Międzynarodowa Partia Komunistyczna

Il Soviet 1922/46

Nel sindacato ferrovieri

I comunisti ferrovieri nel loro decimo congresso tenuto a Bologna nel luglio 1921, sostennero che il sindacato ferrovieri italiani, organismo proletario che combatte le sue lotte sulla base della lotta di classe, avrebbe dovuto aderire alla confederazione del lavoro, organismo massimo nazionale che abbraccia la grande moltitudine dei lavoratori italiani.

I comunisti, nell’impostare questa, sapevano di andare incontro ad ostacoli grandissimi, ma dominati dalla propria fede e dall’interesse generale di tutto il proletariato, sfidano coscientemente tutta … l’ira nemica. I comunisti non negavano le colpe di questo mastodontico organismo, infestato fino ai capelli di riformismo e di collaborazionismo, sapevano bene essi qual è stato l’indirizzo della confederazione, conoscevano ancora d’infiltrare nel suo seno uomini capaci di scuoterle dal torpore invadente.

Ma i comunisti vedevano più lungi di quello che non era una questione nazionale ma miravano ad ingagliardire e fortificare l’internazionale sindacale rossa di Mosca, sorta in contrasto all’internazionale di Amsterdam con propositi tutt’altro che pacifici e con programma netto e preciso della rivoluzione mondiale.

Bisogna convernirne: i congressisti non erano preparati, non avevano profondamente valorizzato e discusso in seno alle proprie assemblee questo accapo dell’ordine del giorno del congresso. Buona parte di essi lo considerano come una giostra passabile di tre o quattro oratori, per poi finire in quello che sono state le diverse deliberazioni dei precedenti congressi l’autonomia del sindacato.

I congressisti, stimarono opportuno – dopo il duello con un voto sull’ordine del giorno Marchetti che, negava, non solo l’adesione alla confederazione del lavoro ma anche all’internazionale dei sindacati rossi di Mosca. E negavano ancora – col medesimo ordine del giorno – l’invio di una rappresentanza di ferrovieri al congresso sindacale internazionale di Mosca.

L’ordine del giorno è chiaro; non vi può essere equivoco né ci sarebbe stata oggi questa aspra polemica se gli anarchici, coerenti alle prime affermazioni fatte in congresso, con l’appoggiare l’ordine del giorno Marchetti, non avessero con una manovra che si voleva ritenere abile, presentato un ordine del giorno a nome Castrucci che è il contro senso del primo.

Infatti il congresso approvò il seguente ordine del giorno Castrucci: «Il congresso domandato al comitato centrale e consiglio generale per l’invio di una rappresentanza del sindacato ferrovieri al congresso dei sindacati rossi di Mosca, con lo intendimento di dare dimostrazione dello spirito di solidarietà e di fraterna umanità inasprita ai concetti del più schietto internazionalismo che anima il proletariato italiano.

«Per l’adesione definitiva o meno alla 3° internazionale sindacale del congresso impegno il comitato centrale, ed il consiglio, a convocare un congresso straordinario pere le decisioni del caso».

Dunque l’ordine del giorno Marchetti, nega decisamente l’adesione agli organismi nazionali ed internazionali, nega, ancora, l’invio d’una rappresentanza a Mosca, ed il congresso approva. Gli anarchici hanno approvato. Castrucci – anarchico – presenta subito dopo, il secondo ordine del giorno, che accetta invece inviare una rappresentanza a Mosca, e per la adesione del sindacato all’internazionale, convocare un nuovo congresso straordinario.

Il congresso approva! Quali dei due ordini del giorno deve avere valore?

Nessuno; i due ordini del giorno si eliminarono entrambi; l’ordine del giorno Castrucci, ha generato l’equivoco per non assumere apertamente la responsabilità di fronte al proletariato internazionale.

Ma Castrucci ha manovrato non completamente nell’ombra – era troppo visibile il giuoco; Castrucci e compagni pensava che il giuoco sarebbe restato chiuso nel recinto del Congresso, invece, per le altre cause dirette e indirette, questo giuoco è venuto alla luce con tutta la sua meschinissima invenzione.

I comunisti attaccati da tutti i lati, dai vari politicanti del Congresso, dovettero difendersi, e nell’elezioni dei consiglieri generali eletti dal Congresso, a norma di statuto l’urto contenuto durante tutto il Congresso ebbe il suo epilogo.

Socialisti, sindacalisti, anarchici e indefinibili, si coalizzarono contro i comunisti a tutti fu concesso la scelta del proprio esponente, ai comunisti si volle negare, fu concesso fino ai repubblicani la rappresentanza nel consiglio generale, per i comunisti questa scelta fu negata, anzi il maggiore insulto si volle fare chiamando alla carica proprio un comunista che in pieno congresso aveva negato la sua solidarietà alla frazione comunista.

Non è il caso rivangare tutto quello che è stato il seguito dopo il congresso. Le aspre e dolorose polemiche hanno avuto una vivace ripercussione in tutti gli ambienti ferroviari.

A noi oggi ci preme dimostrare questo:

1° La votazione del congresso fu equivoca.

2° Le deliberazioni furono contrastanti tra loro.

3° Per effetto di tale equivoco e di tale contrastanti deliberazioni di consiglio generale si è trovato di commettere un altro arbitrio, negando l’adesione all’internazionale sindacale di Mosca, e non inviando alcuna rappresentanza giusta deliberato del congresso.

Noi che riteniamo la nostra organizzazione non una piccola congrega o bottega privata; noi che conosciamo ed apprezziamo tutto il suo altissimo valore sindacale, sia nel campo nazionale che internazionale; noi invitiamo i ferrovieri d’Italia a reclamare dai poteri dirigenti la convocazione d’un nuovo congresso straordinario, onde il pensiero e la volontà degli organizzati sia espresso chiaramente e senza equivoci di sorta. Un’organizzazione seria e vasta come la nostra, guardata ed osservata nelle sue azioni da tutto il proletariato nazionale e internazionale, deve affermare i suoi problemi e risolverli apertamente. Ma il congresso straordinario, non deve risolvere solo questo problema che da solo giustificherebbe la convocazione, ma fatti nuovi sono intervenuti in questo frattempo, fatti gravi che hanno messo la nostra organizzazione in serio pericolo. Fatti che non possono passare sotto silenzio, in quanto un gravissimo danno ha derivato all’organizzazione ed a tanti organizzati.

I fatti di Roma e di Napoli hanno una triste ripercussione in tutte le file ferroviarie: il governo imbaldanzito nega i diritti sanciti da patti stabiliti, il governo ha applicato l’articolo 36, ha punito centinaia e centinaia di compagni rei di aver seguito ordini dell’organizzazione. I ferrovieri d’Italia hanno il diritto di sapere quali furono gli errori, quali le colpe, essi, che seppero tutto dare alla causa della nostra organizzazione, hanno pieno il diritto di conoscere la loro situazione.

Il congresso straordinario oltre mettere all’ordine del giorno la questione internazionale e risolverla in una maniera chiara e precisa deve trattare la questione interna dell’organizzazione e delle sue ultime fasi che ci hanno condotto ad uno stato di demoralizzazione.

Oggi non è il momento di baloccarsi con stiramenti di parole o di frasi fatte, oggi è la lotta, la vera lotta di classe materiata di tutto il suo armamentario di offesa e di difesa.

Il tentativo del governo è quello di frantumare con tutte le arti questo nostro organismo, i cui Ministri ne hanno dato la prova più chiara, con la valorizzazione di organizzazioni secessioniste. Ebbene, i ferrovieri d’Italia che ebbero in ogni momento polso fermo e cuore forte, sapranno anche in questo momento affrontare la lotta.

Ma per affrontare con piena coscienza questa cruenta lotta occorre che i ferrovieri abbiano alla dirigenza uomini d’illimitata fiducia, e questi può darli solo un Congresso straordinario, onde possa tracciare cosciente il suo piano di battaglia.

Angelo Russo