La lotta continua
Le gesta della controffensiva fascista, aiutate nell’azione dalle guardie regie e dalle autoblindate che rastrellano i quartieri operai e prendono d’assalto le trincee e le barricate improvvisate dalla generosa azione proletaria, ed altresì dalla circolazione dei treni che insieme alla mobilitazione dello sciopero generale ha permesso i concentramenti degli squadristi, le imprese schiavistiche sono continuate nella giornata di ieri, con l’incendio di sedi e giornali operai.
Le orge di tricolore ed i pretesi passaggi di sindacati operai al fascismo, le soppressioni di amministrazioni locali rosse, completano il quadro sulle cui tinte caricano tutti senza distinzione i giornali borghesi compresi i quattro paltonieri del nittismo.
Ma la resistenza operaia non è crollata. Dove si può si assestano dei colpi e spesso non si manca il segno. Il fascismo imparerà che malgrado l’incredibile somma di vantaggi che ha la sua posizione di combattimento rispetto a noi , non resterà più solo a vantarsi di aver colpito. Lasciando a disposizione della gente schiavista il logico sostegno dello Stato borghese, sarebbe forse bastato che i capi dell’Alleanza del Lavoro non avessero smobilitato lo sciopero nel momento più idiota – se erano dei caconi tanto valeva mollare prima dello scadere dell’ultimatum fascista, e togliere almeno a questo un alibi comodo per azioni preordinate in un piano molto più vecchio dello sciopero, e se erano degli uomini di fede e di lotta non dovevano troncare il movimento proprio quando le rappresaglie stavano per scatenarsi ed avevano bisogno della mobilitazione dell’avversario per localizzare i propri colpi – oggi la situazione sarebbe diversa.
Malgrado tutto, non si illudano i condottieri dell’azione a sfondo fascista e tanto meno i pochi rammolliti che conducono la barcaccia statale, che questa lotta segni la fine della resistenza antifascista; la verità è l’opposto, [testo illeggibile] non fa che indicare la strada e segnare l’inizio di una disperata guerriglia in cui ogni casa diverrà un fortilizio e l’odio e la maledizione serviranno a forgiare dal nulla le armi quando mancassero ferro ed esplosivi.
Basta vedere che razza di paura ha fatto alla borghesia il semplice invito nostro ai comitati dell’Alleanza per convocarsi e decidere su una nuova ondata di azione rossa.
I capi dell’Alleanza del Lavoro tacciono. Non spiegano che cosa hanno voluto fare, con quali obbiettivi hanno lanciato lo sciopero, perché ne hanno deliberata la cessazione, dietro quali passi e quali accordi, e con chi.
La responsabilità di chi senza dare spiegazioni alle masse che trascina dietro di sé, ingaggia un’azione che ha sempre svalutata e diffamata, e quando questa rasenta il culmine la stronca improvvisamente, è responsabilità che dev’essere la pietra sepolcrale di metodi e di gruppi dirigenti.
Urge che i lavoratori si sostituiscano a costoro: di qui la proposta da noi fatta.
Intanto il governo del signor Facta emana un suo documento onanistico e buffone con cui invoca la pace tra le fazioni.
Questo testo merita da noi la semplice dichiarazione che per quanto riguarda la “fazione” comunista, la si riconsegna al portalettere con scritto su: “si respinge – Al mittente”.
Non abbiamo bisogno di incomodare la nostra dottrina, secondo cui il proletariato deve prendere la iniziativa della lotta rivoluzionaria di classe.
Prima di arrivare a tanto, basta rilevare l’ipocrisia e l’impotenza che sono servite a vergare la parola dei poteri ufficiali. Raramente essi hanno fatto tanto schifo.
Sotto le parole di pace vi è una minaccia. Non è per i fascisti, è per i rossi. Si preparerebbe un nuovo Novantotto, con stati d’assedio e tribunali eccezionali. Dal punto di vista critico noi potremmo osservare che forse non riuscirà alla borghesia il conciliare la reazione classica di Stato e di polizia con quella moderna del martellamento fascista, che ha bisogno del purissimo ambiente della “libertà”, quella libertà che lasciamo del resto invocare ai minchioni, noi che tendiamo alla dittatura rossa che pesti sulle libertà degli incendiari e degli assassini di oggi. Non si sa quindi quale dei due tipi di repressione sarà per prevalere: i fascisti non paiono disposti a smontare il loro ingranaggio per cedere la bandiera del risamento nazionale ad un qualunque Bava-Beccaris, che non saprebbe condurre i tramways elettrici con la perizia dell’onorevole Aldo Finzi, e supererebbe probabilmente i capi fascisti nella seminagione dell’odio.
Ma se il programma che ha regalato alla vacuità rivoltante del presidente del consiglio il neoministro dell’interno, amico e cooperatore di tattiche socialdemocratiche, dovesse attuarsi, alla minaccia non possiamo che rispondere – questa volta – “si accetta”.
Ormai si sa che nel futuro prossimo della vita italiana, il ballo sarà animatissimo. A voi, signori del governo!