Il corso implacabile della crisi mondiale
Kategorie: Capitalist Wars, France, Imperialism, Middle East and North Africa, Russian Revolution, Turkey, UK
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Si vanno delineando i sintomi di una ripresa di attività del movimento internazionale proletario. Ma se anche questi tardassero non diminuirebbe la eloquenza delle incessanti manifestazioni della insanabile crisi dell’assetto capitalistico, non solo nel campo dei fenomeni economici, ma altresì nel quadro della politica internazionale.
I custodi delle tavole di Versailles vedono tutto crollare dattorno ad essi. L’assetto politico mondiale ed europeo dopo la grande guerra restano più che mai una vana utopia. I problemi della politica internazionale lungi dal risolversi si complicano sempre più, in modo da avvalorare l’ impressione, in chiunque voglia formulare un giudizio, che dalla fase attuale non si potrà a nessun patto uscire con un graduale e definitivo assestamento di rapporti tra i popoli i governi e le classi. La prospettiva che si delinea è quella dell’inevitabile catastrofe del regime sociale ed in modo immediato quella di una nuova guerra, che vedrà divisi I vincitori di ieri in campi opposti.
Crisi nei paesi vincitori. Non occorre ricordare qual sia, in questo momento la situazione interna in America, Inghilterra,Francia, Italia. Crisi nei paesi vinti: son ben note le disastrose condizioni nei paesi tedeschi e la minaccia della catastrofe che si addensa sulla stessa solida organizzazione produttiva della Germania, per effetto della politica dei vincitori. Crisi dei paesi eredi dell’Austria e balcanici, che non trovano il loro equilibrio e si aggruppano e si minacciano l’un l’altro. Crisi dell’Oriente in cui la bancarotta della politica di Versailles ha segnato il più clamoroso dei suoi episodii, sconvolgendo i rapporti tra Francia e Inghilterra e mettendo in più giusta luce la politica della seconda, nel mentre una crisi non meno grave tormenta tutte le sue colonie: India, Egitto, Mesopotamia.
La vittoria strepitosa delle armate di Kemal pascia contro la Grecia, lunga mano della politica inglese in Oriente, è nel tempo stesso un coefficiente e un argomento rivoluzionario. Nel campo economico, essa ci dice quanto fallace sia il piano delle potenze europee di risanare i vuoti della loro economia interna con lo sfruttamento delle risorse coloniali e dell’Oriente asiatico. Politicamente essa ci mostra l’impotenza dei vincitori della grande guerra a far rispettare i loro patti e trattati.
Finora la Francia apparve nelle quistioni di politica europea e in quelle principalmente delle riparazioni e dei rapporti con la Russia come la fautrice delle soluzioni più imperialiste e reazionarie, mentre l’Inghilterra abilmente ostentava un contegno più generoso verso il nemico vinto e più liberale verso la repubblica dei Soviet. Ma questa attitudine inglese non toglieva che, nel dominio meglio conveniente ai suoi interessi, l’Inghilterra conducesse la sua politica di ultraimperialismo con criterii di vero brigantaggio.
Mirando ad una egemonia militare sui campi europei, l’imperialismo francese teme la riscossa della Germania e il pericolo bolscevico al massimo grado, e vorrebbe schiacciare tedeschi e russi. L’Inghilterra vede naturalmente di malocchio questa politica di forza della Francia, e la contrastava al tappeto delle varie conferenze diplomatiche. Ma in Oriente le parti si invertono: l’Inghilterra fa la politica della parte del leone, opponendosi direttamente all’opera rivoluzionaria che la repubblica dei Soviet conduce tra le popolazioni oppresse dell’Oriente; e armando la Grecia contro la Turchia alleata della Russia, mentre la Francia, preoccupata del rafforzarsi dell’imperialismo navale britannico su tutte le grandi vie di comunicazione mondiale, non è stata scontenta di vedere l’artiglio inglese costretto a ritirarsi dai Dardanelli e di assistere al crollo del progetto del grande impero inglese in Anatolia, se pure gli stessi eventi sono molto favorevoli alla causa della repubblica rossa..
II ritiro della prepotenza inglese dal controllo degli stretti da cui passano vie fondamentali di traffico per la Russia, significa la rottura di una maglia della catena controrivoluzionaria che i banchieri della City vorrebbero stendere intorno al mondo. Suez a sua volta è minacciala dalle ripercussioni delle vicende di Tracia e Anatolia. I rivoluzionarii italiani non possono non vedere con letizia l’apertura della via mediterranea che potrebbe domani essere una delle direttive di avanzata della rivoluzione in Europa. Ed intanto il mondo intero che ha visto dietro le baionette di Kemal la attitudine risoluta della Russia, dopo averne ammirato i rappresentanti diplomatici al tappeto delle discussioni coi rappresentanti del capitale mondiale, i quali invano tentarono di estorcere ad essi concessioni che ledessero i principii rivoluzionarii che in Russia hanno vinto, il mondo intero constata oggi la forza dello Stato proletario che ha saputo cosi bene rompere il corso della politica dell’Inghilterra ossia della reazione mondiale.
La ritirata della alterigia britannica, cui i suoi dominions hanno negato il concorso militare, che la Francia ha momentaneamente abbandonata pur essendo già convinta delle insidie che racchiude il terreno della attuale politica di rapporti tra gli Stati vincitori, segna un punto di partenza per l’ ulteriore processo di disquilibrio delle forze mondiali, che appare una paurosa incognita per le classi dominanti, mentre al proletariato mondiale avvicina le prospettive, sia pure aspre e tormentate di alternative, della sua emancipazione rivoluzionaria.
È prevedibile che gli Stati borghesi man mano che si accorgeranno di perdere viemmaggiormente il controllo della situazione mondiale reagiranno con un incrudimento della reazione interna contro il proletariato e i suoi organi di lotta classista: ma questo non varrà ad arrestare il corso della dissoluzione del regime, mentre esigerà sempre più dalle masse che le dure esperienze siano utilizzate a fondo per foggiare le armi della riscossa.
La sensazione di uno scioglimento catastrofico è, come dicevamo, negli stessi conservatori, che in vano si ubriacano di violenza forcaiola. La eredità tempestosa della grande guerra non è liquidata, e non potrà esserla che dalla classe lavoratrice, giustiziera di una società condannata dalla storia.