Międzynarodowa Partia Komunistyczna

Il Comunista 1921-03-17

La battaglia dei comunisti nei Sindacati

L’untuosità unitaria dei bonzi

Le cose al Congresso della Confederazione del Lavoro si sono svolte in tal modo, il lavoro fattovi dai capeggiatori è stato così sporco, che non conviene ad essi farvi subito troppo chiasso attorno. Le masse potrebbero sentir rumore, specie quelle dirette dai «massimalisti» che hanno a Livorno mandato giù con tanta buona grazia tutto ciò che ai riformisti è piaciuto di propinare loro. Egli è per questo che l’organo ufficiale della Confederazione, che si accinge a diventare quotidiano (ed è in ciò un altro indizio del puro laburismo nel quale si va squagliando il P.S.I.) non si pone a gridare troppo forte la sua soddisfazione, ma dedica tutto il primo numero post-congressuale alla pubblicazione di un resoconto interminabile quando tendenzioso del Congresso, che è poi quel medesimo che tutti hanno già letto sulle rivoluzionarie colonne dell’Avanti! (altro indizio come sopra). Non vi sono che poche parole di commento, fredde fredde, nelle quali il canto della vittoria è elevato in tono minore.

Certe vittorie bisogna annunziarla sottovoce. Sono quelle ottenute non attraverso la chiara e forte affermazione del proprio obiettivo, ma attraverso la doppiezza e l’insidia. Molti organizzatori massimalisti sono intenti a riferire in provincia ai loro rappresentanti che Mosca ha vinto contro Amsterdam; alcuni per ingannare, altri per essere stati ingannati. Non è il caso quindi che i compari della destra alzino troppo la voce per esaltarsi nel loro successo.

Ed allora il giornale confederale si mostra misuratissimo. Le insolenze contro i comunisti le lascia al resoconto … preso dall’Avanti!, e si limita molto nelle espressioni editoriali.

La discussione sulla relazione morale? «I dirigenti confederali hanno saputo dimostrare che non si poteva fare di più e di meglio». Ecco tutto. Bravi davvero! Non si poteva dimostrare di più e di meglio …

I rapporti col partito? Oh, semplicissimo. «Si è tracciata una linea logica che dovrà essere sviluppata con ulteriori fraterni accordi». Che commozione!

I rapporti internazionali? Avvicinatevi che i bonzi confederali ve lo dicono in un orecchio: «in seguito all’esito del Convegno dei sindacati di sinistra, convocati in virtù della convenzione di mosca, si prenderanno decisioni definitive». Il Congresso è stato scomodato per poco davvero! Le cose stanno come prima, i massimalisti restano al seguito del riformismo più destro, nella coorte di Amsterdam, senza nessuna rettifica della rotta per tendere a Mosca.

Una cosa di cui l’estensore dello scheletrico commento crede di potersi compiacere a voce un po’ più spiegata è la riaffermazione della unità proletaria, a cui tutti hanno aderito, e che avrebbe sanate tutte le diatribe (sic) ed i dissensi precedenti. Ci sarebbe stato persino un nobilissimo ordine del giorno ed una aristocratica unanimità.

Il congresso confederale, quando si pensi a questo, prende un po’ il carattere dei drammatici a lieto fine. Non si è fatto come al congresso del partito, tenuto poche settimane addietro nello stesso locale; anziché lasciarsi per sempre e con un po’ po’ di broncio, i contendenti feroci dei giorni precedenti si sarebbero riavvicinati per dirsi che s’era scherzato e che nelle ampie braccia dell’unità tutti avrebbero trovato l’oblio dei vituperi scambiatisi. Perfino l’anarchico Stagnetti ha sciolto un inno all’unità dei lavoratori organizzati che «al disopra delle tendenze» dovrebbero un giorno trovarsi miracolosamente uniti sul terreno della lotta rivoluzionaria …

Ora diamoci una parola chiara su questa formola gesuitella dell’unità sindacale; spieghiamo ancora una volta il senso e la portata della tattica sindacale dei comunisti. Noi comunisti, in Italia come altrove, seguiamo rigorosamente la norma di non abbandonare in nessun caso i grandi organismi sindacali che sono tuttora diretti dalle altre scuole politiche da noi ritenute controrivoluzionaria; e ciò, lo dicemmo altra volta, tanto per coerenza alla nostra dottrina marxista e alle soluzioni che essa dà ai rapporti tra partito e sindacati, quanto per disciplina alle decisioni del secondo congresso dell’Internazionale Comunista. Noi crediamo che il proletariato è e sarà tutt’altro che unanime nella lotta rivoluzionaria, che esso si dividerà in campi opposti in quanto una parte, che può anche essere la maggioranza, resta dominata dalla influenza politica borghese, e che questa divisione debba tradursi nella divisione dei partiti politici, nella contrapposizione delle forze rivoluzionarie organizzate nella Terza Internazionale ai socialtraditori di ogni specie. Non crediamo che una divisione debba compiersi sul terreno sindacale – come credono i sindacalisti per cui l’organo indispensabile della lotta proletaria è, anziché il partito, il sindacato rivoluzionario – ma che su tale terreno i partiti opposti debbano misurarsi per guadagnare le masse; che sia importantissimo per il partito comunista giungere a controllare e dirigere i sindacati che per un naturale processo della evoluzione capitalistica vengono a raccogliere nel loro seno le grandi masse lavoratrici; che il migliore raggiungimento di questo obiettivo si ottenga coll’azione dall’interno, per svolgersi una continua lotta contro i dirigenti.

La organizzazione sindacale non è quindi da noi considerata come un terreno su cui possa stabilirsi una tregua tra i militanti dei vari partiti, ma come l’agone in cui essi scendono per misurarsi tra loro in una lotta senza quartiere. La formola della permanenza nella Confederazione del lavoro, da cui nulla ci farà mai deflettere, né gli inviti degli amici sindacalisti e anarchici né le minacce dei riformisti, non è per noi considerata come un impegno con gli altri elementi politici confederali. Vogliamo starci non per rinnegare il nostro principio che è necessario schierarsi anche contro quella parte del proletariato che, ingannata dai piccolo borghesi, non accetta le direttive rivoluzionarie, non perché crediamo che una collaborazione sia possibile nell’azione sindacale cogli altri partiti che hanno del seguito nel proletariato, ma perché lì si deve portare la più aspra lotta di partito per strappare le masse all’influenza di questi capi che le conducono su falsa strada. Noi restiamo e resteremo nella Confederazione, perché questo è secondo noi il mezzo per accentuare al massimo la nostra opposizione implacabile ai D’Aragona, ai Dugoni, ai Bensi o ai Ramella; e non già perché pensassimo lontanamente che, lasciando il dissenso sul terreno politico e di partito, possiamo aver qualche cosa che ad essi ci ravvicini nell’azione sindacale. Si tratta anzi di combattere costoro, di liquidare costoro, di staccarli, dividerli dalla massa proletaria, che attraverso questa battaglia deve essere guadagnata al comunismo.

L’unità proletaria o sindacale non è dunque per noi un mito o un feticcio, ma una formola tattica. Ad essa ricorriamo come ad un mezzo di lotta, non come per sciogliere inni lacrimogeni che esaltino la illusoria possibilità di una azione concorde di tutte le correnti proletarie, quasi che le divergenze insanabili tra le scuole socialborghesi e quella comunista fossero esercitazioni sportive e non intimi, profondi prodotti della storia.

Anche l’invito alla entrata nella Confederazione agli organismi che, come la Unione Sindacale Italiana ed il Sindacato Ferrovieri, ne sono fuori, messo in quella luce ambigua che provoca il compiacimento peloso di «Battaglie Sindacali», perde non solo ogni senso, ma ogni probabilità di successo. Non è un accordo-pateracchio tra tutte le tendenze attuali militanti nella Confederazione, che chiama altri e più lontani elementi a venire a confondervisi; siamo noi, opposizione rivoluzionaria nella Confederazione, che auspichiamo l’ingresso in essa di altri elementi rivoluzionari di sinistra per accentuare ed agevolare la lotta che ne dovrò scacciare i controrivoluzionari.

Così la nostra aspirazione alla concentrazione del proletariato organizzato prendere il vero suo significato; e nessuno potrà scambiarla per una debolezza verso i riformisti o i socialdemocratici coi quali ci siamo divisi come partito, per incontrarci nella organizzazione, ma non da alleati: da aperti nemici. Ed è solo nella rivoluzione comunista trionfante che il proletariato troverà la propria unità, raggiungendola nella stessa misura in cui aveva respinto da sé gli ingannatori e i disfattisti.

Serenità mistificatrice

Col titolo „Una parola serena”, l’organo magno dei socialisti si decide a parare le nostre botte diritte contro il disfattismo dei nostri ex-compagni. Si tenderebbe dunque ad una elevata e serena discussione?

Noi non crediamo ciò molto più possibile della civile forma di lotta che gli ex tendono a realizzare nei rapporti delle guardie bianche borghesi.

Si ricordi che, nelle discussioni che precedettero il Congresso, da noi comunisti la discussione fu impostata molto alto, sul terreno appunto della critica obbiettiva delle idee. Ci si rispose con ogni sorta di insinuazioni e falsificazioni ingiuriose e cattive, che oltre le nostre persone giungevano a colpire quelle dei compagni che occupavano i primi ranghi tra i benemeriti del nostro ideale, da chi ostentava di voler restare con noi e con l’Internazionale. Dimostrammo di saper rispondere a misura di carbone. Avvenuta la separazione, la polemica è continuata, e continuerà nelle forme che quei signori meritano, nelle sole, anzi, che meritano, dato il loro contegno.

Ad ogni modo è divertente che gli unitari abbiano quasi completamente taciuto dinanzi ai nostri attacchi, e prendano la parola quasi implorando che si torni sul terreno da loro volutamente abbandonato.

Uno sforzo di buona volontà lo potremmo anche fare, se la richiesta di serenità non dimostrasse a prima vista di contenere e di coprire altre mistificazioni sleali.

L’articolo dell’Avanti! infatti imposta la discussione su di una premessa totalmente falsa. Esso prende le mosse dalla nostra accusa di disfattismo, ma la formula in un modo che mai ci siamo sognati di enunciare. Noi vorremmo, secondo il nostro contraddittore, affibbiare ai socialisti la responsabilità di avere scatenato il fascismo con la loro propaganda di violenza.

Ci trovino i socialisti uno di noi che abbia scritta una così grossa bestialità e noi ci impegniamo a sbatterlo fuori dal Partito Comunista, e, per maggior vergogna, ove essi consentano, a regalarlo al Partito Socialista.

La lezione marxista che l’Avanti! tira fuori per smantellare quell’immaginario punto di vista, è dunque completamente oziosa. Le cause della violenza fascista non consistono per noi nel verbalismo di certi rivoluzionari, sono molto più in là, anche più in là della guerra. La violenza proletaria è una indeprecabile necessità storica, contro la inevitabile violenza reazionaria borghese; entrambe sorgono parallelamente dalla natura dei rapporti sociali capitalistici; anche senza l’accelerazione della crisi rivoluzionaria derivata dalla guerra, il ricorrere del proletariato alla violenza, come una sua iniziativa, per una azione offensiva (e non soltanto per difendersi quando eventualmente la borghesia passasse ad attacchi diretti violando le stesse sue leggi e concessioni) era cardine fondamentale del metodo marxista. Non ci saremmo né ci siamo sognati di rivolgere ai massimalisti rientrati l’accusa di avere scatenata l’odierna violenza dei bianchi.

Come, dunque, discutere serenamente con chi cambia le carte in tavola?

Tuttavia chiariremo ancora la questione, per dimostrare all’evidenza quale sia la inoppugnabile responsabilità contro-rivoluzionaria dei nostri compagni di ieri, quale sia l’abisso che oggi separa il nostro metodo dal loro.

Essi hanno la colpa gravissima, dopo aver parlato alle masse della necessità della violenza e della dittatura proletaria (predicazione che si deve fare con serietà e coscienza) di non avere nulla fatto per prepararle ed organizzarle per l’azione rivoluzionaria, in quanto hanno tollerato che la minoranza di destra del Partito svolgesse contemporaneamente la propaganda della non violenza e della non dittatura; hanno lasciato che in tutti gli episodi della lotta di classe nei quali, anche mancando la possibilità della finale azione rivoluzionaria, si può e si deve esercitare e rafforzare la capacità di azione delle masse, le decisioni da prendere fossero influenzate dai capi parlamentari e sindacali appartenenti a scuole che, per partito preso, rifuggono da quelle finalità.

Finalmente oggi quelli che furono i massimalisti si sono senz’altro portati sul terreno dei loro avversari, che avevano battuti a Bologna con grande sfoggio di superficialità e di leggerezza declamatrice rivoluzionaria. I documenti di questa conversione sono da noi stati dati con abbondanza e non occorre ripeterli.

Ma noi sappiamo che il capo della compagnia è anche il più furbo di tutti, ed anche il miglior demagogo. Noi vediamo che egli vorrebbe frenare un po’ la marcia verso destra. All’estrema destra egli vuole arrivarci, ma senza un’eccessiva fretta che potrebbe tutto guastare. Ed escogita formule intermedie.

L’articolo che discutiamo non è una elucubrazione teoretica. Mai più. Alcuni compagni esteri hanno avuto la ingenuità di mettersi a discutere certe affermazioni del Serrati come se fossero il risultato di un organico atteggiamento dottrinale. Così per la famosa tesi: la violenza si, ma come atto finale risolutivo; che corrispondeva invece ad un ripiego polemico del momento e come tale andava trattato.

Così avviene oggi con un altro argomento che sfodera il Serrati: quello dell’individualismo (?) che avrebbe contrapposto le azioni frammentarie e sporadiche che susseguono „ad ogni colpo di rivoltella” all’azione metodica e preparata voluta dal comunismo.

Il Serrati dà del volontarista agli altri e non si accorge di fare – per puro incidente polemico – il più volontarista di tutti. Se vi è una affermazione non marxista né determinista, essa sta in questo suo umoristico modo di intendere la preparazione rivoluzionaria; la cui mancata realizzazione egli attribuisce, in modo spassoso, ai difetti speciali del popolo italiano. Il partito di classe dovrebbe rinviare la violenza proletaria al momento in cui si crederà in grado di dare il segnale dell’azione generale e coordinata, ma fino a quel momento dovrebbe avversare, condannare, sconfessare, ogni conflitto tra le forze proletarie e quelle borghesi, sotto pretesto che si tratti di violenza „individuale”; dovrebbe, anzi, impedire che ciò avvenisse!

Invece il nostro concetto si differenzia assai da tutto ciò. Il partito di classe rivoluzionario lavora in base alla esistenza delle condizioni e degli inizi, nell’attuale periodo storico, dello scontro finale tra le classi. Esso si prefigge di aggiungere a questa guerriglia determinata dalle situazioni storiche l’influenza organatrice della sua opera, che deve dare migliore utilizzazione ed efficacia alla ribellione proletaria. Esso non adopera la sua possibilità di prendere iniziative e disporre azioni per assalti isolati, prima che la coordinazione generale dell’attacco sia valutata attuabile con probabilità di successo. Esso si preoccupa, nei conflitti locali ed occasionali che avvengano, di non essere trascinato ad impegnare tutte le forze in condizioni sfavorevoli, ma anche di non perdere terreno nell’opera di preparazione già svolta, e che deve tenere conto dei coefficienti psicologici collettivi. Esso tende a dare alle masse l’impressione che la sua rinunzia ad iniziative di azione rivoluzionaria contiene elementi di forza e non di debolezza, a ribadire la convinzione che si giungerà all’impiego dei mezzi rivoluzionari, e perciò non getta il discredito su di essi. Qui si stabilisce la differenza tra il nostro criterio e quello socialista, anche nella gesuitica forma di pseudo teorizzazione datagli da Serrati.

Nella situazione di questi giorni i socialisti hanno detto alle masse non quello che dice Serrati; cioè: prepariamoci meglio, ma evitiamo gli scontri in questo momento; essi hanno chiaramente detto, rinnegando ogni loro precedente dichiarazione: vedete che cosa terribile è l’uso della violenza, la guerriglia civile? Bisogna che per altre vie si affermi l’avanzata proletaria. L’offensiva fascista non l’hanno scatenata essi: ma la loro colpa è di disarmare la massa credendo di fermarla, appunto perché scioccamente pensano di averla scatenata loro. Ma anche la insidiosa formula dell’Avanti! è disfattista. Essa equivale a disporre una ritirata illimitata, che non potrebbe che rompere la compagine morale e materiale delle forze rivoluzionarie, facendo sì che nella preparazione rivoluzionaria che si voleva garantire sia per sempre compromessa e spezzata, poiché preparazione vuol dire esercizio ed abitudine, collegare alla reale esplicazione degli eventi, correggendoli in misura sempre maggiore ed esatta, non negazione passiva di essi ed attesa nirvanica, che non si può realizzare, o si può a solo vantaggio dell’avversario borghese. E questo è volontarismo negativo, ma non antivolontarismo. Questo vuol dire adoperare quel tanto di influenza positiva di cui si dispone per la causa dell’avversario.

E sul terreno dei fatti la nostra attitudine si è nettamente differenziata da quello che Serrati sostiene, e da quello che in pratica i suoi hanno fatto. Se anche nulla di più avessimo fatto dei socialisti che astenerci dal loro vile linguaggio, questo basterebbe a stabilire, contro il loro metodo la bontà del nostro. Ma la differenziazione ci è stata anche nei fatti. Noi abbiamo detto chiaramente che, pur non prendendo l’iniziativa di una azione generale rivoluzionaria, per la preparazione ideale e materiale del proletariato, e proprio per non essere trascinati verso l’ignoto, o verso il certo tradimento socialista, era indispensabile rispondere alle manifestazioni della violenza bianca coi medesimi mezzi. Anche se noi avessimo solo moralmente proclamata la nostra solidarietà con gli spontanei atti di risposta proletaria, già si sarebbe incisa nei fatti la differenza tra noi ed i socialisti che vilmente li ripudiavano. Ma noi abbiamo data la parola d’ordine ai comunisti di tenersi preventivamente preparati a rispondere in caso di prevedibili attacchi fascisti in certe zone. Noi continuiamo su questa linea d’azione. I fatti ne dimostrano la bontà agli effetti dell’elevamento del morale della massa e del suo inquadramento da parte del Partito, per cui occorre la fiducia in esso, primo aspetto della preparazione ad azioni generali.

I socialisti ed i nostri avrebbero tenuto egual contegno nella partecipazione pratica e nella direzione delle masse in questi fatti? Non è molto comodo discutere certe cose con contraddittori poco scrupolosi. Vuole l’Avanti! i nomi dei socialisti che hanno disertato i posti di responsabilità? Badi bene, noi non ci mettiamo sul terreno idiota di contare… quanti ne abbia ammazzati Tizio e con quanta velocità sia fuggito Sempronio. Questo è l’aspetto esteriore e personale della cosa. Noi parliamo di influenza generale sulle masse della tattica dei partiti e delle disposizioni emanate e attuate. Potremmo agli innumeri esempi di rinnegamento da parte dei socialisti dell’azione proletaria aggiungere la citazione dei nomi di iscritti al PSI che dopo aver partecipato all’azione – non erano dunque dei vili nel senso materiale – hanno detto alle autorità borghesi: da quelli che fanno queste cose ormai noi ci siamo divisi! Potremmo dire altre cose che il tacere è bello.

Resta così più che mai dimostrato che i socialisti del vecchio partito hanno fatto, come autentici socialdemocratici, il gioco della borghesia ripetendo alle masse che si devono ostracizzare i mezzi violenti; resta dimostrato che è un tentativo sballato quello di giustificare la cosa col ripiego che si tratta solo di rinviare l’azione rivoluzionaria al momento opportuno. Simili dichiarazioni sono sempre fatte da tutti i contro-rivoluzionari: esse sono ormai caratteristiche del „centro” che in tutti i paesi tiene bordone al riformismo mentre questo tiene bordone alla borghesia, in quanto questa politica e proprio quella che accortamente disarma le masse e le consegna un giorno smarrite e impotenti alle orge della controrivoluzione.

Statuto del Soviet Internazionale provvisorio dell’Internazionale dei Sindacati Rossi.

Denominazione

L’organizzazione internazionale provvisoria, costituita per decisione dei rappresentanti dei sindacati dei diversi paesi, sarà denominata «Il Soviet (Consiglio) Internazionale Provvisorio dell’Internazionale dei Sindacati Rossi».

Scopi

Il Consiglio Internazionale Provvisorio dell’Internazionale dei Sindacati Rossi assume i compiti seguenti:

1) Egli farà, sulla più larga scala, una propaganda energica delle idee di lotta di classe, di rivoluzione sociale, di dittatura del proletariato e d’azione delle masse rivoluzionarie per la distruzione del sistema capitalistico e del regime del governo borghese.

2) Combatterà la politica di compromesso della borghesia e l’idea di un passaggio pacifico dal capitalismo al socialismo, idea di cui l’Internazionale Sindacale è contaminata.

3) Cercherà di riunire tutti gli elementi della classe rivoluzionaria in un movimento sindacale internazionale e condurrà un’azione energica contro il Bureau Internazionale del Lavoro della Società delle Nazioni, che applica la tattica e il programma della Centrale Sindacale d’Amsterdam.

4) Prenderà, nei momenti più gravi della lotta di classe internazionale l’iniziativa della azione; raccoglierà dei fondi per sostenere gli scioperanti in caso di gravi conflitti sociali.

5) Riunirà le materie, i documenti, le informazioni sul movimento sindacale internazionale ed informerà tutte le organizzazioni aderenti sulla situazione nei diversi paesi.

6) Pubblicherà libri ed opuscoli che trattino il movimento operaio internazionale.

Struttura

In seno al Consiglio avranno un rappresentante permanente i paesi seguenti: Russia, Gran Bretagna, Italia, Spagna, Jugoslavia, Bulgaria, Francia, Georgia e Germania.

Tutti questi rappresentanti devono essere membri di organizzazioni aderenti al Consiglio Sindacale Internazionale. Il Comitato Esecutivo dell’Internazionale Comunista manda un delegato al Consiglio. Il Consiglio elegge un Comitato Esecutivo di tre membri, e fra di essi un segretario generale ed un rappresentante nel Comitato Esecutivo dell’Internazionale Comunista.

Bollettini

Il Consiglio pubblicherà dei bollettini in quattro lingue. Essi saranno intitolati: «Bollettino del Consiglio Internazionale Provvisorio dell’Internazionale dei Sindacati Rossi».

Conferenza

Il Consiglio inviterà a partecipare al Congresso internazionale soltanto i sindacati e le organizzazioni che si pongono nei loro paesi sul terreno della lotta di classe e approvano la dittatura del proletariato1.

Il sistema di rappresentanza alla Conferenza internazionale sarà organizzato come segue: ogni sindacato, federazione o qualsiasi altra organizzazione che conti almeno 500.000 membri, manderà alla Conferenza due delegati, e le organizzazioni i cui effettivi sorpassano la cifra succitata, manderanno un delegato supplementare per ogni mezzo milione di membri organizzati. Gli uffici internazionali dei diversi sindacati di mestiere o di industria manderanno ciascuno un delegato con voto consultivo.

Sede Centrale

Prima della convocazione della conferenza internazionale, che dovrà riunirsi nel 1921 al più tardi, il Consiglio dell’Internazionale siederà a Mosca. Il luogo del Congresso sarà designato in seguito dal Consiglio Provvisorio.

Dopo il voto degli statuti il Consiglio ha tenuto ancora parecchie sedute supplementari ed ha adottato alcuni regolamenti ed istruzioni relativi al disbrigo degli affari. Nel frattempo, parecchie delegazioni sindacali sono arrivate dall’estero per negoziare con il Consiglio in merito alla loro adesione. Sono arrivati: i rappresentanti dei sindacalisti italiani, della commissione centrale dei sindacalisti tedeschi ed una delegazione dei sindacati d’America. I sindacalisti italiani hanno aderito al Consiglio soltanto dopo una lunga discussione sulla posizione della Confederazione Italiana del Lavoro e dopo essersi reso conto della necessità per quest’ultima di distaccarsi immediatamente dal Bureau Sindacale d’Amsterdam e di riconoscere apertamente la politica del Consiglio.

I sindacati tedeschi non hanno ancora oggi preso su questa quistione una risoluzione definitiva, ma anche essi comprenderanno ben presto che non si può rimaner fedeli alla rivoluzione se non ponendosi sulla via da noi indicata. In attesa, il Consiglio manderà i suoi rappresentanti al Congresso dei Consigli industriali (Betriebsrate) che avrà luogo nelle venture settimane; il Consiglio ha deciso di indirizzare un appello ai delegati di questo congresso.

Si son fatti dei tentativi per stabilire un contatto diretto con le altre organizzazioni della Germania, Austria e Svizzera. Inoltre noi speriamo nei prossimi mesi, d’entrare in rapporti diretti con l’Australia, la Nuova Zelanda, l’Africa del Sud e l’America, inaugurando così l’organizzazione di tutta una serie di punti di propaganda attiva.

In Gran Bretagna, si sviluppa già con successo una campagna in favore dell’Internazionale Sindacale Rossa. Un comitato è stato convocato, degli appelli sono stati pubblicati, invitando i sindacati britannici ad abbandonare la via riformista e ad aderire all’azione rivoluzionaria degli operai di tutti i paesi.

I Sindacati russi, fedeli alla causa della rivoluzione, hanno aderito al Consiglio Internazionale con tutto l’entusiasmo di cui hanno dato prova fin dall’inizio della loro attività. Essi hanno fornito soccorsi materiali e pecuniari agli scioperanti di tutti i paesi, ed ogni sindacato industriale russo ha fatto degli appelli speciali agli operai riuniti sotto la sua bandiera invitandoli a fare delle collette a beneficio della rivoluzione proletaria.

***

L’organizzazione della propaganda per il Consiglio è già nel suo pieno sviluppo. Degli appelli sono stati indirizzati agli operai organizzati della Gran Bretagna, America, Germania, India e Francia.

Si sono pubblicati gli opuscoli seguenti: «I Sindacati d’industria ed i sindacati di mestiere»; «Storia dei sindacati russi durante gli ultimi quindici anni»; «L’attività dei sindacati russi»; «Le organizzazioni non sindacali»; «La politica delle tariffe nell’industria (salari in moneta ed in natura)»; «Perché il lavoro a cottimo è applicato in Russia?»; «I sindacati ed il partito Comunista»; «I sindacati ed i Soviets»; «I sindacati, l’armata rossa e la milizia popolare»; «Il lavoro d’educazione dei sindacati»; «I Gialli ed i Rossi (tendenza storica in seno all’Internazionale Sindacale)»; «I mutui rapporti dell’Internazionale Sindacale e dell’Internazionale Comunista»; «I sindacati e gli intellettuali»; «Il controllo operaio nell’industria»; «Cosa ha fatto l’Internazionale d’Amsterdam per la classe operaia?»; «La pace civile ed i sindacati».

In corso di stampa: i «bollettini del Consiglio internazionale» che usciranno ogni quindici giorni in quattro lingue.

Per assicurare la ripartizione della letteratura ed il servizio di propaganda, misure differenti, appropriate al carattere del movimento nei diversi paesi, sono state poste allo studio. Per i paesi dove c’è un antagonismo molto accentuato fra i sindacati, il sistema di organizzazione della propaganda sarà differente da quello che sarà applicato nei paesi ove il movimento è uniforme e l’antagonismo meno pronunciato. Il Consiglio prende delle misure per creare in ogni paese un comitato centrale di propaganda composto di membri dei sindacati rivoluzionari e, dove è possibile, di membri del Partito Comunista. Ove le necessità lo richiedessero, questi comitato saranno costituiti in maggior numero. Essi dovranno fare una propaganda attiva fra tutti i sindacati per mezzo di appelli, di pubblicazioni di giornali operai, d’articoli polemici e di convocazioni di congressi sindacali; essi dovranno attirare oratori, diffondere fra i sindacati la nostra letteratura e fare della propaganda nei centri toccati dal movimento sindacale.

Le diverse organizzazioni sindacali hanno ricevuto delle circolari in cui era chiesto loro di adottare le risoluzioni seguenti:

1) Il Comitato (la Sezione) sottocitata … nella sua assemblea … ha deciso d’invitare il Comitato Esecutivo a cessare ogni relazioone fra l’organizzazione … ed il Bureau Sindacale d’Amsterdam.

2) Il Comitato (la Sezione) sottocitata … nella sua assemblea … ha deciso d’invitare il Comitato Esecutivo dell’organizzazione … ad aderire immediatamente all’Internazionale dei Sindacati Rossi ed a prendere tutte le misure necessaria per l’elezione dei delegati che saranno mandato al Congresso Sindacale Universale, convocato nel 1921, da detta internazionale. Questi delegati riceveranno al Congresso istruzioni alle quali l’organizzazione in questione si sottometterà senza riserve, realizzando la politica rivoluzionaria dell’Internazionale dei Sindacati Rossi, e rispondendo all’appello, all’azione diretta che potrà essere lanciato dal Comitato Esecutivo.

Il Comitato nella sua attività ha effettuato una serie di passi in senso diverso.

L’attitudine dei diversi paesi verso la nostra Internazionale fin dal suo sorgere mostra, meglio di tutto, quanto l’organizzazione di questa internazionale sia necessaria.

L’Internazionale sindacale di Bale e di Ginevra ci ha mandato una dichiarazione, nella quale saluta la creazione dell’Internazionale dei Sindacati Rossi ed annuncia la sua adesione.

I sindacati di Marsiglia si sono egualmente pronunciati in nostro favore ed hanno proposto di romperla immediatamente con la Confederazione Generale del Lavoro di Francia, i ferrovieri francesi hanno egualmente discussa la questione: Amsterdam o Mosca, e per il momento, si sono pronunciati in favore d’Amsterdam con una lieve maggioranza di voti, 155.000 contro 116.000.

Se noi consideriamo il fatto che fra i sindacati non è stata fatta fin’ora alcuna propaganda, il risultato di questo voto è veramente sbalorditivo.

Il primo Congresso dei sindacati di Levante, tenuto poco tempo fa in Azerbaigian, ha deciso di costituire un comitato speciale e di incaricarlo, d’accordo con i suoi rappresentanti, della convocazione di una conferenza di tutti i sindacati della Turchia, Anatolia, Armenia, Persia e Georgia.

Il Consiglio ha fatto inoltre dei passi per avere i suoi rappresentanti al congresso dei sindacati della Bulgaria, allo scopo d’esporvi le proprie idee sulla Conferenza generale dei sindacata balcanici, che si terrà prossimamente in Bulgaria.

Quanto all’Estremo Oriente, il Consiglio non l’ha affatto trascurato; egli ha preso misure per unificare tutti i sindacati della Siberia ed di organizzarli uniformemente. Vi sono state aperte delle scuole per elevare gli operai nello spirito sindacale e per creare in Oriente dei focolai di propaganda.

Per facilitare il lavoro del Consiglio Internazionale in Russia, sono state create delle filiali a Pietrogrado, ad Arcangelo e ad Odessa. Il Consiglio ha organizzato egualmente il proprio Ufficio d’informazioni e d’inchiesta del Lavoro, compito estremamente difficile data la forte disoccupazione; ciò nonostante l’opera intrapresa prosegue attivamente.

Durante i due primi mesi abbiamo soltanto elaborato un programma e creato un apparecchio tecnico per iniziare immediatamente la propaganda; noi siamo riusciti a trovare un’eco simpatica presso i lavoratori sindacati di tutti i paesi con i quali abbiamo legato relazioni permanenti. Negli stessi luoghi ove questo eco non si è fatto, la notizia della creazione della nostra Internazionale ha suscitato dei sentimenti di gioia. Lo spirito rivoluzionario penetra attualmente il movimento sindacale internazionale. Le parole d’ordine della rivoluzione sociale sono state approvata ed i sindacati adottano sempre più la tattica dell’azione diretta. È dovere dei partiti comunisti di tutti i paesi nell’ora attuale d’applicare con ardore le decisioni del II Congresso dell’Internazionale Comunista, di penetrare nei recessi più profondi del movimento sindacale e di mobilizzare i sindacati di tutti i paesi sotto la bandiera dell’Internazionale dei sindacati Rossi.

J.T. Murphy

Membro del Comitato Esecutivo Provvisorio dell’Internazionale dei Sindacati Rossi

Note:

  1. Quanto ai sindacati rivoluzionari che non hanno ancora definito abbastanza chiaramente la loro attitudine riguardo alla dittatura del proletariato, come la I.W.W. e qualche altra organizzazione sindacale, il Consiglio incarica il Bureau di proporre loro di discutere questa questione in tutte le loro sezioni e di partecipare alla conferenza internazionale. ↩︎