Appello per l’unità socialista in Irlanda
Categorie: Ireland
Da Forward, 27 maggio 1911
Chi osserva con attenzione la situazione politica dei propri paesi si deve render conto che l’Irlanda è sull’orlo di uno dei cambiamenti costituzionali più importanti della sua storia. Una qualche forma di autogoverno sembrerebbe davvero prossima a realizzarsi, non per effetto di un accresciuto fervore nella rivendicazione nazionale, né tanto meno, come vorrebbero i proclami di quei bigotti dei Tory, a seguito della posizione presa dal Mr. Redmond, quanto invece a causa del fatto che non vi è alcuna classe economica in Irlanda i cui interessi siano legati ancora a quelli dell’Unione. I proprietari fondiari irlandesi, che nel passato in effetti avrebbero avuto qualcosa da temere da un Parlamento Home Rule eletto in larga parte dai fittavoli, oggi hanno fatto i loro accordi con i vari Land Purchase Acts [provvedimenti sugli acquisti delle terre] ed essendo al sicuro economicamente, sono adesso politicamente indifferenti. Soltanto la forza della bigotteria religiosa rimane una risorsa per chi vuol mantenere l’Unione con l’Inghilterra.
Si può prevedere che la parata del 12 luglio di quest’anno a Belfast sarà eccezionalmente partecipata; infatti ogni sforzo sarà fatto, senza badare a spese, al fine di garantire, alla fine, i numeri per scongiurare l’Home Rule; ma la parata sarà soltanto l’ultima scintilla di un fuoco morente che divamperà un’ultima volta prima di estinguersi del tutto.
Nel passato un momento di crisi commerciale a Belfast può avere consentito agli oratori dell’ordine di Orange di fomentare la rivolta di folle assopite, ma il vento di ripresa di cui si gode oggi elimina ogni possibilità che queste futili esibizioni si ripetano. I membri dell’ordine di Orange di oggi possono anche odiare il Papa, ma odiano ancora di più perdere tempo con rivolte, quando potrebbero fare soldi lavorando, e in questo dimostrano il «buon senso che distingue preminentemente la gente di città da quella del fiume Lagan [Belfast, sul fiume Lagan]».
L’Home Rule, quindi, è quasi una certezza per il futuro.
Cosa fanno i socialisti irlandesi in queste circostanze? Stanno forse mettendo in mostra le loro analisi da grandi statisti, o stanno ancora spacciando agli angoli delle strade le loro teorizzazioni senza fare alcuno sforzo per rafforzarsi in vista delle grandi opportunità che si stanno dispiegando dinanzi a loro?
Lasciatemi formulare una risposta a questa domanda.
Oggi ci sono in Irlanda due organizzazioni socialiste: lo Independent Labour Party e il Socialist Party of Ireland. Il primo è più forte nel Nord, il secondo nel Sud, benché abbia anche una sezione attiva a Belfast. La domanda sorge spontanea: quali sono le differenze politiche e tattiche fra questi due partiti? Per rispondere al meglio a questa domanda, è bene evidenziare l’atteggiamento del Socialist Party of Ireland (SPI) nei confronti delle sezioni irlandesi dello Independent Labour Party (ILP). Il SPI, è talmente convinto della necessità di unire le forze socialiste in Irlanda che si è reso disponibile ad incontrarsi in qualsiasi momento con lo ILP, dando ai delegati di tal convegno il potere di dibattere e accordarsi su questioni tattiche, politiche, e sul nome della nuova organizzazione che raccoglierebbe tutte le sezioni del movimento in Irlanda. Ritiene che le questioni che dividono i socialisti non siano talmente gravi da giustificare due organizzazioni separate in uno stesso paese, e che tali questioni possono essere dibattute all’interno di un’unica organizzazione; afferma che i punti su cui vi è disaccordo non sono tanto gravi quanto quelli di accordo, e che vi sono più gravi motivi di disaccordo fra le stesse sezioni dello ILP (o del SPI) di quante ve ne siano fra lo ILP e il SPI come organizzazioni nel loro insieme.
Allora cos’è che tiene divise le due organizzazioni? Mettendo da parte ogni questione di carattere, le ambizioni personali e le gelosie in quanto cose accidentali e inessenziali, potremmo dire, in verità, che l’unico punto di differenza è dato dal fatto che lo ILP di Belfast ritiene che il movimento socialista in Irlanda debba per forza di cose rimanere socio pagante, parte organica del movimento socialista britannico, che altrimenti rinuncerebbe a far parte del socialismo internazionale; mentre il SPI sostiene che le relazioni fra il socialismo in Irlanda e quello in Gran Bretagna debbano essere fraterne e di mutuo sostegno, ma non col pagamento di quote, fraterne ma non organiche e debbano realizzarsi con lo scambio della stampa e di oratori; quindi non cercando di trattare come un popolo unico due, di cui uno ha subito un interminabile martirio durato 700 anni per non aver accettato l’unità e rinunciato all’identità nazionale.
Il Partito Socialista d’Irlanda si ritiene l’unico Partito Internazionale in Irlanda, poiché la sua concezione di internazionalismo è quella di una federazione di popoli liberi, mentre quella delle sezioni di Belfast dello ILP sembra poco distinguibile dall’imperialismo, ossia la fusione dei popoli sottomessi in seno al sistema politico dei loro conquistatori. Per la diffusione universale del nostro ideale di un vero internazionalismo l’unica cosa necessaria è la diffusione della ragione e del lume della razionalità tra i popoli della Terra, mentre l’affermazione della concezione di internazionalismo tacitamente accettata dai compagni dello ILP di Belfast richiede il lampeggiare della spada del militarismo ed il rombo del cannone britannico da 80 tonnellate.
Noi non riusciamo a comprendere perché i nostri Compagni debbano continuare a ripetere che noi non siamo internazionalisti, e che non lo potremo essere sinché non tratteremo i Socialisti della Gran Bretagna meglio di quanto trattiamo i Socialisti del Continente, o d’America o d’Australia. Questa è una concezione singolare di internazionalismo, singolare e peculiare di Belfast. Non esiste alcuna “clausola sulla nazionalità prediletta” nella diplomazia socialista, e noi, come Socialisti in Irlanda, non possiamo permettere il consolidarsi di un simile precedente.
Notate come questo particolare atteggiamento di Belfast influenzi lo sviluppo del Socialismo in Irlanda. Come sa chiunque abbia dimestichezza con l’Irlanda, il nazionalismo irlandese esprime tutte le manifestazioni della lotta sociale e di strampalate teorie politiche. La lotta del proprietario terriero contro il fittavolo, e del capitalista contro l’operaio, e viceversa, in Irlanda s’è sempre combattuta tanto ferocemente quanto altrove. Nelle file del nazionalismo tutti combattono la loro battaglia, i democratici e gli aristocratici, i rivoluzionari e gli opportunisti, e, sebbene più deboli degli altri, i Socialisti la loro, e ne rilanciano il messaggio.
Ma in tutto questo conflitto le sezioni avanzate del nazionalismo irlandese hanno cercato inutilmente aiuto presso la “solida democrazia protestante del Nord”.
Alla fine, comunque, è sorto a Belfast lo Independent Labour Party, e la speranza di un aiuto è divampata nei cuori di chi lotta nel Sud. Finalmente, si pensa, i rinforzi stanno per arrivare, lavoratori e lavoratrici Protestanti e Cattolici possono ora unirsi, come non hanno mai fatto in un secolo, in una comune guerra contro il nostro comune nemico.
Ma piano piano ci arriva la notizia che Belfast oppone un rifiuto a riconoscere l’Irlanda. I suoi esponenti nel Labour sono così impegnati a rallegrarsi delle vittorie del Labour in Inghilterra che non possono dare né tempo né speranza e nemmeno incoraggiamento agli uomini e alle donne di avanguardia in Irlanda. Infine, Belfast sostiene un candidato del Labour che dichiara pubblicamente che voterà contro la Home Rule o la National Freedom. Per cui si sta diffondendo in Irlanda la convinzione che il rafforzamento dello ILP a Belfast non significherà nulla per la socialdemocrazia in Irlanda, ma che sia soltanto il segno di una bega in famiglia tra gli Unionisti.
Infine, uomini dello ILP, delegati allo Irish Trades’ Congress, hanno colà votato contro la fondazione di un Partito Laburista in Irlanda. E questo crimine contro la nascita di un movimento laburista locale viene compiuto proprio nel nome dell’Internazionalismo!!!
Ho grande ammirazione per il compagno Walker, di Belfast, e provo rammarico per il manifesto pubblicato contro di lui dai Socialisti Irlandesi durante la sfida elettorale a Leith, ma sono contento che sia stato sconfitto a Nord Belfast. Tale vittoria avrebbe soffocato le speranze di socialismo fra i nazionalisti irlandesi in tutto il mondo. Non solo in Irlanda, ma in tutto il continente americano e in Australia, ovunque lavorano e vivono dei lavoratori irlandesi, un voto al compagno Walker nella House of Commons contro l’Home Rule avrebbe riempito gli irlandesi di un tale odio irrazionale e inveterato per la causa socialista da provocarne l’abbandono da parte di una intera generazione.
Ma immaginate quale sarebbe stata la situazione nel resto dell’Irlanda se l’unico parlamentare socialista irlandese avesse votato contro l’Home Rule. La causa in Irlanda avrebbe perso ogni credibilità e sarebbe stata maledetta per sempre. Per contro la sua opposizione all’Home Rule non avrebbe attenuato l’avversione né ridotto l’odio dei lealisti. I lealisti considerano lo ILP in Irlanda a favore dell’Home Rule, ma poiché si rifiuta di organizzarsi su base irlandese, fra i sostenitori dell’Home Rule i militanti dello ILP sono visti come unionisti o al più come unionisti-laburisti, certo, ma pur sempre unionisti. E l’unionismo in Irlanda è considerato a tutti gli effetti conservatorismo tory.
Ora vedete cosa si sta per fare! Un altro Congresso delle organizzazioni sindacali irlandesi è alle porte, e già vedo dall’ordine del giorno che lo stesso crimine è in programma contro l’idea di un Labour Party in Irlanda. Il Trades’ Council di Dublino [camera del lavoro] ha presentato una mozione per la costituzione di un Labour Party in Irlanda; mentre quella di Belfast presenta una mozione raccomandando ai sindacati di Irlanda, come miglior modo per garantire una adeguata rappresentanza laburista, di unirsi al Labour Party (in Inghilterra).
La mozione di Dublino offre un esempio che ogni Trades’ Council dell’Irlanda nazionalista dovrebbe seguire: che la mozione di Belfast limiti la sua efficacia a Belfast. In tal modo il movimento socialista eviterà il pericolo (?) dell’ascesa di un movimento politico laburista in Irlanda, secondo i desideri del capitalismo e del clericalismo irlandese.
È troppo tardi per appellarci ai compagni di Belfast dello ILP perché ritirino questa insostenibile posizione? Perché sacrificare tutta l’Irlanda in nome di una parte di Belfast? Il Socialist Party of Ireland chiede loro quale male possa risultare dall’organizzarsi in base alla vita politica irlandese, dal momento che fra qualche anno una qualche forma di indipendenza legislativa sarà sicuramente stabilita in Irlanda.
Si vuole forse attendere finché questo accada, per poi correre a risolvere a colpi di riunioni e comizi quanto andava preparato con largo anticipo, paziente organizzazione e tessitura dei rapporti? Se le prime elezioni in Irlanda per un parlamento autodeterminato troverà le forze del socialismo impreparate a scendere in campo, molte delle responsabilità saranno da attribuirsi a un certo partito, ma non saranno affatto da addossare al Socialist Party of Ireland.
Noi, ripeto, siamo disponibili ed ansiosi di sederci ad un tavolo con i nostri compagni dello ILP per delineare un programma, e convenire intorno a una politica e ad un nome per un’organizzazione socialista in Irlanda, purché si conceda che tale organizzazione abbia la sua direzione in Irlanda; che sia riconosciuto il diritto dell’Irlanda all’autogoverno, e si mantengano paritarie relazioni amichevoli con i Socialisti di tutte le nazioni, indipendentemente dal Governo sotto il quale vivono.
È chiedere troppo?
James Connolly