Partito Comunista Internazionale

PiSdC – Grecia, 21 settembre – Sciopero generale contro la riforma del lavoro

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Il 21 settembre scorso in Grecia c’è stato uno sciopero generale di 24 ore contro la riforma del lavoro, che il Parlamento, impassibile di fronte alla protesta sociale, ha poi approvato. Già a luglio il governo aveva fatto passare una legge che permetteva il lavoro fino a 74 anni di età, 7 anni dopo il pensionamento, che, secondo la sfacciata e bugiarda propaganda borghese, avrebbe avuto il fine di ridurre il lavoro nero. In realtà il governo asseconda la possibilità di continuare a lavorare anche dopo il pensionamento perché le pensioni da fame non permettono di vivere e la maggioranza è costretta a continuare a lavorare. Inoltre così estorce altro plusvalore ai proletari per mezzo delle tasse.

La riforma attuale segue lo stesso cammino: prevede che si possa lavorare fino a 13 ore al giorno. Questo estenuante orario si potrà raggiungere avendo concesso il permesso di svolgere un secondo lavoro part time, oltre a quello a tempo pieno. Anche qui si vuole rendere legale il fatto disumano che con un solo lavoro non si riesce a nutrire la famiglia, neppure se si lavora in due.

Inoltre secondo il disegno di legge, un dipendente può essere licenziato entro i primi sei mesi di lavoro senza preavviso né retribuzione. La settimana lavorativa viene estesa a sei giorni, con aumento del 40% del salrio per il sesto giorno.

Per di più la riforma attacca pesantemente la libertà di sciopero. Attribuisce responsabilità penali agli scioperanti che impediscono ai crumiri di lavorare e prevede che eventuali blocchi stradali e picchetti durante gli scioperi vengano puniti con 5.000 euro di multa e il carcere fino a 6 mesi.

Il governo sa bene che la situazione sociale non potrà che aggravarsi nei prossimi mesi quando, arriverà la prossima recessione, e agisce su due fronti, da una parte favorisce sfacciatamente il padronato e aumenta ulteriormente lo sfruttamento dei lavoratori, dall’altra affila le armi per rispondere alla ripresa della lotta di classe.

Ma se governo e padronato si preparano allo scontro, in ben altra situazione si trova il movimento dei lavoratori, che non riesce a darsi un fronte sindacale di lotta unitario, strumento necessario e indispensabile per respingere l’attacco frontale del padronato. I vari sindacati in cui è ancora divisa la classe lavoratrice vanno ognuno per la sua strada e parlare di unità nella lotta sindacale sembra un’utopia.

Allo sciopero del 21 settembre ha partecipato il sindacato del settore pubblico Adedy, quello degli ospedalieri POEDIN, il PAME, la confederazione sindacale legata al Partito Comunista Greco, vari centri per il lavoro in tutto il paese, i sindacati dei trasporti pubblici e dell’istruzione oltre a decine di sindacati settoriali e industriali, ma non ha partecipato il Gsee, la confederazione sindacale del lavoro privato. Inoltre le manifestazioni ad Atene si sono svolte separatamente.

Gli slogan più gridati erano corretti, “O i loro profitti o le nostre vite”, “La giornata di 8 ore è stata e sarà la conquista dei lavoratori”, “I padroni affogano nei profitti e il popolo nel fango”. Ma la giornata di sciopero, nonostante le dichiarazioni trionfalistiche dei sindacalisti, non è stata quella manifestazione di forza proletaria che avrebbe potuto intimorire l’aula parlamentare, preoccupare il padronato e impedire l’approvazione di questa legge infame, che non riporta la Grecia “al medioevo”, come dicono gli opportunisti, ma proprio nel vortice del più moderno capitalismo imperialista e guerrafondaio.

Quest’anno, per altro, le agenzie di rating sono ottimiste verso la Grecia, e la borghesia certo ne trarrà vantggio. Ma dopo 13 anni il Paese è profondamente segnato dalle lacerazioni inflitte da un’austerità senza precedenti, il prezzo salatissimo che è stato pagato dal proletariato greco per evitare la bancarotta. Nonostante che l’UE stimi una crescita del PIL del 5,9% nel 2022 e del 2,6% per quest’anno, il 30% della popolazione del Paese rischia la povertà, i salari sono ancora sotto il livello del 2010, la sanità pubblica è sempre più sguarnita, le pensioni sono spesso da fame.

L’impennata dell’inflazione e i continui attacchi del capitale gravano in modo sproporzionato sulla classe operaia. Nonostante i proclami ufficiali che la crisi sarebbe finita, per molti proletari le condizioni di vita sono una spirale al ribasso senza fine. Nell’estate scorsa incendi e alluvioni hanno colpito la Grecia, per l’incompetenza e la corruzione del governo nella previsione.

L’influenza nefasta dell’opportunismo politico rappresentato soprattutto da Syriza e dal KKE, e il rafforzamento di un’ideologia piccolo-borghese che lascia il lavoratore medio ignaro o, peggio, indifferente alle vere cause della sua stessa sofferenza, hanno contribuito a una profonda depressione nel movimento operaio.

Ma l’aggravarsi di queste contraddizioni imporrà la rinascita di veri sindacati di classe e il rafforzamento del partito comunista, rivoluzionario e internazionale.