Partito Comunista Internazionale

Progetto di Manifesto

Categorie: Imperialism, Military Question, Party History

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Presentato dalla Sinistra di Zimmerwald

da: Die Zimmerwälder Linke über die Aufgabe der Arbeiterklasse, in “Internationale Flugblätter“, n. 1 novembre 1915, p.7

La guerra dura da più di un anno. Milioni di cadaveri ricoprono i campi di battaglia, milioni di mutilati saranno, sino alla loro morte, un peso per se stessi e per la società. Orribili sono le devastazioni provocate dalla guerra e il peso delle imposte che essa lascerà dietro di sé.

I capitalisti di tutti i paesi, che col sangue versato dai proletari conseguono immensi profitti di guerra, esigono che le masse popolari tengano duro. Essi affermano che la guerra è necessaria alla difesa della patria e della democrazia di tutti i paesi. Essi mentono!

Nessun capitalista è entrato in guerra perché il suo paese si trovava minacciato nella sua indipendenza o perché voleva liberare un popolo. I capitalisti hanno condotto le masse al macello perché volevano assoggettare dei popoli allo sfruttamento e alla oppressione. Essi non sono riusciti a mettersi d’accordo sulla spartizione dei popoli d’Asia e d’Africa ancora indipendenti e diffidavano gli uni degli altri di volersi sottrarre le prede già conquistate. Le masse popolari non si sono dissanguate nel vasto macello che è diventato l’Europa in difesa della propria libertà o per la liberazione di altri popoli. Questa guerra porterà nuovi oneri e nuove catene al proletariato d’Europa e ai popoli d’Asia e d’Africa.

Perciò non bisogna continuare questa guerra criminosa, ma anzi riunire tutte le forze per porvi fine. L’ora è già suonata. Il primo passo in questa lotta è di esigere che i deputati socialisti, da voi mandati come vostri rappresentanti in parlamento per combattere il capitalismo, il militarismo e lo sfruttamento dei popoli, facciano il loro dovere. Che coloro i qualiad eccezione dei deputati russi, serbi e italiani e dei deputati Liebknecht e Rühlehanno mancato al proprio dovere aiutando la borghesia nella sua guerra di rapina, depongano il loro mandato o si servano della tribuna parlamentare per svelare al popolo il vero carattere della guerra, ed aiutino la classe operaia, fuori dell’assise parlamentare, ad intraprendere la lotta: rifiuto dei crediti di guerra, uscita dal governo in Francia, Belgio, Inghilterra. Questa è la prima rivendicazione.

Ma ciò non basta. I deputati non possono salvarvi dalla furia della bestia scatenata, dalla guerra mondiale che si pasce del vostro sangue. Voi stessi dovete intervenire, dovete servirvi di tutte le vostre organizzazioni, di tutti i vostri giornali per risvegliare le più vaste masse popolari che gemono sotto il peso della guerra e per sollevarle contro la guerra. Dovete scendere nella strada e gridare ai governanti: basta crimini! Se i governi restano sordi al vostro appello, le masse scontente e frustrate lo ascolteranno e si uniranno a voi nella lotta.

Bisogna chiedere energicamente la fine della guerra.

Bisogna levare la voce contro l’oppressione di un popolo da parte di un altro; contro la spartizione di nazioni che ogni governo capitalista eseguirà se sarà vittorioso e se potrà dettare agli altri le condizioni di pace. Perché se noi lasciamo ai capitalisti la libertà di dettare la pace così come essi hanno deciso la guerra senza consultare le masse, le nuove conquiste non solo rafforzeranno, nei paesi vincitori, la morsa della polizia e la reazione, ma semineranno i germi di nuove guerre ancora più terribili.

L’obiettivo che la classe operaia di tutti i paesi in guerra deve perseguire è il rovesciamento del governo borghese, perché non si porrà fine all’oppressione di un popolo da parte di un altro e alla guerra, se non quando il potere di decidere la vita e la morte dei popoli viene strappato al capitale. Solo i popoli liberati dall’indigenza e dalla miseria, dal dominio del capitale, saranno in grado di risolvere le loro reciproche relazioni senza guerra, in modo amichevole, con l’intesa.

L’obiettivo che noi fissiamo è grande, e grandi saranno anche i vostri sforzi e i vostri sacrifici per conseguirlo. Lunga è la via che vi conduce alla vittoria. I mezzi pacifici di pressione non basteranno a far capitolare il nemico. Soltanto se voi siete decisi a consacrare alla vostra stessa liberazione, lottando contro il capitale, una parte degli immani sacrifici che sostenete a profitto del capitale, sui campi di battaglia, soltanto così riuscirete a porre fine alla guerra, e a gettare le basi reali di una pace duratura, trasformandovi da schiavi del capitale in uomini liberi. Non lasciate che a distogliervi dalla strenua lotta siano i discorsi ingannevoli della borghesia e dei partiti socialisti che la sostengono; non accontentatevi di sospirare la pace. Senza la volontà di lottare per e contro tutto, di impegnarvi nella causa, anima e corpo, il capitale farà spreco del vostro sangue e dei vostri beni a suo piacere. In tutti i paesi il numero degli operai che la pensano come noi aumenta di giorno in giorno. È a loro nome che noi, rappresentanti di diversi paesi, ci siamo riuniti per rivolgervi questo appello alla lotta. Noi vogliamo condurla sostenendoci reciprocamente, perché nessun conflitto ci divide. Gli operai rivoluzionari di ogni paese considerano un onore essere portati in questa lotta, ad esempio di energia, di sacrificio per gli altri. Non bisogna attendere ansiosamente di vedere quello che fanno gli altri, bensì dare l’esempio per trascinarli; questa è la via che porta alla creazione di un’Internazionale la quale porrà fine alla guerra e al capitalismo».