Tesi del C.E. della Internazionale Comunista in previsione della conferenza di Washington
Categorie: Asia, Britain, China, Europe, Japan, Third International, USA
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Da Inprecor, I, p. 203, novembre 1921.
I. La conferenza di Washington
La Conferenza che si deve tenere a Washington, indetta dal governo americano per risolvere i problemi dell’Asia Orientale e per la riduzione degli armamenti, è l’ultimo di una serie di tentativi falliti messi in atto dalla società capitalistica per trovare una via d’uscita dalle insolubili contraddizioni su cui la guerra imperialistica ha gettato una luce così viva, e che così si è dimostrata incapace di risolvere.
L’idea della “Mittel-Europa” e l’idea della Società delle Nazioni sono fallite l’una dopo l’altra. Il capitalismo inglese e quello tedesco, l’uno dopo l’altro, si sono dimostrati incapaci di organizzare il mondo su di una base che, pur permanendo ancora lo sfruttamento di una nazione sull’altra, ciononostante eliminasse gli armamenti e il pericolo di guerra. Oggi, a due anni dalla fine della guerra e a due anni dalla conclusione della pace, l’Europa può essere paragonata a una gabbia in cui le belve litigano intorno a un osso rosicchiato, sorvegliate da domatori che ora gettano loro un osso fresco, e ora le frustano.
Dopo che il capitalismo vittorioso ha così brillantemente mostrato i propri titoli per il ruolo di organizzatore del mondo, gli Stati Uniti d’America, che avevano preso parte al tentativo fatto a Versailles per formare la Società delle Nazioni, e che poi si erano rifiutati di aderire a questa Società, opera loro, per la seconda volta prendono l’iniziativa per risolvere i problemi dell’Oceano Pacifico, o, in altre parole, i conflitti dell’Asia Orientale, che sono per essi della massima importanza. Poi, abbandonando le spiagge del Pacifico, vogliono sollevare la questione del disarmo, come problema di importanza mondiale.
Tutto questo si dovrà fare alla Conferenza di Washington. Ma questo tentativo, al pari di tutti i tentativi precedenti, fallirà. Nella migliore delle ipotesi, non può che finire con un nuovo raggruppamento delle varie potenze e con un acuirsi delle divergenze esistenti. Ciò risulta evidente da un’analisi delle forze che premono dietro a Stati Uniti, Inghilterra e Giappone, e dall’esame delle contraddizioni tra di loro.
II. Il ritorno degli Stati Uniti all’Europa
Gli Stati Uniti si sono ritirati dalla Società delle Nazioni, primo, perché l’Inghilterra, con sei voti a disposizione, ha impresso alla Società il marchio inglese; secondo, perché i capitalisti americani non si sentivano propensi a garantire i confini territoriali mondiali raffazzonati a Versailles; e, terzo, perché la cricca capitalistica rappresentata dal partito repubblicano voleva sfruttare il fatto che le masse piccolo borghesi si erano stancate dell’Europa per subentrare alla cricca capitalistica rappresentata dal partito democratico nelle funzioni clientelari governative.
Gli Stati Uniti, però, non hanno potuto ritirarsi dalla politica mondiale, perché i capitalisti europei e gli alleati dovevano loro 20 miliardi di dollari. L’esito dei conflitti europei non deciderà soltanto se i debitori saranno in grado di pagare i propri debiti, ma anche se gli Stati Uniti saranno o non saranno in grado di mantenere in attività l’industria sviluppatasi durante le guerra. Nel 1919 non tutti i capitalisti americani credevano che la loro prosperità dipendesse dallo sviluppo economico dell’Europa, ma la crisi che infierì nel 1920‑21 dimostrò anche agli agricoltori americani che l’America non può esportare i propri prodotti in Europa se l’economia europea continua a decadere.
Per questo motivo gli Stati Uniti hanno già partecipato alla sistemazione della questione delle riparazioni tedesche; ora partecipano alla sistemazione della questione dell’Alta Slesia tramite il Consiglio Supremo; hanno preso posizione sul problema della carestia in Russia. In breve, gli Stati Uniti hanno nuovamente aderito al vero rappresentante del capitalismo mondiale vittorioso, il Consiglio Supremo, che ha reso il Consiglio della Società delle Nazioni un fantoccio. Adesso gli Stati Uniti si stanno sforzando di ottenere il controllo del Consiglio Supremo e a questo scopo sfruttano la difficile situazione in cui si trova attualmente il rivale inglese.
III. La situazione dell’Inghilterra
Per vincere, l’imperialismo inglese fu costretto a trascinare le proprie colonie nella guerra, nel corso della quale esse diventarono economicamente più forti. Nel 1917 fu dato loro il diritto di voto sulle decisioni di politica estera britannica. Ora questo diritto nominale dev’essere trasformato in realtà, perché l’imperialismo inglese è incapace di sostenere da solo il costo degli armamenti navali che deve mantenere sia contro gli Stati Uniti sia contro i propri alleati, Francia e Giappone, e perché deve tenere conto delle colonie come fattori interni alla situazione dei rapporti di forze. La Gran Bretagna ora è stata sostituita da una confederazione fra la Gran Bretagna e le colonie capitalistiche inglesi che si autogovernano, i cui interessi in politica estera non si identificano con quelli della madrepatria.
L’imperialismo inglese vuole mantenere l’alleanza con il Giappone per avere un alleato in caso di conflitto con gli Stati Uniti, per assumere il ruolo di arbitro tra l’imperialismo americano e quello giapponese, dopo aver attizzato la discordia tra americani e giapponesi.
Ma il giovane capitalismo canadese che, per ragioni di vicinanza, sta diventando sempre più dipendente dagli Stati Uniti, non può permettersi il lusso di un turbamento dei rapporti con il suo potente vicino. Alla recente Conferenza Imperiale il Canada si è opposto al rinnovo dell’alleanza con il Giappone e cortesemente rifiutato di farsi vincolare da un eventuale rinnovo. L’Australia, il cui solo nemico possibile è il Giappone, in caso di conflitto con quel paese avrebbe trovato un alleato negli Stati Uniti. Gli agricoltori del Sud Africa non vogliono avere niente a che fare con i conflitti politici mondiali. Questo atteggiamento assunto dalle principali colonie ha privato l’imperialismo inglese della libertà di movimento nei confronti degli Stati Uniti.
In quest’atmosfera di divergenze politiche mondiali non risolte la crescente concorrenza economica tra Gran Bretagna e Stati Uniti pone a entrambi i paesi l’interrogativo se essa non porterà alla fine a una crescita della corsa agli armamenti che potrebbe condurre ad una nuova guerra mondiale. In tale guerra la Gran Bretagna si troverebbe in una posizione più pericolosa che nella guerra 1914‑18 perché, mentre da una parte non potrebbe contare completamente sulle proprie colonie, dall’altra si troverebbe ad avere come avversaria la Francia, il cui sforzo per dominare l’Europa continentale attraverso una rete di stati vassalli, Polonia, Cecoslovacchia e Romania, e la cui politica in Medio Oriente, la pongono sempre più in contrasto con la Gran Bretagna.
L’imperialismo inglese ha contribuito a distruggere la potenza non soltanto navale, ma anche militare del capitalismo tedesco. Il disarmo del capitalismo tedesco ha reso il militarismo francese l’elemento decisivo sul continente europeo. L’avvento di armi a lunga gittata e di aerei e sommergibili in caso di guerra permetterebbe alla Francia, alleata con gli Stati Uniti, non soltanto di assediare l’Inghilterra, ma anche di invaderla. Questa situazione costringe il governo inglese a cercare di arrivare a un’intesa con gli Stati Uniti. Lo scopo di quest’intesa è la formazione di un trust capitalistico anglo-sassone. Gli Stati Uniti sarebbero il centro di gravità di questo trust mentre il Giappone dovrebbe farne le spese.
IV. L’isolamento del Giappone
Durante la guerra l’imperialismo giapponese ha accumulato ricchezze con poca spesa rifornendo gli Alleati e sfruttando l’incapacità dell’Inghilterra di rifornire le proprie colonie di una quantità sufficiente di prodotti industriali.
All’inizio della guerra, avendo accortamente impedito alla Cina di parteciparvi, il Giappone sottrasse a forza Kiaochow e la provincia dello Shantung all’imperialismo tedesco e vi si sostituì. Acuì le difficoltà della Cina e sotto la maschera dell’organizzatore le sfruttò per impadronirsi del vasto impero che, sotto la guida del Sud borghese, stava cercando a tentoni la via che lo conducesse dalla disunione feudale all’unità. I risultati della guerra minacciano di privare i giapponesi dei frutti della vittoria. La sconfitta della Germania e la scomparsa della Russia come elemento imperialistico, che avrebbe potuto unirsi al Giappone in imprese di saccheggio, lo riducono per un aiuto contro gli Stati Uniti a fare assegnamento sulla sola Inghilterra.
V. I progetti degli Stati Uniti in Asia Orientale
Gli Stati Uniti vedono nella Cina e nella Russia (soprattutto nella Siberia) dei mercati per soddisfare la loro enorme necessità di espansione economica, e dei territori da conquistare all’investimento di capitale americano.
La posizione di monopolio di cui godono gli Stati Uniti nella loro condizione di creditori mondiali e, inoltre, la competitività dell’industria americana nei confronti non soltanto dell’industria giapponese ma anche di quella inglese, spingono gli Stati Uniti a contrastare tutti i privilegi imperialistici che gli Stati imperialisti più vecchi, Francia, Inghilterra e Giappone, hanno acquisito in passato in Cina, o quelli che potrebbero acquisire in Siberia. Gli Stati Uniti, sotto lo slogan della “porta aperta in Cina” coniato dal Segretario di Stato americano John Hay nel lontano 1900, stanno cercando di far indietreggiare il Giappone; il loro modo di trattare la questione delle stazioni radio cinesi sull’isola di Yap vale a dimostrare che essi sono decisi a dare battaglia su tutto il fronte.
Questa politica minaccia gli interessi inglesi, anche se in misura molto minore di quelli giapponesi. Non soltanto perché l’Inghilterra è un osso più duro del Giappone per la concorrenza americana, ma anche perché la questione del Pacifico, vitale per il Giappone, non è che una delle preoccupazioni dell’Inghilterra. Perciò il Giappone può contare sull’Inghilterra solo fino ad un certo punto. Costretta a scegliere tra Giappone e Stati Uniti, l’Inghilterra parteggerà per questi ultimi. Perciò la Conferenza di Washington rappresenta un tentativo degli Stati Uniti per strappare al Giappone con mezzi diplomatici i frutti della sua vittoria.
VI. Prospettive per la conferenza di Washington
Qualsiasi accordo sulla limitazione degli armamenti nel Pacifico, o sulla sua suddivisione in zone in cui ogni potenza abbia la supremazia, dipende dall’esito dei negoziati diplomatici sui dibattuti problemi del Pacifico. L’Inghilterra appoggerà il Giappone e cercherà di determinare un compromesso tra Stati Uniti e Giappone, che le permetta di continuare l’alleanza con il Giappone includendovi formalmente gli Stati Uniti. Il valore militare dell’alleanza con il Giappone in caso di guerra con gli Stati Uniti non va sottovalutato. Il compromesso potrà aver luogo sia che il Giappone riceva delle contropartite in Siberia, sia che si facciano agli Stati Uniti delle concessioni in Cina, o si dia loro il diritto di compartecipazione nello sfruttamento del petrolio della Mesopotamia ecc. ecc.
Se l’Inghilterra riuscirà a concludere questo compromesso, farà di tutto per mantenere, all’interno dell’alleanza anglo-nippo-statunitense, rapporti particolarmente stretti con il Giappone.
In seguito da parte delle tre potenze contraenti si arriverà ad un accordo per fissare gli armamenti navali ad un livello che non possa essere considerato pericolosamente competitivo.
Se invece le potenze non riuscissero a raggiungere un accordo sui punti in questione il conflitto economico e la corsa agli armamenti procederebbero senza limitazioni.
Nel primo caso, Stati Uniti e Inghilterra agirebbero di concerto per privare il Giappone di una parte dei frutti della sua vittoria a beneficio degli Stati Uniti e a spese della Cina e, forse, della Russia sovietica. Un accordo di questo tipo si rivelerebbe punto di partenza di nuovi raggruppamenti diplomatici e di nuovi conflitti politici mondiali, allo stesso modo della pace di Shimonoseki quando Russia, Germania e Francia fecero di tutto per strappare al Giappone i frutti della sua vittoria sulla Cina nel 1894.
Nel secondo caso, il processo di inasprimento dei conflitti esistenti si evolverebbe con maggior rapidità.
Essi tuttavia non scomparirebbero del tutto in nessuna delle due circostanze. Quindi il conflitto economico tra Inghilterra e America continuerà ad essere il principale problema mondiale. Il conflitto anglo-nipponico rimane, come rimane quello anglo-francese.
Nello sfondo di questi conflitti che dividono il mondo dei vincitori capitalistici si profila il conflitto con i paesi capitalistici sconfitti, e, in seguito, con i popoli coloniali, e, infine, con la Russia sovietica, che rappresenta una breccia nel sistema degli Stati capitalisti.
VII. La conferenza di Washington e l’Internazionale Comunista
Anche il tentativo di risolvere la questione della limitazione degli armamenti sul continente europeo è condannato al fallimento. Dopo il completo disarmo della Germania, anche se la Francia abbandonasse i propri preparativi militari, la sua sicurezza non sarebbe compromessa; essa tuttavia non rinuncerebbe alla propria posizione di prima potenza militare in Europa, perché la politica dell’imperialismo francese mira al dominio del continente europeo.
A parte la Francia, ci sono i suoi Stati vassalli, che con la pace di Versailles e i successivi trattati hanno tutti ricevuto in assegnazione dei territori abitati da popolazioni straniere e ostili. La Polonia ha una gran quantità di abitanti ucraini, piccolo-russi e tedeschi, mentre le Cecoslovacchia può essere paragonata all’antico Impero austriaco, perché, oltre che dai Cecoslovacchi, è popolata da tedeschi e ungheresi. Un gran numero di ungheresi e bessarabici sono stati assoggettati dalla Romania. Moltissimi bulgari sono stati sottoposti al dominio romeno e jugoslavo. Lo status quo in Europa Centrale, Meridionale e Orientale oggi si regge sulle baionette.
Nel Medio Oriente, la Francia, partendo dai suoi possedimenti africani e dalla Siria, fa di tutto per aggirare l’Inghilterra nel suo punto più sensibile, il Canale di Suez. Si propone con questo di ostacolare la politica inglese volta a stabilire – attraverso il territorio di un grande Stato arabo dipendente dall’imperialismo inglese – le linee di comunicazione tra Egitto e India. Per costringere la Francia a rinunziare ai propri armamenti in una simile situazione, l’Inghilterra deve arrivare a un accordo con la Francia su tutti i problemi mondiali.
Quanto poco le stesse potenze capitaliste credano alla possibilità di un disarmo è dimostrato dal fatto che, avendo accolto cordialmente la proposta fatta da Harding di discutere il disarmo a Washington, immediatamente dopo il governo inglese ha deciso di spendere 30 milioni di sterline nella costruzione di nuove navi da guerra. Lo ha giustificato facendo rilevare che il Giappone sta costruendo otto corazzate che saranno terminate per il 1925, e che gli Stati Uniti sarebbero in possesso di 12 supercorazzate.
L’Esecutivo dell’Internazionale Comunista afferma che la Conferenza di Washington non ci porterà né al disarmo né a una stabile pace tra le nazioni, e che essa rappresenta semplicemente un tentativo di conciliare gli interessi dei grandi predoni imperialisti anglo-sassoni a spese del predone più debole, il Giappone, della Cina e della Russia sovietica. Questa analisi del carattere della Conferenza di Washington è confortata dal fatto che la Russia non vi è stata invitata, per renderle impossibile denunziare il modo vergognoso in cui a Washington si gioca con le sorti dei popoli.
A qualsiasi arrangiamento diplomatico si sia giunti a Washington, l’Esecutivo dell’Internazionale Comunista mette in guardia le masse operaie e i popoli coloniali asserviti dal nutrire la speranza che esso possa liberarli dalla minaccia del mondo capitalistico armato fino ai denti e dello sfruttamento da parte degli Stati capitalistici.
L’Esecutivo dell’Internazionale Comunista fa appello a tutti i partiti comunisti e a tutti i sindacati affiliati all’Internazionale Sindacale Rossa perché intensifichino l’agitazione e la lotta contro i governi imperialistici i cui interessi contrastanti avranno come risultato inevitabile un nuovo conflitto di dimensioni mondiali, se la rivoluzione proletaria non disarma la classe capitalista e non crea così le condizioni per una nuova federazione di dimensioni mondiali di tutti i popoli lavoratori.
L’Esecutivo attira l’attenzione della classe operaia di tutto il mondo sugli intrighi che si stanno tramando a Washington contro la Russia sovietica. Fa appello alle masse della Cina, della Corea e della Siberia Orientale perché si stringano ancora di più attorno alla Russia sovietica, l’unico Stato al mondo pronto a offrire assistenza su di una base di eguaglianza e di aiuto fraterno ai popoli d’Oriente che vengono minacciati dall’imperialismo mondiale.