Il sogno imperiale del “Ku Klux Klan”
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Attraverso aleune notizie pervenute ai giornali da New York abbiamo appreso che con le elezioni complementari recentemente svoltosi, nella situazione politica americana non si sono avuti in generale grandi spostamenti.
Tuttavia le elezioni hanno rivelato l’affiorare di una nuova forza politica che viene ad inserirsi quasi di colpo nella vita pubblica degli Stati Uniti. Si tratta del Ku-Klux-Klan, altrimenti detto «L’impero invisibile».
Le elezioni complementari servivano ad eleggere alcuni deputati alla Camera dei rappresentanti ed al Senato; nonchè ad eleggere alcuni membri delle Camere dei vari Stati della Confederazione ed alcuni governatori e funzionari di Stato. L’influenza del Ku Klux Klan si è fatta sentire per la prima volta nello Stato di Ohio, ove parecchie città hanno eletto a sindaci candidati approvati dalla setta.
Le origini
Per dire che cosa sia il Ku Klux Klan occorre risalire di mezzo secolo nella storia degli Stati Uniti e giungere precisamente agli anni dei quali ebbe termine la guerra civile e di secessione tra il Nord ed il Sud America.
Si ricorderà come detta guerra segnò il trionfo del principio di libertà per la razza negra. Sorse allora negli Stati Uniti un’associazione segreta – il Ku Klux Klan – col proposito di combattere con tutti i mezzi l’attuazione dell’uguaglianza politica e civile tra bianchi e neri: uguaglianza che i neri s’eran ormai sanguinosamente conquistata.
L’associazione sorta dunque per condurre una guerra di razza senza quartiere contro i negri, manifestò ben presto la sua attività terroristica con una serie di assassini, di linciaggi, di roghi e di impiccagioni nei quali lasciarono la vita un numero rilevantissimo di liberi cittadini americani, rei unicamente di aver la pelle nera. Nè le indagini delle autorità riuscivano mai ad acciuffare i macabri emissari della terribile setta. Contro di essa fu alfine nel 1871 proclamata dal Congresso americano una legge eccezionale. Di fronte alla quale i componenti del Ku Klux Klan stimarono conveniente ritirarsi e sciogliere la loro associazione.
Del Ku Klux Klan non si parlò quindi più in America per molti anni. Senonche nel 1915 – mentre negli Stati Uniti cominciava a ripercuotersi il frastuono bellico che già da un anno sconvolgeva l’Europa – l’idea di una associazione antinegra, rafforzata da un acceso pan-americanismo, fu ripresa da un tal William Ioseph Simmons. Il quale raccoltosi nella notte del Thanksgiving day, con altri trentaquattro spiriti intrepidi su di una montagna presso Atlanta, nella Georgia, proclamò risorta l’antica lega del Klux Klan, ovvero dei «cavalieri dell’Impero invisibile».
Il programma
L’enunciazione dei fini programmatici della lega segreta ebbe luogo a mezzo di un proclama al popolo americano il 4 luglio 1916 dall’Imperial Wizard (stregone imperiale) com’è chiamato nel linguaggio misterioso del Klan il Simmons, per la sua funzione di capo indiscusso. Il programma, in sintesi, poggiava su due punti capitali: 1.) alimentare il sacro fuoco del puro americanismo, 2.) lottare per mantenere la supremazia della razza bianca. Associazione quindi con carattere patriottico e nazionalista intollerante: lega sorta per la guerra xenofoba e di razza.
Vedremo poi come, inevitabilmente, alla guerra contro lo straniero e contro il negro, il Klan abbia aggiunto la guerra di classe contro il lavoratore.
Con una pubblicazione successiva il Simmons precisó i nemici che il Klan si proponeva di combattere: Noi combattiamo gli ebrei, perchè essi non credono nella religione, cristiana. Combattiamo i cattolici perchè sono legati da un giuramento di fedeltà ad una istituzione (il Papato) che è estranea al governo degli Stati Uniti. Combattiamo ogni americano di nascita che sia membro della Chiesa d’Inghilterra e di qualunque chiesa straniera. Combattiamo la razza gialla e chiediamo la soppressione dei diritti elettorali dei negri, i quali, per un piano della Provvidenza sono stati creati per esser servi. E – concludeva l’Imperial Wizard – contro tutti questi nemici il Ku Klux Klan impiegherà una gran forza, misteriosa ed invisibile, che incuterà il terrore nei cuori degli sprezzatori della legge.
Alcuni anni più tardi – quando nel dopo guerra la lotta di classe andò accentuandosi anche nella stellata repubblica d’oltreoceano – il Klan includeva nella lista dei suoi nemici «i bolscevichi» (socialisti, comunisti, sindacalisti, anarchici), che essendo internazionalisti «erano vincolati anch’essi ad istituzioni estranee al governo degli Stati Uniti».
Non occorre occhio critico profondo per stabilire che la base prima sulla quale si rifondò la lega nel 1915 era quella di un idealismo esarcerbato, di un vero e proprio fanatismo. E d’altronde non altrimenti può esser veduto un movimento il quale inserisce nel suo programma la guerra di razza, contro i negri quali per un piano della Provvidenza sono stati creati per esser servi, – e che analogamente lotta contro i lavoratori perchè essi dalla stessa Provvidenza sono stati creati per faticare e nulla più. E se oggi il Klan può registrare dei successi ognuno intende che essi non derivano che in minima parte dalle sue prime enunciazioni programmatiche ed in parte molto maggiore della concomitanza di fattori che se il Simmons ha saputo sfruttare non eran prima dal suo genio di «stregone imperiale» neanche lontanamente preveduti.
I fattori del suo sviluppo
Esaminiamo la parte che nella tregenda bellica che ha funestato il mondo dal 1914 al 1918 – ha occupato la Repubblica transoceanica.
La propaganda germanofoba svolta dall’Intesa in America per indurre gli americani a partecipare alla guerra europea contro gl’Imperi Centrali, il linguaggio apologettico usato dall’Intesa verso l’America ricca e generosa dal momento (1917) in cui questa decise la sua partecipazione alla conflagrazione europea, hanno servito a creare in larghi strati della grossa e media borghesia americana la profonda convinzione che senza l’America l’Intesa non avrebbe vinto la guerra e l’Europa sarebbe ricaduta tutta intera sotto l’inesorabile tallone ferrato dell’imperialismo tedesco, Il convincimento pertanto che la partecipazione dell’America abbia deciso le sorti della guerra, e quindi della libertà europea, ha gonfiato il petto di orgoglio a non pochi americani ed ha permesso lo sviluppo di un egocentrismo patriottico e nazionalista via via sempre più diffuso. Ha originato in una parola il pan-americanismo. Ed ecco il primo importante fattore che ha favorito lo sviluppo del Klan, il quale – come abbiamo detto dianzi – aveva già come primo punto del suo programma di «alimentare il sacro fuoco del puro americanismo».
D’altro canto l’arrichimento favoloso conseguito dall’America per mezzo della guerra, il rispondente impoverimento dell’Europa che nella guerra ha sperperato ogni sua ricchezza ed ha dovuto ricorrere al credito americano per somme enormi delle quali per generazioni e generazioni sentirà il grave pondo, ha avvalorato fra gli americani l’opinione che la ricchezza del loro paese domina oggi il mondo ed ogni europeo, ogni straniero sia per lo meno uno straccione: in faccia al quale bisogna non solo chiudere ma addirittura sprangare le porte della Confederazione. Ed ecco quindi la xenofobia farsi strada nel benestante americano che teme che lo straccione straniero vada a togliergli una parte del suo benessere: secondo fattore, adunque, che ha facilitato lo sviluppo al Ku Klux Klan. Il «bill» che dà il contravapore all’emigrazione negli Stati Uniti non è che un frutto del sentimento xenofobo degli americani.
Il successo
Già, è così che mentre fino al 1918 i «trentaquattro spiriti intrepidi» che con W. J. Simmons fondarono il Klan, restarono presso a poco… trentaquattro; dal 1918 in poi essi hanno potuto registrare una serie di notevoli successi.
L’appoggio dato al Klan da gruppi influenti di banchieri, d’industriali e d’agrari non poteva non influire sull’allargamento del campo d’azione della setta. Le masse operaie e contadine – come in ogni altro paese costrette a sopportare sotto mille gravami diversi le spese della guerra, s’andavano organizzando ed agitando. Per l’affermazione dei più elementari diritti all’esistenza intere categorie di lavoratori scendevano in sciopero armati di propositi di resistenza, di spirito di sacrificio e di buoni argomenti: tipico lo sciopero dei minatori che durò lunghi mesi e che costo alla compatta massa scioperante privazioni che raggiunsero l’autentico eroismo!
Come dominare la «teppa rossa»? Questa domanda si ponevano i preoccupati capitalisti americani. Che in ultima analisi, finirono per fermare la loro attenzione sul Ku Klux Klan. Ed alla setta diedero molti di essi la loro adesione, l’appoggio finanziario e la garanzia di protezione nelle stere governative e giudiziarie, aizzando nel contempo i cavalieri dell’Impero invisibile alla guerra contro le masse lavoratrici col pretesto che queste ubbidendo a capi di fede internazionalista eran legate ad istituzioni estranee all’America e che, d’altra parte, agitandosi per migliorare il loro tenore di vita si ribellavano ai piani della Provvidenza, la quale se li aveva fatti nascere poveri e lavoratori doveva avere avuto le sue buone ragioni. Non sappiamo se i capi del Klan abbiano abboccato all’amo delle argomentazioni capitalistiche con piena coscienza, ovvero senza rendersi conto esatto delle ragioni classiste che spingevano il capitalismo americano ad aizzare la lotta contro le masse dei lavoratori. Del resto a noi ciò importa poco. Ci basta sapere che il Klan ha accettato di percorrere la strada sulla quale lo ha lanciato l’interesse del capitalismo americano, e che ha lottato e lotta con sistemi feroci contro le giuste rivendicazioni dei salariati.
Il Klan è oggi l’esponente degli interessi di alcuni gruppi di banchieri e finanzieri americani che col pretesto dell’antisemitismo vogliono eliminare alcuni gruppi concorrenti nei quali predominia l’elemento ebreo. E l’esponente altresì di altri gruppi che vedono nella Inghilterra una concorrente pericolosa sui mercati mondiali e sullo stesso mercato americano. E l’esponente infine di molti altri interessi più o meno palesi, fra cui primissimo quello del grosso capitale contro i lavoratori dei campi e delle fabbriche.
E tuttavia il Klan è oggi un’organizzazione che conta circa cinquecentomila iscritti, che è una delle più potenti negli Stati Uniti e che si sforza di imprimere un ritmo proprio alla vita politica americana.
Il sogno imperiale
Il rapido successo di questi ultimi anni ha toccato il cervello al novello Napoleone americano, W. J. Simmons, il quale si è creduto pertanto in dovere di dare un ritocco al programma del Ku Klux Klan. Questo programma rimodernato è stato discusso alcune settimane fa per la prima volta in una riunione pubblica, in una città del Texas.
In essa il Simmons ha rivelato il suo grande sogno imperiale esponendo con tutta serietà il progetto del Ku Klux Klan per l’invasione del mondo.
Egli disse che prima sarà invasa per infiltrazione l’Inghilterra; poi toccherà ai «dominiones»: britannici, e finalmente l’invisibile impero si estenderà a tutti gli altri popoli di lingua inglese. Da ultimo a tutti i popoli di fede protestante.
Per quanto azzardato e fantasiteo possa apparire questo programma esso è tuttavia la rivelazione di uno stato d’animo diffuso in America nei ceti borghesi ed intellettuali. Stato d’animo secondo il quale l’America, satura ormai di ricchezza, deve dedicarsi alla penetrazione economica ed alla conquista dei mercati mondiali onde collocarvi vantaggiosamente quella parte abbondante di ricchezza eccedente che in America non può trovare soddisfacente sfogo. Sono d’altra parte le leggi ferree della vita economica che sospingono oggi il capitalismo americano dal nazionalismo all’imperialismo, ultima fase della sua evoluzione.
Sospinta dalla sua stessa potenza economica verso l’imperialismo folle e conquistatore, l’America sente lo irrefrenabile bisogno di espandersi: e poichè la sua più temibile concorrente nelle colonie, sui mercati e sui mari è l’Inghilterra ecco affiorare progetti come quelli del Klan che tendono sotto la maschera dell’idealismo pan-americano alla infiltrazione economica dell’Inghilterra, dell’impero coloniale inglese, di tutti i popoli di lingua inglese e di fede protestanti.
Il cerimoniale ed i metodi
Non ci dilungheremo a parlare cerimoniale e dei metodi del Klan. Esso è un movimento di reazione xenofobo, antinegro; antisemita, antioperaio. E come tutti i movimenti reazionari conosce tutte le arti sopraffine della tortura e della brutalità contro le vittime designate. Certo che al successo del Klan ha contribuito non solo il sistema di intimidazione, da esso largamente usato, ma anche il carattere segreto che la lega ha mantenuto fino a qualche settimana fa ed in parte mantiene ancora e l’abbondante coreografia dei suoi cerimoniali e delle sue stesse spedizioni punitive. Le riunioni del Klan si tengono a mezzanotte, sulla montagna o sulla collina più alta del distretto, ove viene rizzata una croce luminosa visibilissima parecchie mi- glia distante. I Knights (cavalieri del Klan a piedi ed a cavallo perlusrtano i dintorni e montano la guardia. I nomi dei vari gruppi hanno sempre signifi- cato terribile e tale da incuter paura. La gerarchia ha anche essa una nomenelatura misteriosa e strana: dopo Simmons che è l’Imperial Wizzard: capo supremo ed assoluto vengono i gradi minori che sono: i Gran Dragoni, i Vampiri, i Folletti i Ciclopi. Tutti vestono in camicione bianco, maschera bianca e cappuccio bianco.
Interi paesi sono stati nottetempo assaliti da Knights; i quali hanno compiuto le loro vendette collettive e per-sonali massacrando e violentando.
Non poche operazioni del Klan si sono svolte di sorpresa in pieno giorno in punti anche centrali di grandi città americane sotto gli stessi occhi della polizia impotente.
Il governo di Washington fa deboli tentativi per difendere la maggioranza del popolo americano dalla marcia dell’Impero invisibile. E non potrebbe essere diversamente, perchè alla Casa Bianca si sa che l’alta finanza e l’alta industria americana che tutto possono appoggiano il Klan!
Conclusione
Il Ku Klux Klan americano non è dunque oggi altro che un movimento a carattere reazionario all’interno ed imperialista all’estero: il che risponde esattamente alle condizioni politiche ed economiche nelle quali il capitalismo americano è venuto a trovarsi nel dopo guerra.
E ciò è quanto, da un punto di vista marxista, noi volevamo dimostrare.
L. POLANO