Il movimento operaio in Cina
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G. Voytinsky, da International Press Correspondence, Vol.2 numero 98, 13 novembre 1922.
L’inizio del corrente anno in Cina sarà un periodo memorabile per il movimento operaio cinese.
Il 13 gennaio di quest’anno i marinai cinesi di Hong Kong sono entrati in sciopero. Lo sciopero si è esteso ai lavoratori di varie branche della produzione, attirando nella lotta contro gli inglesi e nell’entroterra della capitale più di 100.000 uomini che hanno durato circa due mesi fino alla vittoria finale degli scioperanti.
Lo sciopero di Hong Kong è stato senza alcun dubbio un episodio storico per il movimento operaio in Cina dal quale il proletariato cinese potrà contare nelle tappe successive della sua lotta contro il capitale. L’espressione: “ Prima dello sciopero di Hong Kong” e “dopo lo sciopero di Hongkong” divide le epoche del movimento operaio cinese.
L’effetto della prima rivolta organizzata degli operai cinesi è ancora sentita in tutta la gigantesca Cina.
Immediatamente dopo e anche durante lo sciopero di Hong Kong sono iniziati movimenti di sciopero a Canton e dintorni; poi lo sciopero ha invaso Shanghai, Hankau, la linea ferroviaria Pechino-Hankau, Tianzin e infine ha toccato la colonia portoghese nel sud della Cina e l’isola di Macao. Si è concluso con lo sciopero dei lavoratori postali di Shanghai e con lo sciopero in una azienda della English Tobacco.
Lo sciopero dei marinai cinesi e dei lavoratori portuali merita perciò una accurata attenzione da parte di tutti coloro che desiderano capire correttamente l’ascesa del movimento operaio cinese. Questo movimento sotto le condizioni attuali della Cina diventerà molto rapidamente un gigantesco fattore nella lotta per l’indipendenza nazionale della Cina, per la liberazione dalle catene dell’imperialismo.
Anche gli imperialisti danno a questo evento molta attenzione. La stampa inglese in Cina, che finora si limitava a sogghignare alle richieste operaie di migliori trattamenti e paghe più alte di pochi centesimi per quei poveracci di cinesi e marmaglia simile, questa volta ha trattato la questione seriamente e con inquietudine. La questione è stata anche riportata al parlamento inglese e molti imperialisti hanno minacciato l’invio di truppe nelle città cinesi. In verità l’imperialismo inglese ha ragione di aver paura. Lo sciopero di Hong Kong, iniziato con la richiesta dei marinai di un aumento del loro salario da 30 a 48 centesimi, è divenuto molto rapidamente un’azione anti-imperialista. Letteralmente tutta la popolazione cinese si è stretta attorno agli scioperanti in un’atmosfera di simpatia e sostegno generale. Il governo della Cina del sud ha sostenuto gli scioperanti cercando di utilizzare lo sciopero per il movimento di emancipazione nazionale. Le minacce del governo di Hong Kong non hanno spaventato né gli scioperanti né il Governo cinese del sud.
Apprendiamo dalla stampa inglese del periodo da gennaio a marzo di quest’anno il carattere e l’estensione di questo sciopero.
Quello che segue è un resoconto approssimativo tratto dalle informazioni ricavate dai giornali e dai periodici inglesi apparsi in Cina.
All’inizio solo 10.000 marinai sono scesi in sciopero. Dopo qualche giorno gli scioperanti hanno iniziato a lasciare Hong Kong per andare a Canton, in territorio cinese, dove sapevano che sarebbero stati accolti in una atmosfera di amicizia e dove sarebbero stati liberi dalla repressione da parte degli imperialisti inglesi.
Immediatamente dopo l’arrivo del primo gruppo di scioperanti, la popolazione lavoratrice di Canton, e in particolare le organizzazioni operaie, e ce ne sono 150 a Canton, iniziarono a organizzare attività di sostegno per gli scioperanti, alloggi e provviste di viveri.
Il partito di governo del sud “Gominden” organizzò incontri in favore degli scioperanti, incentrati sulle idee dell’indipendenza nazionale e della lotta contro i militaristi del nord. Anche le organizzazioni comuniste e l’unione dei giovani comunisti utilizzarono la situazione per indire assemblee e incontri.
Mentre il numero degli scioperanti saliva sempre di più le navi lasciavano Hong Kong per dirigersi a Canton. Al 1° febbraio il numero degli scioperanti ammontava già a circa 40.000 e nel porto di Hong Kong stavano alla fonda inattivi 166 piroscafi oceanici per un tonnellaggio sopra le 280,000 t. Intere organizzazioni operaie come La Gilda dei facchini, i portuali, e anche l’Unione dei lavoratori degli alberghi cessarono il lavoro simpatizzando con i marinai in sciopero. È interessante notare che lo sciopero si è esteso ai bassi ufficiali cinesi e agli impiegati di ufficio delle ditte inglesi.
In una parola, in conseguenza delle peculiari condizioni in Cina, divenne non solo una battaglia contro il capitale, ma assunse anche il carattere di lotta nazionale.
Il carattere di classe del combattimento diventava comunque giorno dopo giorno sempre più evidente.
Ciò è stato espresso in primo luogo dal fatto che si sono coinvolti nella lotta principalmente i lavoratori cinesi organizzati in sindacati. Così il sindacato dei meccanici di Hong Kong fin dall’inizio ha appoggiato le rivendicazioni dei marinai e ha minacciato di scioperare in caso di rifiuto. Questo sindacato, insieme al sindacato operaio delle ferrovie, ha convocato una riunione generale dove è stato deciso di appellarsi con una circolare a tutti gli operai delle ferrovie cinesi per chiedere un aumento delle paghe del 30% che sarebbe stato devoluto a sostegno dei marinai in sciopero.
I ferrovieri della linea Canton-Hangkou usarono questa opportunità per avanzare alla loro amministrazione una serie di altre richieste, tra queste una disciplina nelle questioni dell’assunzione e del licenziamento dei lavoratori.
Lo sciopero dei marinai ha trovato una reazione non solo fra le masse lavoratrici della Cina del sud ma anche nelle città industriali del nord e della Cina centrale.
Sulla linea Pechino-Hangkou, i ferrovieri attaccarono manifesti alle locomotive con la scritta: “Noi sosteniamo i marinai di Hong Kong”.
Gli operai tipografici di Hong Kong entrarono in sciopero “per prevenire che gli imperialisti stampassero falsi resoconti riguardo allo sciopero”.
A Shanghai, dove gli inglesi hanno cercato di introdurre i crumiri, i consigli sindacali hanno combattuto con successo contro questo tentativo.
I fatti sopra riportati sono di enorme importanza per il movimento operaio cinese. È cosa generalmente nota che le masse operaie della Cina, come l’intera popolazione cinese in generale, soffre di un patriottismo provinciale nel senso peggiore della parola. Gli stampatori a Shanghai che per esempio sono nativi di Canton si uniscono per la loro appartenenza provinciale ed esprimono una grande ostilità con gli operai della stessa fabbrica che per caso sono nativi di Pechino o di Shanghai. Non è solo l’effetto delle diverse lingue ma di una avversione generale fra nord e sud.
Lo sciopero di Hong Kong ha lanciato per la prima volta slogan di solidarietà di classe a scala nazionale, che si sono rivelati più forti dei pregiudizi e della tradizione del provincialismo. Gli interessi di classe si sono manifestati spontaneamente in questa forma concreta, così che questo sciopero lascerà dietro di sé tracce incancellabili nell’unificazione di tutto il proletariato cinese.
Non meno importante è un altra affermazione del movimento operaio cinese, realizzata per la prima volta nello sciopero di Hongkong, la questione del riconoscimento dei sindacati e della rappresentanza dei lavoratori costituita esclusivamente dai lavoratori stessi. Il governo inglese subito dopo la dichiarazione dello sciopero aveva sciolto il sindacato dei ferrovieri e dichiarato l’organizzazione illegale. I marinai allora compresero tutta l’importanza dell’attacco diretto contro il loro sindacato e dichiararono nelle trattative a Hong Kong con i datori di lavoro di voler chiedere, prima di discutere la questione dell’aumento del salario, il riconoscimento, come base per le trattative. del loro sindacato e che i suoi rappresentanti conducessero le trattative con i capitalisti. I marinai rivendicavano allo stesso tempo l’ingaggio di lavoratori esclusivamente attraverso le norme del contratto collettivo, così come la riassunzione di tutti gli scioperanti senza penalizzazioni.
Più a lungo durava lo sciopero, più chiaramente formulate e di vasta portata diventavano le richieste dei marinai. A quella di incremento della paga fu aggiunto che fosse esteso ai marinai in quel momento in mare e che fosse pagato dal 1° gennaio di quell’anno.
La richiesta per il riconoscimento del sindacato e l’ingaggio degli operai attraverso il sindacato ha portato alla ribalta per la prima volta in Cina la questione dell’unità di classe della classe operaia in tutta la sua portata. Ne è risultato che il sistema del sindacato di mestiere così come quello delle società private di cooperazione fra gli operai (gilde) hanno ricevuto un duro colpo. I marinai di Hong Kong durante lo sciopero si sono resi conto con estrema chiarezza che devono avere la loro propria organizzazione di classe e che è assolutamente necessario creare una organizzazione federativa con tutti i sindacati dei marinai in tutti i porti delle città del sud, del centro e della Cina del nord. Le delegazioni che sono state mandate dai marinai in sciopero in tutti i porti cinesi lo prova.
L’intera esperienza dello sciopero di Hong Kong è stata naturalmente apprezzata non solo dai marinai.
Questo sciopero possiede un enorme importanza rivoluzionaria per l’intero proletariato cinese. Si può presumere che tra le masse lavoratrici della Cina la vittoria dei marinai abbia posto fine completamente e definitivamente all’idea dell’invincibilità del capitale straniero, e principalmente inglese. Di fatto questa vittoria ha dato il via a ulteriori scioperi, di cui abbiamo già riferito, svoltisi dopo quello di Hong Kong.
Lo sciopero di Hong Long indica una limpida strada per la formazione di un movimento operaio attraverso l’organizzazione classista.
Dall’esame degli scioperi sopra citati si può rilevare un certo tratto comune a tutti. È il fatto di cui abbiamo parlato all’inizio: il movimento operaio cinese è allo stesso tempo un movimento per l’emancipazione nazionale.
Le organizzazioni operaie sono attualmente all’avanguardia nella lotta contro l’imperialismo. La borghesia cinese semplicemente si accoda sempre alla lotta degli operai cinesi contro il capitale straniero, ma l’iniziativa non parte più da loro, come avvenne ad esempio nel 1919 quando il boicottaggio delle merci giapponesi organizzato dai giovani rampolli della borghesia cinese, dagli studenti e dal mondo commerciale infuriò come un tornado su tutta la Cina.
Quest’anno, oltre allo sciopero di Hong Kong e in misura ancora maggiore nello sciopero di Macao c’è stato un movimento contro l’imperialismo straniero in Cina, la borghesia cinese si è unita a questo movimento e ha dato aiuto agli scioperanti.
Quando però l’ondata di scioperi si è propagata dai distretti cinesi esterni a quelli interni, ovviamente i rapporti della borghesia con la classe operaia si sono allentati. Lo sciopero degli stampatori di libri a Canton ne serva di esempio, spezzato dalla repressione del governo “rivoluzionario” del sud.
Perciò non sorprende che sia stata rigettata dagli operai la Risoluzione proposta al Congresso dei sindacati di Canton all’inizio di questo anno riguardo il riconoscimento del governo del sud.
Il movimento operaio cinese, come abbiamo visto, oltre alla lotta contro la politica coloniale degli imperialisti per la liberazione nazionale, conduce la lotta contro lo sfruttamento del lavoro da parte del capitale dell’entroterra. Attualmente il fatto che le organizzazioni dei lavoratori costituiscono la forza più attiva nella lotta contro il capitalismo straniero e l’imperialismo in Cina prova la crescita di queste organizzazioni e la loro importanza sempre crescente nella vita politica del popolo cinese.
Le masse operaie cinesi stanno perciò iniziando a prendere coscienza della loro forza, e rivelano la loro forza in forma organizzata. Questo è stato per il recente caso dei ferrovieri della linea Pechino-Hanghaut che hanno dichiarato che avrebbero interrotto il traffico se le truppe del nord fossero state inviate contro la Cina del sud. Si può dare per scontato che il proletariato cinese organizzato chiederà maggiori diritti economici e politici alla borghesia cinese quanto più parteciperà attivamente alla lotta contro il nemico comune del popolo cinese, contro l’imperialismo mondiale.