Il tradimento di Amsterdam
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Vi sono due specie di traditori del proletariato, la prima è quella composta di coloro che dopo aver militato nelle file della classe lavoratrice, diserta il campo e passa apertamente al nemico, ed è la meno lercia; la seconda comprende quegli individui che pur non avendo mai avuto fiducia non avendo la più, nella causa della massa operaia, rimangono in mezzo ad esso per meglio servire il capitalismo sia nascondendo al proletariato la sua reale posizione di fronte la classe dominante, sia abbellendo sotto tutti gli aspetti le forme di dominio di questa classe, sia ancora impedendo con ogni mezzo le azioni spontanee dei lavoratori contro borghesia: e questa, delle due specie, è la peggiore. A questa seconda specie appartengono i gialli di Amsterdam. Per convincersene una volta di più, basta dare un’occhiata alle deliberazioni del loro ultimo congresso tenuto a Roma. Se anziché guardare le deliberazioni, che di solito non servono più per la platea, si dovesse passare in rassegna le loro discussioni, il risultato sarebbe ancora più edificante.
Dopo il problema della ricostruzione europea, di cui è trattato in altra parte del giornale, le questioni più importanti esaminate dai «gialli» furono quelle del disarmo della lotta contro la reazione. Ebbene nelle risoluzioni approvate su questi due importantissimi problemi e contenuto tutto l’opportunismo e tutto il tradimento di Amsterdam.
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L’ultima guerra mondiale generato dagli antagonismi di interessi esistenti fra i diversi gruppi monopolistici che intendono servirsi della forza degli Stati per dominare il mondo vantaggio proprio e contro gli altri, ha dimostrato anche i ciechi che da oggi in avanti il capitalismo non può essere che la guerra in permanenza. Questa guerra potrà avere delle soste più o meno lunghe fra una battaglia l’altra, ma essa esisterà necessariamente fino a tanto che il sistema attuale di produzione non cadrà infranto. Le cause di contrasto e di lotta fra i diversi Stati, lungi dall’essere state eliminate comunque tutti uniti dall’ultima conflagrazione, si sono moltiplicate e rese più profonde; la lotta per la conquista di mercati, delle materie prime delle zone di influenza si accanisce ogni giorno più, e malgrado le continue, ipocrite invocazione alla pace da parte degli uomini di Stato e dei loro lacché di ogni risma, non c’è un uomo di senno il quale non vedo che noi filiamo direttamente verso un nuovo e più grande conflitto. Il quale conflitto, a sua volta, o sarà superato dalla rivoluzione sociale e dalla dittatura del proletariato, oppure moltiplicherà nuovamente le cause di nuove guerre sempre più gigantesche micidiali. E ciò perché la guerra è la risultante necessaria del sistema di forza esistenti in seno all’economia capitalistica.
Per lottare, quindi, efficacemente contro la guerra bisogna agire nel senso di distruggere quest’economia che trae la sua molla di propulsione dalla legge della concorrenza, e sostituirvi un sistema di produzione basato sulla cooperazione spontanea di tutti i popoli per la organizzazione e lo sviluppo della produzione nell’interesse della collettività: vale a dire, un sistema di produzione comunista.
Invece, nella risoluzione di Amsterdam contro (?) il militarismo e contro (?) la guerra, al problema fondamentale della distruzione del capitalismo non si è neppure accennato. Ciò del resto, più che naturale quando si consideri che la preoccupazione massimo degli amsterdamiani, non è l’abolizione del capitalismo, ma la sua ricostruzione sia pure coprendola con la foglia di fico! La risoluzione di Amsterdam dichiara che la lotta contro il militarismo e la guerra in favore della pace basata sulla fratellanza dei popoli è uno dei suoi compiti principali, ma si rifiuta a bella posta dal dire che questa fratellanza dei popoli sarà impossibile fino a quando il potere dei magnati del capitale non sarà abbattuto e non sarà sostituito da quello specifico del proletariato. I pratici di Amsterdam da ottimi specialisti quali sono, vorrebbero abolire gli effetti del male senza distruggerne le cause!
Più avanti la risoluzione appoggia gli sforzi delle organizzazioni professionali internazionali che ovunque debbasi imporre il controllo sulla fabbricazione delle armi e del materiale di guerra d’ogni genere, restringendola e riducendola al minimo per i bisogni civili.
A parte il fatto che la richiesta del controllo sulla fabbricazione di armi e materiali di guerra, non è che un’espressione pleonastica (chi non sa p.e. che tutti i mandarini del mondo riconoscono agli Stati il diritto di sottrarsi a qualsiasi controllo in materia, appunto perché esso sarebbe pericolosissimo … per la sicurezza nazionale?) egli è certo che questa formula potrebbe essere accettata da tutti gli imperialisti e da tutti i fabbricanti di strumenti bellici. Che cosa c’è infatti di più indeterminato dell’espressione di bisogni civili? Forse che non fu appunto in nome di questi bisogni civili che campioni del socialpatriottismo internazionale scagliarono le masse le une contro le altre quando la guerra fu proclamata? Non era bisogno civile quello al quale si appellarono i Vandervelde, i Renaudel, i Jouhaux, i Thomas, i Legien, ecc., ecc., per giustificare e difendere la loro union sacrée con i governi dei propri paesi? O che per bisogno civile si voglia intendere il bisogno di mantenere l’ordine nell’interno dei singoli Stati? In tal caso i proletari di tutti paesi possono ringraziare i gialli di Amsterdam: costoro permettono alle classi dominanti di fabbricare tante armi quante bastano mantenere soggetto il proletariato!
Ma il clou della mozione approvata è raggiunto là dove dice che i lavoratori debbono prevenire l’effettivo scoppio di qualsiasi guerra mediante la proclamazione dello sciopero generale internazionale. Lo vedete voi questo sciopero internazionale proclamato dagli uomini di Amsterdam? Da coloro, cioè, che durante gli stessi lavori del congresso cercavano di imporre a vicenda il proprio sciovinismo patriottico sugli altri? Ma, anche ammesso che i «gialli» tengono fede a questa loro affermazione (ciò che non accadrà mai) che cosa intendono essi sciopero generale? Ce lo dice Battaglie Sindacali: l’incrocio delle braccia. Incrociando le braccia, cioè rimanendo assolutamente passivi ed inerti, i lavoratori dovrebbero prevenire lo scoppio della guerra! Ora e qui la vera insidia che si tende a proletariato; è con queste affermazioni altosonanti e vuote come gran casse che il tradimento di Amsterdam riesce meglio. Il puro e semplice incrocio delle braccia non riuscirà a cavare un ragno dal buco nel caso che una guerra sia per scoppiare. Gli stati moderni hanno una infinità di mezzi per strozzare vincere l’anchilosi pacifista delle masse operaie; essi, con la violenza brutale che li caratterizza, non tarderanno un giorno ad aver ragione di una massa preparata solo starsene con le braccia incrociate o a gridare la sua protesta contro la barbarie del capitalismo. Allo stato attuale della tecnica militare, uno sciopero generale contro la guerra, per non risolversi in una parata coreografica e in un sicuro disastro, Deve essere inteso come un’insurrezione armata della classe lavoratrice rivolta ad abbattere il regime borghese. Gli amsterdamiani, però, non si pongono neppure questo problema; a loro bastano le chiacchere sufficienti per ingannare il proletariato.
E non si ferma qui la loro insidia. La loro mozione fare di sciopero generale per prevenire lo scoppio della guerra, ma in caso che la guerra fosse già proclamata prima che lo sciopero generale – per mancanza di notizie, per farsi informazioni o altro – fosse effettuato, quale dovrà essere il contegno dei lavoratori e delle loro organizzazioni? Mistero. Oppure no, essi – i lavoratori – dovranno accorrere per farsi sbudellare per difendere la civiltà dal militarismo prussiano o dal sciovinismo francese: solo dopo che essi avranno adempiuto questa missione civile e assicurata l’integrità delle frontiere potranno riprendere la lotta di classe nel senso … da riparare, I danni della carneficina avvenuta! Senza abbattere il dominio borghese e instaurare quello del proletariato, si capisce, perché questo potrà solo venire dopo che i danni alle spese saranno nuovamente pagate!
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Dovremmo ora esaminare la mozione riguardante la reazione capitalista e statale contro tutte le conquiste del proletariato. Crediamo, però, che per dimostrarne tutta la demagogia dei praticoni di Amsterdam, basti riportare da essa questo brano: «Per ciò che forma la difesa immediata degli interessi dei lavoratori e libertà sociali, il Congresso decide che ciascun centro sindacale nazionale tenga regolarmente al corrente della sua situazione il Bureau della Federazione Sindacale internazionale la quale, eventualmente, prenderà quelle misure energiche e necessarie per sostenere moralmente e materialmente i paesi più minacciati e più colpiti».
Espressa con parole modeste questa decisione significa che per difendere gli interessi immediati dei lavoratori, l’Internazionale di Amsterdam manderà, eventualmente qualche fervorino morale ai capi degli Stati dove la reazione infierisce, E qualche biglietto da mille che per la difesa delle masse, le passerà … la Società delle Nazioni. Ed è tutto!
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Questa è la sostanza delle risoluzioni approvate dal congresso di «gialli», le quali possono benissimo essere definiti come le sintesi del tradimento. Se poi vi aggiungiamo tutti fioretti lanciati contro l’Internazionale dei Sindacati Rossi e le proteste contro il governo russo che chiede il fronte unico … per ristabilire il capitalismo, com’ebbe ad affermare il cortigiano del governo francese Merrheim, fra un subisso d’applausi di tutta la bonzeria internazionale, noi vedremo che la truffa è completa.
Peccato, per i bonzi, che coloro che sono disposti a farsi truffare diminuiscono sempre più!