La nostra posizione in seno al Sindacato
Per vie un po’ diverse, i compagni francesi della Fraction Francaise de la Gauche Communiste Internationale sono arrivati, in un loro progetto di risoluzione sulla questione sindacale (pubblicato nel Bulletin d’Information et Discussion dell’aprile-maggio 1946), alle stesse conclusioni tattiche da noi recentemente tracciate.
Premesso che dopo la prima guerra mondiale il sindacato, sotto l’egida della direzione riformista, mirò soprattutto a contenere le agitazioni operaie nel quadro strettamente economico e ad impedirne l’unificazione su scala nazionale, i compagni francesi riconoscono che la posizione odierna del sindacato operaio si è ulteriormente, spostata nel senso di assumere apertamente la difesa, degli interessi capitalistici attraverso la formula della ricostruzione del l’economia sconvolta dalla guerra ricostruzione che può avvenire alla sola condizione di ridurre al minimo la parte di prodotto sociale destinata ai proletari e di potenziare perciò al massimo lo sfruttamento del lavoro. Questo nuovo orientamento, impresso agli organi sindacali dai partiti del compromesso, risponde d’altra parte alle linee generali di sviluppo della società capitalistica verso il totalitarismo economico e l’assoggettamento delle organizzazioni operaie allo Stato, fenomeno storico che non potrà essere né modificato né capovolto dall’eventuale atteggiamento di opposizione che, per fini non di classe ma imperialistici, il partito nazionalcomunista potrebbe essere tentato di assumere.
Alla fine dell’altra guerra, la III Internazionale impostò la sua tattica sulla analisi della posizione dei sindacati nel quadro della società capitalistica così come allora si presentava. Patrocinò dunque la partecipazione dei comunisti ai sindacati sotto la forma delle frazioni sindacali e indicò loro come obiettivo costante la lotta contro l’influenza della socialdemocrazia nelle organizzazioni operaie; infine, contro l’ultrasinistrismo di chi auspicava l’abbandono dei sindacati e la costituzione di nuovi organismi di massa come soluzione di tutti i problemi posti dalla degenerazione del sindacato, sostenne giustamente che la costituzione di nuovi organismi non può essere il prodotto della volontà o della propaganda dell’avanguardia comunista, ma può emergere soltanto dall’apertura di una crisi rivoluzionaria, dal combattività delle
masse.
Evidentemente, l’evoluzione ulteriore del sindacato impone di approfondire e precisare questa tattica.
Le direttive devono essere questo:
a) partecipazione al sindacato finché questo continua a rappresentare l’antagonismo capitale-lavoro e, riunendo le masse lavoratrici, permette ad esse di condurre efficaci lotte rivendicative, e finché, d’altra parte, gli operai nel loro insieme, sotto la spinta e la pressione degli avvenimenti, non si orientino verso altre forme e mezzi di lotta; ma, nel contempo, netta delimitazione dalla direzione sindacale e aperta denuncia della sua politica di dispersione delle energie operaie e di appoggio al potere dello stato. („Non si commetterà mai l’errore di credere che la reintegrazione più o meno forzata dei sindacati possa avere un senso di classe indipendentemente dalla situazione politica, o che sia possibile circoscrivere il fenomeno della diserzione di tali organismi con un metodo che non sia quello della lotta delle frazioni sindacali nel loro seno”);
b) rifiuto della scissione sindacale e della costituzione di nuovi organismi sulla base dell’esperienza negativa tedesca e olandese, finché la situazione non ponga tale problema all’ordine del giorno e permetta di risolverle senza ricadere nella situazione di prima;
c) critica del postulato sindacalista secondo il quale il ritorno del sindacato alla sua posizione di classe può essere il frutto di una propaganda di riforme dell’attuale Confederazione attraverso votazioni maggioritarie in assemblee e congressi. E’ esclusa dunque la tattica della conquista parziale e progressiva della direzione sindacale da parte dei rivoluzionari, ed è scartata la prospettiva che alla direzione dell’attuale Confederazione coesistano comunisti internazionalisti e socialcomunisti. La tattica nostra si fonderà sugli sviluppi della situazione, la quale, alla solidarietà dell’apparato sindacale e di quello dello Stato, rende difficile lo scoppio di lotte sindacali di grande respiro, potrà in un futuro non lontano porre al proletariato problemi ben precisi di classe. I comunisti internazionalisti, secondo il rapporto delle forze, l’influenza della organizzazione politica rivoluzionaria, le iniziative del proletariato ecc., o si limiteranno alla denuncia delle responsabilità della dirigenza sindacale, o passeranno all’agitazione a favore della sua rimozione integrale e alla formazione di una direzione sindacale di classe, o infine parteciperanno alla costituzione delle nuove forme di organizzazione sorgenti dalla lotta ed alla loro estensione su scala nazionale.
Veicolo per tale azione è la frazione sindacale dell’organizzazione politica, la quale prende le sue decisioni e direttive sotto la guida degli organi responsabili del Partito, ma può presentarsi come la frazione di tutti i lavoratori che, senza appartenere formalmente all’organizzazione comunista, aderiscono alla sua politica sindacale.
Il lavoro delle frazioni sindacali comuniste internazionaliste non consiste nell’elaborare e propagandare un programma generale di rivendicazioni immediate come tappa transitoria da raggiungere; ma, pur partecipando alla lotta per queste o quelle rivendicazioni concrete venutesi a porre nel sindacato o nel luogo di lavoro, consisterà soprattutto in una opera di chiarificazione della coscienza politica delle masse e nel sollevare nelle assemblee il problema dell’orientamento attuale del sindacato e combatterne le manifestazioni politiche. Esse dovranno soprattutto insistere su questi punti:
1) difesa del diritto di sciopero contro il principio della collaborazione di classe, solidarietà piena con tutte le manifestazioni di classe in seno ai sindacati e boicottaggio degli organi misti di controllo e gestione in quanto organi di collaborazione;
2) lotta contro l’allineamento della C.G.L. sul fronte politico borghese (questione istituzionale, politica estera, ecc.) e contro il suo assoggettamento allo stato. Particolare rilievo va dato alla lotta contro l’illusione riformista che la «nazionalizzazione e l’intervento dello Stato nell’economia rappresentino un passo avanti verso il socialismo e che siano perciò conquiste » da difendere;
3) denuncia della nuova Internazionale sindacale come organo destinato ad agganciare le masse operaie di tutti i paesi al piano borghese di ricostruzione e alle soluzioni territoriali capitalistiche.
„La lotta dei comunisti non mira né alla formazione di nuovi organismi né alla scissione sindacale né alla riforma dell’attuale CG.L., ma allo sviluppo della coscienza di classe delle masse e al rafforzamento della organizzazione politica, condizioni essenziali della rinascita di organismi di massa a natura classista, quali che siano per essere le forme che lo sviluppo della situazione darà loro”.