Partito Comunista Internazionale

Attività dell’Internazionale Sindacale Rossa e della Russia Sovietista

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L’opera svolta e i nuovi compiti per l’avvenire

Il recente Consiglio Generale dell’I.S.R. (Internazionale Sindacale Rossa), svoltosi a Mosca alla fine di luglio, si è soprattutto occupato dei problemi di organizzazione pratica del movimento internazionale. I nostri precedenti Congressi ci hanno indicato ciò che bisogna fare. Ma come fare? Solo l’esperienza potrà insegnarcelo, e noi ne abbiamo acquistata molta, in tutti i campi. Ciò che ieri era parola d’ordine, è divenuta realtà oggi. Ormai si tratta di perfezionare i nostri metodi di conquista delle masse.

Enunciamo le principali questioni studiate dal Consiglio Generale: il fronte unico, l’atteggiamento verso il pacifismo riformista anarchico, la strategia degli scioperi, la questione delle nazionalità nel movimento sindacale, la lotta contro la reazione, la emigrazione operaia, i comitati di fabbrica e d’officina, i sindacati per l’industria, l’organizzazione sindacale nelle colonie e nei paesi semi-coloniali, le federazioni nazionali per industria e i nostri Comitati di propaganda, il nostro atteggiamento verso Amsterdam, l’organizzazione delle opposizioni rivoluzionarie, il lavoro delle donne e dei giovani, i collegamenti e le informazioni, la stampa e la bibliografia sindacale, la tattica dell’I.S.R. in Ispagna, l’opera della Lega di Propaganda Sindacale negli Stati Uniti d’America, la lotta contro il scissionismo nei sindacati, la lotta contro il sabotaggio della Conferenza internazionale dei trasporti, la tattica dell’opposizione rivoluzionaria nei sindacati tedeschi, la situazione in Ceco-Slovacchia, ecc..

La fase di sviluppo che attraversa in questo momento l’I.S.R. si definisce nel modo di porre e studiare la strategia degli scioperi. Nessun Congresso internazionale ha finora studiato, che io sappia, questo problema. Si è parlato, è vero, prima della guerra, degli scioperi politici. Ma non si sono mai esaminati gli scioperi economici e i conflitti fra capitale e lavoro dal punto di vista della strategia generale della classe operaia. Nonostante le grandi esperienze degli ultimi 20 o 40 anni, si sarebbe condotti a deduzioni del più alto interesse. Confrontiamo la bibliografia militare con quella che concerne gli scioperi. La prima comprende migliaia di volumi: in ogni paese vi sono scuole militari superiori ove si studiano le guerre del passato per applicarne gli ammaestramenti alle guerre future. Vi sono centinaia di specialisti che consumano tutta la loro intelligenza allo studio di tali ammaestramenti – tecnici, sociali, economici e politici – delle guerre. In ciascun paese vi è tutta una speciale letteratura.

Abbiamo noi niente di confrontabile per i conflitti economici fra capitale e lavoro? Quasi nulla. Lotte formidabili sono restate pressoché sconosciute. Si direbbe che tutto ciò che la classe operaia crea di nuovo per gli sforzi della sua emancipazione sia trascurato dagli osservatori. La idea medesima di studiare la strategia degli scioperi, non è stata ancora lanciata. E, pertanto, forse che la lotta di 1 milione e 200 mila minatori inglesi durata 13 settimane – lotta che scosse tutta l’Inghilterra e durante la quale il Quartier generale della Federazione dei minatori si comportò esattamente allo stesso modo che si sarebbero comportati dei generali tedeschi se fossero riusciti a introdursi nello Stato Maggiore francese – forse che – dicevamo – questa formidabile battaglia di classe ha meno importanza della battaglia di Sadowa o di quella di Moukden.

E se queste battaglie sociali hanno, come noi lo crediamo, una formidabile importanza, perché non vengono studiate affinché le masse possano trarre profitto dai loro insegnamenti? Il perché è che soltanto da pochi anni il movimento operaio sta diventando realmente internazionale: vale a dire, è soltanto dall’apparizione dell’Internazionale Comunista e dell’Internazionale Sindacale Rossa che l’internazionalizzazione dell’azione operaia è divenuta una realtà pratica. È venuto il momento di cominciare a lottare per l’unità nella lotta economica e di studiare sistematicamente la ricca esperienza del movimento mondiale degli scioperi. Il merito del Consiglio generale dell’I.S.R. è di aver posto tale questione, rendendosi conto che occorreranno degli anni di lavoro per arrivare all’altezza delle scuole militari della borghesia, nella nostra strategia della lotta di classe.

Ho citato intenzionalmente – di tutte le questioni esaminate dal Consiglio Generale – proprio quella che non è stata risolta, per mostrare quali problemi di ampiezza letteralmente prodigiosa ci si pongono innanzi. Ma la complessità e la ampiezza dei nostri compiti non spaventano l’I.S.R.. Chiunque prenda parte effettivamente al movimento sindacale internazionale si rende conto dello sviluppo quotidiano delle forze rivoluzionarie.

Ci riesce spesso difficile poterle precisare in cifre, ma la stessa gente di Amsterdam deve riconoscere che la corrente di sinistra si ingrossa sempre più.

Al recente Consiglio Generale, tutti noi abbiamo avuto la netta sensazione che l’Internazionale Sindacale Rossa era divenuta una organizzazione internazionale e che il legame fra le parti che la compongono, si è fortemente stretto. Degli anni dovranno evidentemente ancora trascorrere prima che l’I.S.R. riesca ad abbracciare i milioni di operai aderenti ai sindacati riformisti e le decine di milioni di operai che restano al di fuori dei Sindacati, degli anni trascorreranno prima che la I.S.R. divenga ideologicamente, dal punto di vista organizzativo, una potenza assolutamente unita. Ciò perché le difficoltà da sormontare sono veramente grandi e l’influenza dell’ideologia borghese sulle masse operaie è lungi dall’essere vinta.

Quanti anni ci occorreranno ancora?

Noi l’ignoriamo, ma noi sappiamo però che ogni giorno ci accostiamo all’unità, che ogni congresso, che ogni conferenza è per noi un passo fatto sulla via della creazione di un organo dirigente la lotta del movimento sindacale internazionale.

Non è permesso di dubitarne: i lavori del Consiglio generale ci hanno ispirato il più sano ottimismo.

A. Lozovsky