Partito Comunista Internazionale

Come gli opportunisti combattono la Sinistra

Categorie: Antifascism, Communist Left, Kommunistische Politik, PCF, Sixth Congress, Union Question

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Cari compagni, i sottoscritti hanno preso conoscenza della lettera dei compagni Ercoli e Humbert-Droz pubblicata nel n. 21-22 dell’Internazionale Comunista e del passaggio contenuto nel n. 118 della Corrispondenza Internazionale. Nessuna prova è stata portata. Nessun interrogatorio è stato fatto.

      Notiamo dapprima che nessun esame della questione è stato fatto dagli organismi del partito. Un compagno che aveva saputo per caso che delle accuse di lavoro frazionista erano state fatte contro di lui (e non si trattava di tutte le ingiurie e le calunnie contenute nelle due pubblicazioni summenzionate), ha domandato immediatamente, l’11 ottobre 1927 al C.C. del PCF di essere interrogato e fino ad oggi non ha ricevuto alcuna risposta.

     Malgrado ciò, ad onta del nostro statuto, si è pubblicato ciò che abbiamo riportato al solo scopo di fare uno scandalo per distogliere gli operai rivoluzionari dall’esame delle critiche politiche della Sinistra, nella vana speranza di riuscire con un “bourrage de crane” a sviare la sempre maggiore reazione proletaria contro gli errori degli organi dirigenti, e con il solo risultato di aggravare la nostra crisi nell’internazionale comunista, di avvelenare i rapporti tra i militanti comunisti.

     Risponderemo punto per punto:

1 – Il preteso lavoro frazionista

     È falso che l’opposizione russa eserciti un controllo sui gruppi di opposizione stranieri, ed una direzione effettiva per mezzo dei suoi emissari. Per ciò che riguarda noi, compagni della sinistra, è invece vero: a) che dal 1924 (V congresso dell’I.C.) abbiamo protestato contro la soluzione formale e disciplinare che si stava per dare alla questione russa; b) che all’occasione del III congresso del PCI abbiamo sollevato la medesima questione, soprattutto in un articolo del compagno Bordiga, che conserva ancora oggi tutta la sua importanza; c) che all’Esecutivo Allargato del marzo 1926 il compagno Bordiga ha domandato l’immediata convocazione del VI congresso mondiale per la discussione sulla questione russa.

     A questo proposito, dobbiamo notare che non è stato dato seguito alla domanda del compagno Bordiga, ma che al contrario il Comitato Esecutivo dell’I.C. ha preparato apertamente la scissione della nostra internazionale, con delle misure disciplinari che hanno reso impossibile un esame serio della questione russa e hanno prodotto il risultato PROVVISORIO di rendere possibile tra le nostre file i colpi di scena che portano l’uno dei capi della rivoluzione d’Ottobre, il Presidente dell’I.C. e molti compagni che hanno guidato la vittoria rivoluzionaria del proletariato russo, tra le file dei traditori per il solo fatto che invece di piegarsi davanti alla revisione del leninismo, che ha avuto delle conseguenze sanguinose in Cina, sono passati in prima linea nella lotta contro l’opportunismo.

     Per ciò che riguarda il preteso frazionismo, affermiamo che alcuni dei compagni sottoscritti hanno avuto delle conversazioni individuali con un compagno che è stato segretario del partito bolscevico a fianco di Lenin. Questi compagni affermano che si sentono molto onorati di una tale amicizia che non presenta d’altronde nessuna derogazione alla disciplina comunista. Noi affermiamo che il nuovo esame delle posizioni teoriche e politiche, alla luce delle ultime esperienze della lotta di classe, potrà rilevare delle differenze, anche con i compagni dell’opposizione russa, ma noi tutti siamo al loro fianco nella lotta che essi conducono per il raddrizzamento dell’I.C.

2 – Il preteso fronte unico con Korsch

     Il nostro preteso fronte unico con Korsch è presentato in un modo completamente falso. Tutto lo scandalo si riduce ad una semplice lettera personale, di uno dei nostri compagni, tutt’ora membro del C.E. dell’I.C., a Korsch, scritta nell’ottobre 1926, dalla quale risulta in modo indiscutibile che la nostra posizione politica contrasta con quella del gruppo Kommunistische Politik. È stato mai stabilito che i comunisti non possono avere delle relazioni personali che con i soli aderenti al partito? Ma la questione è un’altra; i dirigenti impegnano la nostra organizzazione in una politica che è contraria al programma dell’I.C. (scissione sindacale nel campo internazionale sostituita dalla tattica dell’unità tra le istituzioni sindacali di Mosca ed Amsterdam. Sottomissione alla volontà dei traditori del proletariato – conferenza anglo-russa di Berlino) e, per nascondere tutti questi errori, preparano lo scandalo trasformando una lettera personale di polemica e di critica, in un fronte unico! È vero che in questa lettera manca una delle note dei revisionisti del leninismo. In effetti il nostro compagno, lungi dal rallegrarsi delle posizioni politiche di Korsch e perché conosceva il suo passato rivoluzionario cercava di mantenerlo nei binari del movimento rivoluzionario. In ogni caso uniamo la lettera in questione.

3 – Nostra pretesa organizzazione – Nostra vigliaccheria

     È falso: a) che abbiamo un’organizzazione; b) che un solo elemento della sinistra abbia rifiutato un qualsiasi lavoro del partito; c) che gli elementi della sinistra “coprono la loro passività politica e la loro vigliaccheria personale sotto la bandiera dell’opposizione riducendo la loro attività ad un lavoro distruttivo nel seno del partito”.

     Secondo il solo criterio comunista, per poter giudicare della vigliaccheria, domandiamo il nome di un solo compagno della sinistra che abbia rifiutato un ordine del partito per un lavoro che presentava dei pericoli. Al contrario possiamo provare che in tutte le manifestazioni della lotta di classe in Francia, tutti i compagni della sinistra erano costantemente presenti, mentre i funzionari dirigenti consigliavano la tattica dell’imboscamento.

4 – La Sinistra in Italia

     Noi non sappiamo ciò che avviene in Italia, ma dalle menzogne che abbiamo potuto constatare per ciò che riguarda l’organizzazione in Francia, abbiamo il diritto di non prestar fede a ciò che si riferisce ai nostri compagni residenti in Italia.

     La lotta del proletariato italiano per conservare la sua organizzazione rivoluzionaria è delle più terribili; i compagni della sinistra che risiedono all’estero hanno tutti ottenuto l’autorizzazione del C.C. del PCI, gli altri che sono in Italia hanno dato il loro contingente quasi integrale alle prigioni ed alla deportazione. In conseguenza di ciò, e per il fatto che non abbiamo un’organizzazione potrebbe anche essersi verificata qualche mancanza; ma è nell’abitudine dei nostri nemici di classe, dei Poincaré, dei Mussolini, di sfruttare questi fatti, di farne degli argomenti politici.

5 – I compagni della sinistra e la lotta di classe

Noi affermiamo che nella Sinistra non vi è un solo “compagno stanco e scoraggiato” che abbia lasciato il partito. Se è vero che degli interi strati dell’emigrazione italiana si distolgono da ogni lavoro rivoluzionario, ciò dipende dalla vostra falsa politica. Nessun elemento di sinistra ha lasciato il partito; al contrario “Il Lavoratore Italiano” redatto dai centristi, ha dovuto fare le lodi degli elementi di sinistra, per la loro attività. Al contrario un compagno della sinistra escluso dal partito, si è visto rifiutare, nello spazio di un anno due o tre domande di riammissione al partito. Al contrario, degli elementi che hanno in seguito costituito un gruppo a parte volevano difendere con le armi i loro diritti di militanti della nostra internazionale comunista.

6 – Il gruppo «Avanguardia Rivoluzionaria»

 È vero che nell’emigrazione si è recentemente costituito un gruppo di “Avanguardia Rivoluzionaria” che ha riprodotto un documento di Korsch. Noi siamo in dissenso politico con questo gruppo, come risulta dal loro organo “Risveglio Comunista”. Ma noi sosteniamo che è una politica criminale dal punto di vista rivoluzionario quella di cercare di rappresentare come degli “agenti fascisti” degli operai che hanno fondato il nostro partito in Italia, che hanno fatto la guerra civile contro i fascisti, che sono stati in prima linea nella lotta di classe in Francia. Questa politica tende a distruggere delle energie preziose della lotta rivoluzionaria, essa vorrebbe veder sorgere, tra la stessa classe operaia, dei nemici della Russia dei Soviet. Non è un dirigente rivoluzionario, ma al massimo un accademista pseudo-marxista, colui che non comprende il significato dello schiaffo dato da un operaio che lotta per la sua classe da anni ed anni, e che si vede privato del posto nel suo partito, colui che si volge verso questo operaio con lo scopo di farne un nemico.

     Noi, compagni della sinistra, non possiamo fare una lotta di chiarificazione politica verso questo gruppo per il solo fatto che non abbiamo una nostra organizzazione, ma in quanto membri del partito, noi affermiamo che bisogna sostituire alle ingiurie la lotta politica seria.

7 – Il legame con la politica fascista

     Voi avete scritto:
«Il C.C. italiano ha potuto provare che alcuni uomini di fiducia di questi gruppi di opposizione sono della gente in relazione con la polizia fascista». Questo significa che il lavoro d’opposizione sarebbe favorito dalla polizia fascista. Dal punto di vista politico non vale nemmeno la pena di rispondere a questa questione. Dal punto di vista materiale, noi vi sfidiamo a darci il minimo indizio che provi che qualcuno di noi ha avuto delle relazioni con la polizia fascista diverse da quelle che riguardano la prigione, la condanna a morte, le bastonature, le ferite, le persecuzioni contro le nostre famiglie in Italia.

     Se voi volete riferirvi a qualcuno degli elementi che fanno parte del gruppo “Avanguardia Rivoluzionaria” e che restano in relazione con gli operai di tutte le tendenze del nostro partito, voi avete il dovere di darne la prova, voi avete il dovere di indicare a noi come agli altri operai emigranti, questo agente fascista. E noi, gli emigrati, faremo allora quello che voi non fate, vi daremo gli elementi per fare sparire questo agente fascista dai nostri ambienti rivoluzionari. Ma voi non l’avete fatto fino ad oggi, e questo fascista, se esiste, è sempre in mezzo a noi.

     È probabile che vi sia un fantoccio fascista e che questo vi resterà perché serve meravigliosamente ai vostri progetti politici per la lotta contro la sinistra.

8 – Gli errori politici

     Ma tutto questo castello d’ingiurie e di calunnie, non ha forse lo scopo di offuscare tra le masse la visione delle conseguenze della vostra politica? Questa politica è condannata per il solo fatto che si difende con tali mezzi. Oltre tutte le questioni internazionali, il C.C. del PCI deve nascondere gli errori enormi dei quali rileveremo solamente i principali riservandoci naturalmente di approfondire il nostro studio all’occasione del congresso del PCI e del VI congresso mondiale. Il solo criterio marxista e leninista per poter giudicare dell’attività di un partito politico consiste nell’applicazione fatta del nostro programma comunista nelle analisi delle situazioni e dei rapporti di classe per fissare l’orientazione segnata alla nostra attività nella lotta di classe. Ora noi sosteniamo che se non si produce una mobilitazione radicale nella politica internazionale e, in conseguenza nella politica del PCI, lo sforzo eroico fatto oggi dal proletariato italiano non avrà il risultato che si spera, cioè la vittoria rivoluzionaria. L’attività del partito italiano tra l’emigrazione politica in Francia ci impone di essere molto diffidenti verso gli studi teorici contenuti nello “Stato Operaio”. Questa attività ci impone di considerare che gli elementi che dominano la nostra orientazione sono rappresentati dai microbi antimarxisti contenuti in questi studi mentre le altre parti sono destinate ad avere un’importanza di dettaglio.

     Due attività del partito nell’emigrazione che sono legate d’altronde agli elementi essenziali della politica in Italia, meritano un breve esame.

a) I Comitati Antifascisti:

     I comitati antifascisti sono stati costituiti nel nostro partito sul seguente programma: a) assemblea repubblicana sulla base dei comitati operai e contadini; b) controllo delle banche; c) terra ai contadini.

     Che necessità vi è stata di modificare il nostro programma comunista, mentre in Italia la situazione imponeva l’applicazione del programma iniziale, con la massima evidenza? Perché lasciar da parte la nostra parola d’ordine: dittatura del proletariato? Perché non proclamare che il controllo sulle banche e la terra ai contadini sono rivendicazioni che possono risultare solamente da una lotta rivoluzionaria? Tutto questo perché si parla di «un fronte unico di tutti gli strati oppressi dal fascismo» (edizione per l’Italia del Kuomintang), perché si fonda la nostra politica sulla prospettiva di una «rivoluzione popolare» antecedente alla rivoluzione proletaria (Risoluzione del Presidium dell’Internazionale del 28 gennaio 1927), perché si parla «della passività della classe operaia e del compito rivoluzionario dei contadini», perché si crede che le rivendicazioni della democrazia borghese (elezione libera delle amministrazioni comunali nelle campagne) possono avere un significato rivoluzionario, perché si mette sotto i piedi la teoria leninista sullo Stato e sull’Imperialismo fino al punto di vedere l’esistenza di questioni nazionali in Italia ove lo Stato capitalista «il prodotto e la manifestazione dell’antagonismo inconciliabile delle classi» (Lenin) assume l’aspetto reale unitario in quanto riesce a diventare lo «strumento della dominazione della classe oppressa» (Lenin) e non sarà rovesciato che dalla classe proletaria, alleata alla classe dei contadini poveri. In un tale ambiente ove lo sviluppo imperialista ha detto la sua ultima parola, le rivendicazioni regionaliste possono far parte del programma elettorale dei ciarlatani ed esso deve essere bandito dal nostro partito.

     Fatte queste considerazioni, non c’è da stupirsi che i dirigenti del nostro partito abbiano fiducia di un organo sovvenzionato del governo Jugoslavo (“Il Corriere degli Italiani”). Questo giornale si propone di diventare l’organo dei comitati antifascisti ed uno dei suoi redattori è nello stesso tempo uno dei membri del C.C. di questi comitati.

b) La questione sindacale:

     Nel febbraio 1927, il C.E. della C.G.L. proclama la bancarotta dell’organizzazione sindacale della classe operaia in Italia e passa al fascismo. Due membri non passano al fascismo, benché abbiano nel 1923 e nel 1924 tentato di collaborare con Mussolini, per la semplice ragione che essi sono in Francia.

     Questo fatto non poteva avere che un solo significato, che avremmo dovuto marcare con caratteri di ferro, nella coscienza delle masse operaie in Italia. Questo atto non rappresenta che la conclusione naturale, logica della socialdemocrazia, la quale in determinate circostanze della lotta di classe, non può che unirsi al fascismo.

     Il fatto che una situazione tragica ci dava la possibilità di segnalare l’equivalenza fascismo- socialdemocrazia, era della massima importanza. E noi, partito comunista, abbiamo fatto il possibile per offuscare questa esperienza di una importanza formidabile soprattutto perché non possiamo considerare come scomparsa una riserva di dominazione borghese: la socialdemocrazia, nell’Italia stessa.

     Il nostro partito ha ricostituito le organizzazioni sindacali in Italia e queste avranno una grande influenza nella ripresa della lotta di classe. Ma nell’occasione del congresso dell’Internazionale d’Amsterdam noi, invece di lanciare – in quanto comitato sindacale comunista – un appello alle masse italiane proclamando che il traditore Buozzi era al suo posto in questo congresso, che l’affiliazione a questa internazionale significava LA CONTINUAZIONE DELLA LINEA POLITICA CADUTA NEL FASCISMO; noi, invece di fare pressione sul comitato dirigente in Italia perché non mandi alcuna delegazione a questo congresso, in seguito a quanto era avvenuto nel febbraio, e perché rimetta la questione dei rapporti internazionali a un congresso regolare ove noi comunisti avremmo dovuto sostenere apertamente l’adesione a Mosca; noi che abbiamo sostenuto durante gli anni la rottura con Amsterdam, abbiamo elemosinato l’entrata al congresso di Amsterdam, abbiamo riconosciuto la necessità di un Buozzi a Parigi, abbiamo consigliato a Jouhaux di riconoscere l’organizzazione in Italia, poiché da questo fatto il suo compito alla Società delle Nazioni ne avrebbe ricavato un vantaggio! La Xa condizione di ammissione di un partito all’Internazionale Comunista dice testualmente: «Ogni partito appartenente all’I.C. ha il dovere di combattere con energia e tenacia l’Internazionale dei sindacati gialli formati ad Amsterdam. Deve invece concorrere con tutte le sue forze all’Unione Internazionale dei sindacati rossi aderenti all’I.C.».

     Il paragone tra la nostra tattica e la nostra condizione programmatica è tanto più importante perché, data la situazione internazionale ed il ruolo della socialdemocrazia, noi abbiamo perduto un’ottima occasione per porre dinanzi al proletariato italiano, il problema della guerra contro la Russia nei suoi giusti termini.

     Compagni,

     Abbiamo risposto a tutte le accuse con la più categorica smentita, siamo sicuri di non aver commesso atti frazionisti, siamo militanti dell’I.C. e crediamo dover restarci per combattere anche il frazionismo dei dirigenti, di cui vi abbiamo dato qualche esempio nella mancanza ai nostri principi programmatici.

     Noi pensiamo che la crisi attuale dell’Internazionale dovrà risolversi nelle sue file. E per ciò, nello spirito di Lenin, ci prepariamo a portare il contributo delle nostre esperienze rivoluzionarie nella discussione che avrà luogo nei partiti comunisti, persuasi che questo è il solo mezzo per essere veramente accanto al proletariato russo nella sua lotta contro le difficoltà che saranno vinte perché il proletariato mondiale non ha perduto le probabilità di abbattere il capitalismo in altri paesi.

     Con le ingiurie che ci sono state indirizzate, si poteva spingerci a delle reazioni, d’altronde giustificate. Abbiamo trattenuto la nostra impulsività. l’Internazionale comunista è l’organizzazione dell’avanguardia proletaria di tutto il mondo. Essa saprà liberarsi dei metodi che l’hanno offuscata e che ancora l’offuscano.

     La nostra Internazionale non è quella ove trionferà il metodo delle canagliate e delle calunnie, metodo che bisogna lasciare ai suoi padri naturali; agli Scheidemann, ai Mussolini. Essa resterà la locomotiva della rivoluzione mondiale.

     La sinistra italiana che si richiama alla sola corrente del partito socialista italiano che ha preso la posizione leninista all’occasione della guerra, che ha spiegato, sola, al proletariato italiano, il significato comunista della rivoluzione russa; questa sinistra non è fatta di una banda i vigliacchi.

     Essa che ha fondato la sezione dell’I.C. in Italia, saprà compiere il suo grande dovere nelle situazioni future e soprattutto quando la situazione offrirà le premesse della rivoluzione proletaria in Italia.

     Viva la mobilitazione di tutti i partiti comunisti per la salvezza della rivoluzione russa che saprà vincere le difficoltà attuali solamente nello spirito di Lenin, e con la collaborazione di tutti coloro che lavorano a suo fianco, nella salda orientazione politica dei nostri programmi, del marxismo, del leninismo.

     VIVA IL PROLETARIATO RUSSO, VIVA L’INTERNAZIONALE COMUNISTA.»