Partito Comunista Internazionale

Il poderoso discorso di Bordiga alla IV° Sessione del Comitato Esecutivo Allargato dell’I.C. Pt.4

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Sulle questioni italiane

Qualche parola ora sugli affari italiani. Il comp. Ercoli ha voluto combattere la mia critica della tattica del partito nei confronti dell’opposizione con l’argomento che io non voglio che si tenga conto della situazione, mentre la Centrale si è basata su una analisi completa ed esatta. Ora, senza ripetermi, dirò che, non solamente la tattica, ma anche l’analisi della situazione era falsa. Un rapporto del comp. Gramsci alla Centrale del mese di settembre 1924 è là a provare che ci si attendeva per l’autunno un successo dell’Aventino, e la sostituzione parlamentare di Mussolini.

Si è in effetti considerata come possibile la formazione di un governo antifascista basato sulle classi medie: l’errore opportunista porta dunque sull’apprezzamento della forze e sulla linea politica. Non è vero, neanche che la tattica delle proposte all’Aventino sia stata dimostrata buona dal suo successo. Noi sosteniamo che il fallimento colossale dell’opposizione aventinista non è stato accompagnamento da uno spostamento delle classi lavoratrici verso il partito comunista, precisamente a causa della mancanza di nettezza della politica e del contegno del partito.

Quanto all’affermazione che la disfatta della sinistra è stata completa laddove esiste un progresso del partito e delle federazioni, e nelle federazioni che lavorano meglio, io debbo smentirla. Si sono opposti Milano e Torino a Napoli; ora, sono proprio questi tre centri, a titolo uguale, che hanno dato le maggiori forze alla sinistra.

Non entro nei piccoli dettagli, per quanto non vi sia una Commissione Italiana. Mi limito a dichiarare che al Congresso del nostro Partito, noi abbiamo dovuto presentare una dichiarazione che ne contestava la validità, facendo ricorso all’Internazionale. La preparazione del Congresso Italiano prende un posto molto scandaloso nel famoso regime interno di compressione meccanica nei nostri partiti. Si è elevata un’accusa di frazionismo e di scissionismo con una campagna deplorevole. Si è poi condotta la consultazione del partito con dei metodi tali che, per dirne una, il mio voto, il voto di Bordiga, come membro dell’organizzazione di base, è andato alle tesi della Centrale. Fino a tale punto.

Ma noi ci preoccupiamo molto poco di tutte queste storie. La pretesa disfatta interna non indebolisce il nostro contegno. Noi abbiamo subito tutto per salvare l’unità del partito, e in presenza dell’inclusione forzata nella Centrale, abbiamo ceduto, ma sulla base di una dichiarazione politica che ha rinforzato maggiormente la nostra linea di opposizione.

Io sostengo, e lo si è parzialmente riconosciuto qui, che questa linea di opposizione, che porta sul contenuto stesso delle questioni, e sorpassa la piccola lotta per strappare, presentando una fedeltà menzognera all’Internazionale, i poteri ed i posti nel partito, è bene altrimenti leale ed utile allo sviluppo del movimento comunista mondiale.

Compagni! A proposito del regime interno e del capovolgimento della piramide, io non voglio qui rispondere a ciò che Bucharin ha obiettato sulla questione delle frazioni. Ma io mi domando: nell’avvenire avremo noi una modificazione dell’Internazionale nei nostri rapporti interni? Questa seduta del Plenum ci prova che si sta per prendere una nuova via? A questo proposito le dichiarazioni ci lasciano piuttosto increduli, benché le tesi parlino della realizzazione di questo regime di democrazia all’interno del partito. Noi attendiamo di vedervi all’opera.

Io penso che la caccia al frazionismo continuerà e darà i risultati che essa ha dato finora. Noi vediamo ciò anche nel partito tedesco. Debbo dire che questo metodo di umiliazione è un metodo deplorevole, anche quando esso è applicato a certi elementi politici che io ho profondamente combattuto. Non trovo che questo sistema di umiliazione sia un sistema rivoluzionario, tanto più che gli esempi recenti dimostrano che si è voluto applicarlo contro degli elementi che avevano non solamente un grande passato, ma che restano preziosi per l’avvenire della rivoluzione. Io penso che la maggioranza che dà la prova della sua ortodossia è probabilmente composta di antichi opposizionisti altre volte umiliati. Questa mania di demolirci deve cessare, se veramente noi vogliamo porre la candidatura alla direzione della lotta rivoluzionaria del proletariato.

Lo spettacolo di questa seduta del Plenum, mi da delle ragioni di essere pessimista per ciò che concerne i cambiamenti che si faranno nell’Internazionale. Io voterò contro il progetto di risoluzione che è stato presentato.

Dichiarazione di voto sulla situazione politica

Per le ragioni date nei miei interventi nel dibattito generale, io voterò contro la risoluzione proposta.

Questa contiene l’affermazione che il regime interno dell’Internazionale deve essere modificato, ma i lavori stessi di questo Plenum non si presentano come l’espressione di un nuovo metodo, né come il preludio di un nuovo corso nella vita del Comintern. Io mantengo quindi, anche su questo punto, il mio contegno di opposizione, mentre auguro che i fatti portino la prova di un serio miglioramento.

Io non ho presentato né tesi, né una risoluzione e mi richiamo alle tesi che ho presentato al V° Congresso dell’I.C. ed a quelle che la sinistra del Partito Italiano presentò all’ultimo Congresso del Partito.

Domanderò all’Esecutivo che una redazione della parte generale di queste tesi sia pubblicata prima del VI° Congresso mondiale.

Sulla questione tedesca. Prima dichiarazione

Dopo il discorso di Bucharin, sono obbligato a precisare ancora una volta i due punti che ho già formulato alla Commissione. Ho protestato contro i metodi di lotta quali sono stati impiegati nella risoluzione, metodi che consistono a scegliere delle citazioni di compagni per dimostrare una loro deviazione. Io penso che questa maniera di combattere non è fruttuosa per l’educazione ideologica delle masse.

In seguito, mi sono elevato, nella Commissione, contro l’impiego esagerato del terrore ideologico, cioè contro il fatto che in ogni questione, si viene davanti ai membri della base e, prima di avere loro spiegato le questioni politiche, si dichiara loro che essi si pronunciano contro il contenuto politico delle questioni così come esso è formulato dal Comitato Centrale o dall’Esecutivo, che essi sono dei nemici del comunismo, ecc.. Non basta dichiarare che si vuole distinguere fra capi di sinistra ed operai di sinistra. Bisogna romperla con questo terrore ideologico e cominciare veramente a spiegare agli operai il contenuto politico delle questioni.

Non ho chiesto che si intraprenda un largo studio delle opere dei compagni di sinistra, ho semplicemente messo in guardia contro i giudizi superficiali sulle citazioni.

Seconda dichiarazione

La discussione sul rapporto della Commissione tedesca si è estesa a tale punto che io mi vedo obbligato a presentare una seconda dichiarazione molto chiara, tanto più che Ercoli ha detto che il tono di Bordiga, si attenua sempre più nelle dichiarazioni successive.

Dichiaro di essere dell’avviso che esiste realmente un pericolo di destra.

Ercoli pretende che nel corso della discussione politica, si è indicato con completa esattezza questo pericolo di destra localizzandolo in Francia, mentre Hansen avrebbe il torto di sollevare questo pericolo come una fantoccio di fronte a tutta l’Internazionale. Io mi domando se si può considerare come una seria applicazione del metodo marxista questa analisi che pretende di arrivare fino a darci l’indirizzo del pericolo di destra mondiale che avrebbe eletto domicilio al «Quai de Jemmapes 96, e Rue Montmartre 123, cioè presso la Revolution Proletarienne e al Bulletin Communiste». Si sta forse per aggiungere che il pericolo di destra riceve ogni giorno, dalle sei alle otto di sera, come i compagni francesi me l’hanno detto or ora. L’analisi deve farsi altrimenti. Il pericolo di destra esiste non solamente nelle risoluzioni scritte sulla carta, ma soprattutto nei fatti e nella condotta politica del Comintern, come io ho già esposto nel mio discorso durante il dibattito politico.

Questo pericolo si traduce nelle risoluzioni prese qui tanto per la linea politica generale, che per le questioni dei diversi partiti che sono state trattate qui, come la questione tedesca e la questione francese. È desiderabile che si formi una resistenza di sinistra, io non dico una frazione, ma una resistenza di sinistra sul terreno internazionale contro simile pericolo di destra. Ma io devo dire apertamente che questa reazione sana, utile e necessaria non può e non deve presentarsi sotto la forma della manovra e dell’intrigo; sotto la forma di rumori che si spargono nelle «coulisses» e nei corridoi. Sono d’accordo con Ercoli quando egli trova assurdo che dei compagni, i quali hanno completamente accettato il rapporto e le tesi nei dibattiti politici, cercano ora – all’ultimo momento – di presentarsi con un contegno di opposizione a proposito della questione tedesca. Questi compagni, che non hanno saputo portare nessuna obiezione alla linea politica generale, vengono a mettersi nell’opposizione solamente perché essi non sono soddisfatti, come gruppi, capi, o ex capi, delle risoluzioni concernenti il loro partito ed il loro paese. È per questo che io non posso solidarizzare con essi, con questa sedicente opposizione di estrema sinistra. Non dico ciò per guadagnare le simpatie della maggioranza, alla quale io attribuisco giustamente la responsabilità di questo sistema, giacché gli oppositori di oggi erano altra volta sostenuti da essa come i migliori leaders e giacché oggi – anche fra di essi si lavora con gli stessi metodi e si continua ad avere un doppio contegno, per le dichiarazioni ufficiali da una parte, e dall’altra parte per ciò che concerne i rumori sparsi nelle «coulisses» e nei corridoi.

Nella questione tedesca, il mio pensiero è che si deve dire ai buoni operai tedeschi rivoluzionari della sinistra che essi devono guardarsi da due linee false, sia dal contegno di disfattismo e di diffidenza nei confronti dell’Internazionale e della Rivoluzione russa che si trasformano nascondendosi sotto delle dichiarazioni di accordo unanime, sia dall’ottimismo cieco che rifiuta ogni spiegazione. Ho spiegato quanto il secondo contegno, completamente come il primo, sia pericoloso per il collegamento fra il proletariato mondiale e la Rivoluzione russa. Il partito russo e la Russia sovietista hanno la più grande esperienza rivoluzionaria, la sola vittoriosa, ma gli operai rivoluzionari tedeschi hanno, anch’essi, le loro proprie esperienze. Essi devono appoggiarsi sulle lezioni delle loro lotte ed anche delle loro disfatte. Si deve permettere alla loro tradizione ed alla loro sensibilità di classe di venire consultate a proposito dei pericoli di destra, da cui essi sono stati colpiti nel corso delle ultime lotte. Questa avanguardia operaia di Germania deve definire la sua posizione sulla linea tattica del partito come essa si presenta oggi con delle manovre molto dubbie nei rapporti con la socialdemocrazia, nella famosa campagna del plebiscito e nella linea generale del Comintern.

Sulla questione sindacale

Noi abbiamo dato diverse soluzioni successive al problema fondamentale dei rapporti fra il movimento economico ed il movimento politico su scala mondiale. Al 2° Congresso si è pensato di ammettere la rappresentanza di certe organizzazioni sindacali di sinistra. Io mi sono allora opposto a questa idea. È solamente al 3° Congresso che si è costituito il Profintern (Internazionale Sindacale Rossa) come organizzazione mondiale dei sindacati rossi a lato dell’Internazionale dei partiti comunisti. Al 5° Congresso si è portata – con una preparazione molto insufficiente – una soluzione nuova, cioè la proposta dell’Internazionale Sindacale unica. Ora, è chiaro che non si tratta di una semplice parola di agitazione, ma che si ha il piano di realizzare una fusione organica fra l’Internazionale Sindacale Rossa e l’Internazionale Sindacale unica. Si sostiene che questa linea è completamente logica, dato che noi siamo per l’unità sindacale nel quadro nazionale, anche se le Centrali restano nelle mani degli elementi riformisti ed opportunisti.

Perché quest’argomento che sembra così evidente, in realtà, non è giusto? Vi è infatti una differenza fra il modo con il quale si pone la questione nel quadro nazionale e nel quadro internazionale. Noi lavoriamo nell’interno dei sindacati riformisti perché – per noi – il non perdere le possibilità di lavorare fra le grandi masse, è una questione vitale. D0altronde, noi siamo ben sicuri che quando la situazione si svilupperà nel senso rivoluzionario, certamente noi avremo la possibilità di impadronirci dell’apparecchio centrale dei sindacati. Questo avverrà attraverso un congresso o con altri mezzi. Ciò importa poco, dato che nel periodo della lotta decisiva, le masse verranno verso i comunisti ed i capi riformisti non avranno altro sostegno che quello del potere borghese pericolante. Il partito comunista potrà allora utilizzare i sindacati come degli organi rivoluzionari di grande importanza.

Sul terreno internazionale la questione si presenta ben altrimenti, poiché la conquista del potere passerà attraverso delle tappe successive e non potrà mai essere simultanea nei diversi paesi. Il centro sindacale internazionale avrà allora la possibilità di spostarsi per sottrarsi alla Rivoluzione, cioè esso resterà sotto l’influenza della borghesia e della controrivoluzione mondiale.

È perciò che noi crediamo che bisogna adottare come soluzione generale e come formula di agitazione quella della lotta di Mosca contro Amsterdam e la denuncia di Amsterdam come un’organizzazione necessariamente attaccata alla Lega borghese delle Nazioni ed al suo «Bureau du Travail».

Si possono aggiungere altri argomenti ricavati dall’esposto nella situazione fatta dal relatore. Noi siamo in generale oggi ottimisti sulle prospettive di sviluppo del movimento sindacale. Noi osserviamo che questo si sviluppa nei paesi d’Oriente ed in Cina collegandosi direttamente all’influenza della Russia rivoluzionaria. È perciò che noi abbiamo delle ragioni per sostenere l’Internazionale Sindacale Rossa invece di proporne la soppressione. D’altronde, quando si osserva che il centro della reazione mondiale ed anche dell’influenza sul movimento operaio si sposta oggi verso l’America, si dà un argomento nel senso di quelli che io ho esposto a proposito del centro dell’Internazionale gialla e dell’impossibilità di impadronircene.

Per ciò che concerne l’effetto favorevole sulle masse della proposta di una unità, questo lo si può ottenere anche con delle proposte di fronte unico ad Amsterdam ed a tutte le organizzazioni che vi aderiscono. Come Comitato di fronte unico, il comitato anglo-russo renderà gli stessi servigi che esso rende attualmente senza che sia necessario di adottare la formula dell’unità sindacale mondiale.