Partito Comunista Internazionale

Devono i rivoluzionari militare nei sindacati reazionari? Pt.1

Categorie: Germany, Union Question

Articolo genitore: Devono i rivoluzionari militare nei sindacati reazionari?

Questo articolo è stato pubblicato in:

La crisi che attualmente attraversa in Italia la organizzazione sindacale, rende utile riprodurre l’articolo che il compagno Lenin scriveva sui doveri degli operai rivoluzionari tedeschi.

I comunisti italiani non rispondono, né mai hanno risposto, alla domanda che Lenin si poneva, in modo negativo. Ma vi sono molti operai, che pur essendo ottimi rivoluzionari, in questo momento più non vogliono saperne di organizzazione sindacale, col pretesto che essa è in mano ai riformisti, peggiori degli stessi reazionari, perché più astuti e mistificatori. Per essi, lo scritto del compagno Lenin sarà istruttivo e convincente.

I comunisti tedeschi di «sinistra» credono di poter rispondere in modo assoluto a questa questione, negativamente. A sentir loro, le reclamazioni e i gridi di collera contro i Sindacati «reazionari» e «contro-rivoluzionari» bastano (presso K. Korner, questo suona con una gravità tutta speciale e fortemente stupida) a «dimostrare» la inutilità e anche la sterilità della azione rivoluzionaria dei comunisti nei Sindacati contro-rivoluzionari e social-sciovinisti, dei conciliatori, dei Legien.

Ma per quanto siano convinti i comunisti di «sinistra» tedeschi del carattere rivoluzionario di questa tattica, essa è nei fatti e alla sua base, profondamente sbagliata, e, a parte delle frasi vuote, essa non concretizza assolutamente nulla.

Per fare la luce su questo argomento io mi servirò della nostra esperienza, conformemente al piano generale del presente articolo che ha per scopo di applicare all’Europa occidentale, ciò che vi è di generalmente applicabile, di generalmente significativo, di generalmente obbligatorio nella storia e nella tattica attuale del bolscevismo.

Il contatto dei «leaders» del Partito, della classe, delle masse e nello stesso tempo quello della dittatura del proletariato e del suo Partito coi Sindacati, si presenta adesso, presso di noi, concretamente nel modo seguente:

Il Partito comunista – che, secondo i dati dell’ultimo Congresso (aprile 1920) riunisce 611000 membri – realizza la dittatura del proletariato. Il numero dei suoi membri è oscillato fortemente prima della rivoluzione e dopo la rivoluzione, ed esso fu meno importante pure nel 1918 e 1919. Noi temevamo di allargare oltre misura i quadri del Partito, sapendo bene che gli arrivisti e i cavalieri di industria – che non meritano il plotone di esecuzione – tenterebbero di insinuarsi nel Partito al potere.

Ultimamente, noi abbiamo largamente aperto le porte del Partito (solo agli operai e ai contadini) nelle ore (inverno 1919) in cui Judenick era a qualche versta da Pietrogrado, e Denickine a Orel (a 350 chilomentri da Mosca), vale a dire quando la Repubblica sovietica era in pericolo di morte, e quando gli avventurieri, gli arrivisti, i cavalieri di industria e, in generale, i vigliacchi non potevano in alcun caso ottenere, in seguito alla loro adesione, una carriera vantaggiosa, ma dovevano piuttosto prepararsi al patibolo e alle persecuzioni.

Un Comitato centrale di 19 membri, eletto al Congresso, governa il Partito, che riunisce nei Congressi annuali (all’ultimo Congresso la rappresentanza era di un delegato ogni mille membri), ma per la gestione degli affari correnti si è obbligati, a Mosca, a ricorrere a degli uffici più ristretti chiamati notoriamente «Bureau d’organizzazione» e «Bureau politico» che sono eletti in assemblee plenarie dal Comitato centrale in ragione di cinque membri presi nel suo seno da ciascun «bureau». Una certa oligarchia ne risulta per conseguenza. E non vi è una importante questione politica od organizzativa che sia definita da una sola organizzazione governativa nella nostra Repubblica senza che il Comitato centrale del partito non abbia preso le direttive.

Il Partito si appoggia immediatamente per la sua azione, sui «Sindacati» formalmente «neutri», che riuniscono al momento attuale secondo i dati dell’ultimo Congresso (aprile 1920) più di quattro milioni di membri.

Infatti tutte le istituzioni dirigenti che la enorme maggioranza dei Sindacati, e in primo luogo, naturalmente, il centro o ufficio sindacale panrusso (i Soviet centrali dei Sindacati panrussi), sono composti di comunisti e applicano tutte le direttive del Partito. Si ottiene, nel suo insieme un apparato proletario, che non è ufficialmente comunista, ma pieghevole e relativamente largo, potentissimo per il tramite del quale il Partito è intimamente legato con la «classe» e con la «massa», e attraverso il quale, sotto la direzione del Partito, la «dittatura di classe» è realizzata. Governare il paese ed esercitare la dittatura senza il più stretto legame con i Sindacati, senza il loro appoggio energico, senza la loro azione devota, non soltanto nell’edificazione «economica» ma anche nell’organizzazione «militare», noi non lo avremmo potuto, questa è l’evidenza stessa, né durante due anni e mezzo, né durante due mesi e mezzo. Si comprende che questo legame, il più stretto, significa in pratica una azione di propaganda, di agitazione complessissima e delle più diverse, delle opportune e frequenti conferenze non solo con i dirigenti, ma, in modo generale con i militanti influenti dei Sindacati; si comprende anche che questo legame significa una lotta assoluta con i mescevichi che fino adesso hanno conservato un certo numero di partigiani – molto piccolo, è vero – che essi iniziano a tutte le carreggiate possibili della controrivoluzione, a cominciare dalla difesa della democrazia (borghese), dalle perorazioni sulla «indipendenza» dei Sindacati (indipendenti … dal potere governativo operaio) per finire con il sabotaggio della disciplina proletaria, ecc., ecc..

Noi riconosciamo l’insufficienza del legame con le «masse» per mezzo dei Sindacati. Una pratica si è creata in Russia nel corso della Rivoluzione, pratica che noi ci sforziamo con tutti i mezzi di mantenere, di sviluppare, di allargare: quella delle conferenze neutre di operai e di contadini, che ci permettano di osservare lo spirito delle masse, di avvicinarci ad esse, di rispondere alle loro questioni, di occupare i migliori tra i loro militanti nei posti di Governo, ecc.. Da un decreto recente, sulla riorganizzazione del Commissariato di controllo di Stato che diventa «L’Ispezione operaia e contadina», le conferenze neutre di questo genere hanno ricevuto il diritto di eleggere dei membri del Controllo di Stato, incaricati delle funzioni le più diverse, ecc..

Va da sé che tutta l’azione del Partito si compie attraverso ai Soviet che raggruppano le masse laboriose senza distinzione di professione. I Congressi di distretto dei Soviet rappresentano una istituzione democratica tale che non ne hanno visto ancora le repubbliche più democratiche del mondo borghese, ed è attraverso questi Congressi (di cui il Partito si sforza di seguire la evoluzione con la più seria attenzione), come con la utilizzazione costante degli operai coscienti nelle diverse funzioni, in Provincia, che il proletariato adempie al suo compito dirigente nei riguardi della classe contadina, nello tempo che si esercita la dittatura del proletariato delle città e l’azione sistematica contro la classe contadina, ricca, borghese, sfruttatrice, speculatrice, ecc..

Tale è il meccanismo generale del potere governativo proletario, esaminato «dall’alto», dal punto di vista della pratica, della realizzazione della dittatura operaia. C’è da sperare che il lettore capirà perché il bolscevico russo, che conosce da vicino questo meccanismo, che l’ha visto nascere dai piccoli circoli illegali e clandestini nel corso di 25 anni, non può non trovare tutte le discussioni intorno al soggetto della dittatura «dell’alto» o «del basso», dei «leaders» o della massa, ecc., ridicole, infantili e noiose, come lo sarebbe una discussione sulla utilità più o meno gravosa della gamba sinistra o del braccio destro.