Le elezioni a Milano – I nostri candidati
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L’adunanza tenuta sere fa dalle Associazioni milanesi aderenti al Partito dei Lavoratori, ha proclamato i candidati seguenti:
| 1° | Collegio | Carlo Dell’Avalle, operaio tipografo |
| 2° | “ | Dott. Osvaldo Gnocchi-Viani, pubblicista |
| 3° | “ | Angelo Carugati, operaio tipografo |
| 4° | “ | Costantino Lazzari, contabile |
| 5° | “ | Avv. Filippo Turati, pubblicista |
| 6° | “ | Silvio Cattaneo, muratore. |
Noi, a differenza di tutti i giornali borghesi, non faremo l’elogio particolare dei nostri candidati. Noi non abbiamo, nella nostra lista, degli affaristi da cui bisogni stornare i sospetti, dei vitelli d’oro di cui si debbano inventare i meriti, delle perfette nullità che debbano essere rimpolpate a furia di epiteti, degli uomini di mezzo colore o di mezza fede la cui sincerità e integrità, a cui nessuno crede, debbano essere difese mercé sapienti apologie. I nostri candidati sono tutti noti – noti nel midollo – alla classe proletaria e ai suoi amici che si affermeranno nel loro nome. Sono gente d’un colore solo, d’un significato preciso: gente il cui nome non desterà dubbi o esitanze in nessuno. Ciascuno saprà subito se può accettarli o se deve ripudiarli.
Questo è l’onore, il decoro, l’orgoglio, il carattere della nostra lista.
Operai che, dacché vi è un movimento operaio, vi hanno dedicato nelle società e nel partito ogni loro cura. L’uno è l’organizzatore, l’anima della importante Società Genio e Lavoro; collaboratore di giornali operai; ebbe spesso la fiducia dei colleghi e il Congresso di Genova lo portò nel Comitato centrale del partito. L’altro è presidente dell’Associazione italiana dei tipografi. Il terzo – muratore – redattore del giornale Il Muratore, e una delle colonne della Cooperativa muraria. Tutti e tre, i compagni li vedono a traverso, ne conoscono ogni piega dell’animo.
Non operai che alla propaganda socialista consacrarono tutta l’anima, la vita, non curanti d’ogni loro interesse personale, che hanno dato al partito nostro impulso, precisione, valore; che ci insegnarono a lottare come classe pel più alto e severo ideale dei tempi nostri; che non ci hanno mai blanditi per sfruttarci; che non ci hanno mai abbandonati; che non si piegarono mai. E non senza perché v’è nella nostra lista il nome d’un salariato impiegato. A parte ogni altro argomento personale, il movimento degli impiegati che vengono ogni giorno più verso noi, che ci sentono nostri fratelli, doveva avere anche questa sanzione.
Tutti – operai e non operai – accettano la designazione che abbiam fatta di loro, come si accetta un posto di battaglia. Senza discutere, senza esitare, senza calcolare. Un giornale di Roma dice che noi li spingiamo su per un Calvario. Ed è vero. Essi preferiscono questo Calvario alle colline fiorite dell’opportunismo sulle quali – sol che l’avessero voluto – avrebbero potuto mietere allori ben più dilettosi. Essi sono assai più orgogliosi ed ambiziosi degli altri; perché non contano i voti probabili; ma intendono che ogni voto rappresenti una coscienza e una fede.
Coerenti al manifesto pubblicato in queste colonne noi non li presentiamo come legislatori futuri. Dell’azione parlamentare – in questo momento – essi si interessano mediocremente. Se potessero venire eletti – e lo diciamo per figura retorica – non ripeterebbero certo l’errore di sciupare le loro forze nelle Commissioni e negli Uffici, a condire leggine destinate a rimanere empiastri sulle gambe di legno del tribolato popolo italiano. Non è come conquista di uno scanno che essi e noi concepiamo la conquista dei poteri da parte del proletariato.
La loro azione sarebbe – come è già – l’azione largamente popolare dell’organizzazione sempre più compatta e cosciente per le grandi rivendicazioni. Il loro nome, gettato nell’urna, sarà insieme la protesta contro le iniquità del regime presente e l’affermazione di un regime diverso, chiaramente percepito colle vie che vi debbono condurre. L’affermazione della lotta di classe come mezzo confessato e predicato; del socialismo come fine.