I liberali inglesi e l’Irlanda
Categorie: Ireland
Da Put Pravdy, n.34, 12 marzo 1914
Ciò che sta accadendo oggi al parlamento inglese in relazione al progetto di legge sul home rule irlandese (autogoverno o più esattamente, autonomia per l’Irlanda) presenta grande interesse non solo sotto il profilo dei rapporti di classe, ma anche al fine di chiarire le questioni nazionale e agraria.
L’Inghilterra ha asservito per secoli l’Irlanda, sottoponendo i contadini irlandesi alle incredibili torture della fame e della morte per fame, espellendoli dalla terra, costringendo centinaia di migliaia e milioni d’irlandesi a lasciare la patria e a trasferirsi in America. All’inizio del secolo XIX l’Irlanda aveva cinque milioni e mezzo di abitanti, oggi ne ha solo quattro milioni e trecentomila. L’Irlanda si è spopolata. Nel corso del secolo XIX oltre cinque milioni di irlandesi sono emigrati in America, e oggi ci sono più irlandesi negli Stati Uniti che non in Irlanda!
Le incredibili sventure e sofferenze dei contadini irlandesi sono un esempio istruttivo delle cose di cui sono capaci i grandi proprietari terrieri e i borghesi liberali di una nazione “dominante”. L’Inghilterra ha costruito il suo “splendido” sviluppo economico, la “prosperità” della sua industria e del suo commercio, fondandosi in gran parte su azioni, nei confronti dei contadini irlandesi, che ricordano la Saltycikha, la proprietaria terriera nobile russa.
L’Inghilterra “prosperava”, mentre l’Irlanda deperiva e continuava ad essere un paese puramente agricolo, arretrato e semiselvaggio, un paese di miseri contadini fittavoli. Ma, per quanto la borghesia “illuminata e liberale” d’Inghilterra volesse perpetuare l’asservimento dell’Irlanda e la sua miseria, tuttavia una riforma si faceva imminente e inevitabile, tanto più che le esplosioni rivoluzionarie del popolo irlandese in lotta per la libertà e la terra diventavano sempre più minacciose. Nel 1861 si costituì l’organizzazione rivoluzionaria irlandese dei feniani. Gli irlandesi emigrati in America l’aiutarono con ogni mezzo.
Con il 1868, con il governo di Gladstone, eroe dei borghesi liberali e dei piccoli borghesi ottusi, incominciò l’epoca delle riforme in Irlanda, un’epoca che si è felicemente prolungata fino ai giorni nostri, cioè per quasi mezzo secolo. Oh, i saggi uomini di Stato della borghesia liberale sanno “affrettarsi” molto “lentamente” con le loro “riforme”!
A quel tempo Karl Marx viveva ormai da più di quindici anni a Londra e seguiva con eccezionale interesse, con straordinaria simpatia la lotta degli irlandesi. Il 2 novembre 1867, egli scrisse a Friedrich Engels: «Ho tentato con ogni mezzo di indurre gli operai inglesi a manifestare a favore della lotta degli irlandesi». Il 2 novembre 1867 così scriveva a Friedrich Engels: «Ho cercato in tutti i modi di suscitare questa dimostrazione in favore del fenianismo (…) Dapprima avevo ritenuto cosa impossibile la separazione dell’Irlanda dall’Inghilterra. Adesso la ritengo inevitabile, anche se dopo la separazione potrà venire la federation…». Nella lettera del 30 novembre dello stesso anno Marx ritornava sull’argomento: «…Che cosa dobbiamo consigliare noi agli operai inglesi? A mio parere essi devono fare del repeal [scioglimento] dell’unione [dell’Irlanda con l’Inghilterra] (in breve, lo spirito del 1783, ma democratizzato e reso adatto alle condizioni attuali) un articolo del loro pronunziamento. È questa l’unica forma legale e perciò anche l’unica possibile, dell’emancipazione irlandese che possa entrare nel programma d’un partito inglese». Marx dimostrava poi che gli irlandesi avevano bisogno dell’autonomia amministrativa e dell’indipendenza dall’Inghilterra, di una rivoluzione agraria e di imposte doganali che la difendessero dall’Inghilterra.
Ecco il programma che Marx proponeva agli operai inglesi nell’interesse della libertà dell’Irlanda, per accelerare lo sviluppo sociale e l’emancipazione degli operai inglesi; perché gli operai inglesi non potevano conquistare la libertà fino a che avessero favorito (o anche solo tollerato) l’asservimento di un altro popolo.
Ma, ahimè, per una serie di circostanze storiche particolari, nell’ultimo terzo del secolo scorso, gli operai inglesi si sono trovati a dipendere dai liberali e si sono imbevuti dello spirito della politica operaia liberale. Non si sono posti alla testa dei popoli e delle classi che lottavano per la libertà, ma alla coda degli spregevoli lacchè del sacco di denaro, alla coda dei signori liberali inglesi.
E i liberali hanno procrastinato per mezzo secolo la liberazione dell’Irlanda, che è tuttora incompiuta! Solo nel XX secolo il contadino irlandese ha cominciato a trasformarsi da fittavolo in libero proprietario della terra, ma i signori liberali gli hanno imposto il riscatto a un “equo” prezzo! Così, egli paga e pagherà ancora per molti anni milioni e milioni di tributi ai grandi proprietari terrieri inglesi, per premiarli di averlo derubato per alcuni secoli e di averlo ridotto alla fame perenne. I liberali borghesi d’Inghilterra hanno costretto i contadini irlandesi a ripagare in contanti i grandi proprietari terrieri…
Il parlamento sta oggi esaminando una legge sul home rule (autogoverno) dell’Irlanda. Ma in Irlanda c’è la provincia settentrionale di Ulster, che è popolata in parte di oriundi inglesi, i quali, a differenza degli irlandesi che sono cattolici, sono di religione protestante. Ed ecco che i conservatori inglesi, con il grande proprietario fondiario centonero Purisckevic… no, Carson… alla testa, si sono messi a urlare furiosamente contro l’autonomia dell’Irlanda. Concedere l’autonomia sarebbe come asservire gli abitanti dell’Ulster agli infedeli e agli allogeni! Lord Carson ha minacciato l’insurrezione e organizzato bande armate di centoneri.
Naturalmente, egli minaccia a vuoto. Dell’insurrezione di un pugno di teppisti non è nemmeno il caso di parlare. Lo stesso si dica dell’”oppressione” dei protestanti da parte del parlamento irlandese (il cui potere sarà definito da una legge inglese).
I grandi proprietari fondiari centoneri vogliono solo far paura ai liberali.
E i liberali hanno paura, s’inchinano davanti ai centoneri, fanno loro concessioni, propongono di effettuare una votazione speciale (il cosiddetto referendum) nell’Ulster e di rimandare di sei anni la riforma per l’Ulster!
Il mercanteggiamento fra i liberali e i centoneri continua. La riforma aspetterà: gli irlandesi hanno atteso per mezzo secolo, aspetteranno ancora; non si può “recare offesa” ai grandi proprietari fondiari!
Beninteso, se i liberali si rivolgessero al popolo d’Inghilterra, al proletariato, la banda centonera di Carson si scioglierebbe e svanirebbe di colpo. La pacifica e completa libertà dell’Irlanda sarebbe garantita.
Ma è forse concepibile che i borghesi liberali chiedano aiuto al proletariato contro i grandi proprietari fondiari? Anche in Inghilterra i liberali sono i lacchè del sacco di denaro, capaci soltanto di strisciare servilmente dinanzi ai Carson.
Lenin