La fine della guerra dell’Italia contro la Turchia
Categorie: Capitalist Wars, Italy, Libya, Ottoman Empire
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- Comunismo 43 ()
da ’Pravda’, n. 129, 28 settembre 1912 (Opere, Ed. russa, vol. 22, pp. 113-114).
Apprendiamo dai telegrammi che le condizioni preliminari di pace sono state firmate dai plenipotenziari dell’Italia e della Turchia.
L’Italia «ha vinto». Un anno fa essa si è data a predare le terre turche in Africa e d’ora innanzi Tripoli apparterrà all’Italia. Non è superfluo gettare uno sguardo su questa tipica guerra coloniale di uno Stato «civile» del secolo XX.
Che cosa ha provocato la guerra? La cupidigia dei magnati della finanza e dei capitalisti italiani, che hanno bisogno di un nuovo mercato, hanno bisogno dei successi dell’imperialismo italiano.
Che cosa ha provocato la guerra? Un macello di uomini, civili, perfezionati, un massacro di arabi con armi «modernissime».
Gli arabi si sono difesi disperatamente. Quando, al principio della guerra, gli ammiragli italiani, imprudentemente, hanno fatto sbarcare 1.200 marinai, gli arabi hanno attaccato e ne hanno ucciso circa 600. «Per punizione» sono stati massacrati quasi 3.000 arabi, si sono depredate e massacrate famiglie intiere, massacrati bambini e donne. Gli italiani, una nazione civile e costituzionale.
Circa mille arabi sono stati impiccati.
Le perdite italiane ammontano a più di 20.000 uomini, dei quali 17.429 malati, 600 dispersi e 1.405 morti.
Questa guerra è costata agli italiani più di 800 milioni di lire, cioè più di 320 milioni di rubli. Una disoccupazione terribile, la stagnazione dell’industria ne sono le conseguenze.
Circa 14.800 arabi sono stati massacrati. La guerra, nonostante la «pace», si prolungherà di fatto, perché le tribù arabe all’interno dell’Africa, lontane dalla costa, non si sottometteranno. Ancora per molto tempo esse verranno «civilizzate» mediante le baionette, le pallottole, la corda, il fuoco, gli stupri.
Certo, l’Italia non è né migliore né peggiore degli altri paesi capitalisti, tutti egualmente governati dalla borghesia, la quale, per una nuova fonte di profitti, non indietreggia davanti a nessuna carneficina.
LENIN