Partito Comunista Internazionale

Irlanda, Karl Marx e William

Categorie: Britain, Ireland, Karl Marx

Da Forward, 10 giugno 1911

Alcuni giorni fa, mentre conversavo con un acuto osservatore di tutto ciò che riguarda il socialismo in Irlanda, siccome egli non è né di Dublino né di Belfast, gli chiesi cosa pensava del mio appello per l’Unità Socialista in Irlanda. Con mia grande sorpresa rispose che avevo frainteso la natura della vera obiezione che alcuni personaggi di rilievo a Belfast muovevano nei confronti di questa iniziativa. “Scoprirai – disse – che la loro vera obiezione non riguarda l’internazionalismo, ma piuttosto il parrocchialismo».

Nel leggere il sorprendente articolo del compagno Walker compresi quanto in effetti fosse condivisibile quella opinione. Per cominciare, è del tutto falsa l’affermazione che avevo «dedicato i primi due paragrafi del mio articolo ad attaccare Belfast e tutto quanto si trova all’interno dei suoi confini» (per confutare questa affermazione basta leggersi l’articolo in questione). Poi era passato a sommergerci con un’alluvione di miserabile retorica, irrilevanti chiacchiere infantili e filosofia politica mal digerita, tutto permeato da un ben calcolato appello al pregiudizio religioso e alla segregazione civile, tutto studiato con precisione affinché Belfast si richiuda in sé stessa in una coperta di autogiustificazione e virtù, guardando con disprezzo ai presunti deboli fratelli irlandesi. Tutto naturalmente nel rinomato stile di Walker. Ma ciò non sfiora nemmeno la reale questione. Che, come sicuramente i lettori di Forward ricorderanno, ho affrontato come segue.

In Irlanda ci sono due partiti socialisti; ce ne dovrebbe essere solo uno. Il solo problema in discussione, a parte questioni personali, è quello del riconoscere che l’Irlanda ha diritto all’autogoverno. Ogni socialista irlandese che ritiene che il Paese abbia diritto all’autogoverno dovrebbe secondo logica condurre la sua attività politica all’interno di un’organizzazione basata sul principio dell’autogoverno irlandese. Ho quindi proposto che le due organizzazioni socialiste dovrebbero riconoscere questa base comune, e quindi riunirsi per stilare un programma generale e d’azione per un tale partito, adatto alla attuale e futura situazione politica del Paese.

Inoltre ho sottolineato che, mentre il movimento sindacale in Irlanda sta considerando la possibilità di creare un Labour Party, gli stessi elementi che impediscono allo ILP di Belfast di riconoscere ufficialmente il diritto dell’Irlanda all’autogoverno hanno agito e votato l’anno scorso nell’Irish Trades Congress contro una proposta per la creazione di un Labour Party in Irlanda, e stanno per ripetersi quest’anno. Questo, io ho affermato e affermo ancora, è stato ed è un crimine contro il movimento operaio internazionale – un crimine commesso in nome dell’internazionalismo – svendendone il nome nel momento in cui lo si invoca.

LORD CHARLEMON: UN DEMOCRATICO

Ora, come si regola il compagno Walker nei confronti dell’appello amichevole per l’Unità Socialista? Per cominciare dichiara che io sono ossessionato da una “antipatia verso Belfast e il Nero Nord”; quindi si diffonde in una prolungata difesa dei protestanti e nella glorificazione dei ribelli protestanti in Irlanda. Il primo “incrollabile protestante democratico” sarebbe Lord Charlemont, un aristocratico pusillanime che ha abbandonato, denunciato e tradito gli Irish Volunteers quando questi hanno proposto di utilizzare la loro organizzazione per ottenere un’estensione democratica del suffragio e della tolleranza religiosa. Il fatto che il compagno Walker lo citi come democratico dimostra solo che c’è qualcosa che non torna, o nella concezione che il compagno Walker ha della democrazia, o nella sua conoscenza della storia dell’Irlanda.

Ma l’amico William continua a incespicare, passando da un’assurdità all’altra. Mentre ricordiamo che si oppone all’autogoverno in Irlanda, ammiriamo il suo colossale coraggio nel citare il glorioso esempio di “poderosi protestanti democratici”, che donarono la vita combattendo, soffrendo e sacrificandosi per la causa della Libertà Nazionale, che il compagno Walker rifiuta. Cita Theobald Wolfe Tone. Wolfe Tone riconosceva che l’indipendenza nazionale era un elemento essenziale della democrazia, e dichiarava che il suo scopo era “spezzare questo legame con l’Inghilterra, perenne causa di tutti i nostri mali”. Cita anche James Fintan Lalor. Il quale sosteneva che il popolo irlandese doveva combattere per “la piena e assoluta indipendenza per questa isola, e per ogni uomo su di essa”. Lalor non era un protestante, ma il nostro compagno cita anche un contemporaneo di Lalor, Mitchell, che erroneamente classifica come presbiteriano. Era invece unitario. Mitchell riassumeva il suo ideale politico in queste parole: “Noi vogliamo l’Irlanda, non per i Pari, o per i loro rappresentanti nel Parlamento di College Green, ma l’Irlanda per il popolo irlandese – la Repubblica Irlandese, una e indivisa”.

Il compagno Walker cita anche Joseph Gillies Biggar, un conseguente e indefettibile partigiano dell’Irish Home Rule, dell’autogoverno. Di fatto tutti gli “incrollabili protestanti democratici” che lui chiama in causa avrebbero trattato con disprezzo le miserabili acrobazie di Walker nella politica irlandese. Tutti uomini che lui avrebbe combattuto se fosse vissuto al loro tempo. Tra i nomi di “ribelli” irlandesi cita Grattan, Butt e Shaw, citazione che non può che far sogghignare chiunque legga ed abbia una benché minima familiarità con la storia d’Irlanda.

LA STORIA DEL NERO ULSTER

Consentitemi di notare, en passant, che i nomi citati dal compagno Walker non fanno che confermare quanto sostengo. Ma non è tanto importante quello che hanno fatto alcuni uomini, rispetto a quanto è stato fatto dalla massa dei loro correligionari. La stragrande maggioranza dei protestanti dell’Ulster, con l’eccezione del periodo del 1798, furono aspri avversari degli uomini che lui ha nominato, e durante la dura lotta della Land League, quando il contadiname delle altre province combatteva per la vita e per la morte contro i latifondisti, l’incrollabile democrazia del Nord eleggeva i latifondisti, e i loro deputati, a tutte le cariche dell’Ulster. Quando il compagno Walker fa propaganda a Belfast non manca di ricordare all’uditorio la loro negligenza nella politica. Ma allora perché cambia livrea nella sua lettera a Forward?

Tutti quegli uomini passeranno alla storia perché hanno messo in gioco tutto quello che avevano, con le altre province, in una lotta comune per la libertà politica. Tanto quanto noi ammiriamo loro altrettanto dobbiamo deplorare e condannare l’attività antiunitaria e parrocchiale del compagno Walker.

Nella sua concione scrive: «il luogo della mia nascita è stato casuale, ma il mio dovere verso la mia classe è mondiale». Bello, ragazzi! Eccezionale!! In una piattaforma redatta nello stile più aulico suonerebbe eroico, ma letto a freddo odora di nonsenso. Se il tuo luogo di nascita è stato casuale, non potrebbe essere stata casuale anche la nascita all’interno della classe operaia? Potresti anche essere nato a Buckingham Palace, come principe (o principessa) di sangue reale, e ciò non significherebbe molto. A me non interessa dove sei nato – abbiamo avuto nel partito ebrei, russi, tedeschi, lituani, scozzesi e inglesi – mi interessa invece come ti guadagni la vita, e ritengo che ogni operaio con coscienza di classe dovrebbe battersi per la libertà del paese in cui vive, se vuole affrettare il potere politico della sua classe in quel paese.

Il nostro compagno dice, nel suo stile ammirevole, che queste sono «dottrine reazionarie estranee a qualsiasi tipo di socialismo» di cui abbia mai sentito parlare. Evidentemente è stranamente ignorante della classica letteratura socialista. Karl Marx non era un reazionario, e sapeva un paio di cose sul socialismo. Mi permetto quindi di citare, ad uso del compagno Walker, l’opinione di Karl Marx sul socialismo in Irlanda.

KARL MARX SUL SOCIALISMO E L’IRLANDA

Cito da una lettera inviata all’amico Kugelmann il 29 novembre 1869, da Londra, e ristampata nella Die Neue Zeit del 1902.

     «Io mi sono vieppiù convinto – e si tratta ora soltanto di inculcare questa convinzione nella classe operaia inglese – che qui in Inghilterra essa non potrà mai fare qualche cosa di decisivo, fintanto che non separerà la sua politica riguardo all’Irlanda, nel modo più categorico, dalla politica delle classi dominanti, fino a quando non solo farà causa comune con gli irlandesi, ma prenderà perfino l’iniziativa per lo scioglimento dell’Unione fondata nel 1801, e per la sua sostituzione con un libero rapporto federale. E questo anzi deve essere fatto non come cosa sorta dalla simpatia per l’Irlanda, ma come una rivendicazione fondata sull’interesse del proletariato inglese (…) Ogni suo movimento nella stessa Inghilterra rimane paralizzato dal dissidio con gli irlandesi che nell’Inghilterra stessa formano una parte assai considerevole della classe operaia (…) E non solo lo sviluppo sociale interno dell’Inghilterra rimane paralizzato dall’attuale rapporto verso l’Irlanda, ma anche la sua politica estera, particolarmente la sua politica per quanto riguarda la Russia e gli Stati Uniti d’America».

Scritto nel 1869, compagno Walker, ma sembra scritto per quanto sta succedendo oggi.

A ogni Congresso Socialista Internazionale viene concesso riconoscimento e voto separato a nazioni assoggettate come la Finlandia, la Polonia, e le varie altre nazionalità all’interno dell’Impero Russo; a Stoccarda un messaggio di simpatia ha accolto un delegato dell’India che interveniva non a favore degli operai indiani, ma principalmente del nazionalismo indiano; e al congresso di Parigi del 1900 i delegati dell’Irish Socialist Party ebbero il loro posto, con diritto di voto al pari dei delegati di nazioni indipendenti come la Germania o l’Inghilterra. A Stoccarda il compagno Bebel affermò che una conseguenza della crescita del socialismo sarebbe stata una rinascita della cultura e del sentimento nazionale in paesi al momento oppressi politicamente; ed apprezzava tale rinascita in quanto la civiltà del futuro si sarebbe arricchita con tante forme di crescita intellettuale sorte da diversi sviluppi razziali e nazionali.

Questa, in breve, è la vera posizione del socialismo internazionale nei confronti delle nazioni assoggettate. È basata sulla convinzione che la civiltà richiede nazioni libere, come le nazioni hanno bisogno di singoli cittadini liberi, che l’internazionalismo del futuro sarà basato sulla libera federazione di popoli liberi, e non può essere basato sull’assoggettamento del piccolo da parte dell’entità politica più grande.

Ma il compagno Walker dice che queste parole implicano che il Socialist Party of Ireland desidera che gli irlandesi si separino da tutti i sindacati, dalle Friendly Societies, e dalle Cooperative Societies al di là del mare [in Gran Bretagna]. Non necessariamente. Se prendiamo ad esempio i due paesi dall’altra parte dell’Atlantico, notiamo che ogni sindacato e ogni Friendly Society operante negli Stati Uniti è presente anche in Canada, e viceversa, ciononostante le due nazioni sono indipendenti politicamente. Perché Inghilterra e Irlanda non possono essere altrettanto legate sul piano dell’organizzazione dei lavoratori, ma politicamente separate?

WALKER E IL RE

Il nostro compagno non è contento del mio atteggiamento sulla sua campagna a Nord Belfast. Ma avrebbe dovuto ricordare ai lettori di Forward il suo comportamento in quella campagna. Avrebbe dovuto dire loro che si era impegnato a combattere lo Irish Home Rule [l’autogoverno] e l’uguaglianza religiosa. Che si era impegnato a combattere qualsiasi cambiamento nel Giuramento dell’Incoronazione – il giuramento che il Re d’Inghilterra ha recentemente rifiutato di pronunciare perché intollerante e stupidamente reazionario. Quel Giuramento era troppo anche per uno stomaco reale, ma il compagno Walker si è battuto per mantenerlo. Avrebbe dovuto ricordare ai suoi lettori che nei secoli XVII e XVIII la bigotteria feroce delle classi dominanti inserì nello Statute Book of Ireland, contro i cattolici, leggi così atroci che oggi sono ritenute dalla comune morale come la vera incarnazione del male settario, e che lui ha promesso di conservarle nel rispondere a questa domanda: «Resisterai a tutti gli attacchi alla legislazione creata dai nostri antenati, come salvaguardia necessaria contro l’intromissione del papato?»

Risposta di W. Walker: «Sì.»

Progresso significa allontanarsi dalla bigotteria dei nostri antenati, ma il compagno Walker intenderebbe porre la loro bigotteria a fondamento delle leggi.

In un paese nella stragrande maggioranza della nostra fede religiosa, si è impegnato ad impedire l’accesso di aderenti a questa fede a certe posizioni politiche e legali; si è impegnato a «fare in modo di ottenere una redistribuzione dei seggi parlamentari allo scopo di ridurre la dispendiosa rappresentanza dell’Irlanda attraverso la quale i cattolici romani e il loro sleale partito hanno ostacolato il lavoro della House of Commons», e ha dichiarato che «il protestantesimo significa protestare contro la superstizione; quindi il vero protestantesimo è sinonimo di Labour [del Partito del Lavoro]», dando quindi per scontato che se un cattolico diviene laburista allo stesso tempo si fa protestante.

Bene, il compagno Walker può sentirsi offeso dalla mia affermazione che sono felice della sua sconfitta, ma mi rifiuto di dare credito all’idea che solo perché una persona si definisce “Independent Labour”, o addirittura “socialista”, abbia il diritto di rinnegare qualsiasi altro principio progressista. Quando si sarà depurato da quelle idee reazionarie, come altri hanno fatto dopo le elezioni, sarò felice di sostenerlo nella sua campagna per un seggio parlamentare in una House of Commons irlandese.

Infine, rimane il fatto che potremmo comunque doverci appellare al tribunale del movimento operaio internazionale per il fatto che il compagno William, componente dell’Esecutivo del Labour Party, è fieramente avverso alla formazione di un Labour Party in Irlanda. Potremmo chiedere a detto tribunale se il compagno Walker, così facendo, ha il sostegno del suo Esecutivo, o se addirittura parla con il loro mandato, così facendo il gioco del nemico, del bigotto orangista, e in particolare dell’egualmente bigotto Mr. Redmond [leader dell’Home Rule Party], per frustrare l’aspirazione della parte più combattiva della classe operaia irlandese ad un proprio partito, per combattere le sue battaglie contro il comune nemico.

Per quanto mi riguarda, credo che nessuno degli uomini il cui genio ha fatto diventare il movimento socialista quello che è oggi, saluterebbe senza gioia e soddisfazione il sorgere di un Labour Party in Irlanda, e il consolidarsi delle nostre forze socialiste.

James Connolly