International Communist Party

Il Comunista 1922-01-29

La discussione sul fronte unico nel P.C. di Francia

PARIGI, 27.

Ieri demmo uno sguardo generale ai due opposti atteggiamenti sorti sul P.C. di Francia, di fronte alla proposta di fronte unico per la difesa proletaria contro la reazione borghese.

È bene esaminare più da presso gli argomenti dei quali, nelle discussioni avvenute nella Conferenza dei segretarii federali si son serviti i due principali oratori delle opposte correnti, compagni Frossard e Rappoport.

Frossard, innanzi tutti, pone una questione di competenza. Egli crede che non la conferenza indetta dal C.E. della III Internazionale pei primi di febbraio, ma il IV Congresso dell’I.C. può decidere sulla questione del fronte. Egli nota inoltre che contemporaneamente alla convocazione della Conferenza mondiale si sono già fatti passi verso l’Internazionale 2 ½ e quella di Amsterdam.

Frossard si pone poi il quesito: «cos’è dunque il fronte unico?». E trova risposta in alcuni brani di Radek, nei quali, dopo aver accennato al compito attuale dell’I.C., che non è la preparazione e l’allenamento delle forze che sferreranno un giorno questo assalto, ne deduce che nella odierna situazione rivoluzionaria, ai comunisti è assolutamente impossibile guadagnare le masse, in quei paesi in cui le organizzazioni socialdemocratiche hanno profonde radici: quindi ai comunisti conviene incoraggiare l’andata al potere dei socialdemocratici.

Frossard respinge questa tesi, affermando che quand’anche egli pensasse che in Francia od in Germania i socialdemocratici stessero lì lì per prendere il potere, egli non direbbe mai che quella gente deve prendere il potere prima di noi.

Fa suo il concetto del fronte unico, per quel che concerne la necessità di andare verso le masse, preoccupandosi delle loro rivendicazioni immediate.

E subito dopo si pone il quesito più delicato ed importante: «Il fronte unico deve consistere nell’azione di massa, senza e contro i capi, ovvero l’azione d’accordo coi capi?». Citando numerosi brani di Zinoviev, delle tesi proposte dal C.E. dell’I.C. sul fronte unico, l’oratore dimostra che il fronte unico dovrebbe avere ripercussioni elettorali, parlamentari, governamentali.

Riferendo tale questione alla situazione francese, Frossard dimostra che l’attuazione del fronte unico così inteso, sarebbe la rovina del movimento comunista francese. Non è possibile pretendere che organizzazioni sorte da una scissione si uniscano di nuovo con la parte dalla quale al loro sorgere di separarono. La unità di azione ricondurrebbe all’unità di organizzazione.

Frossard constata che non tutti i partigiani del fronte unico in Francia sono uomini di destra, ma che «tutta la destra del Partito, tutti coloro che sperano nel risorgere dell’unità, sono per il fronte unico».

L’Esecutivo dell’I.C. pensa che la tattica del fronte unico, l’offerta di agire in comune ci permetterà di smascherare i socialdemocratici di fronte alle masse, Frossard repsinge tale presupposto machiavellico.

Passando poi a considerare la tattica del fronte unico dal punto di vista internazionale, l’oratore constata che essa almeno in questo campo presenta gli stessi inconvenienti. Afferma a nome del Comitato direttivo del P.C. di Francia, che nessuno dei componenti di esso andrà alla Conferenza indetta dall’Internazionale 2 ½.

Frossard ricorda che uno dei principali motivi della caduta del governo proletario in Ungheria fu, per esplicita dichiarazione di Bela Kun e di Rakovski, nel fatto che socialdemocratici parteciparono al governo. Afferma che i partiti che tentennano nel conservare atteggiamenti intransigenti, si serviranno del fronte unico per eseguire ogni conversione a destra.

Concludendo, l’oratore sostiene la necessità di documentare all’Internazionale tutti quei pericoli, allo scopo di evitare ogni possibile futura indisciplina nell’azione. Quando la decisione sarà presa, noi piegheremo: ma fino ad allora abbiamo intero il diritto di discussione.

Nell’azione di massa, il fronte unico si realizzerà automaticamente quando sarà imposto dalla necessità. Ma la politica del fronte unico ci farà apparire come un partito di combinazioni politiche.

Concludendo Frossard afferma che la politica del fronte unico dividerebbe le sezioni dell’Internazionale.

Rappoport, che non ha votato per la risoluzione del C.D., parla in difesa del fronte unico. Confuta l’argomento di Frossard, secondo il quale l’unità d’azione determinerà l’unità d’organizzazione.

L’oratore crede precisamente l’opposto. A dimostrazione della sua tesi, constata che la comunanza coi deputati borghesi non ha costretto i comunisti a mescolarsi con essi.

Nota che in Germania non si tratta di costituire un governo insieme ai socialdemocratici, ma di creare un movimento di massa che conduca ad un governo cui partecipino i diversi partiti. Respinge ciò che Zinoviev ha dettato a Branting.

L’oratore si preoccupa di una futura guerra mondiale «che è fatale, se qualcuno non interviene a turbar la festa». Questo qualcuno – afferma Rappoport – sarà il proletariato mondiale che realizzerà il fronte unico. La tattica del fronte unico è, secondo l’oratore, imposta dalla situazione mondiale.

L’internazionale comunista e il fronte unico Pt.2

7. Il profondo processo di evoluzione interna, iniziatosi nella classe operaia europea e americana parallelamente alla sua nuova situazione economica, pone i dirigenti e i diplomati delle Internazionali 2 e 2 ½ e di quella di Amsterdam nella necessità di mettere al primo piano la questione dell’unità. Se per gli strati operai che si destano ad una nuova vita cosciente benché ancora inesperta, la parola d’ordine del fronte unico rappresenta una tendenza sincera a raggruppare le forze degli oppressi contro l’assalto dei capitalisti, per i capi, invece, delle Internazionali 2 e 2 ½ e di quella di Amsterdam, il fatto di proclamare il motto dell’unità non è che un nuovo tentativo di ingannare gli operai e di attirarli in un’altra maniera sull’antica via della collaborazione di classe. Il pericolo imminente di una nuova guerra imperialista, l’aumento degli armamenti, i nuovi trattati segreti delle potenze imperialiste, tutto ciò non soltanto spinge i capi riformisti a dare l’allarme e a servire con i fatti l’unione internazionale delle forze operaie, ma non mancheranno di suscitare tra di essi gli stessi dissensi che nella borghesia internazionale. Questo fatto è tanto più inevitabile in quanto la solidarietà dei socialisti riformisti con la propria borghesia nazionale, costituisce la pietra angolare del riformismo. Queste sono le condizioni generali nelle quali l’Internazionale comunista e le sezioni debbono precisare il loro atteggiamento a proposito della parola d’ordine del fronte unico proletario.

8. Il Comitato Esecutivo dell’Internazionale comunista crede che nella presente situazione la parola d’ordine del III Congresso mondiale dell’Internazionale comunista: «Andiamo alle masse!» e gli interessi generali del movimento comunista esigono da parte dell’Internazionale comunista e delle sue sezioni l’accettazione del fronte unico proletario e il dovere di prenderne dovunque l’iniziativa. La tattica dei Partiti comunisti si inspirerà alle condizioni particolari dei diversi paesi.

9. In Germania l’ultima riunione del Consiglio nazionale del Partito si è dichiarata per l’unità del fronte proletario e per l’appoggio ad un eventuale «governo operaio unitario» che fosse disposto a combattere seriamente il potere capitalista. L’Esecutivo dell’Internazionale comunista approva senza riserve questa decisione, persuaso che il P.C. tedesco, salvaguardando la sua autonomia politica, potrà così penetrare tra i più larghi strati del proletariato e rafforzarvi l’influenza comunista. In Germania, più che altrove, le grandi masse comprendono sempre meglio che la loro avanguardia comunista aveva ragione di rifiutarsi di depositare le armi nei momenti più difficili e di denunziare l’inutilità assoluta dei rimedi riformisti a una situazione che soltanto la rivoluzione proletaria potrà risolvere. Perseverando su questa via il Partito tedesco non tarderà ad attirare intorno a sé tutti gli elementi anarchici e sindacalisti che si rifiutano ora di unirsi all’azione delle masse.

10. In Francia il Partito comunista riunisce la maggioranza degli operai organizzati politicamente. Il problema del fronte unico offre dunque in Francia un aspetto assai diverso che negli altri paesi. Ma anche qui è necessario che tutte le responsabilità della rottura del fronte unico operaio ricadano sui nostri avversari. La frazione rivoluzionaria del sindacalismo francese combatte giustamente la scissione nei sindacati e difende l’unità della classe operaia sul terreno economico. Ma questa lotta non deve limitarsi alle officine. L’unità non è meno necessaria contro la reazione, contro la politica imperialista, ecc..

La politica dei riformisti e dei centristi, dopo aver provocato la scissione nel partito, minaccia ancora l’unità sindacale, ciò che prova che Jouhaux, come Longuet, serve in realtà la causa della borghesia. La parola d’ordine del fronte unico politico e sindacale del proletariato contro la borghesia è il mezzo migliore per far abortire questi preparativi. Qualunque sia il tradimento della C.G.T. riformista, diretta da Jouhaux, Merrheim e C., i comunisti e con essi tutti gli elementi rivoluzionari della classe operaia francese si vedranno costretti di proporre ai riformisti prima di ogni sciopero generale, prima di ogni manifestazione rivoluzionaria, prima ogni azione di massa, di associarsi a quest’azione e appena che i riformisti si saranno rifiutati, di smascherarli di fronte alla classe operaia.

La conquista delle masse operaie apolitiche ci sarà in questa maniera facilitata. Naturalmente questa tattica non impegna affatto il Partito francese a aiutare per es., in periodo elettorale, un restringere la sua indipendenza – ad eventuale blocco delle sinistre – o a tollerare quei comunisti esitanti che rimpiangano ancora la scissione con i social-patrioti.

11. In Inghilterra il «Labour Party» riformista ha rifiutato di accettare nel suo seno il Partito comunista alla stessa stregua delle altre organizzazioni operaie. Ma sotto la pressione delle masse operaie, di cui noi abbiamo rivendicato le aspirazioni, a Londra le organizzazioni operaie hanno deliberato l’ammissione del P.C. nel «Labour Party». A questo riguardo l’Inghilterra costituisce una eccezione. In seguito alle condizioni sue particolari il «Labour Party» forma in Inghilterra una specie di coalizione che comprende tutte le organizzazioni operaie del paese. È compito dei comunisti di esigere con una campagna energica, la propria ammissione nel «Labour Party». Il recente tradimento dei capi delle «Trade Unions» nello sciopero dei minatori, l’offensiva capitalista per i salari, ecc., tutto ciò ha creato un fermento vivissimo nelle masse sempre più rivoluzionarie del proletariato inglese. I comunisti devono convergere tutte le loro forze per penetrare nei più profondi strati della classe operaia con la parola del fronte unico proletario contro la borghesia.

12. In Italia il giovane Partito comunista che ha avuto finora un atteggiamento molto intransigente verso il Partito socialista e i capi traditori della Confederazione del lavoro che stanno per condurre a termine la loro operai di aperto tradimento della causa rivoluzionaria, ha iniziato un’agitazione intensa con la parola d’ordine del fronte unico d’azione proletaria contro l’offensiva capitalista. Il Comitato Esecutivo dell’Internazionale comunista riconosce interamente giusta questa agitazione dei comunisti italiani e insiste soltanto perché sia rafforzata sempre più nella medesima direzione. Il Comitato esecutivo dell’Internazionale comunista è convinto che il Partito comunista d’Italia con perspicacia necessaria, saprà dare a tutta l’Internazionale un esempio di combattività marxista e continuando inflessibilmente a denunziare le esitazioni e i tradimenti dei riformisti e dei centristi, proseguirà un’azione perseverante sempre più larga nelle masse operaie per l’unità del fronte proletario. Naturalmente il Partito italiano non trascurerà niente per guadagnare all’azione comune gli elementi rivoluzionari dell’anarchismo e del sindacalismo.

13. In Ceco-Slovacchia, dove il Partito riconosce la maggioranza dei lavoratori organizzati politicamente, i compiti dei comunisti sono in certa maniera analoghi a quelli dei comunisti francesi. Pur garantendo la propria indipendenza e spezzando gli ultimi legami che lo legano ai centristi, il partito ceco-slovacco deve rendere popolare la parola d’ordine dell’unità del fronte unico proletario contro la borghesia, per rendere evidente il compito di «agenti del capitale» dei social-democratici e dei centristi. I comunisti ceco-slovacchi devono anche intensificare la loro azione nei sindacati rimasti in larga misura sotto il potere dei capi gialli.