La Rivoluzione Russa Pt.2
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Gli aspetti dell’enigma
Il regime moderno e capitalistico determina le condizioni della guerra moderna. Lo Stato borghese è una compagine tale da resistere ai cimenti di una crisi così acuta e prolungata come l’attuale. Lo Stato pre-borghese russo si è spezzato nella prova: troppo poco moderno, troppo poco “civile”, esso era inadatto alla guerra.
Le forze che lo minavano, anziché attenuarsi come é avvenuto per il proletariato rivoluzionario negli Stati capitalistici, furono dalla guerra agevolate nel compito che da decenni perseguivano, e la Rivoluzione vinse. Alcuni giorni di battaglia nelle vie della capitala, e il mostro abbeverato di sangue è finalmente prostrato. I partiti che ne invocarono l’abbattimento saltano dalla loro opera di demolizione in quella di ricostruzione. E la guerra che ha determinato il loro trionfo, intanto continua. È la crisi terribile di forze sociali e di programmi che si apre dinanzi agli occhi del mondo.
Gli spettatori del dramma attraverso il cupo velario della guerra, stentano a seguirne le fasi ed a prevederne gli scioglimenti. Il fatto guerra che per noi giganteggia fa dimenticare che la rivoluzione russa é un fenomeno di politica interna e di lotta fra le classi che dura da più di cinquanta anni, e che la guerra scoppiata tre anni fa é stata per essa l’occasione, non la causa. E la chiave dell’enigma viene cercata nell’intreccio della tragedia bellica. Siccome questa per le masse che bevono grosso non agisce che in due sensi opposti sulla stessa linea, per i tedeschi o per l’Intesa, l’opinione pubblica é facilmente condotta dai suoi abituali manipolatori a trovare la spiegazione che a loro conviene. L’antitesi Czarismo-Rivoluzione deve essere adagiata sulla antitesi di guerra. Ed allora: lo czarismo si era messo d’accordo con i tedeschi e tramava la pace, la rivoluzione si é fatta per intensificare la guerra a lato dell’Intesa. Ma questa spiegazione troppo chimerica dopo breve tempo non regge più, e poiché il fatto guerra non ha che quei tali due aspetti inversi suggestivi, ecco che bisogna dire e stampare il rovescio: la rivoluzione vuole la pace, e si é fatta per uso e consumo dei tedeschi; speriamo, per il bene dell’Intesa e della democrazia, che ritorni lo Czar!
Indagine obiettiva
Ma la nostra indagine segue ben altre vie, immune come é da daltonismo bellico.
Tre principali gruppi di forze sociali e politiche sono in giuoco nel periodo che precede la rivoluzione: l’assolutismo sostenuto dall’alta burocrazia, dalla casta militare, dal clero, dalla nobiltà terriera; la borghesia costituita dalla industria nascente e dai ceti del mondo degli affari e della cultura che convergono intorno ad essa: il socialismo, seguito dal proletariato industriale – ove esiste – e dalle masse agrarie secondo un processo sui generis, e capeggiato da molti intellettuali idealisti. Quale il giuoco di queste tre forze nella politica interna del paese? Quale l’atteggiamento di ciascuna di esse nella politica estera e dinanzi alla guerra?
La politica dello czarismo
Lo czarismo poggiava su un conglomerato di istituti tradizionali non suscettibili di adattamento alle nuove esigenze dei tempi.
Come le forme medioevali del potere, che affermavano di detenere da Dio il diritto di dominare una massa di esseri inferiori, fatti per servire, la autocrazia moscovita non ammetteva transazioni all’esercizio illimitato del suo potere. Sono soltanto i governi del regime capitalistico, non secondi forse a quelli del regime feudale nella effettiva onnipotenza e certo superiori ad essi nel controllo delle più svariate attività dei gruppi sociali e degli individui, che possono intendere ed esercitare la politica a doppia faccia della libertà apparente e dell’intensificato sfruttamento delle classi dominate. La borghesia, sebbene schiava di tremende contraddizioni interne che esasperandosi ne avvicinano il tramonto, ha una grande elasticità ed infinite risorse che valgono a fronteggiare l’avanzata delle rivendicazioni proletarie e a difendere efficacemente l’ossatura ancora salda delle sue istituzioni essenziali.
Il regime rappresentativo e una certa larghezza lasciata alle forme platoniche di protesta contro le nequizie del suo dominare, costituiscono, per essa, una valvola di sicurezza, e nello scaricarla e caricarla secondo le esigenze del momento politico sta la abilità dei suoi uomini di Stato.
Lo czarismo non poteva intendere questa dinamica di governo, ed era un assurdo storico pretendere che la adottasse.
La sua via era tracciata inesorabilmente nel conato di comprimere e soffocare le valvole fino a che l’eccesso della pressione non avesse infranto le pareti che tentavano di contenere le espansioni irresistibili delle energie sovvertitrici. La concessione di un regime pseudo-rappresentativo dopo i disastri ed i moti del 1905 ebbe un valore episodico, perché fu seguita da un rapido ritorno al dispotismo autentico con le sue successive modifiche ai metodi di suffragio, mentre la reazione più feroce imperversava moltiplicando fatalmente le sue vittime ed i suoi avversari.
É noto (ed osserveremo qui in parentesi che non é nostro intendimento rifare la storia dei precedenti della rivoluzione russa, nota ai nostri lettori per altre fonti ad essi familiari, come l’opuscolo di “Junior” ed altre pubblicazioni del Partito), è noto come la politica estera dello Stato russo, pur così minato dai contrasti interni, si era orientata negli ultimi anni verso un temerario imperialismo.
Le ambizioni espansionistiche della Russia nell’Asia Minore e in Persia trassero l’Europa sull’orlo del conflitto per la rivalità fra lo Stato moscovita e l’Inghilterra; e le mire sull’Estremo Oriente scatenarono la guerra con il Giappone, amico e poi alleato della Gran Bretagna, guerra il cui esito rovinoso costrinse l’impero dello Czar a un periodo di raccoglimento.
Ma dopo il 1905 la Russia intensificò la sua politica panslavista nella Penisola Balcanica, politica della quale le ragioni etniche e nazionali erano un trasparente pretesto, perché sotto lo scettro dello czar gemevano in una identica oppressione, non certo preferibile a quella austriaca od ottomana, cento diverse nazionalità. La politica estera russa contribuì notevolmente allo scatenarsi delle guerre balcaniche, creando all’Austria ed alla Germania quella situazione in cui era il germe non soffocabile della guerra mondiale.