Partito Comunista Internazionale

Un’azione mancata

Categorie: Fascism, PCd'I, Union Question

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La parata fascista di domenica scorsa, magramente riuscita del resto – si è chiusa col bilancio di una sede operaia devastata e di un giovine ferroviere ucciso. La massa operaia davanti a questo tragico episodio, attendeva da parte degli esponenti delle proprie organizzazioni una parola d’ordine che significasse adeguata e immediata risposta alla gesta degli schiavisti. Essa credeva che bastasse l’annuncio della costituzione dell’«Alleanza del Lavoro» perché d’ora innanzi le parole fossero sostituite dall’azione. Invece l’Alleanza del Lavoro si è rifiutata di lanciare la parola d’ordine. Essa che pochi giorni prima aveva ritenuto indispensabile riallacciare pubblicamente la propria adesione all’ideologia democratico-borghese del rispetto della libertà per tutti, non ha voluto peccare di inconseguenza affidando il rispetto della libertà propria all’azione della classe lavoratrice. Si è limitata, perciò, alla distillazione di uno dei soliti manifesti, i quali oltre che a mettere in rilievo la propria insufficienza e la incomprensione assoluta del momento che stiamo attraversando, servono meravigliosamente a coprire di ridicolo l’intera classe operaia.

Il rifiuto di agire da parte dell’Alleanza del Lavoro di Milano è tanto più grave in quanto esso si ripercuoterà sinistramente in ogni regione d’Italia. Non sappiamo se per fortuna o per disgrazia, ma oggi siamo ancora a questo: che tutte le città di provincia, prima di decidersi a qualche passo di una certa importanza, sogliono guardare a quanto si fa, o si è fatto, a Milano. A ragione o a torto Milano è considerata, non solo la capitale morale d’Italia, ma anche come la testa pensante della classe lavoratrice. Se Milano parla e agisce anche le altre città si muovono, ma se essa si rinchiude in un superiore silenzio o in una più bassa patia, tutto il movimento della penisola ne risente le conseguenze immediatamente.

Questa verità – che non è stata distrutta dal fatto che la campagna, prima della città ha creato il fascismo e la guardia bianca – è perfettamente compresa da tutti gli esponenti dell’«Alleanza del Lavoro» di Milano; eppure, tutti, all’unanimità, socialisti, sindacalisti e anarchici, si sono rifiutati di rispondere al delitto fascista con lo sciopero generale e di dare in tal modo non solo una prova d forza agli avversari, ma anche un magnifico esempio a tutto il proletariato italiano. Essi hanno creduto più opportuno dare ascolto ai consigli della Prefettura piuttosto che a quelli della massa e dei partiti operai.

Questo incredibile contegno, che getta una luce tutt’altro che simpatica sui responsabili del movimento operaio milanese, si è tentato di spiegarlo mediante la insensibilità morale e la mancanza di coraggio dei responsabili dell’Alleanza. Può darsi che questo sia in parte vero. Noi riteniamo però che nel caso attuale le ragioni sieno ben più gravi e profonde.

Così è certo che il punto di vista dal quale l’«Alleanza del Lavoro» ha giudicato il tragico episodio di domenica scorsa è assolutamente degno di giudici di pretura urbana e non di rappresentanti della classe lavoratrice.

Essi, anziché giudicarlo per quello che effettivamente è, vale a dire per un episodio della guerra che si combatte fra proletariato e borghesia, e arrivare quindi, logicamente, a fare intervenire la classe in difesa di sé medesima, hanno voluto, in un primo momento separarlo da tutti gli avvenimenti della giornata, per ritenerlo in seguito come un puro incidente di carattere privato in cui l’essenziale è ricercare chi ha ragione e chi ha torto, chi è stato il primo e chi il secondo …

Procedendo in tal modo sono giunti fatalmente al magnifico risultato di far versare una lagrima per la povera vittima e a dire una parola di sdegno per gli omicidi. E niente più!

L’Alleanza del Lavoro così come è attualmente costituita non può assolutamente rispondere alle necessità di lotta della classe operaia. Essa non è l’espressione diretta delle masse, ma un compromesso più o meno sincero dei funzionari, dei dirigenti. Costoro rappresentano non solo dei principi diversi e dei metodi diversi, ma sono legati anche alla disciplina dei rispettivi organismi i quali si trovano spesso in una posizione si reciproca concorrenza e deliberano in riunioni e congressi nettamente distinti. Ora se questi funzionari volessero portare in seno all’«Alleanza del Lavoro» tutte le loro prevenzioni, il compromesso salterebbe di un colpo, e l’Alleanza – dei capi – andrebbe in frantumi.

L’unico terreno, quindi, favorevole, perché quest’Alleanza si mantenga è quello dell’inazione, è l’incrocio delle braccia, è il nulla. E il nulla noi avremo sempre, fino a quando all’Alleanza dei capi non si sostituirà l’Alleanza effettiva, organica della classe lavoratrice.

Perché ciò avvenga bisogna però, che le masse rompano gli indugi e si facciano avanti. Bisogna, come ha chiaramente indicato il nostro Partito e la Internazionale dei Sindacati Rossi di Mosca, che in tutte le località i lavoratori tutti, a qualsiasi organizzazione appartengano, si riuniscano in grandi comizi, e ivi, dopo aver preso delle deliberazioni tassative e inequivocabili sugli obiettivi da raggiungere e sui metodi da adottare, nominino i propri rappresentanti per l’Alleanza del Lavoro. Siccome in questo periodo di reazione e di disoccupazione, la massa dei disorganizzati è fortissima e ha perciò una grande importanza, sarà bene propugnare che all’elezione dei delegati possano partecipare anche gli operai che sono fuori delle organizzazioni.

I delegati in tal modo eletti, si convocheranno a congresso che sarà quello della vera «Alleanza del Lavoro» e là, seguendo il principio democratico, prenderanno le decisioni definitive.

Avremo così un nuovo organismo che raccoglierà realmente tutte le forze del proletariato italiano e il quale, avendo ricevuto esplicito mandato, non si vedrà sbarrato il passo da dubbi o da dissensi al momento dell’azione.

I capi sindacali, se davvero furono mossi dall’intenzione di giovare al proletariato allorquando addivennero al compresso dell’Alleanza, non potranno opporsi a questa reale fusione di tutte le energie lavoratrici, e tanto meno potranno impedire che esse si manifestino direttamente anziché attraverso i quadri burocratici attuali, ossia attraverso le loro persone.

Essi, qualora ne permanga la necessità, continueranno ad esplicare le attuali mansioni in seno ai singoli sindacati; ma non impediranno con dei veti che non potrebbero essere tollerati, la esplicazione della genuina volontà della classe; poiché in tal caso non solo dimostrerebbero di anteporre l’interesse proprio a quello della massa sfruttata, ma autorizzerebbero questa massa istessa a passare decisamente sul loro corpo onde effettuare quelle azioni e quelle conquiste delle quali non può farne a meno più oltre.