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Venezuela-Guyana: Rigettare gli appelli dei partiti borghesi per la contesa sul Territorio Esequibo

Categorie: Capitalist Wars, Guyana, Imperialism, Venezuela

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Il cosiddetto Territorio Esequibo è un’area geografica, comprendente sia terraferma sia una porzione di superficie marittima, inclusa fra il confine orientale del Venezuela con la Guyana e il fiume Esequibo, che lo taglia in due. Quella terra, che rappresenta più della metà del territorio della Guyana, è da decenni oggetto di una disputa territoriale fra i due Stati borghesi confinanti.

L’Esequibo è ricco di materie prime, innanzitutto petrolio e gas. Le multinazionali del petrolio – prima fra tutte la statunitense Exxon Mobil – negli ultimi anni hanno effettuato operazioni di ricerca di nuovi giacimenti di idrocarburi con fruttuosi risultati, giovandosi dell’avallo del governo della Guyana. Il governo venezuelano ha protestato contro queste operazioni, denunciando l’appoggio militare accordato ad esse dal governo degli Stati Uniti.

I regimi del Venezuela e della Guyana, i quali si paludano entrambi di travestimenti socialisteggianti, nel contendersi questo territorio palesano la loro reale natura: tutta la controversia non è altro che uno scontro fra Stati borghesi, nel quale intervengono le contrapposte potenze imperialistiche mondiali, al fine del controllo delle materie prime e dei mercati. Basti pensare che il Venezuela detiene le maggiori riserve petrolifere accertate al mondo.

La tensione fra i due paesi incominciò a salire quando nel 2015 la Exxon Mobil scoprì in mare un giacimento, oggetto poi di un’annosa disputa territoriale. Il presidente del Venezuela Nicolás Maduro affermò che la Exxon Mobil stava destabilizzando l’area, dato che la multinazionale si era appoggiata sul governo della Guyana per compiere le operazioni di ricerca nell’area contesa fra i due paesi. La Exxon in passato aveva avuto rapporti commerciali col governo venezuelano, ma in conseguenza di questa vicenda le relazioni fra Caracas e la multinazionale si interruppero.

Fra borghesi non ci sono relazioni di amicizia o affinità ideologiche bensì solo di affari e convenienza. Allo sfruttamento delle risorse dell’Esequibo partecipano infatti anche altre imprese socie della PDSVA, la società petrolifera di Stato venezuelana, e le imprese a capitale misto presenti nel paese, prime fra tutte la statunitense Chevron e la compagnia statale cinese CNOOC.

Per questo sono altrettanto ipocrite le accuse rivolte dal governo venezuelano alla cosiddetta “comunità internazionale” per l’appoggio alla Exxon Mobil e alla Guyana. Da entrambi i lati in gioco vi sono solo gli interessi delle diverse consorterie capitaliste.

I lavoratori sono solo mano d’opera da sfruttare col salario più basso possibile e carne da cannone da mettere in campo nel caso di un confronto militare.

La questione dell’Esequibo viene utilizzata dal governo borghese venezuelano per ravvivare il nazionalismo e rinsaldare l’unità nazionale, cioè l’unità fra le classi antagoniste, a fronte del logoramento del suo seguito fra le masse proletarie, anche in vista delle elezioni presidenziali del 2024.

A questo scopo il 3 dicembre scorso il governo di Caracas ha indetto un referendum consultivo, con 5 quesiti circa la condotta politica da tenere riguardo la contesa territoriale. I partiti filo-governativi hanno formato un “Coordinamento per la Campagna per la Difesa dell’Esequibo”. Nella stessa direzione hanno marciato i partiti di opposizione, come Azione Democratica, i quali hanno annunciato la formazione di organismi analoghi e, al pari del governo, hanno dato indicazione di partecipare al referendum e di votare a favore. Anche le associazioni padronali hanno sostenuto la linea governativa e così pure gran parte dei sindacati.

L’esito, come prevedibile, è stato plebiscitario con oltre il 90% dei voti favorevoli. Sulla veridicità del risultato c’è assai da dubitare. Ma, nonostante l’esagitata propaganda di tutti gli apparati del regime borghese nelle sue varie articolazioni e l’unità di tutti i suoi partiti politici, ufficialmente si sarebbero recati al voto soltanto 10,5 milioni di elettori, circa il 50% degli aventi diritto, il che evidenzia la sfiducia delle masse proletarie verso la politica borghese e le sue procedure elettorali.

Nell’unità d’intenti fra partiti di governo e di opposizione circa questa disputa territoriale si ravvisa la comune matrice borghese dei due schieramenti politici, nella cui falsa contrapposizione, niente affatto irriducibile, si vuole imbrigliare la classe lavoratrice per impedirle di lottare per i propri interessi immediati e storici.

I lavoratori venezuelani non sono stati certo consultati per decidere del livello dei loro salari, delle loro pensioni, delle condizioni d’impiego, della qualità dell’ambiente di lavoro, e non devono partecipare ad alcuno dei meccanismi elettorali attraverso i quali vengono scelti i loro carnefici nelle fabbriche e avallate le loro politiche.

La promozione del patriottismo, oltre a essere utile per i partiti che cercano di recuperare popolarità, ha altri effetti dannosi per la classe operaia e benefici per lo sfruttamento capitalista. Il nazionalismo unisce, nel fasullo interesse comune della difesa della patria e dell’economia nazionale, gli sfruttati agli sfruttatori, ostacolando perciò la lotta di classe, allontanando i lavoratori dalla lotta per i loro veri interessi immediati (aumento dei salari e delle pensioni, riduzione della durata e dell’intensità del lavoro, salute e sicurezza), ponendo i proletari al servizio degli interessi dei padroni (privati o “di Stato”) fino al punto di farne carne da cannone in una possibile guerra.

Nessuna delle dirigenze e correnti sindacali che hanno chiamato a partecipare al Referendum Consultivo può essere considerata un’autentica forza a difesa dei lavoratori. Sono al contrario traditrici degli interessi immediati della classe operaia. Le forze sindacali autenticamente di classe debbono rigettare qualsiasi appello a sostenere il governo borghese venezuelano in questa disputa territoriale e, se sarà necessario, opporsi all’invio dei lavoratori in divisa e in armi a massacrarsi coi propri fratelli di classe della Guyana, in una guerra fra Stati capitalisti, combattuta per accaparrarsi le ricchezze minerarie.

I lavoratori, tanto in Venezuela come nella Guyana, devono concentrarsi nella lotta per gli aumenti salariali e delle pensioni e per l’affermazione dei loro interessi immediati, battendosi dal basso per la formazione di un Fronte Unico Sindacale di Classe e denunciando come traditori della classe operaia tutti quei dirigenti sindacali che si accodano ai partiti borghesi di governo e d’opposizione accettando i loro appelli alla “difesa dell’Esequibo” per marciare in direzione di una folle e criminale guerra contro la Guyana.