Ucraina: Lo stalinismo in rovina rifiuta la lotta di classe e sostiene il militarismo borghese
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In poche occasioni è emersa in maniera così chiara ed evidente la natura borghese e antirivoluzionaria dei cosiddetti partiti socialisti e comunisti come è avvenuto con la guerra attualmente in corso in Ucraina. Alcuni di questi, in Europa, non si sono sbilanciati a sostenere né lo sforzo bellico ucraino né quello russo. In tal modo hanno cercato di rappresentarsi come se stessero sfidando coraggiosamente la linea ufficiale del loro Stato, che nella maggior parte dei casi consiste nell’aiuto militare ed economico all’Ucraina, nella condanna della Russia e nelle sanzioni contro di essa. Hanno voluto così stabilire un cammino apparentemente mediano tra il sostegno all’uno o all’altro attore in quella che spesso descrivono, correttamente ma incidentalmente, come una guerra inter-imperialista.
Ma, il carattere di queste esortazioni contro il sostegno all’Ucraina non ha nulla a che fare col disfattismo rivoluzionario, che riassume la posizione comunista di fronte a tali conflitti. Codesti partiti assumono una posizione ancora peggiore di quella sintetizzata dalla vecchia e sciagurata formula, “né aderire, né sabotare”, coniata da Costantino Lazzari di fronte allo sforzo bellico durante la prima guerra mondiale, formula che non contrastò l’inquadramento militare del proletariato italiano sotto la bandiera della “patria” borghese.
Utilizzando il linguaggio della neutralità umanitaria, invece di quello della rivoluzione proletaria, essi si schierano contro il sostegno a una delle due parti in lotta e a favore della pace borghese, ma spesso questa sbandierata “neutralità” non è altro che un velo sotto il quale viene offerto un tacito sostegno alla loro “parte” in guerra.
Questo atteggiamento si riscontra in tutti i partiti e le organizzazioni che si definiscono “comunisti” o “socialisti” e che affermano di rappresentare gli interessi della classe operaia.
Il Partito Comunista di Spagna (PCE) «chiede l’immediata cessazione di tutte le operazioni militari avviate dalla Russia in Ucraina e sosterrà tutte le iniziative che promuoveranno una soluzione pacifica e definitiva per garantire la sicurezza comune di Ucraina e Russia al di fuori di logiche e risposte militari. La Spagna dovrebbe sostenere iniziative diplomatiche per porre fine all’aggressione russa e contribuire alla costruzione di un Sistema di Sicurezza Continentale Condiviso».
Queste posizioni e rivendicazioni non sono accompagnate da alcun accenno a un’azione che si richiami alla posizione autenticamente comunista del disfattismo rivoluzionario, secondo cui il partito comunista deve lavorare attivamente contro lo sforzo bellico del proprio Paese impegnato nella guerra imperialista. Tale pratica rivoluzionaria, in questo caso, deve essere riferita anche al boicottaggio del sostegno militare del proprio paese all’Ucraina, e non soltanto all’intervento diretto nel conflitto.
Gli stalinisti spagnoli perorano la soluzione di una pace negoziata tra le parti in conflitto. Ma quali metodi propongono per ottenerla? Lasciare che siano gli stessi Stati borghesi a decidere! Questi sedicenti comunisti sosterranno “tutte le iniziative” che promuoveranno la fine negoziata del conflitto, e ciò deve avvenire attraverso i meccanismi della diplomazia fra le forze borghesi, che sarebbero le sole in grado di portare a tale soluzione. Queste forze, ovviamente, non lavoreranno per una pace vantaggiosa per le classi lavoratrici dell’Ucraina, della Russia e non solo, ma si batteranno per una pace più vantaggiosa per la borghesia internazionale e per le borghesie di quelle potenze che sono in grado di avere il sopravvento nella guerra, e dunque nella successiva conferenza di pace. Questa posizione non è nemmeno una mancanza di sabotaggio della guerra: è innegabilmente un atteggiamento di collaborazione alla fase finale dello sforzo bellico, il processo per stabilire la pace più vantaggiosa per la borghesia vittoriosa.
Il PCE si spinge ancora più in là, suggerendo che siano l’ONU e l’OSCE, cioè istituzioni integralmente borghesi, a ospitare la conferenza che dovrà porre fine alla guerra. Siamo forse ad un partito “comunista” di tipo wilsoniano? E, naturalmente, non dobbiamo dimenticare la loro invocazione per un “Sistema di sicurezza continentale condiviso”, che dovrebbe garantire la pace in Europa. Non si dice, ovviamente, che la cooperazione in materia di sicurezza in Europa non porterebbe ad altro che a un rafforzamento dell’imperialismo europeo: gli Stati borghesi del continente non saranno più benevoli in caso di “pace”, ma sfrutteranno la mancanza di pericoli sul continente per sfruttare e brutalizzare ancora più ferocemente il resto del mondo nell’interesse del capitale europeo e internazionale.
Tutto ciò va oltre la già deprecabile e vile formula del “né aderire, né sabotare”: la posizione del PCE non è altro che l’allineamento di un partito sedicente comunista, la cui dottrina non ha alcuna somiglianza con il marxismo rivoluzionario, a istituzioni e obiettivi interamente borghesi.
Il riprovevole Partito Comunista Francese (PCF) va ancora oltre gli spagnoli, chiedendo non solo negoziati borghesi, ma anche sanzioni. Il Consiglio nazionale del partito, in una dichiarazione rilasciata nel marzo 2022, ha sostenuto che «le sanzioni economiche adottate dall’UE e dai paesi occidentali devono essere sufficientemente forti da torcere il braccio del potere politico russo e dei suoi sostenitori economici e finanziari e costringere Vladimir Putin a un cessate il fuoco incondizionato e a negoziati di pace. Le sanzioni non devono colpire indistintamente il popolo russo». Questi ipocriti spiegano che non desiderano costringere la popolazione russa alla fame, come se le sanzioni contro un paese potessero colpire selettivamente la borghesia e i gangli finanziari, ma non i lavoratori.
Il PCF chiede sanzioni “abbastanza forti” da costringere il regime a fare la pace. Chiaramente questa “pace” dovrebbe andare a beneficio della borghesia ucraina e dei suoi sostenitori poiché le circostanze nelle quali la guerra dovrebbe finire, secondo questo piano, saranno create con la forza dagli Stati Uniti e dai loro alleati e clienti europei. Questo è un appello ad aderire alla guerra in tutto, tranne che nell’invio di truppe, ritagliandosi il ruolo di ausiliari della macchina bellica, facilitando così il massacro del proletariato sui campi di battaglia dell’Ucraina meridionale e orientale.
Anche il PCF avanza richieste simili riguardo alla cooperazione paneuropea. Inoltre avanza anche la rivendicazione patriottica della sovranità borghese della Francia, sostenendo «l’indipendenza strategica della Francia, come quella di tutti gli Stati membri dell’Unione Europea». Un partito che si autodefinisce comunista e che mira a sostenere l’indipendenza strategica degli Stati imperialisti europei!
Dall’altra parte della Manica, anche il Partito Comunista Britannico (CPB) ribadisce la sua solida presenza nel campo borghese, chiedendo che le forze di pace delle Nazioni Unite siano dispiegate in Ucraina sulla scia di un accordo di cessate il fuoco. Pur differendo nei dettagli, questa posizione è molto in linea con la posizione dei partiti “comunisti” traditori che da quasi un secolo hanno abbandonato la lotta rivoluzionaria operaia, in quanto l’obiettivo che si propone non è la trasformazione della guerra imperialista in guerra civile per mezzo del disfattismo rivoluzionario, ma si propugna una soluzione pacifica del conflitto in Ucraina sotto gli auspici di un dispositivo borghese, sia esso organizzato dall’ONU, dall’Europa o da qualsiasi altra organizzazione internazionale o sovranazionale o gruppo di Stati.
«Il governo britannico dovrebbe usare la sua adesione permanente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per lavorare a fianco della Cina per la pace e una soluzione negoziata». Questa bizzarra richiesta appare comica nella sua distanza siderale da qualsiasi punto di vista marxista, dato che fa assegnamento sullo Stato borghese britannico affinché svolga il ruolo di mediatore nella guerra inter-imperialista.
Anche il Partito Comunista Portoghese (PCP), ha assunto una posizione non lontana da quella dei partiti sopra citati, dai quali si differenzia leggermente per la condanna della risposta dell’UE alla guerra. Il partito «considera urgente ritornare sulla via del rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e dell’Atto finale della Conferenza di Helsinki, della pace e della cooperazione tra i popoli». Si aggiunge anche l’osservazione, assolutamente incongrua se proveniente da un partito sedicente “comunista”, che la politica dello Stato portoghese di sostegno allo sforzo bellico dell’Ucraina è «contraria agli interessi del popolo portoghese e alla Costituzione della Repubblica portoghese». Nefandezza sconfinata, violare la costituzione portoghese!
Le dichiarazioni del PCP, come tutte le altre, non sono state accompagnate da nulla che assomigli ad un appello ad una linea politica comunista nei confronti della realtà della guerra.
Questi esempi sono comuni ai cosiddetti partiti comunisti d’Europa, che si sono interamente impantanati nell’elettoralismo borghese (per non parlare dello stalinismo che ancora anima tutti questi partiti) e hanno rinunciato da tempo immemorabile a ogni aspirazione rivoluzionaria e ad ogni programma proletario di qualsiasi tipo.
Le posizioni politiche di questi partiti sono integralmente borghesi, nonostante il sottile velo di terminologia pseudo-marxista sparso a casaccio su di esse. Nelle loro risposte politiche riguardanti la guerra in Ucraina, piuttosto che qualcosa che assomigli ad un approccio comunista rivoluzionario, troviamo solo obiettivi borghesi, linguaggio borghese e appelli alla pace borghese all’interno delle istituzioni borghesi.