Internacionālā Komunistiskā Partija

Per la costituzione dei Consigli operai in Italia Pt.1

Kategorijas: Communist Abstensionist Fraction of the PSI, Italy

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I.

Intorno alle proposte ed alle iniziative per la costituzione dei Soviet in Italia abbiamo raccolto alquanto materiale, e ci riserviamo di esporre ordinatamente i termini dell’argomento.

Vogliamo ora premettere alcune considerazioni di ordine generale a cui già accennammo nei nostri ultimi numeri.

Il sistema di rappresentanza proletaria, quale è stato per la prima volta introdotto in Russia, esercita un doppio ordine di funzioni: politiche ed economiche.

Le funzioni politiche consistono nella lotta contro la borghesia fino alla totale sua eliminazione. Quelle economiche, nella creazione di tutto il nuovo meccanismo della produzione comunista.

Con lo svolgersi della rivoluzione, con la graduale eliminazione delle classi parassitarie, le funzioni politiche vanno diventando sempre meno importanti di fronte a quelle economiche: ma in un primo tempo, e soprattutto quando ancora si tratta di lottare contro il potere borghese, l’attività politica è in prima linea.

Il vero istrumento della lotta di liberazione del proletariato, e anzitutto della conquista del potere politico, è il partito di classe comunista.

I consigli operai, in potere borghese, possono essere solo organismi entro i quali lavora il Partito comunista, motore della rivoluzione.

Dire che essi sono gli organi di liberazione del proletariato, senza parlare della funzione del partito, come nel programma approvato dal congresso di Bologna, sembraci errore.

Sostenere, come i compagni dell’Ordine Nuovo di Torino, che i consigli operai prima ancora della caduta della borghesia sono già organi non solo di lotta politica, ma di allestimento economico-tecnico del sistema comunista, è poi un puro e semplice ritorno al gradualismo socialista: questo, si chiami riformismo o sindacalismo, è definito dall’errore che il proletariato possa emanciparsi guadagnando terreno nei rapporti economici mentre ancora il capitalismo detiene, con lo Stato, il potere politico.

Svolgeremo la critica delle due concezioni cui accenniamo.

Il sistema di rappresentanza proletaria deve aderire a tutto il processo tecnico di produzione.

Questo criterio è esatto, ma corrisponde allo stadio in cui il proletariato, già al potere, organizza la nuova economia.

Trasportatelo senz’altro in regime borghese e non avrete fatto nulla di rivoluzionario.

Anche nel periodo in cui si trova la Russia, la rappresentanza politica soviettista – ossia la scala che culmina nel governo dei commissari del popolo – non comincia già dalle squadre di lavorazione o dai reparti di officina, ma dal Soviet locale amministrativo, eletto direttamente dai lavoratori (aggruppati, se è possibile. per comunità di lavoro).

Il Soviet, per fissare le idee, di Mosca, viene eletto dai proletari di Mosca in ragione di 1000 per ogni delegato. Tra questo e gli elettori non vi è nessun organo intermedio. Da questa prima designazione partono le successive, al congresso dei Soviet, al comitato esecutivo, al Governo dei commissari.

Il consiglio di fabbrica prende posto in un ingranaggio ben diverso: in quello del controllo operaio sulla produzione.

In conseguenza, il consiglio di fabbrica, costituito di un rappresentante per ogni reparto, non designa il rappresentante della fabbrica nel Soviet comunale amministrativo-politico: questo rappresentante è eletto direttamente e indipendentemente.

In Russia i consigli di officina sono il punto di partenza – subordinatamente sempre alla rete politica dei Soviet – di un altro sistema di rappresentanza: quello del controllo operaio e dell’economia popolare.

La funzione di controllo nell’officina ha valore rivoluzionario ed espropriatore solo dopo che il potere centrale è passato nelle mani del proletariato.

Quando la protezione statale borghese è in piedi ancora, il consiglio di fabbrica non controlla nulla: le poche funzioni che consegue sono il risultato della tradizionale politica: a) del riformismo parlamentare; b) della azione sindacale di resistenza che non cessa di essere un arrampicamento riformista.

Conchiudiamo: non ci opponiamo alla costituzione dei consigli interni di fabbrica se li chiedono le maestranze stesse o le loro organizzazioni.

Ma affermiamo che l’attività del Partito comunista deve impostarsi su altra base: sulla lotta per la conquista del potere politico.

Questa lotta può trovare campo opportuno nella creazione di una rappresentanza operaia: ma questa deve consistere nei consigli operai di città o di distretto rurale direttamente eletti dalle masse per essere pronti a sostituire i consigli municipali e gli organi locali del potere statale nel momento del tracollo delle forze borghesi.

Affacciata così la nostra tesi, ci ripromettiamo darne un’ampia documentazione e dimostrazione, salvo a compendiare il nostro lavoro in una relazione al prossimo convegno della frazione comunista.