Partito Comunista Internazionale

Nostri Lutti (IPC426)

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Mauro De Grandi

Siamo oggi qui per salutare e ricordare, anche a nome di quanti non sono potuti giungere, il nostro carissimo Mauro.

Mauro carissimo, prima una sua lunga malattia ti ha separato dalla tua e nostra amata Silvana. Oggi sei tu a lasciarci, Donatella, Manuela, i tuoi adorati nipoti, e noi compagni tutti del partito.

Con noi sei stato un soldato della rivoluzione comunista. Hai dedicato con entusiasmo le tue energie alla causa del comunismo militando per tutta la vita nel nostro partito del Comunismo internazionale, in preparazione della rivoluzione della classe operaia. Quella rivoluzione e quel Comunismo che tu e noi non abbiamo potuto ancora vedere, e che i più vecchi di noi non vedranno, ma di cui, come tutti nel Partito, di eri e di oggi, hai potuto vivere e godere già nella nostra collettiva e quotidiana battaglia sociale, al fianco delle sofferenze, dei coraggiosi assalti e delle numerose sconfitte dei lavoratori di tutto il mondo, lezioni per nuovi vittoriosi assalti di domani.

Ricordiamo anche il tuo lungo impegno, la costante attenzione, l’acuta sensibilità nell’attività e nelle lotte operaie per la difesa delle condizioni di lavoro e per il formarsi e imporsi di genuine e combattive organizzazioni di classe, suscitando l’affetto, l’apprezzamento e la solidarietà dei compagni ferrovieri.

Noi tutti ci troviamo ora più soli, noi che avevamo bisogno di te, e ne avremmo ancora, della tua generosità, della tua intelligenza, della tua bonaria dolce e gioiosa ironia, della tua comprensione, disponibilità e vicinanza per tutti.

Anche per te, per restarti fedeli e per ricordarti, noi comunisti proseguiremo lo studio e la propaganda del Comunismo, per il quale qui riaffermiamo quella nostra non scalfita fede che per una vita abbiamo diviso con te. Il tuo entusiasmo ci resterà di esempio.

Grazie Mauro.


Il saluto dei compagni di Torino

Con enorme tristezza il Partito comunica a tutti coloro che l’hanno conosciuto e amato la morte prematura del compagno Mauro.

Nato e cresciuto in uno dei quartieri più proletari e combattivi di Torino, Le Vallette, sin dalla prima adolescenza Mauro si dimostrò un soldato della rivoluzione. Partecipò non ancora quindicenne agli scontri di strada contro la polizia. Militò dapprima nei circoli della Sinistra Comunista per poi, nel 1986, insieme a molti altri compagni aderire al nostro Partito, e restarci per sempre.

Mauro si contraddistinse per la grande capacità di organizzare i lavoratori, con acuta sensibilità nella direzione delle lotte operaie per la difesa delle condizioni di lavoro. Contribuì alla fondazione dei Cobas del personale viaggiante delle ferrovie.

Generoso, intelligente, dotato di una dolce ironia e disponibilità nei confronti di tutti, era amato dai lavoratori e da tutti coloro che lo conoscevano.

Noi tutti ci troviamo ora più soli, è vero, e non può essere diversamente.

Noi comunisti rifiutiamo le teorie delle religioni, fiori finti per abbellire le catene che imprigionano l’umanità. Ma dal punto di vista della fisica materiale sappiamo che il compagno Mauro non è morto. Esso resta presente nello spazio quadridimensionale degli eventi. Siamo noi esseri umani a percepire il tempo come un flusso inesorabile dal passato al futuro, e dalla nascita alla morte di ogni individuo vivente. Ma è una illusione, prodotta dall’evoluzione della specie, adatta a garantirci la sopravvivenza, ma che non corrisponde alla realtà dell’universo mondo. Da comunisti rigettiamo questa riduzione al personalismo e operiamo, e sentiamo, secondo scienza e coscienza di classe.

La melma borghese e piccolo borghese, che teme la sapienza e le è inaccessibile, impregnata nell’individualismo egoista e competitivo, concepisce la vita solo come estrinsecazione ed enfiarsi dell’io egoista. Per noi comunisti invece il vero valore umano di un uomo si determina nel superare, liberarsi dall’io, fondendosi nella comunità dell’uomo sociale, fino ad accorgersi parte della materia energia dell’universo, autorganizzata polvere di stelle.

Mauro partecipava a questo abbraccio di tutti i nostri compagni, morti, viventi e nascituri, come oggi è vivo nella memoria e nella lotta sociale di tutti i combattenti per un liberato uomo sociale.

San Paolo affermava che i cristiani erano di questo mondo ma non erano di questo mondo. Anche Mauro era di questo mondo ma non era di questo mondo. Viveva come tutti noi nel mondo dell’egoismo, dell’avidità, dell’alienazione del denaro, della competizione degli individui che come belve si battono per strappare il brano di carne da portare nella tana chiamata famiglia. Ma, a differenza di San Paolo, il mondo nuovo noi comunisti non lo collochiamo nei Cieli ma in Terra: il mondo dell’umanità affratellata, dell’uomo sociale che realizza e potenzia la propria individualità nella comunità del genere umano. Una umanità che non vede nell’altro un concorrente nemico ma un fratello con cui dividere gioiosamente i frutti della terra e del lavoro sociale.

Il compagno Mauro partecipava a questo grande sogno e pressante, urgente, necessario e maturo bisogno. E in questo era un uomo.

Giovanni Casertano

La settimana scorsa ci ha lasciato anche il nostro Giovanni. Dopo la morte di Livio, era rimasto l’ultimo compagno della vecchia guardia che avevamo ancora fra noi. Grande studioso, fino in tarda età da Napoli si è mantenuto in continua corrispondenza, mai mancando al suo, e nostro, lavoro e collaborando regolarmente alla migliore redazione della stampa del partito.

Avendo egli lasciato detto di avere in uggia le “commemorazioni”, scriviamo questo poco per informare i compagni e quanti l’hanno conosciuto e gioito della sua vitalità, brillante intelligenza e moti di spirito, e gli hanno voluto bene.


Mamma Ginevra

I compagni tutti abbracciano Alessandro che ha perduto sua madre. Ginevra non era comunista ma approvava che il figlio militasse nel partito. Aveva origini e istinto proletario e si è sempre posta dalla parte degli oppressi. In occasione delle riunioni del partito a Torino apriva volentieri la sua casa e si adoprava per ospitare i compagni venuti da fuori.