Partito Comunista Internazionale

Il congresso dei socialisti in Romagna

Categorie: Italy

Da “Catilina”, n. 14, 7 agosto 1881

Quaranta rappresentanti di città e di campagna, oltre ad un inviato dei socialisti delle Marche, assistevano, or sono alcuni giorni, al Congresso dei Socialisti romagnoli; le località rappresentate erano cinquanta, circa.

Letto l’Elenco dei convenuti e delle Associazioni, che rappresentavano, vennero fissati i quesiti da discutersi; e si stabilì che i convenuti non si separassero, se non dopo che li avessero sciolti.

La Ricostituzione del Partito Socialista in Romagna, essendo il primo oggetto da trattare, vari Rappresentanti espongono come l’utilità, anzi la necessità di tale ricostituzione sia indiscutibile; e citano, all’uopo, parecchi esempi.

Un Rappresentante solo nega la necessità della ricostituzione del Partito – “il Partito, egli dice, essendo costituito è inutile costituirlo di nuovo”.

Il che solleva esclamazioni di sorpresa da parte di quasi tutti i Rappresentanti, alcuni dei quali provano ad evidenza come la pretesa costituzione del Partito socialista in Romagna non sia ora, in gran parte, se non apparente.

– “Vi sono, si dice, organizzazioni locali più o meno ben costituite; ma fra queste organizzazioni non v’è un vincolo efficace. Questo vincolo si tratta, appunto, di stabilirlo, mediante la ricostituzione del Partito, che darà ai nostri sforzi quella coesione, di cui mancano. Noi abbiamo, altresì, tutti, le medesime idee generali; ma, in molti, particolarmente fra i membri delle associazioni, che sono sorte da poco, le idee stesse sono assai vaghe e confuse. Onde, la necessità di adottare un programma comune, non che di stabilire fra le associazioni una corrispondenza regolare, e così via”.

La ricostituzione del Partito socialista in Romagna essendo stata posta a’ voti, il Congresso l’approva ad unanimità.

E già si cominciava a discutere il nome da darsi al Partito novellamente ricostituito, quando un Rappresentante interruppe la discussione per dichiarare che ritirava il voto dato e votava contro la ricostituzione del Partito. Meraviglia generale.

Il Presidente al Congresso, seguendo le norme parlamentari, non avrebbe voluto che la questione fosse nuovamente posta a’ voti; ma, alcuni Rappresentanti avendo insistito perché lo fosse, affinché il dissidente, o i dissidenti, non potessero dire che non avevano avuta libertà di votare, il Presidente cedé e mise nuovamente a’ voti la ricostituzione del Partito socialista in Romagna, la quale fu approvata ad unanimità, meno due voti, i voti, cioè, di un Rappresentante di Forlimpopoli e del Rappresentante il Circolo anarchico rivoluzionario di Forlì, novellamente costituito, e da non confondersi con la Federazione socialista di Forlì. Questi Rappresentanti noi li indichiamo, avendo essi stessi raccomandato al Segretario del Congresso che il loro voto fosse reso pubblico.

La questione del nome da darsi al Partito tenne, per qualche tempo, occupati i rappresentanti. Essendo essa strettamente legata ai principii generali professati dal Partito, la fissazione del nome non era una vuota formalità, ma indicava la implicata accettazione di certi principii generali. Perciò la discussione di questi principii, a cui presero parte vari Rappresentanti, precedé la fissazione del nome, e fu fatta in modo ampio e chiaro per tutti.

– “Noi siamo, si disse, Socialisti. Siamo convinti, cioè, che la società va incontro ad una trasformazione e sostanziale di tutte le sue istituzioni, e ci adoperiamo, con tutte le forze nostre, perché questa trasformazione avvenga nel più breve tempo possibile e apporti tutto quel bene, che può apportare. Noi siamo, oltre a ciò, Rivoluzionari. Siamo convinti, cioè che, sebbene il progresso avvenga in tanti modi, pure le resistenza cieca e brutale, che oppongono ed opporranno alla trasformazione sociale gli elementi reazionari e conservatori della società, provocherà inevitabilmente la rivoluzione e che senza la rivoluzione non si potrà né vincere la resistenza degli elementi conservatori e reazionari, né instaurare il nuovo ordine sociale.

Essendo, adunque, Socialisti e Rivoluzionari e il nostro oggetto comune essendo la Rivoluzione sociale, il nome che meglio di ogni altro conviene al nostro Partito, che riassume meglio di ogni altro le nostre idee e la nostra condotta generale ed è un vincolo di unione fra noi e tutti i Socialisti, è questo: Partito socialista rivoluzionario.

Contro tal nome insorsero due o tre Rappresentanti. – “Noi siamo, essi dissero, anarchici: perciò proponiamo che il Partito si chiami: Partito socialista anarchico rivoluzionario”.

A cui altri obiettarono: che il nome di Socialista rivoluzionario non escludeva punto che quegli, il quale lo adottava, fosse anarchico. Siccome, per altro, quel nome conveniva tanto a coloro che erano anarchici, quanto a coloro che non lo erano, e il nostro oggetto era quello di unire e non quello di dividere, e il primo fondamento dell’unione era quello di avere una denominazione comune, perciò si manteneva il nome più largo e comprensivo, quello, cioè, di Partito socialista rivoluzionario senz’altre determinazioni.

La discussione continuando, ed essendo stato detto da un Rappresentante che l’Anarchia era la ribellione continua, si rispose press’a poco: Non v’ha socialista ragionevole, progressivo e sopra tutto rivoluzionario, che non riconosca come, ad ogni passo che il genere umano muove avanti, non cada uno dei tanti ostacoli, che s’impongono allo svolgimento sempre maggiore della umana personalità: tanto che verrà un giorno, in cui l’uomo potrà svolgersi nella pienezza completa della sua facoltà e de’ suoi mezzi, senza trovare alcun ostacolo artificiale nell’ambiente sociale, in cui vive, e senza ledere, per questo, la personalità e la libertà umana degli altri; verrà un giorno, insomma, in cui, volgarmente parlando, l’uomo potrà fare tutto quello che vuole, senza nuocere, per questo, a sé e agli altri. Questo stato di svolgimento pieno ed intero dell’umana personalità, in cui gli uomini non saranno più retti da leggi artificiali, fatte da minoranze o da maggioranze; questo stato sociale, in cui gli uomini produrranno, consumeranno, vivranno secondo le norme stabilite dalla natura stressa delle cose, senz’autorità e senza violenza, si chiama Anarchia. Basta la stessa definizione per far comprendere che l’Anarchia non può essere l’oggetto che si attuerà immediatamente dopo la rivoluzione. La rivoluzione non è un’aspirazione platonica; è, prima di tutto, un’insurrezione materiale violenta contro l’ordine di cose esistenti. Questa insurrezione materiale violenta è la negazione dell’anarchia, perché l’anarchia è la negazione della violenza. Ora, ammettiamo benissimo che il fine ideale del Socialismo moderno sia l’Anarchia o il Comunismo anarchico, od anche qualche cosa di più, se è possibile; ma il fine nostro, di noi, uomini d’oggi, che viviamo nell’attuale ordine di cose, può forse essere la riedificazione anarchica della società; o non è, invece, e non dev’essere l’atterramento degli ostacoli, che la presente società oppone all’attuazione della volontà popolare? E se il nostro fine, se l’oggetto, che ci sentiamo capaci di compiere noi stessi, è appunto l’atterramento di questi ostacoli per mezzo della rivoluzione sociale, poiché, prima di riedificare, bisogna distruggere; e se la rivoluzione non si può compiere senza la dittatura popolare, cioè senza l’accumulazione di tutte le forze sociali nelle mani delle classi lavoratrici insorte, all’oggetto di trionfare della resistenza dei nemici e d’instaurare il nuovo ordine sociale, perché non ci chiameremo noi dal compito speciale, che il secolo ci affida?

Trasformate le condizioni della società, vinti i nemici, aumentata indefinitivamente la produzione, ingentiliti i caratteri, poste, insomma, le condizioni di uno svolgimento normale e progressivo del genere umano, allora, l’anarchia si verrà compiendo; fino allora, no.

Queste considerazioni non impediranno, naturalmente, che i filosofi, che i pensatori, che noi stessi ci occupiamo della riedificazione sociale, e adottiamo, all’uopo, certe idee, o certe teorie; ciò non impedirà che quelle associazioni che lo vogliono, in omaggio alla loro autonomia, si chiamino anarchiche, come altre si chiameranno collettiviste o comuniste; ma, considerata la cosa generalmente, v’ha altrettanta ragione di chiamarsi anarchico, quanto di chiamarsi collettivista o comunista.

Per queste ragioni: Considerando cioè, che il nome di Partito socialista rivoluzionario determina chiaramente il compito sociale nostro; che questo nome conviene a tutti i Socialisti, e li distingue nettamente da coloro, che, impensierendosi dei gravi problemi che agitano l’odierna società, cercano, per disarmare il popolo, d’istituire un falso socialismo cristiano o cesareo; considerando, altresì che questo nome è un vincolo di unione, che accomuna tutti i nostri sforzi, senza dividerci in sette speciali, e senza impedire che professiamo l’una anziché l’altra teoria, o pratichiamo una speciale condotta; per queste ragioni proponiamo che il nostro Partito ricostituito si chiami: Partito socialista rivoluzionario.

Nonostante la lunga discussione e gli schiarimenti, alcuni mantengono l’aggiunta di anarchico al nome del Partito, dichiarando che una delle ragioni, per cui dobbiamo mantenerlo, è altresì questa: che la parola Anarchia non piace ai borghesi, anzi li spaventa. A cui si risponde che sarebbe questa una soddisfazione ben puerile e una ragione per non accettar l’aggiunta, dovendo noi cercare piuttosto di conciliarci la pubblica opinione, anziché alienarcela.

Chiusa finalmente, la discussione, il Presidente mette a’ voti, per appello nominale, le due proposte: e il Congresso con una maggioranza di 32 voti contro 6 delibera che il Partito ricostituito assuma il nome di Partito socialista rivoluzionario. I 6 voti contrari sono quelli di un Rappresentante di Forlimpopoli, del Rappresentante del Circolo anarchico di Forlì, del Rappresentante di Morciano e di San Marino e di 3 rappresentanti di Cattolica, giunti, questi quando la discussione volgeva al fine.

Trattandosi, in seguito, di discutere e di fissare il Programma del Partito, i Rappresentanti, viste le poche ore, di cui potevano disporre, vista l’impossibilità di discutere e di stabilire in tanto poco tempo tutti gli articoli di un Programma, scambiate alcune idee generali, nominarono, a schede segrete, una Commissione composta di 5 membri, incaricandola di metter giù il Programma generale teorico e pratico e gli Statuti generali del Partito.

Tosto che la Commissione avrà eseguito il suo lavoro, spedirà copia del Progetto di Programma a tutte le associazioni, componenti il Partito; queste lo discuteranno; e una nuova riunione lo approverà definitivamente in questo modo, tutte le questioni relative a’ principî generali e alla condotta pratica, sono, per ora, lasciate alla Commissione, tutti i cui membri sono stati scelti fra coloro, che votarono il Partito dover chiamarsi socialista rivoluzionario, senz’altro.

Or si tratta di stabilire di quali associazioni il Partito socialista possa farsi promotore, oltre alle associazioni con programma schiettamente socialistico, e si decide, senza opposizione, esser utile che il Partito cerchi di promuovere la costituzione di società operaie, di circoli di studi sociali, di associazioni antireligiose, di tutti quei sodalizi, insomma, che tendono a staccare le classi lavoratrici dalle classi dominanti ed a fecondare lo spirito rivoluzionario.

Il Congresso; udito che la Commissione provvisoria per la riorganizzazione del Partito socialista rivoluzionario nelle Marche, ha aderito al Congresso di Londra, considerando che il Programma del Congresso di Londra non differisce, se non per certe modalità, dal Congresso di Zurigo; che questi due Congressi si sono voluti porre in opposizione l’uno all’altro, mentre dovrebbero essere, un compimento l’uno dell’altro: considerando, altresì, che noi, Italiani, non abbiamo ragione alcuna per preferire il Congresso di Londra a quello di Zurigo, l’opera dei Congressi non dovendo essere che quella di mettere in presenza le varie opinioni e i vari metodi di condotta, seguiti dai Socialisti militanti dei vari paesi; considerando, in fine, che, se le nostre condizioni ce lo avessero permesso, avremmo, probabilmente, partecipato a tutti e due, il Congresso raccomanda alla Commissione marchigiana e a quei gruppi italiani, che hanno aderito al Congresso di Londra, di aderire, altresì, al Congresso di Zurigo, tanto più che il Mandato della Commissione marchigiana, parte del quale pubblichiamo altrove, è assai largo e comprensivo, e che al Congresso di Zurigo ha aderito anche il Circolo Operaio di Milano.

Il Congresso raccomanda, oltre a ciò, di porre all’ordine del giorno nelle varie associazioni il Congresso operaio nazionale, proposto dalla società operaia d’Imola.

Delibera, in fine, di promuovere la costituzione di un Partito socialista rivoluzionario italiano; e incarica la Commissione già eletta di mettersi in relazione con le associazioni e coi nuclei socialistici, esistenti in Italia, all’oggetto di affrettarne la costituzione.

A questo punto il Congresso, avendo discusse e risolute le questioni poste all’ordine del giorno, si scioglie.