Partito Comunista Internazionale

Discorso di Terracini

Categorie: PCd'I, Third Congress, Third International

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Terza Internazionale (Comunista)
Terzo congresso

XI seduta, 1 luglio 1921

Discorso di Terracini

Delegato dal Partito Comunista d’Italia, in sede di discussione sulle tesi tattiche presentate da Radek

Dal protocollo tedesco, confrontando per alcune frasi evidentemente monche il “Bulletin du IIIe Congrès”

I delegati hanno già letto stamattina sul “Moscoa” le proposte d’emendamento che la delegazione tedesca, insieme con l’austriaca e l’italiana, desiderano sottoporre ai congressisti. Ora la gioventù comunista ci comunica che si associa ai delegati italiani, tedeschi e austriaci e desidera esprimere il suo parere sulle nostre proposte.

Dichiaro fin dall’inizio che noi non desideriamo modificare i principi generali delle tesi che il compagno Radek ha ieri proposte, al termine del suo rapporto. A nostro parere, queste tesi sono effettivamente collegate alle tesi e al rapporto del compagno Trotski. Quando parlò sul suo tema, lo stesso compagno Trotski disse che il compagno Radek aveva protestato perché egli aveva sconfinato dalla questione di cui si trattava per invadere il campo delle tesi sulla tattica; il compagno Trotski si era quindi dovuto ritirare per lasciare al compagno Radek l’intero campo delle tesi tattiche. Questo episodio mostra che fra il rapporto del compagno Radek e quello del compagno Trotski esiste effettivamente un legame e che si può passare dall’uno all’altro senza enunciare nuovi principi generali, senza aggiungere nuovi chiarimenti. Tutti i delegati, anche i tedeschi, gli austriaci e gli italiani, come pure la gioventù comunista, hanno approvato nell’insieme le tesi presentate dal compagno Trotski. Ciò significa che si sono dichiarati contemporaneamente d’accordo con le tesi del compagno Radek. Essi si contraddirebbero se, dopo aver approvato le tesi del compagno Trotski, oggi respingessero quelle del compagno Radek.

Ma, a nostro avviso, le tesi di Radek possono servire soltanto di base al dibattito e si dovrebbe prima introdurvi delle sostanziali modifiche. Voi avete letto oggi gli emendamenti proposti: essi occupano quasi una pagina intera. Tutti questi emendamenti poggiano su principi generali che adesso esporrò. Ogni singolo emendamento sarà poi discusso e illustrato da altri compagni che, come me, hanno ricevuto delle notizie sulla situazione in certi paesi, che hanno tratto con le tesi in questione.

Le tesi di Radek trattano in uno dei loro paragrafi della situazione in diversi paesi e degli avvenimenti che si sono prodotti nei loro partiti. Queste tesi sulla situazione presente dovrebbero darci la chiave della tattica da seguire in quei paesi e partiti. È appunto sotto questo titolo che, a nostro avviso, sono necessari alcuni emendamenti.

Prendiamo, per esempio, la situazione in Italia. Quello che si dice sull’Italia non corrisponde alla vera situazione nel Partito Socialista e nelle masse proletarie. Queste affermazioni possono facilmente mettere nelle mani dei nostri nemici un’arma contro di noi.

Nel paragrafo IV si legge: «La politica della tendenza serratiana, mentre da un lato rinforzava l’influenza dei riformisti, accresceva dall’altro il pericolo costituito da quella degli anarchici e dei sindacalisti, e generava nel partito stesso tendenze antiparlamentariste di radicalismo parolaio». L’affermazione che le masse italiane cercavano i loro capi per la lotta contro il capitalismo fra i sindacalisti e gli anarchici non corrisponde, secondo noi, alla verità. Gli anarchici e i sindacalisti non hanno mai posseduto in Italia un’organizzazione; non è vero che le masse proletarie si siano rivolte verso gli anarchici e i sindacalisti per trovare altri dirigenti nella lotta contro il capitalismo dopo che il Partito Socialista si era mostrato debole.

Numerosi avversari del comunismo, del Partito Comunista, in Italia hanno effettivamente sostenuto che le masse, dopo che la III Internazionale aveva dato un giudizio negativo sul P.S.I., si cercarono dei capi anarchici e sindacalisti. A quanto mi risulta, anche la compagna Zetkin, nel comitato centrale del V.K.P.D., ha dichiarato che il P.C.d’I. si compone in maggioranza di sindacalisti e presenta numerosi anarchici. Anche Serrati ha più volte sostenuto sulle colonne dell’Avanti! e nei suoi discorsi che, nella scissione di Livorno, siano stati solo gli anarchici e i sindacalisti a separarsi dal Partito Socialista; che essi abbiano voluto far credere che l’organizzazione della III Internazionale e tutti i partiti degli altri paesi non fossero altro che organizzazioni di anarchici; perciò il Partito Socialista non abbia più voluto tollerare nelle proprie file degli anarchici e dei sindacalisti.

Oggi, invece, le masse possono scegliere fra anarchici da un lato e riformisti e centristi dall’altro: fra quelli e questi c’è una grande forza organizzata: il P.C. d’Italia, e noi siamo convinti che, come dovunque, le masse operaie seguiranno il Partito Comunista. Anche in Italia, dopo lo smarrimento seguito alla scissione di Livorno, esse hanno cercato un centro intorno a cui organizzarsi e l’hanno trovato nel P.C. d’Italia.

Proponiamo quindi che il paragrafo sulla tendenza delle masse a cercarsi dei capi fra gli anarchici e i sindacalisti sia così modificato: «Nel momento dell’azione l’orientamento centrista di questi capi ha avuto per effetto o che i partiti non hanno saputo prendere con tutta l’energia la guida delle azioni di massa o che, durante l’azione, elementi centristi o semicentristi li hanno attaccati alle spalle». Non v’è dubbio che oggi questo pericolo non esiste più, perché c’è in Italia un Partito Comunista che guida le masse nella lotta contro il capitalismo e la borghesia.

Dobbiamo ora sollevare una questione di principio, cioè la questione della tendenza radicale nel P.C. d’Italia.

Già nelle discussioni in sede d’Esecutivo e qui nel congresso si è fortemente lottato contro la tendenza radicale. Quando, nell’Esecutivo, si trattò la questione del Partito Comunista di Francia, il delegato della gioventù comunista di Francia cercò di mostrare come l’opportunismo sia ancor oggi forte nel P.C.F., portando l’esempio di casi in cui il P.C.F., a suo parere, non aveva preso una posizione veramente rivoluzionaria. In tale occasione molti compagni si scagliarono violentemente contro il delegato della gioventù comunista di Francia. Ora noi non siamo affatto del parere che le proposte del compagno della gioventù comunista di Francia debbano essere accettate qui. Non siamo dell’avviso che il P.C.F., avrebbe dovuto fare la rivoluzione e opporsi con le armi all’invasione dell’esercito nel Lussemburgo. Non crediamo che, in occasione della chiamata alle armi delle reclute del 1919, il P.C.F. avrebbe dovuto diramare l’ordine di non presentarsi e opporre resistenza armata ai gendarmi che avessero voluto prelevare i giovani. Ma noi non crediamo che si possano respingere così in blocco tutte le tendenze radicali. Le tesi del compagno Radek contengono, a parer nostro, espressioni troppo forti contro le tendenze radicali nel partito francese, come pure contro le stesse tendenze che si possono osservare in molti paesi. (Interruzioni). No, sono troppo forti e non troppo deboli!

La III Internazionale deve ancora combattere una grande battaglia contro le tendenze di destra, contro le tendenze centriste, semicentriste e opportuniste. Se abbiamo escluso Levi dalla III Internazionale e dal V.K.P.D. e negato l’accesso alla III Internazionale al P.S.I. e con esso anche a Serrati, non dobbiamo però credere che la III Internazionale si sia ormai liberata da tutte le tendenze di centriste e dal pericolo di tendenze opportuniste. La lotta contro le tendenze centriste e opportuniste ci sta ancora dinanzi in tutta la sua grandezza. Nella III Internazionale, in molti partiti che appartengono ad essa, sussistono ancora forti tendenze centriste ed è necessario combatterle decisamente.

D’altra parte, nelle proposte che abbiamo accettato ieri in sede di Esecutivo, nella parte riguardante l’azione svolta dall’Esecutivo dell’I.C., si parlava di partiti appartenenti alla III Internazionale che però mostrano ancora tendenze centriste. Si è detto che queste tendenze devono essere decisamente stroncate.

Si è parlato di certi partiti che aderiscono alla III Internazionale perché così volevano le masse, contro o quasi il desiderio dei capi, questi capi appartengono ora alla III Internazionale, solo perché le masse hanno voluto l’adesione all’Internazionale. Esiste quindi la possibilità che questi capi, i quali hanno aderito all’Internazionale solo perché le masse lo desideravano, rifacciano ora il tentativo di passare, contro il desiderio delle masse, ad una politica centrista o riformista. L’Esecutivo deve sorvegliare con la massima attenzione questi dirigenti e provvedere affinché non possa saltar fuori un nuovo Serrati o un nuovo Levi, che rappresentano un pericolo non solo per il movimento nei rispettivi paesi, ma per tutta l’Internazionale.

Noi siamo quindi del parere che debba essere posta in primo piano non la lotta contro le tendenze radicali, ma piuttosto la lotta contro i “destri” e specialmente nei punti che si riferiscono alla situazione nel P.C.F. Da questi paragrafi dovrebbe essere eliminato tutto ciò che si rivolge in modo troppo rude contro le tendenze indicate col termine di “elementi impazienti e politicamente inesperti”, mentre si dovrebbero inserire soltanto dei consigli alle tendenze radicali. Per esempio, si può consigliare al Comitato Centrale del P.C.F. di lavorare in modo che gli elementi radicali, come ha detto nell’Esecutivo il compagno Lenin, «non facciano sciocchezze». Deve invece essere sottolineato che l’attenzione e l’attività dell’Esecutivo del P.C.F. devono essere rivolte in prima linea alle tendenze di destra.

Il compagno Zinoviev, nel suo rapporto sull’Esecutivo, ha parlato molto ampiamente contro queste tendenze. Se quindi accogliamo nelle tesi l’emendamento da noi proposto, vi accogliamo per ciò stesso anche le dichiarazioni del compagno Zinoviev. Noi non crediamo che il compagno Radek abbia nulla da obiettare contro il nostro emendamento. Quando fu discussa nell’Esecutivo la questione del P.C.F., il compagno Radek non parlò contro la tendenza radicale, ma appunto contro la tendenza di destra. Quindi, in nostri emendamenti non hanno altro scopo che di sottolineare anche nelle tesi tattiche la stessa cosa che il compagno Radek ha già detto nell’Esecutivo a proposito del P.C.F.

Venendo alla situazione in Cecoslovacchia, sorge una seconda questione generale. E’ vero che essa è sovente ricordata anche nelle tesi del compagno Radek, ma io vorrei soffermarmi in particolare su di essa a proposito della situazione cecoslovacca.

La questione riguarda l’organizzazione di partiti di massa. Nelle sue tesi, il compagno Radek sembra molto preoccupato di impedire che i partiti comunisti dei diversi paesi si dedichino oggi ad un compito che non sia quello dell’organizzazione di sempre più larghe masse proletarie ed operaie. Per esempio, nel paragrafo 1, si legge: «Si tratta delle questioni riguardanti la tattica… concernenti i mezzi da adoperare per conquistare ai principi del comunismo la maggioranza della classe operaia». Ora noi siamo del parere che le parole sulla necessità di conquistare ai principi del comunismo la maggioranza della classe operaia possano portare a malintesi nei partiti e in altre organizzazioni operaie. Sì, bisogna cercare di organizzare nel Partito Comunista la maggior parte del proletariato, si deve tendere a portare verso le organizzazioni del P.C. sempre più grandi masse proletarie. Ora, quanto alle parole “conquistare le masse”, noi possiamo semplicemente dire che si deve cercare di conquistare la simpatia della maggioranza del proletariato per la lotta rivoluzionaria. Le tesi del compagno Radek contengono il pensiero che si debba conquistare al comunismo la maggioranza del proletariato.

Nel par. 4, pagina 9 dell’edizione francese delle tesi, leggiamo che in Cecoslovacchia esiste già un partito di 350.000 organizzati, oltre ai circa 60.000 organizzati nel Partito Tedesco del paese. Dopo l’unificazione, i due partiti daranno quindi una cifra totale di oltre 400.000 iscritti. Se ne deduce, da un lato, che il Partito Cecoslovacco avrà di fronte a sé il compito non di attirare a sé con l’agitazione la maggioranza degli operai, ma di educare in senso comunista quella maggioranza che già comprende; dall’altro, sembra a noi che il P.C. di un paese piccolo come la Cecoslovacchia, che già conta più di 400.000 iscritti, debba ora porsi anche degli altri compiti e in primo luogo quello di trascinare nella lotta i proletari che sono ancora fuori dal partito. Certo, non si deve interrompere il lavoro di propaganda, non si devono chiudere le porte del P.C. ai lavoratori che vogliono entrarvi. Su questo non v’è dubbio. Ma v’è anche un altro compito, cioè la formazione politica dei 400.000 operai che sono organizzati nel P.C. di Cecoslovacchia. Gli operai che fino ad ora si trovano sotto l’influsso di capi riformisti e democratici e sono sempre stati educati in uno spirito anticomunista, riformista e opportunista, devono ora essere educati al comunismo. Dire che il P.C. cecoslovacco ha il compito di attirare a sé masse ancor più grandi di operai, e non solo mediante la propaganda, significa perciò che il P.C. deve essere anche allargato nello stesso tempo mediante l’azione.

Vogliamo ora spiegare che cosa noi dobbiamo aspettarci dalla lotta rivoluzionaria e come essa si presenterà. Essa dovrà essere veramente la lotta dell’intero, o quasi, proletariato. A nostro parere, non è necessario per l’azione rivoluzionaria aspettare che la maggioranza del proletariato sia organizzata e riconosca i principi del comunismo. Noi abbiamo spesso sentito ripetere che la rivoluzione russa fu fatta e vinse quando il P.C. di Russia era ancora soltanto una piccola e relativamente insignificante organizzazione. Se dunque si dice che la maggioranza del proletariato deve essere organizzata nel partito, ciò deve significare soltanto che la maggior parte del proletariato deve essere condotta alla lotta rivoluzionaria.

Quando ho letto le tesi del compagno Radek, ho avuto l’impressione che egli affermi che si debba organizzare la maggioranza del proletariato prima di iniziare la lotta rivoluzionaria. Noi non condividiamo quest’opinione. Crediamo al contrario che la classe operaia sarà attirata al partito solo attraverso l’azione. I lavoratori che oggi appartengono ai partiti democratici e riformisti, saranno convinti più dall’azione che dalla nostra propaganda che i principi comunisti sono giusti. Solo allora essi lasceranno i partiti riformisti. A mio parere, un partito comunista sarà sempre composto dagli operai più attivi finché non intraprenderà la lotta e, ancor più, finché non l’avrà quasi vinta.

I lavoratori che ora appartengono ai partiti maggioritari e riformisti e che vengono conquistati dalla nostra propaganda, non aderiranno al partito comunista, ma ne rimarranno fuori e formeranno una massa senza partito, come è avvenuto in Russia, dove solo ora, dopo tre anni di lotta rivoluzionaria, i lavoratori senza partito aderiscono al comunismo e senza averne momentaneamente una chiara idea.

Perciò nelle tesi non si deve affermare che il compito principale del partito comunista è di conquistare la maggioranza del proletariato ai principi del comunismo. Molto più giusto sarebbe dire che si deve attirare nella lotta rivoluzionaria la maggioranza del proletariato. Ma non si deve proclamare che la maggioranza del proletariato deve essere necessariamente organizzata nel partito comunista, perché in tal modo si dà ai riformisti un’arma potente contro di noi. I riformisti hanno sempre sostenuto che non si può cominciare la lotta rivoluzionaria prima che la maggioranza dei proletari sia organizzata nel partito. Si vuole qui applicare al partito comunista un principio democratico. Ma è un principio che si adatta solo ai riformisti, non alle tesi proposte dalla III Internazionale.

Questa affermazione ricompare nel punto dove si parla dei compiti del partito tedesco e della posizione del K.P.D. di fronte all’Internazionale (pag. 9). Qui si dice: «Il V.K.P.D., nato dall’unione della lega “Spartakus” con le masse operaie degli indipendenti di sinistra, pur essendo già partito di masse, ha il compito di aumentare e consolidare la sua influenza sulle grandi masse, di conquistare le organizzazioni delle masse proletarie, i sindacati, di infrangere l’influenza del partito socialdemocratico e della burocrazia sindacale». Il V.K.P.D. ha dunque il compito di aumentare la sua influenza sulle grandi masse. A nostro parere, tuttavia, un partito come il tedesco, che conta un gran numero di iscritti, ha anche un compito molto più importante, quello cioè di mettersi alla testa delle masse per guidare le lotte imminenti del proletariato tedesco. Noi possiamo essere certi che il movimento rivoluzionario in Germania è ancora lontano dall’essere finito: al contrario, la lotta futura del proletariato tedesco sarà molto più importante, molto più aspra, proprio perché il proletariato tedesco è stato vinto nell’azione di marzo.

Io ero in Germania, quando la lotta scoppiò. Mi trattenni parecchi giorni e tornai subito dopo in Italia; devo dire che osservai che l’influenza e la popolarità del partito tedesco in Italia erano molto maggiori dopo l’azione di marzo, quando non esisteva più nessuna speranza di vittoria, che prima. I compagni italiani, gli operai con i quali parlai, mi chiedevano continuamente della lotta del proletariato tedesco. E io non posso descrivervi come fosse forte la simpatia dei lavoratori italiani per il partito tedesco, che ha avuto il coraggio di intraprendere la lotta per difendere fra le maggiori difficoltà il proletariato di Germania. Dopo l’azione di marzo gli operai italiani mostravano una maggiore simpatia per il K.P.D. che prima. Mostravano per il partito un’ammirazione e una fiducia maggiori di quelle che si notavano in Germania. Oggi abbiamo in Germania un partito veramente di massa. Prima gli operai italiani non potevano esserne convinti. Il compagno Trotski scuote la testa; sembrerebbe che non creda a quello che sto dicendo (Trotski: non mi riferisco soltanto a quello che state dicendo in questo momento). L’ho ben intuito. Posso tuttavia dire con certezza che la mia affermazione corrisponde al vero stato d’animo del proletariato italiano.

D’altra parte l’azione di marzo in Germania è stata utile sotto molti rapporti al V.K.P.D. Essa ha contribuito a strappare la maschera a numerosi opportunisti. Nella lotta di marzo il partito tedesco ha imparato quale deve essere la disciplina nell’azione. Abbiamo sempre parlato di disciplina, ma non abbiamo mai avuto l’occasione di applicarla. Durante le lotte di marzo, tuttavia, i compagni tedeschi hanno imparato ad applicare la disciplina e oggi possiedono una capacità di lotta che mancava prima dell’azione e che noi stessi, purtroppo, finora non abbiamo.

Il compagno Radek e altri hanno parlato in tono ironico della teoria dell’offensiva. È vero, l’espressione non è molto felice. È presa dal linguaggio militare. Sembrerebbe che il compagno Radek abbia letto molto di tattica militare, dal momento che parla con tanta ironia della tattica dell’offensiva che, dopo l’azione di marzo, avrebbe trovato i suoi teorici in Germania. Vi è tuttavia un certo senso nelle parole “Teoria dell’offensiva”, ed è necessario che noi abbiamo chiaro questo significato. Noi siamo convinti che esso andrà a profitto della lotta rivoluzionaria. Non dobbiamo respingere questa teoria, ma cercar di comprendere il significato.

Quando si parla di teoria dell’offensiva, ci si riferisce ad una tendenza ad ampliare l’attività del P.C. Si vuol sottolineare con ciò il fatto che una tendenza dinamica sostituirà quella statica che finora aveva messo solide radici in quasi tutti i partiti comunisti della III Internazionale. Con la formula della teoria dell’offensiva si vuol indicare il passaggio dal periodo dell’inattività al periodo dell’azione. Solo in questo senso, solo in questo spirito si può, a mio parere, accettare la teoria dell’offensiva. Se noi la interpretiamo come ora faccio io, non dovremmo respingere a priori nelle tesi tattiche le affermazioni dei compagni che parlano di teoria dell’offensiva, ma cercar di correggere quello che in tali affermazioni è esagerato.

Sono queste le principali varianti che noi proponiamo ai congressisti. Prima di tutto non si deve procedere con troppa durezza contro la sinistra e sbarrare il terreno alla destra nei partiti comunisti e nella III Internazionale. A nostro parere, si deve invece combattere la destra, che rappresenta per il comunismo un pericolo molto maggiore. La sinistra può diventare pericolosa per il partito solo quando questo svilupperà in pieno la sua attività. Inoltre va sottolineato il seguente punto: non è affatto necessario per la lotta rivoluzionaria che la maggioranza delle masse lavoratrici sia già organizzata e conquistata dal partito comunista. Importante è solo che i partiti comunisti siano in grado, dal momento della lotta, di trascinarsi dietro le masse.

Come ho già detto, altri compagni dopo di me tratteranno le altre questioni che emergono da queste tesi. Per quel che mi riguarda, mi limito alle due questioni che ho appena trattato.