Międzynarodowa Partia Komunistyczna

Il Partito Comunista 114

L’epilogo borghese della rivoluzione cinese si legge nel suo passato Pt.32

Processi ed esecuzioni pubbliche si ebbero nello Jiangxi (giugno e luglio) e verso la fine del mese e per tutto luglio, le correnti marine, con macabra regolarità giornaliera, cominciarono a depositare sulle spiagge di Hong Kong i corpi mutilati di Guardie Rosse, di operai e contadini del Guangdong. Altri estesi disordini interessarono la Regione del Guangxi dove si ebbero ancora assalti ai treni che convogliavano le armi russe nel Vietnam, tanto estesi che il CC, di nuovo il 3 luglio 1968, condannò perentoriamente queste ricorrenti azioni.

“La classe operaia deve dirigere tutto”

La relativa ripresa di disordini e battaglie, fece naufragare i primi preparativi di convocazione del IX Congresso del PCC, mentre la propaganda cominciava a richiedere immediate misure per miglioramenti organizzativi dei Comitati Rivoluzionari invitati a portare a termine il lavoro di epurazione ed a darsi un’efficiente struttura, in modo di «avere un personale ridotto e migliore e una amministrazione semplificata» (“Jenmin Jihpao” dell’11 luglio).

Ma se da una parte si riteneva necessario un minore personale amministrativo, dall’altra, l’EPL aumentò di 600 mila unità il numero dei propri effettivi, ufficialmente per rispondere alla minacciosa presenza americana nel Vietnam, ma senz’altro anche perché il regime intendeva far di tutto per far ristabilire all’EPL l’ “ordine pubblico”, di cui era unico garante la struttura militare.

La seconda quindicina di luglio, vide placarsi gli incidenti ed il deciso intervento dell’EPL nelle Province del Sud come del Nord nelle quali l’ordine era assicurato manu militari. Il 23 luglio, Radio Canton annunciava che un tribunale speciale, comprendente rappresentanti dell’Esercito e dei Comitati di Difesa Civile, aveva condannato a severe pene 26 fra “controrivoluzionari e pericolosi criminali”. Quattro giorni dopo, il 27 luglio, 100 mila fra soldati, miliziani ed operai inquadrati occuparono l’Università Beida a Pechino dove, dalla fine di aprile, si fronteggiavano due fazioni di Guardie Rosse con coltelli, bastoni e fionde, scontri che causarono decine e decine di morti e feriti. Le rimaste Guardie Rosse furono disperse ed il loro tempio occupato: quelle che erano state le “avanguardie della rivoluzione” erano diventate delle “teste calde” da rieducare sotto il controllo dei contadini, degli operai e dei soldati !

L’editoriale del “Jenmin Jihpao” del 31 luglio: “Il fucile comandato dal pensiero di Mao Zedong è il pilastro della dittatura del proletariato”, in cui con forza si ribadiva l’imperiosa necessità di obbedire al «Quartiere generale del presidente Mao e del vice Lin Biao»; in cui si scandiva ossessivamente che solo contando sull’Esercito si poteva raggiungere la «vittoria totale», fu un’altra significativa campana che suonava a morte per le Guardie Rosse.

Centinaia di migliaia di queste erano state chiamate a rafforzare numericamente l’EPL ed a contribuire così al ritorno della calma nelle città; le altre, educatamente ma anche decisamente, erano invitate ad integrarsi nel proletariato e tra i contadini, etichettati dal regime come le sole e vere forze rivoluzionarie. Le Guardie Rosse vedevano il loro ruolo iniziale di “avanguardia” riposto per sempre nel dimenticatoio, come si rilevava dall’editoriale del “Jenmin Jihpao” il 18 agosto, secondo anniversario della prima grande sfilata, titolato esplicitamente: “Sviluppiamo fermamente la via della nostra integrazione fra gli operai, contadini e soldati !”.

Dopo una riunione dei massimi dirigenti con 20.000 quadri dell’EPL e con i principali responsabili delle Province che ancora erano senza il proprio Comitato Rivoluzionario, avvenuta l’11 agosto, due giorni dopo la Provincia dello Yunnan obbediva all’ordine della capitale facendo presiedere al Generale Tan Fu Ren il proprio; il 19 era la volta del Fujian che lo affidava al Comandante militare del Distretto, Han Xianchu; il Guangxi lo costituì il 26 agosto ed il 5 settembre le altre due Regioni del Tibet e del Xinjiang, tutti Comitati Rivoluzionari presieduti dai Comandanti militari locali.

Il 25 agosto si aveva poi, sulla rivista “Bandiera Rossa”, un clamoroso articolo dell’iniziatore letterario della Rivoluzione Culturale, Yao Wenyuan, titolato: ”La classe operaia deve dirigere tutto” che bene illustrava tutte le preoccupazioni ed intenzioni del regime. La prima preoccupazione era di sconfiggere i ”regni indipendenti”, grandi e piccoli, che contrastavano l’autorità del Centro di Mao e di Lin Biao; la seconda, di far cessare l’ ”anarchismo”, la ”guerra civile” fra le masse, causa prima dei danneggiamenti dei beni statali e della produzione.

Visto che né gli studenti, né gli intellettuali erano stati capaci di arginare e battere questi pericoli, ma anzi in fin dei conti li avevano favoriti con ”le loro chiacchiere senza fine”, gli operai, i contadini e l’EPL erano chiamati ad una coalizione di emergenza che doveva “dirigere tutto”. Secondo i voti dell’articolo, non personale ma chiaramente di regime, le scuole sarebbero state controllate da “squadre operaie di propaganda”, mentre quadri operai dovevano rafforzare e semplificare tutti i settori degli organismi dello Stato e dei Comitati Rivoluzionari. Infine, operai, contadini e soldati dovevano assolvere al futuro grande compito della Rivoluzione Culturale: epurare e consolidare gli organismi di partito.

Era il compimento della svolta di “normalizzazione”: le Guardie Rosse e gli organismi di massa, i cui passati gravi errori erano continuamente stigmatizzati, dovevano scomparire, essere sciolte, per non ostacolare l’azione dei Comitati Rivoluzionari e quella delle strutture del Partito impegnate alla loro ricostruzione, tutto sotto l’insegna del primato, d’altra parte completamente retorico e ipocrita, della classe operaia !

Senz’altro, la ricostruzione dell’apparato del Partito sarebbe stata lunga e difficoltosa, per i tanti guasti e le tante contraddizioni prodotte dalla Rivoluzione Culturale, ma questo processo era ormai irrimandabile ed il regime, fra tentennamenti e forzature, si apprestava alla dura opera intrinsecamente foriera di ulteriori gravi scontri politici all’interno della ristretta leadership.

Precedute dall’articolo del 12 settembre del “Jenmin Jihpao”: ”Sulla rieducazione degli intellettuali”, in cui si dichiarava che «gli intellettuali che accettavano di essere rieducati sotto la direzione della classe operaia e sono disposti a fondersi con gli operai, i contadini e i soldati, sono utili alla prospettiva del socialismo», scelte citazioni del pensiero di Mao accompagnarono i primi invii di studenti e di Guardie Rosse nelle campagne, dove saranno di nuovo malamente accolti dai contadini che, con i nuovi arrivati, vedevano giungere braccia non abituate alle fatiche ed alle quali avrebbero dovuto inizialmente a tutto provvedere.

Verso il IX Congresso del PCC

La Rivoluzione Culturale, sconquassando l’apparato dei quadri di partito, aveva in definitiva favorito grandemente gli ”appetiti individuali” dei contadini, appetiti che adesso erano uno dei primi nodi da sciogliere per far riprendere il corso dell’accumulazione capitalistica. I contadini, che non si erano mobilitati né a favore del Movimento di Educazione Socialista come voleva Mao Zedong nel 1963-64, né successivamente a favore delle Guardie Rosse, apertamente osteggiate e aspramente combattute, sfruttarono l’assenza della azione di controllo dei quadri. I villaggi, abbandonati a sé stessi, consumavano il più possibile concedendo allo Stato il meno possibile. Le misure liberali proposte all’inizio degli anni Sessanta da Liu Shaoqi, avevano come necessaria base la fedele ed attenta rete dei quadri, l’unica in grado di assicurare allo Stato il drenaggio delle eccedenze dei prodotti agricoli, delle tasse e degli acquisti obbligati dalle famiglie al potere centrale, che avrebbe in tal modo beneficiato dell’accresciuta produzione agricola da aversi con una relativa libertà di commercio e di vendita. La Rivoluzione Culturale aveva frantumato il solido apparato di Liu ma non l’aveva sostituito con niente, il contadino, minimamente percorso da fremiti rivoluzionari, celebrava i propri fasti individuali e proprietari, la Rivoluzione Culturale immobile ed incapace di reagire poteva solo mirare il suo beffardo sorriso !

Significativamente, fu proprio affidato ai contadini, i sabotatori primi della Rivoluzione Culturale, il compito di calmare e d’ordinare le Guardie Rosse che non erano state disciplinate nelle file dell’EPL, ulteriore beffa per quei giovani entusiasti e ingenui insieme.

Il 1° ottobre 1968 vide la tradizionale sfilata della festa nazionale; le Guardie Rosse erano del tutto scomparse e i militari facevano bella mostra di sé con la folla che scandiva lo slogan di moda: “La classe operaia deve dirigere tutto”. L’Agenzia Nuova Cina pubblicò una nuova lista del gruppo dirigente: Mao era seguito da Lin Biao, Zhou Enlai, Chen Boda, Kang Sheng, Jiang Qing, Zhang Chunqiao, Yao Wenyuan, Xie Fuzhi, Huang Yongsheng, Wu Faxian, Ye Qun, Wang Dongxin e Wen Yu-cheng, lista che vedevarispetto alla stessa occasione dell’anno precedente – scomparsi Zhu De, Li Fuzhun, Chen Yun, Dong Biwu, Chen Yi, Li Xiannian, Xu Xiangqian, Nie Rongzhen e Ye Jianying; tutte personalità oggi riabilitate pienamente ed in maggioranza sulla cresta dell’onda mentre i loro sostituti hanno poi subìto una cruenta sconfitta.

Il 13 ottobre dello stesso anno, si inaugurò a Pechino il XII Plenum del CC dell’VIII Congresso del PCC, allargato ai rimasti membri del Gruppo Centrale per la Rivoluzione Culturale, ai principali rappresentanti dei Comitati Rivoluzionari e principali capi militari, presenze che bilanciavano le numerosissime assenze dei membri effettivi e supplenti del CC, il che era nuovamente una chiara infrazione delle regole statutarie del PCC, per la verità mai attaccato a criteri “democratici”.

Il Plenum aveva il preciso compito di saldare finalmente i conti con Liu Shaoqi ed i suoi. Il “grande, glorioso e giusto, Partito diretto dal compagno Mao Zedong”, aveva vinto la sua battaglia contro il Quartier Generale borghese di Liu ed aveva sconfitto il suo tentativo di usurpare il potere. La mobilitazione di milioni di individui con il sostegno decisivo dell’EPL, aveva determinato l’esito della lotta con la vittoria dei “rivoluzionari” che, adesso, dopo le prove della “controcorrente del febbraio 1967” e il “vento sinistro della primavera 1968”, si accingevano ad espellere per sempre dal Partito e dalle sue cariche nello Stato, lo sconfitto Liu Shaoqi. Oramai niente si frapponeva alla convocazione del IX Congresso che avrebbe santificato Rivoluzione Culturale, Mao Zedong e Lin Biao !

Ne sarebbe uscito, rispetto agli anni Sessanta, un Partito che, epurato i “vecchi burocrati”, rigenerato dall’ “afflusso di nuovo sangue proletario” (come era titolato l’editoriale di “Bandiera Rossa” del 16 ottobre), avrebbe preteso di non staccarsi dalle masse per il semplice fatto che ai quadri era imposto l’hobby del lavoro manuale, panacea per prevenire la ricaduta nel revisionismo.