Międzynarodowa Partia Komunistyczna

Il Comunista 1921-04-07

Il nostro partito

A poco più di due mesi dal I Congresso tenutosi a Livorno, il partito comunista è divenuto l’avanguardia verso cui guarda il proletariato rivoluzionario d’Italia. L’asprezza polemica degli organi comunisti verso il vecchio socialismo andrà sempre più accentuandosi man mano che il socialismo italiano rinculerà verso il piano d’azione della borghesia, ove lo spinge l’inevitabile risultato del suo atteggiamento e la critica spietata dei comunisti.

Poiché il Partito Comunista è nato dalla critica alla socialdemocrazia non è un artificio polemico lo slancio aggressivo con il quale tentiamo di chiamare a contraddittorio gli ex-compagni. I socialisti, salvo rarissime occasioni, si rifiutano di porsi sul nostro terreno di discussione; e quando vi si pongono ne sono sbaragliati dal meno esperto combattente compita. In tali casi fanno la bassa calunnia ed il più piatto pettegolezzo come è venuto di fare all’Avanti dopo il discorso di Graziadei ad Alfonsine.

Il nostro è un piccolo partito. Non tutti coloro che erano in un primo tempo incerti sulla nostra attività e sulle nostre attitudini hanno creduto di passare nelle nostre file, e sono rimasti fuori dal nostro e dal Partito Socialista. Ciò è stato un bene. Altri ne allontaneremo in occasione della prima revisione per la quale daremo a giorni le norme.

I compagni buoni e fedeli saranno incoraggiati dalla nostra serietà. È ben difficile trovare un partito che – nel momento stesso in cui si organizza – compie amputazioni e revisioni. Soltanto i comunisti possono compire atti del genere sul proprio organismo: essi non hanno alcuna aspirazione effimera, aborriscono le molte, le troppe adesioni: hanno bisogno di vagliare attentamente le QUALITÀ di quanti intendono iscriversi nelle file rivoluzionarie. La ventata di reazione che ha sorpreso il nostro Partito nel suo nascere è stata, per ceri riguardi, salutare. È servita quale addestramento agli individui e agli organi grossi e piccoli di comando. Qualche defezione individuale, qualche foglia secca staccatasi a mulinare e perdersi. Non abbiamo nulla da tacere. Diciamo crudamente la verità intorno ai difetti che riscontriamo sul nostro organismo che non può essere perfetto. Nei congressi provinciali ove possiamo portare la nostra parola siamo crudi e netti. Non promettiamo ciò che è difficile mantenere. Abituiamo i compagni al sacrificio, a provvedere da soli alla propaganda ed ala organizzazione. Vogliamo che i Comitati provinciali e sezionali comincino a sentire il peso della loro responsabilità. Ovunque è un affiatamento ammirevole. Tute le sensazioni che colpiscono gli organi centrali vengono trasmesse e avvertite alla periferia. Troviamo nelle sezioni una rispondenza sollecita agli ordini e alle interpretazioni dell’Esecutivo del partito. Sì, vi sono casi di discordanza, i quali non ci sfuggono e vengono immediatamente segnalati con severità dura che ci ha dato il consenso dei compagni colpiti dal nostro sollecito intervento. Nessuna vertenza tra compagni è in pendenza, eccetto, come dicemmo, qualcuna ereditata dal vecchio partito. Abbiamo circa una ventina di giornali periodici. Tendiamo alla creazione del quotidiano centrale. La sottoscrizione ha dato finora risultati non soddisfacenti. Ne comprendiamo le cause. Bisogna fare lo sforzo finanziario per dare al partito il suo giornale finanziario quotidiano. La stampa è efficace mezzo di propaganda. Non tutti i comitati federali e sezionali compiono intramente il loro dovere.

Il partito è mobilitato e non posiamo consentire indugi o tregue.

I capi devono lavorare dieci volte più di gregari.

Ancora in una quindicina di provincie deve essere tenuto il Congresso. Nell’aprile tutti i congressi provinciali si svolgeranno e il partito avrà il suo inquadramento.

Sorveglieremo scrupolosamente l’attività dei segretari federali, diretti responsabili verso il C.E. dello sviluppo del movimento. Contemporaneamente al lavoro di organizzazione del partito il C.E. si preoccupa della preparazione del partito. È certamente difficile prepararsi lottando, ma è necessario. Non possiamo evitare la lotta con il pretesto della deficiente organizzazione. Faremo il possibile e qualche cosa più del possibile. Poiché il nostro partito non è reclutato col il sistema della coercizione, chi non si sente di fare tutto quanto il partito vuole che si faccia può liberamente e subito allontanarsi da noi. Ma coloro che accettano di rimanervi firmano, entrando nel Partito Comunista, la dichiarazione di rinunzia di molte libertà. La critica degli organi regionali o provinciali o nazionali la si f nei Congressi. Fra due Congressi si obbedisce. Non si discute. Coloro che diffidavano o diffidano dal senso di disciplina dei comunisti si disinganneranno.

D’altra parte i compagni si educhino e si istruiscano leggendo le nostre pubblicazioni e i nostri giornali: apprezzino le iniziative dl C.E. del partito, il quale si assume il compito non lieve di redigere un bisettimanale, di pubblicare una rivista, di creare una Casa editrice, di rendere nota nel testo italiano, la rassegna dell’Internazionale, mentre prepara un organo di propaganda comunista sindacale.

Le stesse condizioni di difficoltà fra le quali questo lavoro viene compiuto, deve spronare i compagni tutti a sostenerlo e incoraggiarlo. Mentre i socialisti scindono le proprie responsabilità (e speriamo che ciò sia prova di sincerità) da quelle dei comunisti e fanno un boicottaggio a fondo contro le iniziative comuniste e contro i compagni comunisti, boicottaggio che fa loro onore poiché li mette, spesso fra i ranghi dei sinceri avversari, i comunisti devono partecipare a questa sana opera di differenziazione. I compagni esteri guardano a noi e al proletariato rivoluzionario d’Italia. Noi, militi disciplinai dell’esercito comunista mondiale, tutto faremo pe tenere alta la bandiere del proletariato italiano che gode giustamente le simpatie dell’Internazionale. Ma poiché gli avvenimenti urgono e la preparazione nostra deve affettarsi, non è ammissibile che i comunisti italiani perdano un solo minuto nell’opera di consolidamento delle proprie file. Vogliamo avere la sicurezza che nessuno mancherà al proprio dovere qualora il partito esiga sacrifici e rinunzie. L’elemento che compone le nostre file, per il 90 per cento di operai, conforta la nostra speranza che il Partito Comunista darà al proletariato la sensazione di essere il vero e solo partito della classe lavoratrice. I compagni, e specialmente i capi, meditino le responsabilità enormi che assumono in quest’ora, dalle quali non possono né devono sfuggire. Siamo nella guerra guerreggiata, ed anche per noi e per i nostri militi vige un codice di guerra.

Il Partito Comunista non deve smentire l’aspettazione che in esso pone la massa lavoratrice dell’Italia rivoluzionaria!

E guai ai vinti, poiché il Partito Comunista vincerà!

La disoccupazione

(Dopo l’adunata confederale di Milano)

Mentre la crisi di mancanza di lavoro che travaglia l’industria italiana si fa di giorno in giorno più seria, si sono adunati a Milano i rappresentanti di taluni organismi sindacali della Confederazione Generale del Lavoro, e hanno, dopo aver esaminato il problema, elaborato una mozione che è ormai ben nota.

Prima caratteristica della decisione confederale è l’aperta rinunzia a servirsi dei mezzi di azione sindacali che sono a disposizione dei massimi organismi proletari per ingaggiare o soltanto saggiare una lotta diretta con gli industriali allo scopo di frenare quanto vi è nelle minacce e negli annunci di licenziamenti su vasta scala di libidine reazionaria, di intendimenti offensivi contro le maestranze, di propositi di sfruttare la situazione generale economica e politica per recare colpi decisivi, non solo alle tendenze politiche e ai partiti estremisti che reclutano i loro seguaci nel proletariato industriale, ma alla stessa compagine della organizzazione professionale, che fino a pochi mesi fa è passata di vittoria in vittoria accrescendo enormemente i suoi effettivi, e conseguendo notevoli vantaggi nelle condizioni economiche dei lavoratori.

La Confederazione del Lavoro esclude che alla crisi concorra anche in parte questo elemento artificiale e politico, dichiara in modo definitivo che subirà i licenziamenti come portati inevitabili della situazione, adotta cioè una tattica di prudente indietreggiamento, accettando solo con molte riserve e nei casi in cui si accerti – cosa poco probabile – che la crisi sarà passeggera, il criterio dei turni e della riduzione dell’orario di lavoro. Specie per l’industria meccanica i dirigenti confederali dicono senz’altro „smobilitare” e che la esuberante maestranza che la produzione di guerra aveva chiamata nelle officine deve rassegnarsi ad abbandonarle per sempre e a ritornare alla tera, come dicono anche i giornali borghesi,e come costa tanto poco dire.

Quindi il deliberato di Milano si addentra in una facile, demagogica e apparentemente rivoluzionaria diagnosi delle cause della crisi, facendo vaghe affermazioni di tendenza socialista che sono bastate a sollevare le ire del „Corriere della Sera”, il quale che per voler dire che per diventare galantuomini i socialdemocratici devono anche rinunziare a sventolare le affermazioni astratte sulla superiorità della produzione socializzata rispetto a quella individuale.

Quanto sia facile cucirsi un paludamento estremista coll’additare alla indignazione delle masse le cause dei fenomeni che le colpiscono nei loro interessi, le gesta del Partito Socialista lo hanno mostrato in Italia suggestivamente. E’ sul terreno dei programmi e dei metodi di azione da adottare sorge la grande questione.

I comunisti sono totalmente avversi alle conclusioni della mozione confederale. Un equivoco ha fatto che essa appaia accettata da qualche rappresentante comunista, ma essa è ripudiata dal Partito Comunista e dal suo Comitato sindacale.

I comunisti non escludono che una svolta diretta sindacale potrebbe fornire dei mezzi per contrastare il passo all’offensiva industriale, e per addivenire a soluzioni, precarie come tutte le soluzioni economiche sono, oggi soprattutto, nel regime capitalista, ma che potrebbero forzare la classe industriale a subire una maggiore contrazione del suo profitto con una minore riduzione della produzione. Ciò s’intende non in tutti i casi, e solo in certa misura, ma col beneficio di non svirilizzare la massa in una rinunzia alla battaglia. Ma è naturale che una tale azione non potrebbe essere locale, che trascinerebbe tutto il proletariato ad un’azione d’insieme, sia per la generalità del problema, sia per la necessità di sostenere i lavoratori nelle zone ove la lotta si inasprirebbe