Partito Comunista Internazionale

L’anniversario dell’insurrezione di Canton

Categorie: Chinese Revolution, Communist Left, CPC, Kuomintang, Third International

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Ricorre in questi giorni. Successivamente ad una manifestazione contro i generali del Kuomintang, il Partito Comunista della provincia del Kvantoug lanciava un appello al proletariato in cui, dopo aver esposto il rifiuto da esso apposto al generale Tchang Fa Kui di un fronte unico per la difesa di Canton minacciata da un altro gruppo di generali, rifiuto conseguente alla mancata accettazione di alcune proposte comuniste, invitava il proletariato a insorgere sulla base delle parole d’ordine: «Riso agli operai»; «La terra ai contadini e ai soldati»; «La pace alle masse lavoratrici».

L’11 dicembre il Soviet veniva proclamato, ma il 14 dicembre la controrivoluzione aveva il sopravvento e Tchang Fa Kui fece massacrare 5500 comunisti fra i quali cadde anche il console soviettista.

In questo stesso periodo si riuniva anche il XV Congresso del Partito Russo.

Nell’anno successivo, altre migliaia e migliaia di vittime proletarie sono cadute e queste terribili esperienze sono rimaste quasi sconosciute al proletariato internazionale e sovratutto europeo.

Che cosa è avvenuto l’anno scorso in Cina? Tutte queste disfatte erano proprio inevitabili? La classe proletaria era proprio destinata a servire da carne da macello alla disposizione dei vari generali del Kuomintang? No, la classe proletaria cinese in combattimenti che hanno messo [testo illeggibile] milioni di uomini e nei quali operai e contadini si [testo illeggibile] per combattere per i loro ideali di classe, questa classe operaia poteva riuscire vittoriosa da questa grande battaglia.

In cospetto a questi avvenimenti quale fu la parola d’ordine del Partito Comunista in rispondenza agli ordini dell’Internazionale? Quella che incitava il proletariato a combattere per le sue rivendicazioni? No: coloro che questo sostenevano venivano espulsi dal partito perché si doveva – in omaggio alla disciplina – essere fiduciosi nel Tchang Ki Shek perché la parola dei Soviet non si applicava a quella situazione.

Qualche mese dopo; dopo cioè che i generali controrivoluzionari avevano altamente profittato della fiducia in essi riposta dai dirigenti comunisti, la via della lotta di classe rivoluzionaria prenderà il sopravvento e la parola del Soviet veniva lanciata da quegli stessi che qualche mese prima l’avevano combattuta. Ma troppo tardi, disgraziatamente troppo tardi…

La Comune di Canton si sviluppò quando il movimento era nella sua fase discendente, quando cioè il proletariato era stato sgominato in molte province e nelle più importanti. Ed il Soviet non durò che tre giorni. La controrivoluzione riuscì a sconfiggerlo ed a massacrarlo.

Le tesi che sono state votate recentemente dall’Internazionale Comunista a proposito di questo sanguinoso anniversario, osano parlare del combattimento di Canton come di un combattimento della retroguardia proletaria. No, esso fu l’opera dell’avanguardia proletaria che lo compì a Canton come avrebbe dovuto prima compierlo a Shangai, nell’Hau Nan invece di dare – attraverso i ministri comunisti – la fiducia in quei ministeri che tendevano a guadagnare tempo per preparare il massacro.

Quante sono le migliaia di caduti cinesi non possiamo precisarlo. Ma queste migliaia di proletari non sono morti inutilmente. Essi sono morti per la rivoluzione comunista cinese e mondiale. Noi li onoriamo, noi ci sforziamo di trarre dalla loro esperienza mirabile le lezioni che essa comporta per preparare la vendetta che non mancherà. Essi sono morti per chiamare al combattimento altre migliaia, altri milioni di proletari e di contadini perché preparino la vittoria dei Soviet in Cina.