La nostra vittoria
Categorie: Party History
Lotta di Classe, n. 4, 20 agosto 1892
Malgrado la congiura degli ostruzionisti, alleati fedeli della borghesia, che non lasciarono intentato alcun mezzo per sventare l’opera dei volonterosi convenuti a Genova per costituire l’organizzazione delle forze proletarie italiane sulla base dei principî, con fini e norme di condotta ben determinati, il nostro scopo è raggiunto. Il Partito socialista dei lavoratori è un fatto compiuto anche in Italia, un fatto che nessuna forza dissolvente varrà più ad intaccare.
Nella giornata del 15 agosto i convenuti in Via della Pace, nel salone dei Carabinieri genovesi, ponendo al Partito le basi granitiche dei principî, hanno compiuto in poche ore un lavoro che dieci anni di propaganda, finché ci angustiava l’assenza di un programma preciso, non avrebbero riescito a compiere. Ormai si sa d’onde si parte, per che vie si procede e dove si vuole arrivare. Al camminare tentennoni, senza bussola e senza meta, che ci aveva fatto sprecare tanti anni in un inutile lavoro di Sisifo, dovendo ad ogni tratto cominciare da capo, sarà sostituita la marcia serrata per vie conosciute e definite – quella marcia nella quale ogni passo è una conquista sicura.
I desiderî da noi esposti e propugnati nei precedenti numeri di questo giornale furono tutti accolti senza restrizione e trasformati in programma: Partito operaio socialista indipendente come base d’operazione – socializzazione dei mezzi di lavoro come scopo ultimo – organizzazione di classe e conquista dei pubblici poteri come mezzi adeguati al fine, ecco la piattaforma sulla quale il Partito operaio italiano ha rizzato finalmente la propria bandiera.
Con questa proclamazione di principî, di metodi, di fini, il Partito operaio italiano – che fin qui era rimasto addietro mille miglia dagli altri partiti operai delle nazioni civili, smarrito nella nebulosa della propria indeterminatezza, dubitoso del proprio cammino, incosciente e impotente – è entrato alfine nella medesima lizza nella quale si muovono e combattono i lavoratori organizzati di tutto il mondo. Esso è entrato, non con declamazioni platoniche di simpatia, ma col vincolo ferreo dei principî e delle convinzioni, a formare un membro vivo ed attivo della vera Internazionale dei lavoratori, la nuova Internazionale delle forze proletarie coscienti e militanti.
“Comune la battaglia! Comune la vittoria!”. Così telegrafavano al Congresso i rappresentanti della Democrazia socialista degli Stati austriaci; e questo grido possiamo ormai intonare con sicura coscienza, con animo tranquillo.
Sì, comune la battaglia, comune la vittoria! Il Partito operaio italiano non è più la Cenerentola dei partiti operai, non è più, come fu sinora, un nonsoché, un’accozzaglia di aspirazioni vaghe, di astii e di ribellioni istintive, di ideali mal definiti e cozzanti fra loro, un impasto di socialismo, di anarchismo, di possibilismo e di economicismo borghese. Esso ha trovato intera la coscienza della sua missione e ne ha proclamato la formula. A lui si può dire come a Lazzaro risanato: “Prendi il tuo lettuccio e cammina!”
Esso prende il suo lettuccio e cammina. Esso ha gettato le scorie, ha superato le malattie dell’infanzia. Esso ha avuto il coraggio di sé stesso, delle proprie convinzioni e dell’essere suo. Ciò che era implicito divenne esplicito, ciò che era contraddittorio divenne coerente, ciò che era multiforme e confuso divenne chiaro e preciso. Ai moti incomposti succede la disciplina di guerra, all’orda subentra l’esercito, all’agglomerazione l’organismo. È una trasformazione che equivale a una nascita.
E noi salutiamo questa nascita, da tanto tempo caldeggiata, con tutti gli entusiasmi più caldi del nostro cuore. La salutiamo con l’acclamazione solenne ed unanime che, votato il programma, chiuse, fra gli applausi incessanti, la prima seduta del Congresso di via della Pace:
Via! Viva! Viva! Il Partito operaio socialista italiano!