Partito Comunista Internazionale

Il poderoso discorso di Bordiga alla IV° Sessione del Comitato Esecutivo Allargato dell’I.C. Pt.3

Categorie: Communist Left, PCd'I, Third International

Questo articolo è stato pubblicato in:

Come si presentano i nostri compiti per l’avvenire? Questa assemblea non potrebbe seriamente affrontare il problema senza porsi in tutta la sua ampiezza la questione fondamentale dei rapporti storici fra la Russia Sovietista ed il mondo capitalista. Il problema più importante per noi, a lato di quello della strategia rivoluzionaria del proletariato, del movimento mondiale dei contadini e dei popoli coloniali ed oppressi, è il problema della politica attuale del partito comunista in Russia. Questa politica deve dare la buona soluzione ai rapporti interiori di classe della Russia, adottare le misure necessarie nei confronti dell’influenza della classe contadina e degli strati semi-borghesi nascenti, lottare contro la pressione esteriore, puramente economica e diplomatica oggi, militare forse domani. Dato che la rivoluzione mondiale non si è ancora sviluppata negli altri paesi, si tratta di condurre tutta la politica russa in stretto collegamento con la politica generale rivoluzionaria del proletariato. Io non entro in questa questione, ma affermo che il punto d’appoggio per questa lotta è certamente, in prima linea, la classe operaia di Russia ed il suo partito comunista, ma che è fondamentale di appoggiarsi anche sul proletariato degli stati capitalisti e sulla loro sensibilità di classe, determinata dai rapporti viventi con l’avversario capitalista. Il problema della politica russa non sarà risoluto nel campo chiuso del movimento russo, ma è necessario il contributo diretto di tutta l’Internazionale proletaria comunista.

Senza questa collaborazione effettiva, vi saranno dei pericoli non solamente per la strategie rivoluzionaria in Russia, ma anche per la nostra politica negli stati capitalisti. Delle tendenze potrebbero sorgere nel senso di una attenuazione della natura e del compito dei partiti comunisti. Già si attacca in questo senso, non certamente dall’interno del nostro partito, ma da parte degli ambienti socialdemocratici ed opportunisti. Questo si riallaccia alla manovra per l’unità sindacale internazionale ed al contegno verso la Seconda Internazionale. Noi siamo qui tutti d’accordo che è indispensabile di conservare ai partiti comunisti tutta la loro indipendenza rivoluzionaria, ma occorre indicare la possibilità di una tendenza volta a rimpiazzare i partiti comunisti con degli organismi a carattere meno marcato aventi degli scopi di un carattere di classe meno determinato, ed una funzione diminuita e neutralizzata politicamente. Nella situazione attuale, la difesa della natura della nostra organizzazione come partito comunista internazionale contro ogni sfumatura di liquidazionismo, è un dovere indiscutibile.

Per questo doppio compito della strategia in Russia e negli altri paesi, secondo la critica che abbiamo fatto alla linea generale, possiamo noi considerare che l’Internazionale tale quale essa è, è sufficientemente preparata? Possiamo noi reclamare la discussione immediata di tutti i problemi russi da parte di questa assemblea? Disgraziatamente, si deve rispondere no.

È necessario procedere ad una revisione seria del nostro regime interno e la massa all’ordine del giorno nei nostri partiti dei problemi della tattica nel mondo intiero e dei problemi della politica dello stato russo. Ma questa elaborazione deve farsi con un nuovo corso e con dei sistemi completamente cambiati.

Noi non troviamo delle basi sufficienti per tutto ciò nel rapporto e nelle tesi. Non è un ottimismo quello che vuole. Noi dobbiamo comprendere che non è con dei piccoli mezzi come quelli che vediamo applicare troppo spesso nelle manovre interne, che noi possiamo prepararci ad assolvere ai compiti formidabili che attendono lo stato maggiore della Rivoluzione mondiale.

***

Diamo ora il testo della risposta fatta dal comp. Bordiga nel corso della stessa sessione, a tutti i compagni che avevano polemizzato con il suo discorso.

–o–

Compagni! Nel mio discorso io mi sono occupato delle questioni generali della politica dell’Internazionale. Non soltanto molti oratori hanno voluto rispondere alle mie affermazioni di ordine generale, ma si è parlato qui un po’ dei problemi italiani che io avevo quasi lasciato da parte. Sono costretto a rispondere molto brevemente a ciò che è stato detto qui.

Si dice sempre «il sistema Bordiga, la teoria di Bordiga, la metafisica di Bordiga» e si stabilisce che io sono qui sempre solo a sostenere le mie idee e le mie critiche. Si vuole presentare il mio contegno come un fenomeno completamente personale. Ora, benché si sia giunti recentemente alla disfatta ufficiale della sinistra italiana, occorre che io dichiari ancora una volta che io vengo ad intrattenere il Congresso non su delle elucubrazioni individuali, ma su ciò che è il pensiero di un gruppo del movimento comunista in Italia.

Bucharin ha esaminato il mio discorso in modo molto amicale e cordiale. Non è necessario che io dica qui che Bucharin è un buon polemista. Permettetemi però di dichiarare che egli presenta i problemi a modo suo e secondo la pretesa leggenda sulle teoria di Bordiga.

Egli mi attribuisce delle formule, parte in battaglia contro di esse e le riduce in briciole. Nel suo discorso egli ci dice che il regime interno dell’I.C. sarà cambiato. Tuttavia ci si permetterà di essere molto pessimisti su questa prospettiva di risanamento del regime interno, dopo l’esempio stesso dei metodi polemici che egli adotta.

Bucharin semplifica le idee. È un grande merito il pervenire a semplificare le posizioni ed a presentarle in qualche parola, ma è anche un problema molto difficile quello di fare delle semplificazioni, non per fare della pura agitazione, ma per partecipare al lavoro serio ed all’elaborazione comune.

Semplificare senza la demagogia dell’agitazione, ecco il grande problema rivoluzionario. Questi semplificatori sono molto pochi.

Bucharin presenta, per dimostrare le contraddizioni di Bordiga, un argomento di questa specie: io avrei detto che la Rivoluzione non è un problema di forma di organizzazione, poi io avrei presentato il problema della bolscevizzazione dal solo punto di vista dell’organizzazione ed avrei proposto, per tutto il problema, un semplice cambiamento di organizzazione: il capovolgimento della famosa piramide. Tutto ciò non è vero. Parlando sulla bolscevizzazione, io ho cominciato la critica dal punto di vista teorico e tattico, cioè ho considerato la bolscevizzazione non solo come un lavoro di organizzazione, ma come un problema politico dell’azione e della tattica dell’Internazionale. D’altronde si deve riconoscere che tutta la nostra opposizione ha portato sui problemi di tattica ed è sovratutto per questi problemi che noi proponiamo da molto tempo delle soluzioni differenti. È perfettamente evidente che non basta un semplice cambiamento di organizzazione per risolvere il problema. Ed è perciò che noi attendiamo l’azione tattica per vedere se veramente abbiamo una sana direzione rivoluzionaria.

Un altro argomento di Bucharin: Bordiga si pronuncia contro il trasporto meccanico dell’esperienza russa negli altri paesi; ma, volendo considerare il problema negli altri paesi, ecco che egli stesso fa del trasporto meccanico perché egli non cita il carattere specifico del movimento occidentale, cioè l’esistenza di grandi partiti e di sindacati socialdemocratici. Ora, questa non è la mia formula. Io dissi: in generale tutta l’esperienza russa è utile, essa deve esserci presente, mal al di fuori di essa, ci è necessaria ancora qualche cosa. Io non respingo quindi l’esperienza russa, ma dico che tutta la soluzione non può essere contenuta nell’esperienza russa. Quale è il carattere specifico della strategia rivoluzionaria in Occidente che io ho formulato? Bucharin dice che non esiste, nel mio esposto, la considerazione sulla presenza di grandi partiti socialdemocratici. Ora, giustamente questa è la differenza sulla quale mi sono fermato. Dopo avere dimostrato la differenza fra l’apparecchio di Stato nella rivoluzione russa ed occidentale, io dissi che, nei paesi d’Occidente, esiste una apparecchio di stato borghese-democratico stabilito da molto tempo, molto forte, apparecchio che non esiste nella storia del movimento russo. Ed è per questo che il problema si pone della possibilità, per la borghesia, della mobilitazione del proletariato in un senso opportunista. E che cosa è dunque ciò, se non il problema del ruolo dei sindacati e dei partiti socialdemocratici?

La mia analisi porta giustamente su questo punto. Bucharin non può dunque dire, che io sono in contraddizione con me stesso.