Due rivendicazioni permanenti: Aumento del salario base e diminuzione dell’orario di lavoro
Kategorijas: Labor productivity, Union Question, Wages
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Nella storia della lotta del proletariato contro lo sfruttamento capitalistico, due sono sempre state le rivendicazioni fondamentali che i proletari istintivamente assunsero a bandiera di ogni loro ribellione: AUMENTO DEL SALARIO BASE e DIMINUZIONE DELL’ORARIO E DELLO SFORZO DI LAVORO. L’una non è separabile dall’altra in quanto una reale diminuzione del tempo di lavoro è impossibile senza una corrispondente maggiorazione di salario, e l’aumento del salario per essere una conquista non effimera presuppone una parallela lotta per la riduzione della giornata legale di lavoro.
Lo sviluppo storico del capitalismo ha dimostrato ai proletari (i marxisti lo sapevano già in precedenza) che su tali rivendicazioni non si è mai registrata una conquista durevole: le crisi, le guerre, le riprese produttive, lo svolgimento generale della produzione capitalistica hanno sempre compromesso ogni conquista economica anche se, come quella delle otto ore ottenuta attraverso generali ed aspre lotte operaie. Il valore delle battaglie combattute per queste rivendicazioni sta prima di tutto nella crescente solidarietà che esse creano fra gli operai, qualunque sia la sorte delle conquiste di volta in volta ottenute, e nella consapevolezza dei proletari in lotta che la soluzione dei loro fondamentali problemi di vita anche quotidiana è legata alla lotta contro tutto lo schieramento di classe della borghesia, protetto dal suo Stato e benedetto dalle diverse Chiese.
In questa prospettiva, ogni piattaforma economica avanzata dalle organizzazioni operaie ha un valore soltanto se non si limita a rivendicare la riduzione generale, a tutti i livelli della giornata di lavoro (che oggi è ferma alle otto ore solo formalmente, mentre in realtà le supera) e l’aumento generale del salario base per ogni categoria, settore ed azienda, indipendentemente dalle differenziazioni di qualifica e di salario che il processo della produzione capitalistica determina in seno alla classe operaia, ma ribadisce i seguenti principi fondamentali, ricollegati alle necessità della guerra di classe del proletariato contro la borghesia sfruttatrice.
1) LA LOTTA PER LA RIDUZIONE DELLA GIORNATA DI LAVORO
Che già oggi il famoso progresso tecnologico dovrebbe permettere di accorciare ad almeno sei ore (ammessa una settimana di sei giorni) HA SENSO SOLO SE INTEGRATA DALLA LOTTA PER LA SOPPRESSIONE DEL LAVORO STRAORDINARIO. La formula confederale della “non obbligatorietà” del lavoro straordinario equivale in pratica ad una sua accettazione e tolleranza.
2) LOTTA CONTRO COTTIMO E PREMI
LA RIVENDICAZIONE DELLA SOPPRESSIONE DEL LAVORO STRAORDINARIO E DELLA RIDUZIONE GENERALE DEL TEMPO DI LAVORO NORMALE SONO INSEPARABILI DALLA LOTTA CONTRO IL SISTEMA DEL LAVORO A COTTIMO E CONTRO I PREMI DI PRODUTTIVITÀ, mezzi con cui il capitale riguadagna il tempo perduto con la diminuzione della giornata lavorativa, intensifica lo sforzo fisico del proletario e crea nella classe operaia differenziazioni di trattamento e quindi di interessi. Non una parola su questi problemi è contenuta nelle piattaforme rivendicative dell’organizzazione sindacale ufficiale: al massimo si chiede l’illusorio controllo sui cottimi e sui premi.
3) AUMENTO DEL SALARIO BASE
A SUA VOLTA L’AUMENTO DEL SALARIO BASE PRESUPPONE:
a) l’unificazione delle innumerevoli voci che oggi compongono la remunerazione della forza lavoro;
b) LA FISSAZIONE DI UN SALARIO BASE CHE RISPONDA ALLE NECESSITÀ DI VITA DEGLI OPERAI (finché non hanno la forza di abbattere le mura della galera capitalistica) senza costringerli a completarlo con l’erogazione di ore supplementari di lavoro o col ricorso al cottimo e all’arma ricattatoria dei premi di produzione;
c) LA RIDUZIONE AL MINIMO DELLE DIFFERENZIAZIONI DI SALARIO FRA CATEGORIA E CATEGORIA, FRA ZONA E ZONA, FRA LAVORO MASCHILE E LAVORO FEMMINILE, FRA ANZIANI E GIOVANI;
d) LA RIDUZIONE AL MINIMO DELLE QUALIFICHE E RELATIVE DIFFERENZIAZIONI SALARIALI;
e) ANCORA UNA VOLTA LA SOPPRESSIONE DEI PREMI DI PRODUZIONE, E LA RIPRESA DELLA STORICA LOTTA CONTRO IL LAVORO A COTTIMO.
Senza questi postulati, è chiaro che le stesse rivendicazioni permanenti della riduzione del tempo di lavoro e dell’aumento generale del salario, rimangono illusorie e prive di valore ai fini dell’organizzazione del proletariato in un blocco unitario contro il capitale. Le piattaforme rivendicative delle organizzazioni sindacali opportuniste non solo tacciono su questi punti, ma aggravano la situazione insistendo precisamente su una moltiplicazione delle qualifiche, sull’aumento dei premi di produzione e sulla integrazione del salario base nazionale a livello delle aziende. In nessuna si trova l’affermazione che il salario deve essere aumentato proporzionalmente PIÙ PER LE CATEGORIE OPERAIE PEGGIO RETRIBUITE E IN PARTICOLARE PER I MANOVALI.
Su questi punti, in merito ai quali ritorneremo con maggiori chiarimenti in successivi articoli, noi non ci stancheremo di batterci parallelamente alla rivendicazione dell’estensione massima delle lotte rivendicative fino allo sciopero generale di ogni singola categoria e di TUTTE le categorie fraternamente unite.