Partito Comunista Internazionale

PiSdC: Genova, venerdì 24 novembre: Sulla strada per la rinascita del Sindacato di Classe

Categorie: Italy, Union Question

Questo articolo è stato pubblicato in:

Venerdì scorso i lavoratori sono tornati a riempire le strade a Genova, Firenze, Roma e in altre città, numerosi come non si vedeva da anni. Questa è stata la migliore risposta all’attacco del ministro dei trasporti e del governo: lo sciopero è l’arma fondamentale dei lavoratori salariati contro lo sfruttamento capitalistico e si difende impiegandola!

Il successo dello sciopero e delle manifestazioni è anche la dimostrazione che i lavoratori sono disponibili a lottare quando sentono che è per obiettivi importanti e che davvero li interessano. Per questo i lavoratori dovrebbero essere chiamati allo sciopero generale non per impossibili diversi modelli di sviluppo del capitalismo ma per obiettivi precisi e concreti: forti aumenti salariali, ponendo al centro le categorie e le qualifiche peggio pagate; unificazione dei diversi contatti nelle stesse categorie; massicce assunzioni nei servizi pubblici; abolizione degli appalti, a cominciare dal settore pubblico; abolizione delle leggi anti-sciopero.

Inoltre lo sciopero per essere più potente dev’essere davvero generale: di tutte le categorie, su tutto il territorio nazionale e deve svolgersi nello stesso giorno. Non deve essere diviso per settori e territori e scaglionato nel tempo. Inoltre dovrebbe durare più a lungo di una sola giornata. In Francia, Germania, Regno Unito, i lavoratori dei cosiddetti servizi essenziali – fra cui quelli di un settore tanto vitale per il sistema produttivo capitalistico qual’è quello dei trasporti – scioperano per diversi giorni consecutivi. In Italia le leggi 146 del 1990 (governo De Mita) e 83 del 2000 (governo D’Alema) vietano che in questi settori lo sciopero duri più di 24 ore, o anche meno. Cgil Cisl e Uil invocarono queste leggi per impedire il rafforzamento del sindacalismo di base e la Cgil le ha sempre difese: lo ha fatto anche in questi stessi giorni il segretario della Cgil. Queste leggi impediscono a una parte molto consistente della classe lavoratrice di lottare adeguatamente e indeboliscono gravemente lo sciopero generale. Non è un caso se, grazie a queste leggi, a partire proprio dal 1990 il salario reale medio dei lavoratori in Italia è in diminuzione!

La mancata partecipazione della Cisl allo sciopero generale, per la terza volta consecutiva negli ultimi tre anni, conferma che l’unità sindacale fra Cgil Cisl e Uil è il pilastro del sindacalismo collaborazionista, bastione contro il sindacalismo di lotta. La dirigenza Cgil non ha mai messo in discussione questa unità anti-operaia: Landini definì “folle” chi voleva farlo ai tempi dei contratti separati metalmeccanici e di quello nella FCA di Marchionne e coerentemente firmò il contratto metalmeccanico del 2016, il peggiore da decenni ma “unitario”! Nemmeno la metterà in discussione ora, nonostante la Cisl stia al fianco del governo e del ministro che attaccano la libertà di sciopero!

Per sconfiggere il sindacalismo collaborazionista – responsabile di decenni di arretramenti e del gravissimo discredito a cui è stato ridotto il movimento sindacale fra i lavoratori – occorre contrapporre all’unità sindacale fra Cgil Cisl e Uil l’unità d’azione del sindacalismo di lotta, delle aree conflittuali entro la Cgil col sindacalismo di base.

L’opposizione ai progetti di legge per una ulteriore stretta alla libertà di sciopero, paventati dal presidente della Commissione di Garanzia e da Confindustria, è un banco di prova di questa necessaria unità sindacale di classe. Lunedì 27 novembre i sindacati di base hanno proclamato unitariamente uno sciopero nazionale degli autoferrotranvieri contro questo nuovo attacco alla libertà di scioperoIl ministro dei trasporti ha già preannunciato una nuova precettazione. Le aree conflittuali in Cgil devono sostenere questo sciopero impegnandosi per la sua miglior riuscita.

In tutti gli organismi del sindacalismo conflittuale – aree, correnti, coordinamenti, organizzazioni sindacali – i lavoratori più coscienti devono battersi affinché si dimostrino coerenti e conseguenti col principio pratico dell’unità d’azione nella lotta sindacale, camminando in direzione di un Fronte Unico Sindacale quale base per la rinascita del Sindacato di Classe di cui ha sempre più bisogno la classe lavoratrice!

Il rafforzamento del sindacalismo di classe è in relazione col peggioramento delle condizioni di vita determinato dalla crisi dell’economia capitalistica mondiale, ma il ruolo dei militanti, delle correnti, delle dirigenze sindacali non è certo un elemento secondario di questo processo. Decenni di opportunismo politico-sindacale hanno impedito l’unità d’azione del sindacalismo di lotta, nei sindacati di base come nelle aree conflittuali dentro la Cgil, ritardando la rinascita del movimento sindacale di lotta. Solo un rinato movimento sindacale di classe potrà assumersi obiettivi che saranno sempre più necessari di fronte al precipitare della crisi del capitalismo, quali la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario, il salario pieno ai lavoratori disoccupati, l’opposizione a ogni impresa militarista della borghesia nazionale.