Il poderoso discorso di Bordiga alla IV° Sessione del Comitato Esecutivo Allargato dell’I.C. Pt.2
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Esiste un esempio storico che provi che un compagno abbia formato una frazione per divertirsi? Ciò non è mai successo. L’esperienza ci dimostra che l’opportunista penetra fra di noi sempre sotto l’aspetto dell’unità. Del resto la storia delle frazioni ci prova che se le frazioni non fanno onore ai partiti nei quali esse si sono formate, esse fanno onore a quelli che le hanno formate. La storia delle frazioni è la storia di Lenin.
La formazione di una frazione indica che vi è qualche cosa che non va, e per guarire il male, non si tratta di colpire ma di studiare le cause storiche che hanno provocato il malessere e determinato la creazione della frazione. Le frazioni non rappresentano la malattia, esse non sono che il sintomo del male, e se voi volete curare il male, dovete, prima scoprirlo e comprenderlo.
Prendiamo come esempio la crisi del partito francese. Come si è proceduto in questo partito verso le frazioni? Malissimo, per esempio nella questione di una frazione sindacalista che si forma. Alcuni compagni espulsi dal partito ritornano ai loro antichi amore e scrivono un giornale nel quale sviluppano le loro idee. Essi hanno torno, evidentemente, ma le cause sono altrove. Esse non risiedono in un presunto capriccio di Rosmer e Monatte. Esse risiedono negli errori del partito francese e dell’Internazionale tutta intiera.
Questi errori fondamentali rischiano di riapparire fra il proletariato perché l’Internazionale ed i partiti comunisti non sono stati capaci di dimostrare con i fatti la profonda differenza che esiste fra una politica concepita in un senso rivoluzionario e leninista e la politica degli antichi partiti socialdemocratici.
Se noi ci troviamo ancora in presenza dell’Idea (completamente battuta da noi in teoria e sul terreno dell’azione) che il partito e il lavoro politico sono cose che non convengono alla classe operaia, e che questa deve cercare nell’azione puramente economica del sindacato una via più sana e più sicura, la colpa di ciò risiede nella linea erronea dell’Internazionale. Ciò significa che la nostra politica si presta a farsi confondere con l’arte o la tecnica volgare conosciuta a chiunque si muove sul terreno politico.
La frazione di destra in Francia, non esito a dirlo, è una frazione sana, essa non rappresenta la penetrazione degli elementi piccolo borghesi.
Essa è il riflesso di una sano disagio del proletariato di fronte al cattivo regime interno del partito e delle contraddizioni della sua politica malgrado la rettifica completamente falsa che questa frazione di destra propone nel campo tattico.
Per correggere gli errori, non basta tagliare delle teste, ma bisogna ricercare ed eliminare gli errori iniziali che eccitano i disagi e determinano la formazione delle frazioni.
Ci si obietta che il sistema della bolscevizzazione riposa in ultima istanza sul fatto che l’attività di ogni centrale è guidata dal Centro Internazionale ed in ciò risiede una garanzia delle minoranze nei partiti. A questo proposito non avrò che da ripetere la critica fatta molte volte sulla maniera di stabilire i rapporti fra il centro internazionale e le sezioni, che è molto artificiale e si basa su considerazioni di diplomazia interna e, molto spesso, sulle esigenze della manovra a tipo parlamentare nel seno delle nostre riunioni internazionali. Gli interventi del centro internazionale giungono quasi sempre di sorpresa e colpiscono degli elementi con i quali si è condotta tutta l’Internazionale a solidarizzazioni assolutamente compromettenti. È il caso della lettera aperta al partito tedesco, che è giunta nel momento in cui, dovunque, si considerava la direzione di sinistra del partito come la rappresentante più autentica dell’I.C., del leninismo, del V° Congresso e del trionfo della bolscevizzazione.
In definitiva si dice che se vi sono dei difetti nei collegamenti internazionali, la buona soluzione ci è data dal compito dirigente confidato al partito russo. Anche su ciò vi sono delle riserve da fare. Ritornerò sulla questione del partito russo e dei suoi problemi, noto per ora che ci si deve domandare qual è il fattore dirigente nel partito russo. È la vecchia guardia leninista? Ma dopo i recenti episodi è chiaro che questa vecchia guardia può dividersi, mentre, dalle diverse parti, si invoca con altrettanto vigore il diritto di parlare in nome del bolscevismo e si accusano i contraddittori di allontanarsi dal vero leninismo. Io concludo che questa ricerca del punto d’appoggio del sistema della bolscevizzazione non ci conduce ad un risultato indiscutibile. La buona soluzione è altrove. Bisogna basarsi su tutta l’Internazionale, su tutta l’avanguardia proletaria mondiale. La nostra organizzazione è simile ad una piramide, e essa deve esserlo, perché da tutte le parti si deve confluire ad un cima comune. Ma questa piramide riposa sulla suo cima ed il suo equilibrio è troppo instabile. Bisogna capovolgerla, perché essa si appoggi solidamente sulla sua base.
Avendo così stabilito il bilancio dell’azione passata dell’Internazionale, bisogna fermarsi sull’apprezzamento della situazione attuale e dei nostri compiti nell’avvenire. Ciò che è stato detto in generale sulla stabilizzazione è stato accettato da tutti. La congiuntura ha avuto alcune oscillazioni sul piano fondamentale dello sviluppo della crisi generale del capitalismo.
Noi abbiamo davanti a noi la prospettiva della decomposizione definitiva del capitalismo. Ma quando si pone la questione della prospettiva, si commettono, secondo il mio punto di vista, alcuni errori di apprezzamento. Se noi procediamo come una società scientifica per lo studio degli avvenimenti sociali, noi possiamo giungere a delle conclusioni obiettive più o meno ottimiste o pessimiste, e ciò in un modo assolutamente esteriore agli avvenimenti. Ma questa prospettiva puramente scientifica non basta ad un partito rivoluzionario che partecipa a tutti gli avvenimenti, che ne è esso stesso un fattore. È necessario di avere sempre davanti a noi una seconda prospettiva secondo la formula di Lenin ricordata da Zinoviev (esempi: le previsioni di Marx sulla Rivoluzione del 1848 e di Lenin sulla Rivoluzione russa dopo il 1905). il partito non può mai rinunciare, anche se la fredda prospettiva è sfavorevole, al suo compito finale, alla sua volontà rivoluzionaria. Io non posso accettare che si dica: «La congiuntura è ora favorevole, noi non abbiamo più la situazione del 1920 e ciò spiega e giustifica la crisi interna in alcune sezioni e nell’Internazionale».
La congiuntura può cambiare il partito in una maniera quantitativa, non qualitativa. Se il partito traversa una crisi, gli è che la tattica ha peccato di opportunismo. Altrimenti nulla potremmo noi comprendere della lotta contro l’opportunismo del 1914.
Il periodo del capitalismo fiorente dell’avanti guerra ha obiettivamente contribuito a determinare il socialpatriottismo, ma dal punto di vista dei rivoluzionari di quel tempo, non poteva e non doveva affatto condurre a giustificare questo socialpatriottismo, od a tollerarlo come inevitabile.
Se noi consideriamo come sfavorevole la congiuntura della crisi del capitalismo, non solo per l’attacco rivoluzionario, ma per la buona preparazione del nostro partito, e cioè se noi domandiamo – per potere adempiere al nostro compito – uno sviluppo stranamente adatto a queste esigenze, che discendono da una falso schema di prospettive, noi dobbiamo ciò non di meno combattere la cattiva soluzione del problema dei capi. Trotzki ne ha fatto una analisi nella sua prefazione al 1917 alla quale io sottoscrivo completamente. L’analisi di Trotzki non si riallaccia alla situazione sfavorevole, ma a degli errori di politica e di tattica generali che hanno ostacolato il processo di selezione dello stato maggiore rivoluzionario. Vi è un altro schema di prospettive che bisogna combattere e si presenta quando si passa dall’analisi puramente economica e quella delle forze sociali e politiche. Si pensa, in generale, che noi dobbiamo considerare come situazione politica favorevole per la nostra preparazione e per la nostra lotta, la presenza al potere del partito borghese di sinistra. Questo falso schema, prima di tutto, è in contraddizione con il primo, perché il più sovente, nella congiuntura economica di crisi, che ci è favorevole, la borghesia organizza un governo di destra per un’offensiva reazionaria, ciò che vuol dire che le condizioni obiettive ci ridivengono sfavorevoli. Per la soluzione marxista del problema, bisogna uscire da questi luoghi comuni. Non è vero in generale che la presenza al potere della sinistra borghese ci sarà favorevole; può succedere il contrario. Gli esempi storici ci dimostrano che sarebbe assurdo immaginarci che, per facilitare il nostro compito, si formerà un governo di sinistra con un programma liberale, che ci permetterà di organizzazione una lotta energica contro un apparato di stato indebolito.
Nel 1919 noi abbiamo avuto in Germania la venuta al potere di una corrente di sinistra borghese. Noi abbiamo visto la socialdemocrazia prendere la dirigenza. Malgrado la disfatta militare da cui usciva la Germania, la macchina dello stato non ha subito questa rottura fondamentale.
Quando noi avremo aiutato con la nostra tattica, la venuta di un governo di sinistra, avremo noi delle condizioni più favorevoli? No, ciò non è affatto vero. È una concezione menscevica quella di credere che le classi medie possano avere nelle loro mani una macchina di stato diversa da quella della borghesia; che si possa considerare questo periodo come un’epoca transitoria verso l’epoca della presa del potere.
Alcuni partiti della borghesia hanno un determinato programma e pongono delle determinate rivendicazioni per guadagnare le classi medie. In generale, noi non abbiamo là il passaggio del potere da un gruppo sociale ad un altro, ma abbiamo solamente un nuovo metodo di difesa della borghesia contro di noi e quando questa conversione si verifica, noi non possiamo dire che questo è il momento più favorevole per il nostro intervento. Questa conversione può essere utilizzata, ma alla condizione che la nostra posizione precedente sia stata completamente chiara e non abbia coinciso con la rivendicazione del governo di sinistra.
Per esempio, in Italia, il fascismo è esso il trionfo della destra borghese sulla sinistra borghese? No, il fascismo è qualche cosa di più, è la sintesi di due metodi di difesa della classe borghese. Gli ultimi atti del governo fascista hanno dimostrato che la composizione sociale semi-borghese del fascismo, non diminuisce affatto il suo carattere di agente diretto del capitalismo. Organizzazione di masse (l’organizzazione fascista ha un milione di membri), esso cerca di realizzare al contempo la reazione violenta che colpisce sovratutto gli avversari che osano attaccare la macchina dello stato, e la mobilizzazione delle larghe masse con dei metodi social-democratici dei penetrazione.
Vi sono state delle disfatte del fascismo su questo terreno. Ciò conferma tutto il nostro punto di vista della lotta delle classi. Ma ciò che risulta con la massima evidenza da tutto ciò, è ben l’impotenza assoluta delle classi medie. In questi ultimi anni esse hanno già compiuto tre evoluzioni complete: nel 1919-20 esse accorrevano ai nostri comizi rivoluzionari, nel 1921-22 esse formavano i quadri delle camicie nere, nel 1923 esse passano all’opposizione, dopo il delitto Matteotti; oggi esse ritornano al fascismo. Sempre il più forte.
La falsa prospettiva dei vantaggi che noi potremmo ricavare dalla instaurazione di un governo di sinistra corrisponde a supporre che le classe medie siano capaci di una soluzione indipendente del problema del potere. Secondo il mio parere, vi è un errore profondo nella sedicente nuova tattica che è stata applicata in Germania ed in Francia ed alla quale si riallaccia la proposta fatta dal partito italiano all’opposizione dell’Aventino. Io non posso comprendere come un partito ricco di tradizioni rivoluzionarie come il nostro partito tedesco abbia potuto esitare davanti all’accusa dei social-democratici di fare il gioco di Hindenburg presentando una candidatura indipendente. In generale, il forte della borghesia, nel senso della mobilitazione ideologica controrivoluzionaria della masse, consiste nel presentare un dualismo politico e storico che dovrebbe apparire come fondamentale al posto del dualismo di classe fra borghesia e proletariato, sostenuto dal partito comunista, come il solo dualismo storico capace di presentarci la rottura rivoluzionaria di una macchina di stato di classe e la fondazione di un nuovo stato. Ora questo dualismo noi non possiamo introdurlo nella coscienza delle larghe masse solamente con delle dichiarazioni ideologiche e con la propaganda astratta, ma con il linguaggio delle nostre azioni, e con la chiarezza e l’evidenza della nostra posizione politica. Quando, in Italia, si è proposto agli antifascisti borghesi di costituirsi in Antiparlamento, al quale i comunisti avrebbero partecipato, se anche si è scritto nella nostra stampa che non bisognava avere alcuna fiducia in questi partiti, se anche si è preteso smascherarli con questo mezzo, si è contribuito a fare attendere dalla grandi masse il rovesciamento del fascismo dalla parte dell’Aventino, a fare loro credere possibile una lotta rivoluzionaria e la formazione dell’Antistato, non sulla base di classe, ma sulla base di una collaborazione con gli elementi piccolo borghesi ed anche con dei gruppi intieramente capitalisti. Con il fallimento dell’Aventino, non si è realizzato, per colpa di questa manovra, il grande passaggio delle masse su un fronte di classe. Tutta questa nuova tattica non solamente non aveva nessuna base nelle risoluzioni del V° Congresso, ma essa è – a mio avviso – in contraddizione con i principi e il programma del comunismo.