Il programma del Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna
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Supplemento al n. 16 di Avanti!…, 6 settembre 1881
Compagni,
Eletti dal Congresso a redigere il Programma e gli Statuti del Partito, noi vi porgiamo, oggi, e gli uni e l’altro.
Voi vorrete esaminarli e discuterli nel più breve tempo possibile e comunicarci i risultati dei vostri esami e delle vostre discussioni, affinché possiamo parteciparli al prossimo congresso, chiamato, appunto, per fissare definitivamente il Programma teorico e pratico del Partito.
Noi vi proponiamo, frattanto, il presente:
PROGRAMMA GENERALE
– I –
Considerando:
che la condizione attuale della classe lavoratrice, in Italia, cioè dei quattro quinti della popolazione è quella di essere soggetta in tutto e per tutto: economicamente, politicamente, intellettualmente e moralmente:
economicamente, dipendendo essa, per vivere, dai posseditori della ricchezza sociale: terra, miniere, strumenti di lavoro, capitali di ogni fatta e così via;
politicamente, essendo essa costretta ad obbedire a leggi, che non ha fatte né direttamente, né indirettamente;
intellettualmente, non avendo essa, in generale, istruzione alcuna, od avendola monca e superficiale;
moralmente, in fine, l’educazione, che riceve, essendo intesa, sopra tutto, a soffocare, in essa, ogn’istinto di rivolta contro l’ordine di cose esistente ed a farle accettare come istituti soprannaturali e divini, e perciò inviolabili, le attuali istituzioni della proprietà, dello stato e della chiesa;
Considerando, altresì:
che questa molteplice dipendenza, i cui effetti visibili sono: la miseria del gran numero, l’ignoranza, la corruzione, la morte prematura, la guerra, la prostituzione e la maggior parte dei delitti, costituisce uno stato contrario alla natura perfettibile dell’uomo, alla civiltà e alla dignità umana; e, quando si prolungasse all’infinito, e nuove forze sociali non ne neutralizzassero gli effetti, ricaccerebbe il genere umano nella barbarie;
Considerando, in fine,
che ognuno, che senta la propria dignità d’uomo e il vincolo, che lo lega agli altri esseri umani, non può non ribellarsi intimamente a quest’ordine antiumano di cose né mancar di aggiungere i suoi sforzi a quelli degli altri per promuoverne ed affrettarne il decadimento e per instaurare un ordine di cose, ove l’uomo possa svolgere liberamente tutte le sue facoltà, e sentirsi uomo in mezzo a uomini;
Per queste ragioni, noi, non mossi da alcuna idea d’interesse personale, né per soddisfare a bassi sentimenti di odio, di vendetta o di ambizione; ma per contribuire, per quanto è da noi al progresso generale del genere umano ed al miglioramento delle condizioni sociali della classe lavoratrice in Italia, nonché alla sua finale emancipazione, che addurrà l’emancipazione di tutti gli esseri umani,
in nome della solidalità, che vincola fra di loro tutti gli uomini, in nome del progresso infinito, che non è, insomma, se non la verità, la giustizia e la morale infinitamente svolgentesi, ci proponiamo, per quanto è da noi, di promuovere con ogni mezzo il decadimento dell’attual forma di società e l’avvenimento di una società socialistica, a fondamento della quale poniamo i seguenti principii generali, che risultano dalle condizioni stesse dell’attuale civiltà, e riassumono, a parer nostro, tutto il socialismo rivoluzionario moderno, nel tempo stesso che sono la norma direttiva della nostra condotta pratica.
Avendo constatata, cioè, la molteplice soggezione della classe lavoratrice, noi constatiamo, altresì, che, per porvi un termine, occorrono:
1°. Economicamente: La Proprietà collettiva (o sociale) della terra, delle miniere, degli strumenti da lavoro, delle vie di comunicazione, degli edifizi, di tutto ciò, insomma, che è capitale sociale o mezzo di lavoro.
La proprietà collettiva dei mezzi di lavoro (terra, capitali ed altro) metterà il lavoratore in grado d’impiegare le sue forze senza dipendere da un padrone, che gli tolga la maggior parte di quello, che produce.
Il lavoratore, avendo, così, ampiamente assicurata, per mezzo del lavoro, la sua esistenza materiale e la sua indipendenza economica, sarà in grado di fruire di tutti i beneficî e di tutte le libertà sociali: l’emancipazione economica essendo la condizione essenziale di ogni libertà e di ogni svolgimento umano.
La proprietà collettiva, l’organamento del lavoro e la distribuzione dei prodotti del lavoro medesimo assumeranno quella forma, che sarà suggerita dalle condizioni generali delle popolazioni, presso cui s’inaugureranno. Noi pensiamo, frattanto che il collettivismo, cioè la proprietà collettiva (corporativa, comunale, nazionale, internazionale) dei soli mezzi di lavoro, o, al più al più, delle cose di prima necessità, sarà la prima forma, in cui si verrà incarnando la rivoluzione economica: fino a che, aumentata indefinitamente la produzione e resa capace di bastare ampiamente a tutti, possa stabilirsi anche la proprietà collettiva dei prodotti del lavoro collettivo, cioè il comunesimo.
2°. Politicamente: Riconoscimento dei diritti civili e politici in ogni essere, umano, uomo o donna, giunto all’età in cui sia generalmente stimato capace di esercitarli.
Avendo, così, ognuno il voto nella cosa pubblica, potendo votare con indipendenza per l’ottenuta emancipazione economica e con coscienza di causa, trattandosi generalmente di decidere questioni relative all’organamento del lavoro; la rivoluzione, altresì, avendo abolite di fatto le differenze di classe e d’interessi, sarà possibile ottenere ciò, che non ottennero giammai le istituzioni politiche attuali, cioè un ordinamento sociale, che sia l’espressione sincera della volontà del popolo. Senonché, questo stato di cose non sarà, alla fine, anch’esso, che transitorio.
Il suffragio universale, che scioglierà, tosto dopo la rivoluzione, la maggior parte delle questioni, che non si sciolsero rivoluzionariamente, perderà a poco a poco della sua importanza: fino a che, trovato il miglior modo di ordinamento sociale del lavoro e della distribuzione dei prodotti, questo stato transitorio cederà il luogo ad un organamento sociale, ove ogni individuo produrrà e consumerà non per legge, ma perché così vuole la natura stessa delle cose: condizione indispensabile, tanto della vita individuale quanto della vita sociale, essendo il produrre ed il consumare.
Noi giungeremo così all’Anarchia nei rapporti politici, come si giunse al comunesimo nei rapporti economici. Il Comunesimo anarchico o libero, è, infatti, l’ideale del Socialismo rivoluzionario moderno; ma nessuno può dirci se lo svolgimento delle idee e dei fatti sociali ci darà un ideale ancor più vasto e luminoso di questo. Noi siamo, in ogni caso, per lo svolgimento progressivo e infinito dell’umana personalità.
3°. Intellettualmente e moralmente: Impartizione, per parte della Società, ad ogni fanciullo, maschio o femmina, di un’educazione umana, in armonia collo stato della scienza e col progresso generale, e di un’istruzione integrale (professionale e intellettiva), che rendano possibile lo svolgimento armonico di tutte le facoltà umane: fisiche, intellettuali e morali.
Per questo mezzo, ottenuta già l’emancipazione economica e politica, sarà ottenuta la piena emancipazione intellettuale e morale di ogni essere umano, e si prepareranno le nuove generazioni all’attuazione di quel Comunesimo anarchico, di cui abbiamo discorso.
Perciò: tanto la proprietà collettiva della terra e degli strumenti da lavoro, quanto l’universalità dei diritti civili e politici e l’educazione e l’istruzione integrale non sono, secondo noi, il fine ultimo del Socialismo rivoluzionario moderno, ma costituiscono le condizioni necessarie allo svolgimento normale e progressivo del genere umano e al compimento del Programma ideale del Socialismo stesso.
– II –
Considerando: che condizione primordiale della emancipazione umana delle classi lavoratrici, e perciò di tutti gli esseri umani, è l’emancipazione economica;
che questa non può ottenersi, se non quando le classi lavoratrici delle città e delle campagne s’impossessino, pel bene di tutti, della terra e dei capitali e, per conseguenza ancora, di tutto il potere politico, militare e sociale, che dà il loro possesso;
che, l’esperienza storica dimostrando come una classe privilegiata non ceda mai pacificamente i suoi privilegi secolari, l’appropriazione della terra, dei capitali e di ogni potere sociale non può avvenire se non per via di rivoluzione, tanto che la rivoluzione non è soltanto il miglior modo, che noi proponiamo, per isciogliere efficacemente la questione sociale ed emancipare le moltitudini, ma è una fatalità storica inevitabile, che noi non facciamo se non formulare, rendere cosciente ed affrettare con tutte le forze nostre;
Per queste ragioni;
Il Partito socialista di Romagna è e non può non essere rivoluzionario.
La rivoluzione è, prima di ogni altra cosa, una insurrezione materiale violenta delle moltitudini contra gli ostacoli, che le istituzioni esistenti oppongono all’affermazione ed all’attuazione della volontà popolare.
La rivoluzione è, perciò, prima di tutto, dittatura temporanea delle classi lavoratrici, cioè accumulazione di tutto il potere sociale (economico, politico, militare) nelle mani dei lavoratori insorti, all’oggetto di atterrare gli ostacoli, che il vecchio ordine di cose oppone all’instaurazione del nuovo, di difendere, di provocare, di propagare la rivoluzione, di eseguire l’espropriazione dei privati, di stabilire la proprietà collettiva e l’ordinamento sociale del lavoro.
Le rivoluzioni politiche, avendo per oggetto il cambiamento della forma di governo, cioè la sostituzione di alcuni uomini, rappresentanti più o meno fedeli di certe idee, ad altri uomini, possono avvenire ed avvennero, talvolta, per opera di cospirazioni, di raggiri diplomatici e di decreti: esempi, il 2 di Dicembre e l’instituzione della repubblica in Ispagna ed in Francia; ma la rivoluzione, come il Socialismo la intende, proponendosi la trasformazione dalle radici di tutto l’ordinamento sociale, ed avendo per oggetto non solo la conquista (o l’abbattimento) del potere politico, ma la conquista di tutto il potere sociale, e, per primo oggetto immediato, la presa di possesso, vuoi per via d’insurrezione, vuoi per via di decreto rivoluzionario, della terra e dei capitali, all’oggetto di metterli in comune e di sfruttarli a vantaggio di tutti, perciò la nostra rivoluzione non può essere che sociale; e, perché si attui, occorre non solamente la cooperazione degl’individui coscientemente socialisti e rivoluzionari, che non sono, generalmente mai, se non una piccola minoranza; ma occorre la cooperazione efficace ed energica delle moltitudini lavoratrici della città e delle campagne.
I particolari organamenti rivoluzionari, i fatti individuali, le cospirazioni, i tentativi di rivolta di minoranze audaci possono scuotere momentaneamente le moltitudini, porre e rendere cosciente la questione sociale, promuovere e mantenere un certo fermento nel popolo e, in condizioni favorevoli, provocare una rivolta aperta; ma non possono fare la rivoluzione.
La rivoluzione, è il popolo solo, che la fa e può farla; e, per renderla possibile, bisogna che, da partito che siamo, diveniamo popolo: che abbiamo, cioè, con noi la parte più intelligente ed energica delle città e delle campagne.
Che, se la lotta individuale può essere accettata e resa, anzi, necessaria in paesi, ove il potere politico è individuale ed assoluto: tanto che, ove si possano tôr di mezzo certi individui, è tolto di mezzo l’ostacolo maggiore, che si opponga all’attuazione della volontà popolare; e l’oggetto dei rivoluzionari è e non può non essere la conquista del potere politico, la lotta individuale riesce inefficace in paesi, ove il potere politico e la responsabilità del cattivo stato sociale l’ha tutta una classe.
Quivi la lotta non può essere che da classe a classe, la rivoluzione non può essere che sociale.
Con ciò, non intendiamo di negare assolutamente le lotte e le proteste individuali, le cospirazioni ed i tentativi; affermiamo, anzi, che, in certe particolari condizioni e in certi momenti, ma non in tutte le condizioni e in tutti i momenti, l’uso di questi mezzi è inevitabile – è il solo modo di manifestarsi che abbia un partito. Senonché questi mezzi medesimi debbono lasciarsi alla iniziativa individuale – e non possono, né debbono essere levati a principio generale, non possono, né debbono essere la condotta sistematica di un gran partito, che deve poter disporre di mezzi d’azione maggiori assai e poter muoversi alla luce del sole.
La rivoluzione, altresì, non attuando, generalmente, se non ciò che è già penetrato nella coscienza generale, per non essere sfruttata dalle attuali classi dirigenti, dev’essere preceduta da un’ampia propagazione delle idee socialistiche rivoluzionarie ed aver per organo un partito fortemente organizzato, capace di provocarla, quando esistano le condizioni necessarie alla sua buona riuscita, e d’inspirarla e anche di dirigerla, quando sia scoppiata.
Perciò il nostro partito ha un doppio oggetto: quello di svegliare con la parola, con gli scritti, con gli esempi, e all’uopo, con altri mezzi, le moltitudini assopite delle città e delle campagne, preparandole alla rivoluzione, che si va compiendo inesorabilmente nella società per opera di quegli stessi fattori sociali, che ora ci tengono oppressi; e quello di approfittare della occasione favorevole per rovesciare le moltitudini stesse sull’ordine esistente, inspirarle e dirigerle nella lotta e far ogni sforzo perché la rivoluzione dia quei frutti, che le moltitudini ne aspettano.
La rivoluzione sociale, comprendendo le manifestazioni tutte della vita e tendendo a trasformarle tutte, è preceduta necessariamente da tutte quelle riforme o tentativi di riforme, che si propongono di trasformare successivamente i particolari congegni dell’attuale società: onde l’utilità, anzi la necessità, che ha il partito, per vivere, per progredire, per istare a contatto col popolo ed inspirarsene, di prender parte e, ove occorra, di provocare tutte quelle riforme e tutte quelle agitazioni economiche, politiche, antireligiose, che hanno per oggetto la trasformazione sempre maggiore delle istituzioni attuali ed affrettano la rivoluzione, fecondando nel popolo lo spirito di opposizione e di rivolta. La partecipazione del partito a tali agitazioni è tanto più utile e necessaria, quando queste siano dimostrate storicamente inevitabili. Allora, oltre all’offrire occasione di affermarci pubblicamente, di svolgere e di propagare le nostre idee, quelle riforme, quelle agitazioni diventano per noi un mezzo efficace di lotta, sol che impediamo che i partiti avversi le sfruttino a loro vantaggio.
Non importa se le agitazioni e le riforme han da principio aspetto pacifico e legale, e talvolta paiono intese a consolidare l’ordine esistente.
Il movimento, pacifico e legale, dapprima, si trasformerà a poco a poco, per la resistenza che incontra (carattere essenziale delle classi soddisfatte e dei governi essendo quello di conservare ad ogni costo), si trasformerà, diciamo, in movimento rivoluzionario; le agitazioni, incominciate all’oggetto di ottenere riforme, diverranno, noi intervenendo, altrettanti combattimenti d’avamposti, che spingeranno vieppiù sempre alla lotta finale, dimostrandone la necessità e rendendola cosciente. Non escluderanno, poi, anzi provocheranno l’uso di mezzi più efficaci ed energici.
Rivoluzionari, adunque, prima di tutto, ed avendo sempre presente che, date le attuali condizioni storiche, l’azione rivoluzionaria sola può sciogliere efficacemente la questione sociale, di guisa che tutto ciò che facciamo, entro l’ordine attuale di cose deve aver per oggetto di propagare, di preparare, di affrettare, di provocare l’azione rivoluzionaria cosciente delle moltitudini lavoratrici, noi pensiamo che un Partito, come il nostro, il quale non si propone soltanto una momentanea superficiale agitazione, ma vuol essere strumento efficace di progresso sociale, dee prender parte direttamente od indirettamente a tutte quelle manifestazioni, a tutte quelle agitazioni, a tutti quegli atti della vita presente, che, pur rimanendo entro l’ordine attuale di cose, contengono germi di dissoluzione dell’ordine medesimo, germi, che la nostra azione deve appunto aver per oggetto di fecondare.
Senonché bisogna ricordare, per non confondere il fine col mezzo, e per non iscambiare l’oggetto di un Partito socialistico e rivoluzionario coll’oggetto dei Partiti meramente riformatori, che le riforme, le quali, per questi Partiti, sono un fine, per noi non sono che un’occasione, un mezzo di agitazione e di lotta – mezzo passeggiero il quale non impedisce che rendiamo possibili e approfittiamo di altre manifestazioni dell’attività popolare e rivoluzionaria, particolarmente quando ogni manifestazione legale ci sia resa impossibile.
L’azione del partito dovendo essere molteplice come molteplice è la dipendenza, che si tratta di tôr di mezzo, molteplice l’oggetto, che ci proponiamo, tra le varie attività che sono generalmente possibili ed attuabili nel presente ordine di cose, e possono valere come mezzi di agitazione e di lotta e preparare un ambiente, ove il socialismo possa prosperare, noi proponiamo le seguenti, lasciando libere le associazioni, che compongono il Partito, di praticare le une piuttostoché le altre, lasciando, altresì all’iniziativa individuale e a quella dei singoli gruppi, tutte quelle particolari attività e l’uso di quei mezzi d’azione, che escono compiutamente dall’ordine attuale di cose, ed importano ribellione aperta all’ordine stesso.
1°. Propagare ampiamente e costantemente le idee socialistiche per mezzo di conferenze, di giornali, di opuscoli, di comizi e di dimostrazioni pubbliche: che la propagazione di queste idee varii secondo il variare degli elementi, presso cui deve farsi: contadini, operai, donne, gioventù studiosa e così via.
2°. Organizzare fortemente tutti gli elementi socialistici e rivoluzionari delle città e delle campagne in Sezioni del Partito, in Circoli di studi sociali, in Circoli operai, in Società di educazione e d’istruzione popolare, e così via;
3°. Organizzare nel miglior modo possibile la classe operaia delle città e delle campagne: che possa persuadersi, di fatto, dei buoni effetti dell’associazione, e senta la necessità di applicare l’associazione a tutti i bisogni della vita;
4°. Sostenere e, se occorre, provocare la lotta contro al capitale mediante gli scioperi, le richieste d’aumento di salario, di diminuzione delle ore di lavoro, e così via;
5°. Sostenere e, talvolta, provocare tutte quelle riforme politiche ed economiche, che porgono occasione di propagare il socialismo, di agitare e di lottare; che tendono all’abolizione di un privilegio, che trarrà seco l’abolizione di altri; che favoriscono l’organamento del lavoro e la coltura popolare; che possono diminuire la resistenza del governo, renderci personalmente più liberi, affrettare l’esaurimento delle forme politiche attuali e favorire l’ordinamento socialistico della società;
6°. Impadronirsi dei Comuni, mediante una viva partecipazione alle elezioni amministrative, e trasformare, a vantaggio del popolo e dell’autonomia comunale, l’attuale ordinamento amministrativo, affidando, per esempio, alle associazioni operaie i lavori comunali e l’esercizio delle proprietà del Comune ed impegnando, all’occorrenza, la lotta contro lo Stato;
7°. Porre al Parlamento candidature di protesta, non perché i nostri vadano ora colà a sommergersi, ma per dar loro occasione di svolgere il nostro Programma nei Comizi elettorali e per porgere, in forma viva, la Questione sociale;
8°. Secondare, e, all’occorrenza, provocare le manifestazioni popolari contro il privilegio economico e politico, e sostenerle, al bisogno, sino agli estremi;
9°. Combattere accanitamente i pregiudizi religiosi, che tengono avvinta tanta parte degli operai delle campagne;
10°. Lottare, insomma, ogni giorno, ogn’istante, con ogni mezzo, fino a che ci sentiamo in grado di impegnare la lotta finale.
Quest’azione molteplice del Partito non è il fine del Partito stesso; tanto meno, poi, è il fine del Socialismo: essa non farà che preparare un ambiente migliore, ove il Socialismo potrà svolgersi più liberamente ed incontrare minori difficoltà ad attuarsi. Il poco ottenuto inciterà il popolo a rivendicare e ad ottenere il molto. Basta avvezzare il popolo a pretendere e ad ottenere; e, quando non ottenga, a prendere ciò che chiede; basta avvezzarlo a guardare fieramente in faccia il nemico e a non temerlo.
Abbiamo determinate le norme generali, che debbono informare la nostra condotta.
Un programma particolareggiato di riforme e di azione immediata non potrà essere fissato se non dalle condizioni stesse della lotta in cui il partito si troverà impegnato.
Per ora, dato, cioè, l’attuale ambiente politico, non pensiamo che il Partito debba mandare i suoi Rappresentanti al Parlamento; pensiamo, per altro, come già dicemmo, che importa impadronirsi dei comuni e porre al Parlamento candidature di protesta.
L’ambiente politico mutando, la nostra azione politica potrà mutare.
L’azione rivoluzionaria domanda, altresì, un Programma particolareggiato di azione, che non potrà essere fissato se non dalle condizioni stesse della lotta.
Questo, compagni, è il Programma generale, che vi proponiamo.
Sebbene esso sia alquanto lungo, non contiene, per altro, se non ciò, che importa conoscere per rendere ragione e dei nostri principi e della nostra condotta.
Mediante questo Programma, la cui larghezza niuno porrà in dubbio, noi abbiamo indirettamente cercato di tôr di mezzo ogni divergenza, di conciliare ogni aspirazione ragionevole, di comprendere ogni speciale attività socialistica e rivoluzionaria, di far entrare, insomma, nelle nostre file tutti quelli, che si propongono l’emancipazione umana dell’uomo.
Dando alle varie concezioni socialistiche l’importanza che hanno, noi abbiamo cercato, altresì di prevenire l’accusa d’intolleranza e d’assolutismo.
Determinando le condizioni della rivoluzione sociale, abbiam voluto farne penetrare la coscienza in chiunque ci legga, nel tempo stesso che cercammo di togliere quelle pericolose illusioni, che, rappresentando la rivoluzione sociale possibile da un momento all’altro, riescono, talvolta, a sperperare, in luogo di congiungere, le nostre forze, e allontanano dal far ciò che occorre per affrettare la rivoluzione stessa.
Constatando, in fine, quel che possiamo pretendere e fare sin da oggi, nel tempo stesso che tracciavamo la società avvenire, abbiamo cercato di sfuggire all’accusa, che ci danno, di essere sognatori ed utopisti.
– Siamo noi riusciti?
– A voi la risposta.
Noi ci contenteremo, frattanto, d’aver fatto intravvedere quanto ampio e vario sia il Socialismo e quanto ampia e varia debba essere l’azione dei Socialisti.
La Commissione