La genesi del capitalismo e dell'imperialismo, e le sue ripercussioni sull'evoluzione dell'Indonesia Pt.5
Prime conclusioni dello studio sulla Indonesia e la genesi del capitalismo
È stato necessario ricordare sommariamente le vicende feroci e infami che hanno reso possibile l’introduzione della “civiltà” capitalistica in Indonesia, non certo perché siano nostra intenzione esercitazioni accademiche sulla storia di questo paese, ma per opporre ancora una volta alle utopie interessate della piccola borghesia intorno al “progresso” e alla “civiltà”, la concezione marxista seconda cui la successione delle forme di produzione è accompagnata da grandi crisi rivoluzionarie e la violenza è la levatrice di ogni vecchia società gravida di una nuova. E, come la “civiltà” capitalistica non rappresenta per i comunisti il definitivo punto di arrivo della società umana, ma al contrario l’ultima formazione economica antagonistica (la più antagonistica e contraddittoria nei confronti di quelle che l’hanno preceduta), così la sua introduzione violenta nelle colonie non ha nulla a che vedere con le armonie sociali pacifiste progressiste e democratiche proprie dell’“anticolonialismo” piccolo-borghese. Nel secolo XX, del resto, la parola anticolonialismo è uscita di moda, per essere sostituita dall’altra: antimperialismo.
Come infatti il colonialismo classico è stato la serra calda che ha reso possibile lo sbocciare del capitalismo in Europa, così la diffusione del modo capitalistico di produzione nelle vecchie colonie è stato il risultato della trasformazione del capitalismo europeo in imperialismo, e della conseguente esportazione di capitale finanziario in luogo della semplice esportazione di merci. Un tale processo, di cui si tratta ora di seguire sommariamente le fasi e le conseguenze in Indonesia, distrugge definitivamente le illusioni piccolo-borghesi di una possibile evoluzione pacifica del capitalismo. Esso non porta ad un superamento del vecchio colonialismo, ma ad una sua intensificazione.
L’introduzione del capitalismo nelle colonie non avviene fuori del tempo e dello spazio, come torna comodo pensare ai sicofanti dell’opportunismo piccolo-borghese, ma in una precisa fase storica, nel quadro dei rapporti imperialistici che dominano il mercato mondiale. Da tali rapporti le vecchie colonie non possono uscire in virtù di nessuna decolonizzazione, come gli ultimi cinquanta anni di storia hanno dimostrato, ma soltanto in seguito alla distruzione rivoluzionaria del capitalismo nelle metropoli e nelle colonie. L’Indonesia ne è un esempio tipico e tragico, come vedremo.
Tali le tesi è la previsione dell’Internazionale Comunista degli anni gloriosi 1919-20, tesi che è compito del nostro Partito riprendere con una intera fase storica di ritardo, traendo tutte le lezioni dalla disfatta e dalla controrivoluzione che imperversano da ben quarant’anni. Le lezioni della controrivoluzione si riassumono in un risultato che è al tempo stesso il patrimonio della lotta della Sinistra Comunista in seno alla Terza Internazionale, patrimonio che deve essere trasmesso alle nuove generazioni rivoluzionarie: fine dei blocchi politici, dei compromessi nel fronte unico fra proletariato e piccola borghesia nelle metropoli e nelle colonie. Il seguito di questo nostro studio sul movimento rivoluzionario e controrivoluzionario in Indonesia contribuirà a ribadire ancora una volta questo prezioso insegnamento che il Partito Comunista Internazionale ha saputo trarre dalla controrivoluzione al fine di utilizzarlo nella rivoluzione di domani.