Mentre la reazione infuria sugli “statali” i capi del Sind. Ferr. spezzano il fronte unico proletario
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Il Comitato Centrale del Sindacato Ferrovieri Italiani delibera il distacco dall’Alleanza del Lavoro
Un appello del Comitato Ferroviario Comunista perché l’Alleanza del Lav. viva
Il Comitato Ferroviario Comunista ci comunica il seguente appello:
Tradimento più atroce non poteva essere consumato dal Comitato Centrale della nostra organizzazione. Del resto tutto il proletariato ne sarà danneggiato se non si provvederà con energia a scacciare i dirigenti, che falsamente promisero di lottare per lui. Con un colpo di mano subdolo e disonesto oggi il Comitato Centrale ha deliberato il ritiro del Sindacato Ferrovieri Italiani dall’Alleanza del Lavoro, telegrafando la deliberazione ai rappresentanti Mosca e Giusti, i quali si trovano a Roma presso il Comitato Centrale dell’Alleanza del Lavoro. La responsabilità direttiva addebitata al d’annunziano dell’ultima ora, sig. Ronzani, sindaco del Comitato Centrale, il quale non solo ha imposto che fosse mandato un telegramma ai augurio a D’Annunzio, pena legnate dei legionari, ma anche forzato la discussione, pretendendo ed ottenendo che fosse discusso e deliberato il distacco del Sindacato Italiano Ferrovieri dall’Alleanza del Lavoro farà il grande miracolo di salvare i lavoratori col suo prossimo messaggio, ai ferrovieri, ai contadini, ai lavoratori del mare.
È da rilevare che non si rispettarono le norme statutarie per l’espulsione dei comunisti, ma si passò sopra allo statuto nel punto in cui prescrive che solo il Congresso e il Consiglio Generale possono cambiare le direttive dell’organizzazione. Inoltre il Comitato centrale composto di tredici membri deliberava con la presenza di soli nove, di cui sei a favore. I nomi dei traditori che votarono a favore dell’abbandono dell’Alleanza sono: Vassina, repubblicano, Fantini, Masetti e Gottelini, socialisti, Ansaloni e Vaccari.
L’improntitudine di tale gente nel comunicare tale notizia alla stampa, va oltre ogni limite perché il Comitato Centrale del Sindacato Ferrovieri Italiani non ha votato a maggioranza assoluta.
Il Ronzani sapeva che certo il colpo non gli sarebbe riuscito temporeggiando, perciò occorreva, per guadagnare la posta, star in agguato e agire di sorpresa. In una parola ricattare e impressionare, come il signor Ronzani ha sempre fatto e come gli abbiamo dimostrato senza che egli, emerito buffone, abbia risposto.
La criminale incoscienza di costoro non mancherà di provocare la insurrezione di tutti i ferrovieri organizzati e di tutti i proletari che vedono nell’Alleanza del Lavoro il centro della loro difesa. È ormai evidente che l’espulsione dei comunisti dal Sindacato Ferrovieri Italiani doveva servire a lasciare libera via alle canaglie e ai traditori.
Ma i comunisti accettano la sfida, sicuri di avere al loro fianco tutti i proletari di Italia.
Il Comitato Centrale del Sindacato Ferrovieri Italiani non ha nessuna autorità per deliberare il distacco dall’Alleanza del Lavoro.
Sia convocato il Congresso nazionale del Sindacato ferrovieri d’Italia! All’opera per scacciarli dalla nostra rossa organizzazione di cui essi vorrebbero trascinare nel fango la gloriosa bandiera.
IL COMITATO FERROVIERI COMUNISTI
L’ignominioso tradimento
La maschera è caduta. Le torve facce dei capi del Sindacato ferrovieri si sono mostrate in tutta la loro laidezza. Con le stigmate profonde dei traditori volgari. La storia del movimento proletario nostro non registra un atto di fellonia e di tradimento che possa anche lontanamente uguagliare quello consumato dai vari Ronzani. La reazione statale infierisce. Butta sul lastrico centoundici famiglie di ferrovieri. Dei lavoratori, delle donne, dei bambini guardano paurosamente il loro domani. La case operaie sono visitate dalla miseria e dallo sbirro che rastrella i sovversivi. Migliaia di ferrovieri e di postelegrafonici sono puniti. Ovunque i lavoratori soffrono e dolorano. Ma non si abbattono. Nelle loro anime temprate alla lotta ed al sacrificio cova l’odio contro i dominatori. Germoglia la viva speranza d’una non lontana rivincita. Forti soldati d’un esercito che ha eroicamente combattuto sentono più che mai il vincolo di solidarietà che li ha uniti nella lotta d’ieri, che gli unirà nelle lotte di domani. Sanno che l’unità delle loro forze è condizione basilare per poter combattere e vincere.
Le camicie nere della borghesia e gli sbirri del re non son riusciti a rompere questa unità. Anzi l’hanno cementata. I ferrovieri rappresentavano la spina dorsale del fronte unico proletario. Le ire e le vendette reazionarie si erano spuntate ieri si sarebbero spuntate maggiormente oggi contro il blocco delle forze del lavoro. Ma i capi han voluto dare una mano alla reazione statale e padronale.
Dove questa non era riuscita ad aprirsi il varco, han voluto loro facilitarle il compito. I capi che hanno emanato l’ordine della battaglia si trasformano in Caini a battaglia finita.
Spezzano quel fronte unico proletario senza del quale non è possibile combattere e vincere. Spezzano quel fronte unico a cui ipocritamente sino ad ieri hanno inneggiato. Tradimento quindi manifesto. Tradimento con la intenzione di tradire. Ma i vilissimi s’illudono.
I ferrovieri non rinnegheranno il loro passato. Sono adusati alle lotte. Hanno conosciuto le gioie delle vittorie e le amarezze delle sconfitte. Ma si sono scoraggiati. Non hanno deviato dai binario classista. Non devieranno ora per impaludarsi nella pozzanghera in cui vorrebbero trascinarli i capi fiumaroli.
I capi hanno tradito. I gregari non tradiranno. La massa ferroviaria resterà a fianco degli operai e dei contadini. Il tradimento dei capi cementerà maggiormente il blocco delle forze classiste. Il fronte unico sabotato dai dirigenti sarà difeso ed attuato dal basso. La reazione della borghesia non potrà esser vinta che dalla unione di tutti gli sfruttati. Ormai la situazione si è abbastanza chiarita. I demagoghi di tutte le tinte e di tutte le gradazioni si sono denudati. Essi di fatto sono passati all’altra parte della barricata. Nulla più li lega alla lotta che i lavoratori combattono in difesa della loro classe e della loro emancipazione. Essi – i traditori – intenderebbero restare nelle organizzazioni come punta d’esercito nemico che s’incunea nel campo avversario. Nemico interno più pericoloso di quello esterno, perché maggiormente insidioso. Perché colpisce alle spalle. Perché tenta colla quotidiana opera disfattista, diminuire lo spirito di combattività dell’esercito proletario mettendo il nemico nelle condizioni di maggiormente nuocere. Questa manovra della borghesia dev’essere sventata. I traditori buttata questa zavorra potranno veramente combattere le battaglie della guerra guerreggiata contro i loro naturali nemici con la sicurezza della vittoria.
I ferrovieri mettano in istato d’accusa i loro dirigenti. Esigano che venga convocato il Congresso Nazionale del loro Sindacato. Il solo che può sovranamente decidere.
L’azione dei ferrovieri contro i loro capi dovrà essere fiancheggiata dall’azione delle masse operaie e contadine contro i capi social-collaborazionisti. Giacché questi ultimi valgano gli altri.
I capi tutti, sono stati sempre concordi nel sabotare l’Alleanza del Lavoro. Sono stati sempre concordi nello svalutare lo sciopero generale di tutte le categorie. Concordi nel proclamarlo a scopo parlamentare. Concordi nello stroncarlo quando i lavoratori con le armi in pugno difendevano le loro case e le loro vite. Di questa loro … attività debbono render conto nelle assisi che bisogna appositamente convocare. Nessuna lotta si potrà impegnare sino a quando coloro che dovrebbero combattere hanno sfiducia nei Capi.
Gli operai ed i contadini impongano ai dirigenti di convocare i congressi provinciali e regionali dell’Alleanza del Lavoro. Congressi che debbono servire di preparazione al Congresso Nazionale dell’Alleanza stessa. È l’ora di agire. I capi meditano di mandare tutto alla deriva.
Vogliono sfasciare quell’Alleanza del Lavoro che tante speranze e tanti propositi ha suscitato nel proletariato. Mentre i capi del Sindacato ferrovieri spezzano il fronte unico, i capi confederalisti scrivono: «La classe lavoratrice per il momento resta alla finestra in attesa di conoscere se in Italia esiste ancora un residuo di carta costituzionale o se la si debba considerare definitivamente abolita». Buffoni!
Le case dei lavoratori sono messe a sacco e fuoco. Le carceri si riempiono di compagni nostri. La magistratura, l’esercito, la polizia sono messi ai bassi servizii della guardia bianca. E di capi consigliano al proletario di starsene alla finestra. Come se la macerie fumanti non appartenessero alle Case del popolo, alle Camere del Lavoro, alle Cooperative. Come se gl’incarcerati, i condannati, gli assassinati non appartenessero alla classe lavoratrice. Starsene alla finestra ed aspettare l’imperio della legge. E nell’attesa veder tutto ciò che ancora rimane, crollare. No, egregi capi. Voi sì, potete starvene tranquillamente alla finestra. Ciò sarà comodo. Renderà più facile la vostra defenestrazione. Ma i lavoratori non debbono e non vogliono restare indifferenti di fronte al martirio dei loro fratelli. Essi si preparano. Affilano le armi nel silenzio e nel dolore. Temprano le loro anime e le loro braccia. Mentre i capi occultamente e palesemente tentano sfasciare l’Alleanza del Lavoro, i ferrovieri, i contadini, gli operai s’apprestano a far udire possente il loro grido di: W l’Alleanza del Lavoro! W il fronte unico proletario!
f.