essere conservato. Essi fanno proprio uno dei massimi postulati della Terza Internazionale: l’inglobamento di tutti gli operai in un solo organismo che possa validamente difenderli e che possa marciare compatto contro la classe capitalista. Noi speriamo che le idee ed i propositi dei comunisti saranno maggiormente considerati dagli avversari, noi auguriamo che la unità del proletariato divenga al più presto fatto compiuto sia nella forma, sia nello spirito».

Il forte discorso del nostro compagno è calorosissimamente applaudito da tutti i compagni. I congressisti gli si affollano intorno per fargli le congratulazioni.

Sono le ore 13 ed il presidente dichiara sciolta la seduta.

La seduta pomeridiana

All’inizio della seduta pomeridiana prende la parola Monicelli, che, proponendo l’ordine del giorno confederalista, ricorda le benemerenze del Partito socialista verso il movimento proletario italiano. L’oratore è continuamente interrotto dai comunisti.

Una voce: Taci moretto del Barnum!

Monicelli: Se oggi noi siamo una forza …

Boci: Bum! Finiscila; non fare del bluff!

Monicelli (continuando con forza): Se contiamo qualche cosa lo dobbiamo al Partito socialista che ha creato l’organizzazione, spinto le masse alla lotta …

Voci: … e poi ha tradito. Traditori! Traditori!

Poiché l’oratore continua, il Congresso diventa nervoso. Finalmente il mandarino fiorentino la smette. Dopo un altro po’ di tumulto il presidente riesce ad ottenere il silenzio e dà la parola al segretario confederale on. D’Aragona.

Il gran Lama

D’Aragona dichiara che il C.I. non accetta la mozione comunista presentata da Tasca. La Confederazione non ha pregiudiziali in materia di sciopero generale, ma di questa arma la organizzazione intende servirsi solo quando le condizioni del paese e quelle del proletariato lo consentano, e non oggi.

La proposta d’inchiesta, nelle attuali condizioni, non è gran che, ma è tutto ciò che di meglio e di concreto la Confederazione può fare. La Confederazione è risolutamente contraria alla proposta di sciopero generale e continuerà nella sua tattica seguita finora che se non ha dato grandi successi non ha però condotto allo sfacelo l’organismo confederale. Dei disoccupati la Confederazione si è costantemente occupata: nessun rimprovero può esser fatto a questo proposito. Naturalmente l’azione confederale si è svolta su un piano legalitario e per forza di cose ha dovuto inquadrarsi nella situazione generale del paese. Così anziché formulare progetti e proposte teoricamente accettabilissimi ma irrealizzabili, meglio reclamare dal Governo lavori pubblici e sussidi. Non crede che l’inchiesta potrà legare il proletariato. La Commissione farà le sue indagini e nulla più.

Tasca: E le proposte?

D’Aragona: Farà anche delle proposte …

Tasca: … d’accordo con gli altri commissari borghesi.

D’Aragona: Non c’è nessun obbligo. I rappresentanti operai saranno sempre liberi di scindere le loro responsabilità.

Tasca: E l’inchiesta fallirà.

D’Aragona: Comunque saremo in possesso di elementi interessantissimi e utili alle nostre lotte. L’oratore parla quindi della questione doganale, cercando, senza riuscirvi, di trovare che anche su tale punto il C.I. ha compiuto il suo dovere. Comincia col leggere la nota mozione votata dal C.I. nel mese di luglio in vista del rinnovamento delle tariffe doganali che furono poi varate con decreto legge.

Tasca: Leggi anche il terzo comma.

D’Aragona: Lo leggerò, ma leggerò anche il resto.

Il comma cui accenna il comp. Tasca dice che la Confederazione è liberista e protezionista nello stesso tempo. Esclamazioni ironiche dei comunisti.

Riparlando dei disoccupati, l’oratore provoca un vivace incidente, accennando ancora una volta alla presunta circolare comunista per la costituzione dei Sindacati dei disoccupati.

Gino Guarnieri con alcune interruzioni dirette ai comunisti scatena un altro incidente.

I compagni Roveda e Carretto investono l’interruttore.

D’Aragona parla quindi dei rapporti tra comunisti e socialisti nella Confederazione. La Confederazione, dice, non esige dai suoi organizzati una data fede politica, ma reclama da tutti gli aderenti disciplina e unità nell’azione. Siamo alla perorazione, il momento della commozione. L’oratore si intenerisce e cerca di intenerire i congressisti insistendo sul tasto delle scortesie comuniste verso i mandarini confederali. Violenze polemiche e violenze non solo metaforiche che fatalmente, dice D’Aragona, indeboliranno la Confederazione, condurranno alla rovina l’organizzazione. La campagna scatenata contro i capi confederali deve cessare, si deve smettere di ingiuriarli, di insolentirlo, di chiamarli traditori, canaglie, buffoni, bonzi, trucchisti, mascalzoni, ecc.

D’Aragona: I comunisti …

Guarnieri Gino: … li espelleremo.

D’Aragona: … devono adottare metodi polemici improntati a maggiore cordialità.

I mandarini applaudono calorosamente, lungamente. Incoraggiato dal successo e dal consenso dei suoi moretti, il segretario confederale prosegue ancora per un lungo pezzo a dar sfogo alle pene del suo cuore contrito ed amareggiato. Conclude infine nuovamente acclamato dai funzionari confederali con un patetico e sincero appello all’unanimità.

Malgrado gli applausi destinati più ai comunisti che all’oratore, come manifestazione di reazione contro l’«Ordine Nuovo» e gli altri quotidiani comunisti, il discorso di D’Aragona è stato una povera cosa. È uno dei discorsi più scialbi ed infelici che il deputato milanese abbia pronunciato. Egli non ha detto una solo cosa che non fosse già stata detta agli oratori del suo stesso partito che lo hanno preceduto. Ha ripetuto gli argomenti più vieti e i luoghi comuni più banali.

Un tumulto

Dopo D’Aragona ha la parola Repossi per una dichiarazione. Dice che le oscure parole di D’Aragona sulla disciplina sindacale che verrà imposta ai comunisti devono essere chiarite. I comunisti sono stati sempre sindacalmente disciplinati e se la Confederazione intendesse d’ora in poi coartare le loro coscienze, imponendo ad essi di seguire una corrente politica contraria alle loro idealità, si ribellerebbero. Costretti di scegliere fra il Partito comunista e la Confederazione, sceglierebbero il Partito e la Internazionale comunista.

In seguito a questa dichiarazione, prende la parola Rinaldi degli Edili, per proporre un’aggiunta all’ordine del giorno Monicelli, tendente ad impegnare i confederati ad una più stretta disciplina apparentemente sindacale, ma in realtà politica e prevede contro le infrazioni alle sacre tavole dei mandarini severissime sanzioni. Naturalmente la reazionaria proposta provocatrice scatena un tumulto. I comunisti insorgono. I socialisti urlano: «Vi espelleremo, siamo noi i padroni della Confederazione, andate via!». I comunisti rovesciano sui mandarini un torrente di apostrofi l’una più violenta e più mordace dell’altra. Monicelli dichiara di accettare l’aggiunta dell’ordine del giorno. Ma ciò non soddisfa il Congresso; si esige una dichiarazione della Confederazione, si reclama il parere del generalissimo. Si avanza allora alla tribuna il gran Lama che dichiara di non poter respingere la proposta del moretto Rinaldi per non autorizzare con questo atto l’indisciplina nel seno della Confederazione.

Fra grandi tumulti viene iniziata la votazione. Gli ordini del giorno presentati sono due: quello del comp. Tasca a nome dei comunisti e quello dei socialdemocratici presentato da Monicelli di completa approvazione al Consiglio direttivo.

Contro il fascismo: una commissione!

Mentre si svolge lo scrutinio Colombino svolge un ordine del giorno sul quale spera di raccogliere i voti unanimi del Congresso. In esso si attesta una vera solidarietà di tutti i proletari alle vittime del fascismo … e si propone come rimedio la nomina di una Commissione perché si rechi presso il Governo ad illustrare ancora una volta la situazione in cui si trovano le zone sottoposte al terrore tricolore. La proposta del segretario della «Fiom» viene accolta da grandi clamori, risate ironiche, proteste, applausi.

Voci: Ma finitela con queste frottole, buffoni, pagliacci, mistificatori!

Tasca, per i comunisti, dichiara di solidarizzare completamente con le vittime della reazione fascista. Non può però approvare la proposta della nomina di una Commissione, poiché la ritiene completamente inutile e stupida.

Ogliaro richiama i congressisti alla necessità di sostenere i tessili che sono in lotta. L’assemblea però è disattenta, stanca. Finalmente viene comunicato l’esito del voto.

La riunione è tolta. I socialisti cantano l’«Inno dei Lavoratori», mentre i comunisti intonano l’«Internazionale».

LA CONFEDERAZIONE FUORI DELL’INTERNAZIONALE COMUNISTA

VERONA, 8.

La seduta si apre alle 9.30. Presiede Ghezzi il quale comunica i nomi della Commissione che deve recarsi presso il governo onde far presenti le condizioni in cui versano le organizzazioni nelle zone colpite dal fascismo; la Commissione che è composta di Pescarolo, Morelli, Monicelli, Mazzoni, D’Aragona e Baldini viene approvata coll’astensione dei comunisti.

Ogliaro ripresenta l’ordine del giorno che causa la stanchezza dell’assemblea non poté essere svolto ieri sera, e col quale si denunciano le manovre degli industriali lanieri, si impegnano le organizzazioni alla solidarietà finanziaria per le maestranze in lotta e si delibera di lanciare un manifesto al pese per spiegare la situazione dell’agitazione.

Flecchia, per i comunisti dichiara che quantunque il metodo indicato dall’ordine del giorno sia insufficiente per assicurare la vittoria dei lanieri, i comunisti che non lo votano, affermano la loro solidarietà cogli scioperanti e la loro disciplina. L’ordine del giorno è approvato.

I rapporti internazionali

Si vien ora alla questione dei rapporti internazionali. Milanesi, per i comunisti, chiese la parola per una pregiudiziale e legge una dichiarazione colla quale il Consiglio Nazionale dichiara che la decisione sulla adesione alla Internazionale sindacale è di competenza del Congresso Nazionale ed in conseguenza invita il Consiglio Direttivo a convocarlo entro breve termine per dar modo a tutte le masse organizzate di pronunziarsi direttamente su così importante argomento.

Ma D’Aragona dice che il Consiglio Nazionale non è competente e quindi la pregiudiziale Milanesi è respinta da moretti confederali, tra cui brillano i pochi massimalisti serratiani.

Il presidente a questo punto legge un telegramma di piena solidarietà con la tattica della maggioranza confederale inviato dai giovani socialisti riuniti a congresso che hanno confermata la loro incondizionata adesione alla socialdemocrazia.

Voci: Non giovani socialisti, giovani castrati! (Si ride).

Azimonti riferisce sui rapporti internazionali e conclude che avendo le risoluzioni del congresso internazionale esclusa la tattica della permanenza ad Amsterdam si rende impossibile la adesione a Mosca della Confederazione italiana. Dopo aver ripetuto i soliti argomenti contro Mosca l’oratore conchiude dicendo che Mosca è un faro al quale si deve costantemente rivolgere lo sguardo.

Repossi: Voi vorreste spegnerlo questo faro!

I bonzi applaudono Azimonti tra le proteste dei comunisti.

Bensi legge la seguente dichiarazione della maggioranza sulla questione internazionale:

«Il C.N. della C.d.L. riunito a Verona, discutendo sui rapporti internazionali, udita la relazione della delegazione italiana al Congresso di Mosca, riafferma la propria solidarietà con la Rivoluzione Russa, richiamandosi all’o.d.g. approvato al Congresso di Livorno ed alla mozione della Direzione del P.S.I. del 15 ottobre, delibera la permanenza nell’Internazionale sindacale di Amsterdam, ove svolgerà la sua opera in correlazione al patto di alleanza che essa ha col Partito socialista, che riconferma con tutta la solidarietà e con l’intento di svolgere una attiva azione propulsiva affinché l’Internazionale sindacale diventi sempre più una forza operante sul terreno classista ed internazionalista».

Milanesi dichiara che i comunisti per le ragioni esposte nella pregiudiziale si asterranno dal voto. La maggioranza approva la dichiarazione Bensi tra voci ironiche di: «Viva Amsterdam» da parte dei comunisti.

Si passa alla nomina di due membri del Consiglio direttivo confederale e sono eletti i sottobonzi Bolzoni e Spazzolini.

Vegetti solleva la questione della Camera del Lavoro di Marsala dichiarata dalla Confederazione fuori dei propri quadri. D’Aragona dice che per ragioni di opportunità la Confederazione non riconobbe la Camera del Lavoro comunista né quella socialista. Repossi nota che quanto ha detto il D’Aragona è inesatto: a Marsala non esistono due Camere del Lavoro, ma una sola, arbitrariamente espulsa dalla Confederazione. Tra vivaci incidenti gli ascarotti votano il provvedimento settario della Confederazione dopo una breve discussione da parte di altri oratori di una parte e dell’altra.

Cavarocchi prende la parola per rispondere alle accuse lanciata ieri dal socialdemocratico Bruno contro i compagni di Trieste, che dichiara e dimostra infondate. La lettera citata dal Bruni nelle pretese rivelazioni, non solo non è mai stata scritta, ma altresì non esiste a Trieste un vicesegretario camerale, preteso autore di essa. (Viva impressione e commenti: i riformisti restano sconcertati).

Per le vittime politiche

Bianchi, richiamandosi alla questione sollevata dal compagno Vota presenta un ordine del giorno per le vittime politiche. Vota propone che gli organizzatori si assumessero direttamente la responsabilità penale dei fatti avvenuti specialmente nel periodo della occupazione delle fabbriche per disposizioni della organizzazione.

Repossi propone che nell’ordine del giorno sia anche sancito il criterio di costituire commissioni locali sindacali con componenti di tutte le tendenze politiche proletarie per l’assistenza materiale e giuridica alle vittime politiche.

Bensi grida: No! No! Non vogliamo far entrare i comunisti dalla finestra dopo averli cacciati dalla porta.

Urla: Cretino, imbecille!

D’Aragona dice che la Confederazione non può in materia stabilire un criterio unico. Essa non può solo raccomandare che si cerchi di realizzare un lavoro concorde su tale terreno. Crede che trattandosi di vittime politiche dovrebbero essere i partiti ad occuparsene. Questa ipocrita ed ambigua dichiarazione solleva vive proteste.

Replica ancora Repossi, e poi parlano Vota, Ferrero, ma infine la proposta Respossi è respinta, malgrado qualche socialista la condivida.

Voci: Da che parte sono i settari?

Ecco la risoluzione per le vittime politiche:

«Il C.N. della C.D.L. rilevando ancora una volta che l’amnistia mentre ha largheggiato nei rapporti dei reati comuni, è stata limitatissima nei cosiddetti reati politici e molti compagni in conseguenza di ciò si trovano tuttora in carcere, in esilio, soggetti a procedimenti giudiziari, impegna il C.D. ad accordarsi con la Direzione del P.S. e col Gruppo parlamentare socialista per un’azione energica ed immediata anche parlamentare a favore di tutte le vittime politiche».

Bianchi.

Ecco l’aggiunta proposta da Vota:

«Rivendicando anche in confronto dell’autorità giudiziaria ai dirigenti sindacali l’intera responsabilità del movimento dell’occupazione delle fabbriche».

Flecchia raccomanda al Consiglio direttivo di pronunciarsi sull’inchiesta aperta in seguito al ricorso dei socialisti contro la Camera del Lavoro di Vicenza diretta da comunisti. Fa presente alcuni atti di indisciplina dei socialisti vicentini nella organizzazione, e il pericolo che la Camera del Lavoro debba essere costretta a prendere provvedimenti disciplinari a loro carico.

Azzimonti dà assicurazioni.

Siamo alla fine. Ghezzi crede opportuno inviare un ringraziamento alle amministrazioni e organismi socialisti locali per la ospitalità dimostrata verso il Consiglio. Con ciò hanno termine i lavori, alle ore 12.30.

Senza dimostrazioni l’aula si sfolla. Nella giornata, dopo varie riunioni parziali, i delegati hanno lasciato Verona.

La mozione approvata

L’ordine del giorno approvato è il seguente:

«Il Consiglio Nazionale discutendo in merito alle vertenze salariali, al rincaro, alla disoccupazione, ai problemi conseguenti alla crisi economica, prese in esame le due mozioni del Consiglio Direttivo approvate in accordo con la Direzione del Partito socialista le approva e impegna il Consiglio Direttivo a perseguire nella campagna intrapresa per la salvaguardia degli interessi proletari insidiati dal padronato che tende a risolvere la crisi a tutto suo vantaggio e a detrimento degli interessi generali. Impegna anche tutte le organizzazioni confederali ad agitare energicamente i problemi ed i postulati delle suaccennate mozioni con quei mezzi e attraverso quelle forme che respingendo i propositi di elementi irresponsabili offrono la possibilità di successo. Il Consiglio fa obbligo a tutti gli organizzati ed a tutte le organizzazioni di osservare la più stretta disciplina sul terreno dell’azione sindacale, disciplina tanto più necessaria quanto più difficili sono le condizioni di lotta contro il padronato ed autorizza di conseguenza il Comitato Direttivo a prendere gli opportuni provvedimenti contro i casi di indisciplina».