Partito Comunista Internazionale

1° Maggio 1933: Ricostruire il patrimonio di lotta del proletariato

Categorie: Communist Left, Germany, Nazism

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Che fare? Questo interrogativo angoscioso tormenterà i proletari che non si sono ancora riavuti dallo stupore della terribile disfatta sul fronte tedesco. L’eco non era ancora spenta della “vittoria” della socialdemocrazia che aveva portato Hindemburg contro Hitler alla presidenza del Reichstag, le gazzette del centrismo osannavano al trionfo della sacrosanta linea cui si doveva sacrificare ogni deviazione, e d’un colpo la brutale realtà si è manifestata: a cavalcioni della “vittoria” socialista marciava il nemico e le bande fasciste si aprivano il varco fra i trionfi della linea politica del centrismo.

Dire che questo Primo Maggio si apre sotto l’influsso diretto della vittoria del fascismo in Germania, non basta a caratterizzare la situazione generale. Il fascismo s’installa in Germania in una fase acuta della crisi economica e mentre in Russia si accastellano le vittorie dei piani quinquennali per la costruzione del socialismo in un solo paese.

Questo trinomio indica con esattezza l’insieme della situazione. L’aggravarsi della crisi economica non ha trovato una risposta in un attacco del proletariato, mentre la Russia Soviettista, quella che il proletariato ha sempre difeso come la sua fortezza, si presenta non come il punto di concentrazione della classe operaia mondiale, ma come il settore che s’isola dal mondo proletario per fare i fatti suoi, e frattanto il capitalismo fa i fatti suoi in Germania oggi, preparandosi a fare altrettanto in Russia domani.

Che fare? O che davvero tutta la teoria del marxismo è in polvere e quando le contraddizioni dell’economia portano alla crisi, il proletariato è dannato a fare le spese di questo male soprannaturale? O che davvero avevano ragione i socialtraditori allorquando sulla vittoria dell’Ottobre 1917 sollevavano come inevitabile l’indomani della dittatura “sul” proletariato per realizzare quelle trasformazioni che la borghesia aveva realizzato nel corso delle sue rivoluzioni?

Per rispondere a tali quesiti i proletari devono innanzi tutto fare il bilancio di tutte le ideologie, di tutte le posizioni politiche e programmatiche. Così apparrà chiaro che se di fallimento si può e si deve parlare, di questo fallimento si deve parlare per quello che concerne il regime stesso del capitalismo, in quanto organizzazione sociale nel periodo storico che viviamo.

Non basta limitare la produzione, non basta distruggere tonnellate di prodotti, non basta sollevare cinture doganali per difendere ogni Stato dalla concorrenza dell’altro, la crisi prosegue il suo corso ed è di questi giorni il tracollo del dollaro che dalla fine della guerra aveva rappresentato la misura dei valori della produzione di tutti i paesi. E, mentre si serra la cintura della produzione dovunque, nei paesi capitalisti, trenta milioni di produttori sono ridotti alla disoccupazione, altri milioni di produttori lavorano ad orario ridotto; il capitalismo mantiene il timone del potere con una politica disperata tendente a domare le forze di produzione che, come Marx lo aveva detto, sono insorte contro la forma di organizzazione sociale del capitalismo. E la borghesia dovunque lacera ad uno ad uno i testi della sua costituzione: tutto perisca purché resti salvo il principio della proprietà privata dei mezzi di produzione.

Il duello di classe che dura dal principio del secolo, che è di già passato attraverso la tragedia di una guerra, che si era espresso, in Russia, nella vittoria del proletariato, appare tuttora come il centro motore di tutti gli avvenimenti mondiali. Dittatura dell’una o dell’altra classe, del capitalismo o del proletariato: ecco il termine al quale è possibile ricondurre tutta la situazione in cui agisce il proletariato attualmente.

E quale in questo quadro, la situazione delle forze che agiscono negli avvenimenti? La socialdemocrazia ha fatto ancora una volta la prova della sua funzione storica. Le forze liberali e progressiste, nel periodo di ascensione storica del capitalismo avevano la funzione di incanalare il proletariato verso l’appoggio al capitalismo attraverso una serie di riforme che la situazione economica dell’epoca permetteva. Oggi il capitalismo deve passare alla distruzione dei prodotti di contro a milioni di produttori condannati alla disoccupazione ed alla fame, la funzione della socialdemocrazia è quella di facilitare al capitalismo lo strangolamento di ogni forma di organizzazione e di difesa degl’interessi del proletariato. In Germania la socialdemocrazia, che aveva pugnalato la rivoluzione del 1919, nell’interesse di chi aveva fatto questo? La risposta è venuta in questi giorni e, nel Primo Maggio 1933, il proletariato tedesco mostra al proletariato mondiale la sanguinosa esperienza: la risposta del capitalismo ad una disfatta rivoluzionaria è il terrore fascista, è lo schiantamento di ogni forma di organizzazione di classe degli oppressi.

Da un altro canto, nel settore spagnuolo, giunge l’altro insegnamento: la forma di organizzazione sindacale e politica dell’avanguardia proletaria era quella che si basava sui princìpi del sindacalismo anarchico. Gli avvenimenti hanno visto l’instaurazione della repubblica sotto la direzione delle forze democratiche e socialdemocratiche. In questi giorni le forze della reazione hanno raccolto il loro fronte per un attacco contro il proletariato: il sindacalismo anarchico ha dimostrato clamorosamente la sua impotenza a determinare la lotta rivoluzionaria della classe operaia.

Infine in Russia, dove pertanto l’esperienza della dittatura del proletariato si era manifestata come la forma della liberazione degli oppressi dalla schiavitù del capitalismo, in Russia il partito che questa vittoria aveva potuto raggiungere basandosi sull’appoggio del proletariato mondiale, in Russia, una corrente politica – il centrismo – è pervenuta ad installarsi alla direzione del partito e dello Stato e ad espellere, a bandire i princìpi marxisti dalla lotta internazionale del proletariato. Il complicato tessuto delle forze sociali in connessione con la forma intricata dell’economia in Russia, ha favorito questa vittoria del centrismo. Per quanto tuttora sussistano i princìpi della socializzazione dei mezzi di produzione, il fatto che apertamente si applica la politica del socialismo in un solo paese, prova che le condizioni sono già poste per permettere al capitalismo di capovolgere l’organizzazione della società e di stabilire gli stessi princìpi della proprietà privata che formano il credo della borghesia mondiale.

Che fare dunque? A tale domanda i proletari non possono rispondere che passando al vaglio di una critica spietata tutti gli avvenimenti terribili del dopo guerra alla luce dell’esperienza dell’avanti guerra. In questo quadro non vi è che un punto solido di richiamo: l’Ottobre russo. L’insurrezione proletaria, la dittatura del proletariato, questi gli unici strumenti della liberazione degli oppressi, l’unica forma di difesa del proletariato, l’unica forma d’organizzazione sociale in corrispondenza con lo sviluppo delle forze di produzione. Al di fuori di questo non è che la catastrofe: la catastrofe economica, la catastrofe della classe lavoratrice come lo prova l’esperienza spagnuola e tedesca.

Per questa vittoria l’organismo indispensabile è il partito di classe. I bolscevichi hanno vinto perché al fuoco della critica, e sulla base degli insegnamenti della vittoria nemica del 1905, hanno saputo forgiare l’organismo della vittoria rivoluzionaria. Mentre questa opera perseverante dei bolscevichi si svolgeva, in altri settori del capitalismo, il partito del proletariato veniva stornato dai suoi fini; una burocrazia si istallava alla direzione, una burocrazia che ha servito al capitalismo per trascinare il proletariato alla guerra.

In Russia i bolscevichi facevano del partito l’organo della vittoria rivoluzionaria. In Germania e negli altri paesi, la burocrazia faceva del partito l’organo al servizio del capitalismo per il successo del massacro imperialista.

Ed i bolscevichi hanno potuto costruire questo partito perché sono restati sulle basi del comunismo scientifico. I socialtraditori hanno potuto corrompere i partiti che erano proletari, attraverso una lenta opera di corruzione basata sulla degenerazione dei princìpi del comunismo scientifico, del tradimento dei postulati di classe del marxismo.

I bolscevichi con la loro opera perseverante, ed apparentemente senza efficacia, si ponevano già, prima della guerra, sulla linea della lotta che avrebbe potuto condurre il proletariato mondiale alla rivoluzione e preservarlo così dalla guerra. Non vi sono riusciti? Sbraitavano allora i socialtraditori di tutti i paesi. Per essi che realizzavano un miracolo ai vantaggi del capitalismo, i bolscevichi erano una setta di fannulloni perché non riuscivano a fare la rivoluzione. Ma gli avvenimenti per appresso hanno provato che la setta dei bolscevichi ha potuto condurre il proletariato alla risposta comunista alla guerra.

Oggi, nel Primo Maggio 1933, nessun dubbio è possibile, le esperienze di classe del proletariato mondiale si racchiudono nelle spaurite frazioni di sinistra che si trovano ad operare al di fuori dei partiti comunisti. Chiedere a queste frazioni di realizzare oggi la rivoluzione significa ripetere le fanfaronate dei socialdemocratici di prima della guerra. La questione non si pone oggi fra i socialtraditori e centristi da una parte che lotterebbero per il proletariato e le frazioni della sinistra comunista che nulla realizzerebbero per la rivoluzione comunista. La questione si pone altrimenti: da una parte i socialtraditori che lottano per la difesa degli interessi del capitalismo in tutti i paesi, il centrismo che ripete la stessa funzione che ebbero questi socialtraditori nel seno dei partiti socialisti prima della guerra che mettono oggi l’avanguardia proletaria nell’impossibilità di agire, e che domani passeranno al tradimento aperto degli interessi di classe del proletariato. Da un’altra parte le frazioni della sinistra comunista che sollevano davanti al proletariato mondiale la lezione terribile degli avvenimenti per riportare il movimento sulle basi dei princìpi del marxismo.

Ma le frazioni hanno di fronte e di contro forze che sono ad esse incomparabilmente superiori: il capitalismo, il fascismo, la socialdemocrazia, il centrismo.

Fin d’oggi le frazioni ricostruiscono il patrimonio politico di lotta del proletariato mondiale. Un patrimonio che risulta dall’esperienze in Russia, in Italia, in Cina, in Inghilterra, in America, in Francia, in tutti i paesi ed è sulla base di questo patrimonio che il proletariato potrà evitare la guerra, giungere alla vittoria rivoluzionaria in tutti i paesi.

Le frazioni falliranno praticamente nella loro attività tendente a spostare i milioni e milioni di proletari sulla base delle soluzioni comuniste difese dagli sparuti gruppi che rappresentano oggi queste frazioni? Ebbene allora la soluzione degli avvenimenti sarà la ripetizione del 1914. I milioni e milioni di proletari rifonderanno le loro organizzazioni dopo aver traversato l’esperienza sanguinosa di una nuova guerra.

Ma le frazioni avranno fin d’oggi costruito i quadri che, se non hanno potuto agire oggi, sapranno agire domani, così come hanno fatto i bolscevichi. Questo è il comandamento dell’ora e le frazioni resteranno gli organi capaci di realizzare una tale funzione alla sola condizione di ispirarsi ai princìpi del marxismo i quali risultano confermati dalla guerra, dalla rivoluzione russa, dal fascismo, dalla crisi economica attuale.

Che fare? In questo Primo Maggio che si svolge sotto la febbrile preparazione della guerra, che si svolge dopo che una condizione di primo ordine per questa guerra si è già realizzata attraverso la vittoria del fascismo in Germania per lo strangolamento del proletariato tedesco, in questo Primo Maggio i proletari di tutti i paesi non hanno che un’ancora di salvezza: i princìpi comunisti della lotta di classe ed è solo ritrovando questa ancora che essi giungeranno a perdere le loro catene, e a guadagnare il mondo della loro liberazione, come diceva Marx. Le frazioni della sinistra comunista hanno l’enorme responsabilità storica di tenere bene solidamente quest’ancora nell’interesse degli oppressi di tutto il mondo, nell’interesse della rivoluzione russa, nell’interesse della rivoluzione mondiale.