Guerra a Gaza: Le borghesie israeliana e palestinese spingono i proletari al massacro della guerra per la difesa dei loro profitti e per la sopravvivenza del marcio regime mondiale del capitale
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Contro la guerra imperialista
Per la guerra civile rivoluzionaria
Nei 75 anni trascorsi dal 1948 – quando è nato lo Stato ebraico e il nazionalismo panarabo ha subito una sconfitta cruciale in Medio Oriente, perdendo forse il suo ultimo appuntamento con la storia – la popolazione palestinese ha subito deportazioni, massacri, terrore e persecuzioni a non finire.
A contribuire all’oppressione nazionale imposta dallo Stato di Israele sono stati gli altri Stati della regione, che hanno sfruttato le varie organizzazioni armate palestinesi per i propri interessi di potere, ma che, al di là di ipocriti proclami a favore della “causa palestinese”, non hanno risparmiato ai rifugiati palestinesi persecuzioni e massacri.
In Giordania, nel settembre 1970, forze militari congiunte giordane e siriane sedarono una rivolta provocando diverse migliaia di morti tra i rifugiati palestinesi. In Libano, nell’agosto 1976, una milizia di estrema destra, i falangisti, con la complicità siriana, uccisero migliaia di palestinesi di tutte le età nel campo di Tell al-Zatar. Nel 1982, sempre in Libano, i falangisti, con la complicità dell’esercito israeliano di occupazione, massacrarono migliaia di palestinesi nel quartiere di Sabra e nell’adiacente campo profughi di Shatila, alla periferia di Beirut.
A nessuno interessa la “causa palestinese”, a nessuno interessa il destino del proletariato palestinese. Oggi, invece, tutti i governi si preoccupano della guerra, necessaria per tutte le borghesie, e di come trarne vantaggio. Ma per ogni guerra è necessario un “casus belli”.
La borghesia israeliana approfitterà dell’incursione di Hamas per giustificare l’imposizione con la forza della disciplina interna a tutte le classi e azioni sanguinose contro i proletari palestinesi.
Anche Hamas, originariamente una pedina di Israele contro l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, deve mantenere il suo regime di terrore sui proletari di Gaza. Nel frattempo, l’OLP controlla la Cisgiordania per conto di Israele e tace sul destino dei suoi rivali a Gaza.
Il risultato ricercato da tutte le borghesie sarà quello di provocare una nuova carneficina in preparazione di una guerra regionale e forse generale.
Nell’attuale quadro generale del suo estremo marciume, il capitalismo mondiale è pronto a scatenare armi letali per terrorizzare e sottomettere milioni di proletari su tutti i fronti.
Noi comunisti internazionalisti dobbiamo svelare i termini reali di questa minaccia, sempre nascosta dietro schermi nazionalisti, democratici, etnici o religiosi.
Dobbiamo invitare i proletari palestinesi a non farsi ingannare dalla loro borghesia, venduta al servizio delle potenze regionali, a immolarsi come carne da cannone in guerre contrarie ai loro interessi. Lo sciopero generale che ha avuto luogo in tutta la Cisgiordania l’8 ottobre, sebbene non sia ancora libero dall’influenza nazionalista, è stata la prima reazione del proletariato palestinese contro la guerra. Tuttavia, il proletariato palestinese da solo non può impedire i massacri.
Dobbiamo invitare i proletari ebrei israeliani a sabotare lo sforzo bellico della loro borghesia imperialista e genocida e a combattere contro la loro borghesia e contro l’oppressione nazionale dei loro fratelli di classe palestinesi.
Dobbiamo invitare i proletari di ogni paese a non lasciarsi sedurre dalle sirene della propaganda che si schiera con una delle due borghesie assassine in finta lotta in Palestina e Israele.
Il conflitto in corso sarà usato ovunque dalla borghesia mondiale per intimidire il proletariato, per distoglierlo dai suoi interessi vitali, per giustificare misure di peggioramento dei salari, nuovi sacrifici.
Noi comunisti dobbiamo invece dire ai proletari che il rifiuto della guerra inizia per i proletari con l’intensificazione della lotta sindacale per i salari e per la diminuzione dell’orario di lavoro.
La borghesia non potrà condurre la sua guerra se non riuscirà a convincere con la sua propaganda menzognera ampi strati della classe operaia. Dobbiamo contrastare questa propaganda non solo rispondendo con le nostre verità agli inganni della classe dominante. Dobbiamo rispondere indirizzando la lotta operaia verso i bisogni materiali del proletariato, un’esperienza pratica in cui le falsità della borghesia e dei suoi servitori nelle file operaie si svelano.
Il proletariato, di fronte al costante peggioramento delle sue condizioni di vita e all’orrore della catastrofe del capitalismo, darà vita a una gigantesca stagione di lotte che attraverserà mari e confini.
Affinché questa nuova grande guerra di classe, senza quartiere, sia vittoriosa, è necessario rafforzare l’organo essenziale della classe operaia mondiale, il Partito Comunista Internazionale.