Partito Comunista Internazionale

Manifesto ai lavoratori in Italia

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Pubblichiamo l’ultima parte del manifesto ai lavoratori italiani lanciato dal PC d’Italia il 30 gennaio 1921, pochi giorni dopo la sua fondazione.
Dopo otto anni la Frazione ha dovuto commemorare l’anniversario della fondazione del PCd’I, sopra tutto per sostenere il programma fondamentale originario, in contrapposizione al revisionismo centrista, che sta trascinando alla rovina il PCd’I e la Internazionale.

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Il nostro Partito Comunista è e resterà l’unica Sezione italiana dell’Internazionale Comunista. Chi non è col nostro Partito, sia esso un borghese od un aderente al vecchio Partito Socialista, è fuori ed è contro la Terza Internazionale. I membri del vecchio Par­tito che, con mille menzogne, sono stati indotti a pronunziarsi per la tesi unitaria, ai quali si è promessa l’unità del Partito nella Terza Internazionale, possono oggi vedere chiaramente la situazione. L’unità del Partito non esiste più avendo esaurito la sua ra­gion d’essere, ed essi si troveranno fuori dall’Internazionale Comunista, dalla famiglia mondiale dei lavoratori rivoluzionari. Essi possono uscire da questa falsa situazione sol­tanto abbandonando i capi che li hanno ingannati, e venendo fiduciosi nelle file del Partito Comunista.

Il Partito Comunista d’Italia vi si presenta dunque, o compagni lavoratori, come un prodotto della situazione creatasi in Italia dopo la guerra mondiale e che va svolgen­dosi, anche più rapidamente che in altri paesi, verso la rivoluzione proletaria. Questo partito comprende in sé le energie rivoluzionarie del proletariato italiano; esso deve rapidamente organizzarsi come l’avanguardia di azione della classe lavoratrice. I suoi principii ed il suo programma vi dicono che il Partito Comunista sta sul terreno del pensiero marxista, del comunismo critico, del Manifesto dei Comunisti, così come tutto il movimento dell’Internazionale di Mosca. Gli altri che, chiamandoci anarchici o sindacalisti, si rivendicano continuatori del marxismo, sono invece coloro che lo han­no falsificato.

Noi invece, raccogliendo nelle nostre file la maggior parte di coloro che sostennero il valore rivoluzionario del marxismo in Italia, dissentiamo, così come le tesi di Mosca dissentono, dalle teorie anarchiche e sindacaliste – pure considerando i proletari anar­chici e sindacalisti come nostri amici generosamente rivoluzionari, che finiranno col ri­conoscere la giustezza delle direttive teoriche e pratiche dei comunisti, mentre invece i riformisti, i socialdemocratici, e tutti quelli che si sentono di convivere con costoro si allontanano sempre più dal comunismo e dalla via della rivoluzione.

Il Partito Comunista d’Italia si compone dunque di coloro che veramente hanno sentito ed accolto, nella mente e nel cuore, i grandi principii rivoluzionari dell’Interna­zionale Comunista. Nelle sue file sono giovani e vecchi militanti dell’antico partito; es­so continua storicamente la sinistra del Partito Socialista, quella parte cioè di questo partito che lottò in prima linea contro il riformismo collaborazionista, contro i blocchi elettorali, contro la massoneria, contro la guerra libica, che non solo sostenne la lotta contro i fautori della guerra, ma che in seno al partito contrastò tenacemente il passo a coloro che alla guerra erano avversi a parole ma, non del tutto scevri da pregiudizi patriottici, tendevano a continue transazioni colla borghesia.

È vero che restano nel vecchio partito taluni che in certa epoca furono estremisti, magari più estremisti di noi, ma costoro o sono esemplari del vecchio fenomeno di invo­luzione politica degli individui, o rappresentano i massimalisti che si improvvisarono ta­li per opportunità elettorale, o, nella ipotesi più benevola, sono individui che si credettero dei comunisti quando ancora non avevano inteso quali siano le differenze vere tra il comu­nismo e i pregiudizi borghesi e piccolo borghesi.

Il Partito Comunista d’Italia inspira il suo indirizzo tattico alle deliberazioni dei Congressi internazionali, e quindi intende avvalersi della azione sindacale, cooperativa, elettorale, parlamentare, come di altrettanti mezzi per la preparazione del proletariato alla lotta finale.

Attraverso l’intimo contatto con le masse lavoratrici, in tutte le occasioni in cui queste siano spinte ad agitarsi dalla insofferenza delle loro condizioni di vita, il Partito Comunista svolgerà la migliore propaganda dei concetti comunisti, suscitando nel prole­tariato la coscienza delle circostanze, delle fasi, delle necessità che si presenteranno in tutto il complesso svolgimento della lotta rivoluzionaria.

Con la rigorosa disciplina della sua organizzazione interna, il Partito Comunista si organizzerà in modo da essere capace di inquadrare e dirigere sicuramente lo sforzo ri­voluzionario del proletariato.

La propaganda, il proselitismo, l’organizzazione e la preparazione rivoluzionaria delle masse saranno basate sulla costituzione di gruppi comunisti, che raccoglieranno gli ade­renti al partito che lavorano nella medesima azienda, che sono organizzati nel medesimo sindacato, che, comunque, partecipano ad uno stesso aggruppamento di lavoratori. Questi gruppi o cellule comuniste agiranno in stretto contatto con il partito che assicurerà la loro azione d’insieme, in tutte le circostanze della lotta. Con questo metodo i comunisti muoveranno alla conquista di tutti gli organismi proletari costituiti per finalità economiche e contingenti, come le Leghe, le Cooperative, le Camere del Lavoro, per trasformar­le in istrumenti della azione rivoluzionaria diretta dal partito.

Il Partito Comunista intraprenderà, così, fedele alle tesi tattiche dell’Internazio­nale sulla questione sindacale, la conquista della Confederazione Generale del Lavoro, chiamando le masse organizzate ad una implacabile lotta contro il riformismo ed i rifor­misti che vi imperano.

Il Partito Comunista non invita, quindi, i suoi aderenti ed i proletari che lo seguo­no ad abbandonare le organizzazioni confederali, bensì li impegna a partecipare intensa­mente all’aspra lotta che si inizia contro i dirigenti. Non è certo questo breve e facile compito, soprattutto oggi che molti sedicenti avversati del riformismo depongono la ma­schera e passano apertamente dalla parte dei D’Aragona, con i quali militano insieme nel vecchio Partito Socialista. Ma appunto per questo il Partito Comunista fa assegna­mento sull’aiuto di tutti gli organismi proletari sindacali che conducono all’esterno la lot­ta contro il riformismo confederale, e li invita, con un caldo appello, a porsi sul terreno della tattica internazionale dei comunisti, penetrando nella Confederazione, per sloggiarne i controrivoluzionari con una risoluta e vittoriosa azione comune.

I membri del Partito Comunista, rivestiti di cariche elettive nei Comuni, nelle Province e nel Parlamento, restano al loro posto con mandato di seguire la tattica rivolu­zionaria decisa dal Congresso Internazionale, e con subordinazione assoluta agli organi direttivi del Partito.

Una parte dei giornali del vecchio partito resta al Partito Comunista, tra questi i quotidiani Ordine Nuovo,di Torino, e il Lavoratore,di Trieste.

Organo centrale del Partito sarà Il Comunista, bisettimanale, pubblicato a Milano, ove ha sede il Comitato Esecutivo del Partito.

Questo, nelle grandi linee, è il piano d’azione che il Partito Comunista si propone, e per la esplicazione del quale conta sulla adesione entusiastica della parte più cosciente del proletariato italiano.

Gli avvenimenti, attraverso i quali il Partito Comunista d’Italia si è costituito, di­mostrano come esso corrisponda ad una necessità irresistibile della azione proletaria, e dimostrano come esso sorga quale l’unico organo capace di condurre alla vittoria la classe lavoratrice italiana.

Il programma di lotta del Partito Comunista dimostra che esso soltanto potrà appli­care, nella azione rivoluzionaria, i risultati delle esperienze italiane ed estere della lotta di classe e le deliberazioni dell’Internazionale Comunista.

Il vecchio Partito Socialista, nel Congresso di Livorno, ha perduto nello stesso mo­mento le energie e l’audacia della sua parte più giovane, ed il miglior contenuto dell’e­sperienza delle sue lotte passate, che si riassume nella affermazione di quel metodo rivoluzionario, di cui oggi il rappresentante è il Partito Comunista.

Il vecchio Partito ha fatto un gran passo verso destra, sulla via fatale che ha come ultimo sbocco la controrivoluzione. Esso è squalificato dinanzi agli occhi del proletaria­to italiano, ed è destinato, d’ora innanzi, a vivere solo delle pericolose simpatie borghe­si, il cui coro già si eleva attorno ad esso. È il Partito in cui la destra, coi suoi Modigliani ed i suoi D’Aragona, è moralmente padrona, e gli intransigenti rivoluzionari, i massima­listi, i comunisti di ieri recitano la parte di servitori del riformismo.

Lavoratori italiani!

Il vostro posto di battaglia è col nuovo Partito, è nel nuovo Partito. Attorno alla sua bandiera, che è quella dell’Internazionale, dei lavoratori rivoluzionari di tutto il mondo, dovete stringervi per la grande lotta contro lo sfruttamento capitalistico.

Il Partito Comunista d’Italia, nel chiamarvi a raccolta per le battaglie della rivolu­zione sociale, si sente in diritto di salutare a nome vostro i lavoratori di tutto il mondo, inviando all’Internazionale Comunista di Mosca, invincibile presidio della rivoluzione mondiale, il grido entusiasta di solidarietà dei proletari e dei comunisti italiani.

Contro tutte le resistenze del sistema sociale borghese, contro tutte le insidie dei falsi amici del proletariato, contro tutte le debolezze e le transazioni, avanti per la vitto­ria rivoluzionaria, a fianco dei comunisti del mondo intero!

Abbasso i rinnegati ed i traditori della causa proletaria!

Viva la III Internazionale Comunista!

Viva la Rivoluzione Comunista mondiale!

Il Comitato Centrale del Partito Comunista d’Italia.