Firenze, lunedì 19 luglio 2021, Sciopero provinciale per la GKN
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Unire le lotte dei lavoratori per il salario pieno ai lavoratori licenziati, la riduzione dell’orario di lavoro, la CIG al 100% del salario
Dal 30 giugno – giorno dello sblocco dei licenziamenti accordato da Cgil Cisl e Uil a governo e padronato – si allunga la lista delle aziende che hanno annunciato chiusure e licenziamenti: GKN, Gianetti Ruote, Whirlpool e molte altre più piccole che non fanno notizia.
La dirigenza della Cgil finge ora di indignarsi e quella della Fiom ha proclamato 2 ore di sciopero nazionale, articolate per territorio e per fabbrica: cercano di recuperare credibilità fra i lavoratori, cosa sempre più ardua, e soprattutto con la base dei propri iscritti e delegati, nella quale serpeggia malcontento.
Persino un dirigente del sindacalismo concertativo come l’ex segretario generale della Cgil Cofferati ha dichiarato che “da sindacalista non ho mai visto un accordo del genere”: Landini lo ha superato a destra, com’era da attendersi dallo stile parolaio con cui, negli 8 anni a capo della Fiom, ha coperto le sconfitte cui ha condotto prima gli operai FIAT e poi tutti i metalmeccanici.
Nella lotta degli operai della GKN contro i licenziamenti si pongono due problemi cruciali fra loro strettamente legati: chi la dirige e conduce le trattative; come far superare alla lotta i confini aziendali unendola alle lotte degli altri lavoratori.
Questi due problemi per essere affrontati e risolti correttamente vanno inquadrati nella condizione in cui versa l’economia capitalistica mondiale.
La chiusura della GKN non è un caso a sé bensì rientra pienamente nelle conseguenze della crisi di sovrapproduzione, in cui da anni sta affondando il capitalismo mondiale. Tale crisi colpisce la gran parte dei settori e quello automobilistico in particolare. Le aziende non trovano sbocco ai propri prodotti su mercati internazionali sempre più saturi, in cui la competizione si fa sempre più aspra. Per reggere a tale concorrenza da anni chiudono laddove il costo del lavoro è più alto e trasferiscono le fabbriche laddove è più basso. Questo processo è destinato ad aggravarsi perché la crisi di sovrapproduzione è un processo irreversibile a cui è condannato il capitalismo. Sempre più aziende chiuderanno, non solo nei vecchi capitalismi (i cosiddetti “paesi occidentali”) ma anche in quelli giovani, che negli ultimi decenni hanno permesso al capitalismo mondiale di tirare avanti col loro basso costo del lavoro.
In questa situazione, la difesa sindacale dei lavoratori non può essere condotta azienda per azienda: si tratta di difendere l’intera classe lavoratrice dalla crisi economica del capitalismo mondiale.
Cgil, Cisl, Uil da decenni hanno invece affinato, insieme a padroni e governi, un sofisticato meccanismo di “gestione delle crisi aziendali” finalizzato a risolvere ciascuna vertenza per sé, isolando ogni lotta contro i licenziamenti entro i muri della fabbrica. Sono oltre un centinaio i “tavoli” per crisi aziendali aperti al MISE, in cui vengono fatte appassire la rabbia e le speranze dei lavoratori.
Alla GKN, per seguire un destino diverso, per spezzare finalmente il meccanismo imbastito dal sindacalismo collaborazionista e incominciare a organizzare la difesa generale della classe lavoratrice dalla crisi del capitalismo, occorre che da un lato la direzione della lotta e della trattativa sia tolta ai dirigenti dei sindacati di regime e data al collettivo operaio di fabbrica, dall’altro che quest’ultimo, forte dell’autorevolezza che si è guadagnato in questi anni nel sindacalismo conflittuale, cerchi e promuova l’unità con gli altri lavoratori in lotta.
A questo scopo ci si può muovere in due direzioni. Prima, sostenere e battersi per l’unità d’azione del sindacalismo conflittuale – sindacati di base e frazioni sindacali combattive nella Cgil – affinché esso possa realmente candidarsi a sostituire i sindacati di regime nella direzione della lotta sindacale. Su questo terreno c’è ancora molto da fare. Finalmente quest’anno si è giunti, pochi giorni fa, alla proclamazione di uno sciopero generale nazionale unitario di tutto il sindacalismo di base per il prossimo 18 ottobre. Occorrerà lavorare alla sua miglior riuscita e alla più ampia adesione dei gruppi di lavoratori combattivi ancora entro i sindacati di regime.
Questo primo importante risultato nella battaglia per l’unità d’azione del sindacalismo conflittuale non è certo acquisito definitivamente, con le dirigenze del sindacalismo di base che per anni vi si sono opposte promuovendo azioni divise, e che solo contingentemente hanno cambiato rotta. Solo la pressione dal basso dei gruppi di lavoratori combattivi potrà permettere che tale unità d’azione divenga un fattore stabile e organico, che si dispieghi a tutti i livelli dell’azione sindacale: aziendale, territoriale, di categoria, intercategoriale. Ad esempio, a Firenze, sarebbe stato opportuno che fosse stato il sindacalismo di base a proclamare unitariamente lo sciopero generale provinciale di oggi, non lasciando l’iniziativa alla Cgil, che in tal modo cerca di rafforzare il suo controllo sulle lotte dei lavoratori. Tuttavia è positiva l’adesione allo sciopero di oggi di tutti i sindacati di base e la loro partecipazione alla manifestazione.
Seconda direzione, occorre che i lavoratori della GKN – come hanno fatto in passato, ad esempio con gli operai della Texprint di Prato – perseverino nella ricerca e costruzione dell’unità con le altre lotte contro i licenziamenti e con i gruppi di lavoratori combattivi nelle fabbriche del settore automobilistico.
Nel quadro della crisi di sovrapproduzione del capitalismo mondiale la lotta contro i licenziamenti non può fermarsi ai cancelli della fabbrica, solo opponendosi alla sua chiusura. Anche se ogni fabbrica venisse occupata e la produzione mandata avanti dagli operai, che senso avrebbe produrre merci che non trovano sbocco sul mercato? Inoltre la concorrenza fra aziende, in cui i padroni cercano di coinvolgere i lavoratori instillando in essi lo spirito aziendalista, per spremerli meglio, diverrebbe un problema per gli stessi operai.
Lo stesso dicasi per l’indicazione della nazionalizzazione delle grandi aziende: i lavoratori dell’industria di Stato sarebbero ugualmente in concorrenza con le altre aziende sul mercato mondiale, dovrebbero ugualmente sacrificarsi per far vincere la “loro” azienda statale nell’arena del mercato internazionale sempre più intasato dalla sovrapproduzione e, in tutto ciò, si puntellerebbe in essi l’ideologia nazionalista, invece che quella dell’unione internazionale dei lavoratori.
Ciò di cui hanno bisogno i lavoratori per vivere è il salario da un lato e il tempo libero dallo sfruttamento dall’altro. La lotta contro i licenziamenti, contro la chiusura delle fabbriche, è il primo necessario passo. L’unione di queste lotte è il passo successivo che può essere compiuto e completato solo con rivendicazioni che uniscano tutti i lavoratori, senza divisioni fra aziende grandi e piccole, senza legarli a ottiche aziendaliste e nazionaliste, senza dividerli lungo i confini nazionali. Tali rivendicazioni sono il salario pieno ai lavoratori licenziati e la riduzione dell’orario di lavoro e della vita lavorativa.
Se l’economia capitalista per le sue inesorabili contraddizioni da anni declina e domani crollerà, i lavoratori devono essere organizzati a lottare non per il suo impossibile mantenimento in funzione, tenendo aperte fabbriche che i capitalisti vogliono chiudere, ma in difesa dei loro bisogni, chiedendone soddisfazione – unitamente come classe sociale – al regime politico borghese. Sono queste rivendicazioni sindacali quelle suscettibili, per il loro carattere, a portare la lotta sindacale della classe operaia sul terreno politico, rendendo finalmente concreto il motto assunto dai lavoratori GKN: Insorgiamo!
Infine, è essenziale ricercare l’unione dei lavoratori colpiti da licenziamenti coi lavoratori occupati. Per la GKN questo percorso è naturale che inizi all’interno del gruppo Stellantis (ex FCA) e del settore automobilistico. Occorre sviluppare e rinforzare il coordinamento fra i gruppi operai e sindacali combattivi presenti in queste fabbriche. Smuovere i lavoratori dalla passività che contraddistingue questo settore – come d’altronde la gran parte degli altri – non è facile, in buona parte in ragione dell’ampio ricorso alla cassa integrazione da parte di Stellantis e delle altre aziende. Per questo occorre rivendicare anche aumenti salariali e l’elevamento della cassa integrazione al 100% del salario. Un efficace coordinamento fra i gruppi operai combattivi e le giuste rivendicazioni sono gli elementi che possono far sperare che i lavoratori GKN non ricevano solo generica solidarietà ma effettiva solidarietà operaia, che si attua con lo sciopero.