Verso il fronte unico proletario internazionale?
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La Conferenza delle tre internazionali a Berlino
La Conferenza degli Esecutivi delle Tre Internazionali si è aperta il 2 corrente sotto la presidenza di Federico Adler segretario dell’Unione Internazionale dei Partiti Socialisti (U.I.P.S.). Le delegazioni si compongono come segue:
Seconda Internazionale: Vandervelde e Huysman (Belgio); Mac Donald, Tom Shaw, Gosling (Inghilterra); Wels (Germania); Vliegen (Olanda); Stauning (Danimarca); Möller (Svezia); Tseretelli per i socialrivoluzionari russi.
La delegazione dell’U.I.P.S.: Adler, Otto Bauer (Austria); Faure, Bracke (Francia); Crispien (Germania); Grimm (Svizzera); Czermak per i socialdemocratici di lingua tedesca in Cecoslovacchia; Martov e Kalnin per i menscevichi russi.
La Terza Internazionale: Radek, Bucharin (Russia); Frossard e Rosmer (Francia); Warskib, Stojanovik (Jugoslavia); Smeral (Cecolosvacchia); Sen Katayama (Giappone) e Clara Zetkin (Germania). È atteso il compagno Bordiga per il Partito Comunista d’Italia.
È rappresentato inoltre il Partito Socialista Italiano, che non appartiene ad alcuna Internazionale, da Serrati, Baratono e Fioritto.
Sono eletti alla presidenza: Federico Adler, Paul Faure e Clara Zetkin.
Il discorso inaugurale è tenuto da Federico Adler della Internazionale di Vienna. In seguito a nome dell’Internazionale Comunista, Clara Zetkin ha dichiarato: «Per la prima volta, dopo la riunione dell’Ufficio Internazionale di Bruxelles alla quale fece seguito la guerra mondiale, e lo sfacelo della Seconda Internazionale, rappresentanti di tutti gli strati del movimento operaio internazionale si riuniscono ad una stessa tavola. Noi dobbiamo rilevare che la scissione della classe operaia è stata causata dal fatto che certi strati operai hanno concluso un accordo di interessi con gli strati imperialisti, ciò che ha dato a molte organizzazioni della classe operaia un indirizzo controrivoluzionario. E le scissioni continueranno a farsi finchè la classe operaia non si riunisca per una lotta comune, finchè non si infranga la coalizione coi rappresentanti del capitalismo e non si stringa nella lotta per la conquista del potere politico. Prima una unione sarà impossibile, anzi dannosa.
Ciò non impedisce di riconoscere che la classe operaia, malgrado tutti gli ostacoli, deve unirsi per la lotta contro l’offensiva del capitalismo mondiale.
O la classe operaia si unisce per la lotta difensiva contro lo sfruttamento dei Pesi vinti, della Russia dei Soviet, e delle colonie e contro l’ondata delle serrate, per l’abolizione del Trattato di Versailles, per il riconoscimento e la ricostruzione della Russia dei Soviet, oppure essa pagherà le spese della guerra. Perciò l’Internazionale Comunista lancia la parola d’ordine del fronte unico proletario, ed ha accettato l’invito della U.I.P.S. ad una conferenza comune. Per assicurare il successo a questo congresso pansocialista occorre l’intervento di tutte le organizzazioni, anche di quelle non aderenti alla Internazionale sindacale di Amsterdam ed a quella di Mosca. La Internazionale Comunista propone quindi di invitare anche queste organizzazioni, pensando anzitutto ai sindacalisti ed agli anarchici.
La Russia dei Soviet che ha combattuto da sola contro i tentativi dei capitalisti dell’Intesa per rendere schiavo tutto il mondo, è oggi vittoriosa. Ora è però oggetto di attacchi «pacifici» da parte del capitalismo mondiale. Si tratta di aiutare coi fatti il primo Stato creato dalla rivoluzione mondiale.
La Internazionale Comunista è disposta, senza nascondere quello che la separa dai partiti riformisti e semiriformisti, a partecipare alla lotta comune del proletariato internazionale. Essa sa che ogni giorno di lotta proverà che nessun compromesso coi capitalisti darà al proletariato la pace ed una vita dignitosa, perché per ottenere questo occorre una vittoria completa del proletariato. Essa propone per la conferenza pansocialista il seguente ordine del giorno:
1) Difesa contro l’offensiva padronale;
2) Lotta contro la reazione;
3) Preparativi di lotta contro nuove guerre imperialiste;
4) Aiuti per la ricostruzione della Repubblica soviettista russa;
5) Trattato di Versailles e la ricostruzione dei paesi devastati.
Un attacco della II Internazionale contro la Russia
A nome della Seconda Internazionale, Vandervelde, fa una dichiarazione in cui polemizza contro gli accenni alle spese delle riparazioni contenute nelle dichiarazioni della Terza Internazionale; rileva la necessità di una unione della classe operaia per lottare contro la reazione. Egli dice che occorreranno delle garanzie contro gli eventuali tentativi di scissione dell’Internazionale di Mosca.
«È naturale – soggiunge l’oratore – che il problema della Georgia ed il problema della scarcerazione dei socialisti rivoluzionari detenuti in Russia vengano discussi». Egli crede che la conferenza pansocialista dovrebbe procedere ad una inchiesta al riguardo dei socialrivoluzionari detenuti in Russia. «Se il Governo russo continuerà nella sua lotta attuale – dice Vandervelde – noi dovremo lottare per i diritti più elementari degli uomini in Russia».
Dopo un discorso di Paul Faure della Internazionale 2 ½ ha preso la parola il compagno Carlo Radek della Internazionale Comunista per rispondere a Vandervelde.
La violenta requisitoria del comp. Radek contro Vandervelde
Nella sua vibrata risposta polemica a Vandervelde il compagno Radek ha attaccato l’ex-ministro belga come firmatario del Trattato di Versailles ch’è, senza dubbio, il più mostruoso trattato che si sia concepito e imposto ad un popolo vinto.
L’oratore ha chiesto poi la istituzione di un Tribunale internazionale per giudicare gli assassini di Rosa Luxemburg e di Carlo Liebknecht.
«Giù le mani – ha detto Radek – dai Tribunali russi fino a che i socialisti di destra non abbiano la coscienza pulita dell’assassinio di Rosa Luxemburg e di Liebknecht».
L’oratore, parlando poi della Georgia, dice: «È vero che il Governo russo ha contribuito a rovesciare il Governo menscevico georgiano, ma a ciò è stato costretto per il contegno che detto Governo teneva verso le guardie bianche. Vi sono infatti le prove che la Georgia soccorreva le guardie bianche nei loro intrighi contro la Russia dei Soviet».
Radek propone che venga nominata una Commissione per l’esame di questi documenti. Il rappresentante dell’Internazionale Comunista parla in seguito del processo dei socialrivoluzionari russi.
«Si domanda la scarcerazione – esclama – di coloro che hanno perseguitato con la rivoltella in pugno i capi della rivoluzione russa. Noi domandiamo allora dove sono gli operai, i comunisti, i rivoluzionari che parteciparono all’azione di marzo in Germania e lottarono per la Repubblica dei Consigli in Baviera. Dove sono? Essi languono nelle carceri di un Governo nel quale collaborano i socialisti di destra».
Proseguendo l’oratore propone uno scambio dei rivoluzionari tedeschi detenuti coi controrivoluzionari russi. E quindi aggiunge:
«L’Unione Internazionale dei Partiti socialisti ha convocato la Conferenza con un ordine del giorno che esclude la discussione del passato. Questo ordine del giorno sarà mantenuto?
Ciò deve essere detto poiché se fossero poste delle pregiudiziali ciò significherebbe che si ha intenzione di fare andare a monte la Conferenza, e se così fosse la Terza Internazionale declinerebbe ogni responsabilità».
La seduta viene quindi sospesa.
La seconda e la terza giornata
In principio di seduta della seconda giornata Mac Donald (Inghilterra) della Seconda Internazionale propone il rinvio delle discussioni in seguito al discorso di Radek. Egli dice che la delegazione della Seconda Internazionale deve riunirsi a parte per constatare il proprio atteggiamento in seguito al fatto nuovo provocato dal discorso polemico di Radek. La proposta di Mac Donald è accettata e la conferenza si riunisce in seduta plenaria il mattino successivo sotto la presidenza di Clara Zetkin.
Ha la parola per primo Mac Donald (Inghilterra, Seconda Internazionale). Egli dice che le sue speranze nei lavori della Conferenza sono diminuite dopo le dichiarazioni di Radek. Se questa sfiducia deve essere allontanata dalla Seconda Internazionale, si faccia in modo che ciò sia possibile. Le deliberazioni non servono a niente se la Terza Internazionale non farà una dichiarazione intorno alle dichiarazioni fatte dalla Seconda Internazionale, perché non si deve fare una conferenza comune per combattersi poi più aspramente di prima.
Parlando del problema della Georgia, Mac Donald afferma che i bolscevichi usano gli stessi mezzi contro la Georgia che adopera l’imperialismo inglese nell’Egitto e nelle Indie e contro la stessa Russia dei Soviet.
Mac Donald reclama spiegazioni intorno alle accuse mosse contro i socialrivoluzionari. Radek invece di rispondere alle domande concrete ha sollevato dei dibattiti sui nomi di Carlo Liebknecht e Rosa Luxemburg. L’oratore propone di permettere l’entrata di Vandervelde in Russia per assumere la difesa nel processo dei socialrivoluzionari.
Mac Donald legge poi la seguente dichiarazione dell’Esecutivo della Seconda Internazionale:
«Ci dichiariamo d’accordo sulle basi di una Conferenza generale per il raggiungimento di scopi limitati alle condizioni e con l’ordine del giorno proposto dalla U.I.P.S. di Vienna. Noi dichiariamo però che la Terza Internazionale deve pronunciarsi esplicitamente d’accordo sulle seguenti condizioni:
1. Rinuncia alla tattica di istituire delle frazioni;
2. Nomina di una Commissione delle Tre Internazionali per esaminare la situazione in Georgia e nei paesi che si trovano nelle stesse condizioni che dovrebbe essere compiuta allo scopo di raggiungere un’intesa tra i partiti socialisti;
3. Liberazione dei prigionieri politici e svolgimento di un processo contro i detenuti per reato comune davanti ad un Tribunale legale, accordando il diritto di difesa e di controllo al socialismo internazionale».
A questo punto domanda la parola Serrati del P.S.I. il quale tenta di conciliare le due parti in contesa. Egli dice che da parte dei bolscevichi furono commessi degli errori, ma al servizio della Rivoluzione, mentre da parte degli altri furono commessi errori al servizio del capitalismo e contro la Rivoluzione Russa.
L’energico contegno della III Internaz. Verso l’accordo
Continuando la discussione, dopo Serrati ha la parola per l’U.I.P.S. di Vienna, Otto Bauer. «Il nostro compito – egli dice – è di unire le tre armate che avanzano separatamente per dare un colpo comune. Non avremo il fronte unico se non facciamo rinascere il pensiero della solidarietà tra le tendenze. A parere mio però la via per un significato morale del fronte unico non è quella per la quale vogliono andare i compagni della Seconda Internazionale. Noi siamo come loro dei partigiani del diritto dei popoli di disporre di se stessi. Noi sappiamo che questo diritto è stato grandemente violato a cominciare dall’ultimatum dell’Austria alla Serbia fino ai trattati di pace di Versailles e di S. Germain. Ma il caso della Georgia è da considerarsi differentemente dagli altri, perché qui la bandiera rossa sventolò dinnanzi all’armata di occupazione. Io non credo che sia buona via quella di costituire la premessa morale per il fronte unico mediante condizioni che l’altra parte dovrebbe accettare. Cominciamo la lotta proletaria in comune ed il proletariato costituirà da sa la premessa della solidarietà proletaria.
«Noi siamo perfettamente convinti che la Francia ed il Belgio hanno diritto alla riparazione di quello che l’imperialismo tedesco ed austriaco hanno rovinato, ma vediamo anche che il capitalismo abusa di questo diritto, servendosi degli operai dei paesi vinti per ridurre i salari e rubando così i diritti morali che il proletariato si era conquistati.
In questa situazione noi discutiamo della Conferenza di Genova, la cui preparazione mostra che il capitalismo non cambierà la sua politica contro il proletariato. In considerazione di questo noi possiamo separarci e dire al proletariato che era impossibile una intesa perché una parte ha avanzato delle condizioni che non sono state accettate dall’altra parte. Io credo che non solo una conferenza pansocialista dovrebbe riunirsi il più presto possibile, ma noi dobbiamo lanciare oggi stesso un manifesto comune circa la conferenza di Genova».
Volgendosi quindi ai comunisti, Bauer dice:
«Accettate quanto vi è possibile di accettare dei desideri della Seconda Internazionale per eliminare così gli ostacoli che si frappongono ad un’azione comune. Non sappiamo se una commissione per la Georgia recherà risultati pratici, ma degli schiarimenti sul problema georgiano da parte di una commissione non potranno che giovare al socialismo internazionale. Lo stesso possiamo dire della difesa di Vandervelde al processo dei controrivoluzionari. Ad ogni modo, ogni provvedimento pratico per realizzare il fronte unico vale cento volte di più delle premesse morali che dovranno reggere in avvenire il nostro modo di procedere».
Date le dichiarazioni delle due Internazionali ed in considerazione del discorso di Bauer per l’U.I.P.S. Vandervelde propone di lasciar parlare un oratore della Terza Internazionale. Prende quindi la parola Radek. Egli risponde in primo luogo a Mac Donald che non ha mutato niente con la dichiarazione fatta circa l’atteggiamento della Seconda Internazionale. «In conclusione – egli ha detto – Mac Donald è stato un’eco di Lloyd George e le sue parole sono le parole del liberalismo inglese, sono le stesse parole che il liberalismo inglese usa di fronte a tutti i piccoli Stati che domina ancora. La rivendicazione del diritto di disporre di se stessi per gli Stati limitrofi alla Russia equivarrebbe oggi in realtà al dominio dell’Inghilterra sui porti della Russia. Mac Donald converte questa rivendicazione in una rivendicazione del socialismo internazionale. Perché la Seconda Internazionale non ha mai reclamato allo zarismo l’indipendenza della Georgia? Nessun membro del governo menscevico della Georgia fu fautore dell’indipendenza georgiana; tutti invece, tseretelli per il primo, furono dei patriotti panrussi. Tseretelli, ministro del Governo di Kerenski, ha contribuito a prendere l’offensiva di giugno. Dove sono ora le giustificazioni morali del processo contro di noi? Il Governo menscevico della Georgia ha favorito l’occupazione tedesca e più tardi quella inglese.
Mac Donald domanda se non vediamo il buon fine, ma invece di domandare ciò egli dovrebbe guardare la situazione. Se non abbiamo fiducia nella Seconda Internazionale, questo vuol dire che noi temiamo che essa mancherà al momento della lotta. Non dovete credere che non vogliamo la lotta comune contro il capitalismo. Per questo appunto non abbiamo fatto delle condizioni, voi non avete ora però il diritto di porci delle condizioni. Tuttavia parliamo un po’ dei vostri desideri. Che cosa volete dire con la rinuncia alla tattica delle frazioni? Noi non rinunceremo mai alla lotta per una tattica rivoluzionaria nei sindacati. I maggioritari tedeschi, gli indipendenti ed i socialisti indipendenti inglesi nel seno del Labour Party non hanno forse aggruppamenti dei loro membri nei sindacati? I democratici vogliono essi impedire la libera lotta spirituale nei sindacati?». Venendo poi a parlare della situazione georgiana, l’oratore dice: «Con la nomina di una Commissione per la Georgia sono d’accordo supponendo che la frase contenuta nella dichiarazione della Seconda Internazionale «I Paesi in simili condizioni» riguardi i rapporti del Labour Party con le Indie, l’Egitto e l’Irlanda». Passa quindi ai socialrivoluzionari russi:
«I socialrivoluzionari – egli dice – dinnanzi ai nostri tribunali hanno il diritto di difendersi liberamente. Se Vandervelde vuol venire a Mosca per difendere i socialrivoluzionari lo saluteremo ben volentieri e noi opporremo un buon accusatore comunista al firmatario del trattato di Versailles, al membro del Governo che si è rifiutato di incontrarsi a Prinkipo e che contribuì a preparare una nuova offensiva contro la Russia dei Soviet, un accusatore che conoscerà il passato dei socialrivoluzionari ed anche il passato di Vandervelde e che gli dirà quanto merita.
Ed approviamo anche la proposta di Bauer di metterci d’accordo ancora qui sulla conferenza stessa per una manifestazione comune contro la Conferenza di Genova, la quale in realtà prospetta tutt’altro che la ricostruzione europea. Noi siamo per l’unità del proletariato senza condizioni».
Dopo il discorso di Radek la Conferenza
All’ultima seduta [testo illeggibile] Federico Adler [testo illeggibile] affermarono tutti e che [testo illeggibile] il cui sunto è il seguente:
«La Conferenza riconosce che nel momento attuale può trattarsi solo di una consultazione allo scopo di preparare un’azione comune per il raggiungimento di fini determinati. La conferenza propone quindi che gli Esecutivi diano il loro consenso alla nomina di una Commissione di nove membri aventi l’incarico di proporre un’altra conferenza dei tre Esecutivi, una conferenza alla quale saranno ammessi anche i Partiti che non aderiscono a nessuna internazionale. Ogni Esecutivo ha piena libertà di scelta delle persone cui ha diritto. La Conferenza ritiene opportuno che questo Comitato di organizzazione cerchi di organizzare un incontro per uno scambio di idee, tra i delegati della Federazione Internazionale sindacale d’Amsterdam e l’Internazionale dei Sindacati Rossi di Mosca, onde esaminare ed assicurare l’unità sindacale nazionale ed internazionale. La Conferenza prende atto della dichiarazione dei rappresentanti dell’Internazionale Comunista che questa, nel processo contro i 47 socialisti rivoluzionari ammetterà tutti i difensori da essi desiderati, che la pena capitale viene esclusa, che i dibattiti saranno pubblici e che quindi dei delegati delle tre Internazionali possono assistere quali uditori autorizzati a prendere dei resoconti stenografici per riferirne ai Partiti che fanno parte degli Esecutivi. La Conferenza constata che ognuno dei tre Esecutivi si dichiara d’accordo nell’accettare da tutte e tre le tendenze dei documenti relativi alla Georgia e prenderli in esame. La Conferenza invita il Comitato di organizzazione a raccogliere le conclusioni di questo esame ed a riferire in merito alla conferenza dei tre Esecutivi. La conferenza constata che i delegati della Seconda Internazionale hanno fatto dichiarazioni che essi non ritengono possibile la convocazione di una conferenza pansocialista nel mese e durante la Conferenza di Genova. La Conferenza in via di massima è d’accordo nella necessità di una conferenza generale e ciò al più presto possibile. L’organizzazione della conferenza generale non essendo possibile durante il mese corrente, l’odierna Conferenza dichiara necessario di esprimere la volontà di unità del proletariato cosciente di classe in una manifestazione il giorno venti aprile e là dove non fosse possibile per motivi di ordine organizzativi, il primo maggio. In questa manifestazione si devono agitare i seguenti problemi: giornata di otto ore; disoccupazione causata dalla politica delle riparazioni; l’azione comune del proletariato contro la offensiva capitalista; aiuto alla rivoluzione russa e alla Russia affamata; ripresa delle relazioni economiche e politiche di tutti gli Stati con la Russia dei Soviet; fronte unico proletario in ogni paese e nell’Internazionale».
Adler comunica che questa dichiarazione è stata firmata dai rappresentanti di tutte e tre le Internazionali e che comunque la Terza Internazionale, l’U.I.P.S. nonché Tseretelli hanno già fatte dichiarazioni particolari che saranno messe a verbale e che costituiscono delle riserve circa la dichiarazione comune. Per quanto difficile sia stato il nostro lavoro, termina Adler, abbiamo fatto qualche cosa con la coscienza di aver salvato la causa del proletariato internazionale.
Dopo i lavori di questa conferenza noi, per la prima volta, dopo che la borghesia ha trionfato sulla scissione del proletariato possiamo alzarci e gridare «Viva l’Internazionale unita che lotta».
La Conferenza è chiusa a mezzanotte. I presenti si alzano per cantare l’Internazionale.